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I traumi
del torace sono estrema-mente frequenti (dati recenti sti-mano che in
Italia circa il 5% dei ricoveri in Rianimazione sia dovuto a questa
patologia (1), mentre negli USA siano circa il 30% dei ricoveri nei Trauma
Centers (2)), e comportano un'elevata mortalità sia sul luogo dell'incidente
(25% dei casi), che in ospedale (dal 4-8% nel trauma toracico isolato,
al 35% di mortalità in caso di lesioni multiorganiche) (2).
La mortalità di questi pazienti ha
una distribuzione trifasica:
a) entro pochi minuti dal trauma stesso,
per lesioni irreversibili (questi casi potrebbero essere evitati
solo con misure preventive);
b) entro poche ore dal trauma, per lesioni
potenzialmente letali ma suscettibili di trattamento se diagnosticate
in tempo durante la cosiddetta "golden hour";
c) giorni o settimane dopo il trauma, per
complicanze quali sepsi e/o insufficienza multiorganica. Ed è nel
tentare di ridurre quest'ultima causa di mortalità che il medico
e soprattutto l'intensivista hanno un ruolo fondamentale.
TRATTAMENTO INIZIALE
Il
primo soccorso del traumatizzato toracico non differisce da quello di
qualunque paziente in condizioni critiche, e consiste nel controllo della
pervietà delle vie aeree e della ventilazione (ostruzioni delle
vie aeree, emopneumotorace, alterata meccanica toracica), nell'assicurare
uno o più accessi venosi periferici o centrali con cateteri di
calibro sufficiente a consentire infusioni rapide di colloidi o cristalloidi,
e nella valutazione neurologica (3).
Poiché raramente il traumatizzato
toracico 'puro' richiede un intervento chirurgico urgente (a meno che
non venga prontamente individuata una emorragia acuta da lesioni dei grossi
vasi), dopo il primo soccorso è fondamentale individuare sistematicamente
quelle lesioni polmonari e/o cardiovascolari che possono causare insufficienza
respiratoria acuta che, se non presente già al momento dei trauma,
può svilupparsi frequentemente nei giorni successivi.
Esami
strumentali
Gli esami strumentali fondamentali per la
valutazione iniziale del traumatizzato toracico sono: RX torace, TAC torace,
angiografia, ecocardiografia transtoracica e transesofagea, e broncoscopia
(3).
L'RX del torace consente di valutare indirettamente
la violenza del trauma attraverso informazioni sulle condizioni della
gabbia toracica e sulla presenza di raccolte aeree ed ematiche nei cavi
pleurici, e consente inoltre di valutare l'estensione della eventuale
contusione polmonare.
Il 40% dei pazienti con frattura della 1'
e 2' costa presenta contusione miocardica, rotture bronchiali o danni
vascolari maggiori, mentre in presenza di fratture delle ultime tre coste
vanno sospettato lesioni dei parenchimi epatico e esplenico.
L' ipotesi di lesione dell'aorta è
giustificata dalla presenza di slargamento del mediastino superiore o
di deviazione verso destra dell'esofago, evidenziata, all'immagine radiologica,
dalla dislocazione del sondino nasogastrico.
L'Ecocardiografia è una indagine
molto utile nella valutazione iniziale del traumatizzato toracico.
L'ecocardiografia transtoracica può
essere limitata dalla ridotta qualità delle immagini ottenibili
in pazienti con lesioni polmonari, raccolte pleuriche o sottoposti a ventilazione
artificiale.
L'ecocardiografia transesofagea (TEE) consente
di superare queste limitazioni.
Con la TEE è possibile valutare con
buona approssimazione le dimensioni delle camere cardiache, la frazione
di eiezione destra e sinistra e la gittata cardiaca.
La TEE ha una accuratezza paragonabile a
quella della angiografia nella diagnosi di dissezione aortica spontanea,
ed ha una buona sensibilità e specificità nell'evidenziare
rotture traumatiche dell'aorta, in quanto consente di esplorare con precisione
la porzione distale dell'arco aortico e l'aorta discendente, sedi in cui
si verificano il 95% delle rotture traumatiche.
La Tomografia assiale computerizzata (TAC)
è una indagine ormai entrata nella routine diagnostica delle lesioni
pleuropolmonari, poichè consente di diagnosticare lesioni non rilevabili
con l'indagine radiologica di routine. Sulla base dei quadri morfologici
TAC è possibile, durante il successivo decorso clinico, utilizzare
al meglio le informazioni ricavabili dall'esecuzione ripetuta dell'RX
torace.
La broncoscopia (FBS) trova indicazione
in tutti i casi di grave trauma toracico (2) e, soprattutto, in presenza
di traumi delle vie aeree.
La principale indicazione per la FBS é
rappresentata dai traumi delle vie aeree. La FBS è utile
anche nella valutazione di complicanze associate al trauma, quali emorragie
intraparenchimali, presenza di materiale inalato o di tappi di muco.
Le casistiche riportate in letteratura sull'uso
della FBS, sia precocemente (entro 24h dal trauma), che tardivamente (entro
3gg) concordano sulla sua elevata sensibilità in una percentuale
di casi che va dal 50% al 80%, a seconda che le indicazioni all'esecuzione
di questo esame fossero più o meno ristrette.
La percentuale dei falsi negativi è
molto bassa, e ciò si verifica perlopiù quando l'esame viene
eseguito in condizioni tecnicamente difficili (ad esempio in presenza
di cospicue emorragie). In letteratura è comunemente accettato
che non sussistano criteri specifici per l'esecuzione della FBS, ma che
quest'esame, poco rischioso e di facile esecuzione anche in condizioni
di emergenza, debba essere eseguito in base al quadro clinico e radiologico
del paziente.
Monitoraggio
emodinamico e controllo della volemia
Dopo aver individuato, sulla base dell'esame
clinico, le lesioni che richiedono un trattamento immediato, (drenaggi
toracici, intubazione delle vie aeree), è necessario assicurare
un adeguato apporto volemico guidato dal monitoraggio della pressione
sistemica e della pressione venosa centrale.
La scelta di procedere ad infusioni di emoderivati,
colloidi o cristalloidi e di associare o no farmaci vasoattivi dipende
dalla situazione clinica (Tab. 1): l'instabilità emodinamica di
questi pazienti può infatti essere dovuta non solo all'ipovolemia,
ma anche alla coesistenza di contusione miocardica (presente in circa
il 25% dei pazienti con trauma toracico), e/o shock neurogeno.
Un atteggiamento corretto, in attesa di
dati emodinamici più precisi, consiste nell'effettuare un carico
volemico di prova con soluzioni saline (da 500 a 2000 ml/h): se lo shock
è dovuto ad ipovolemia e non ci sono più fonti di sanguinamento,
la pressione arteriosa sale e le condizioni cliniche migliorano; se invece
l'emorragia continua, o la funzionalità cardiaca è ridotta,
il carico idrico non sarà sufficiente, ed è quindi necessario
associare l'infusione di farmaci inotropi e/o vasopressori (Tab. 2,3).
TRATTAMENTO RIANIMATORIO
Il 25% circa dei traumatizzati
toracici necessita di ricovero in Terapia Intensiva, e questo avviene
soprattutto per l'associazione con altre lesioni, per la presenza di grave
insufficienza respiratoria (IRA), e nei pazienti con fratture costali
multiple e pluriframmentarie tali da determinare il cosiddetto "flail
chest" o lembo toracico (condizione in cui si verifica un
movimento paradosso della parete toracica, che durante l'inspirazione
si sposta in dentro).
Fisiopatologia
dell'insufficienza respiratoria
Le alterazioni respiratorie che si verificano
in presenza di "flail-chest', sono state spiegate a lungo con il
concetto di 'pendulluft' o respiro paradosso (movimento anomalo dell'aria
dal polmone traumatizzato a quello controlaterale durante l'inspirazione
e in senso inverso durante l'ispirazione) (4).
La teoria del pendulluft è stata
messa in discussione da studi clinici e sperimentali (4) che hanno dimostrato
come il movimento paradosso e la presenza di dolore possono determinare
una ventilazione superficiale, con formazione di zone atelettasiche nel
parenchima polmonare sottostante.
La presenza di zone polmonari contuse può
contribuire a ridurre ulteriormente la compliance polmonare e ad aumentare
il mismatch ventilazione-perfusione (V/Q) e l'ipossia.
Il dolore derivente dalle fratture contribuisce
alla ipoventilazione e ostacola l'espettorazione.
L'insufficienza respiratoria del traumatizzato
toracico deriva quindi dalla associazione di dolore, emo-pneumotorace,atelattasia,
contusione polmonare.
L'obiettivo terapeutico, quindi, è
la correzione dell'ipossiemia e dei disturbi di V/Q. (5).
Per tali motivi il trattamento si basa in
primo luogo sulla correzione dei fattori aggravanti mediante una adeguata
analgesia per migliorare l'ipoventilazione e l'espettorazione, il drenaggio
dell'eventuale emopneumotorace, la fiosiochinesiterapia, la terapia medica
utile per ridurre gli effetti della contusione polmonare (restrizione
di liquidi, diuretici, ecc.) (6). Solo allorquando queste misure si siano
rivelate insufficienti, e in presenza di alterazioni della meccanica ventilatoria,
è indicata la ventilazione meccanica (7).
In tabella 4 vengono indicati i valori 'limite"
comunemente accettati per trattare il paziente senza supporto ventilatorio
ma con un buon controllo del dolore: blocco dei nervi intercostali o analgesia
epidurale (6,7) e un trattamento fisioterapico intensivo.
Ventilazione
meccanica a polmoni separati
La ventilazione meccanica dei pazienti con
trauma toracico viene effettuata con le tecniche consuete, generalmente
dando la preferenza a modalità di ventilazione in cui sia possibile
controllare strettamente la pressione della vie aeree per consentire la
chiusura delle brecce polmonari nei casi in cui sia presente pneumotorace
(2,4,5).
Nei casi in cui il danno polmonare è
prevalentemente unilaterale, la ventilazione meccanica convenzionale non
consente di ottenere una buona ossigenazione o addirittura fa peggiorare
lo scambio gassoso (8,9). Questo avviene perché la ventilazione
si distribuisce prevalentemente al polmone meno danneggiato, più
espansibile, e quasi per nulla al polmone più contuso.
Di conseguenza il polmone più "sano"
viene iperdisteso, con rischio di pneumotorace secondario, mentre il polmone
più "malato" non viene ventilato con conseguente peggioramento
dello scambio di ossigeno.
In queste condizioni è indicata la
ventilazione a polmoni separati, che si effettua mediante dei tubi endotracheali
a doppio lume e utilizzando due respiratori artificiali. In questo modo
ciascun polmone viene ventilato secondo le proprie caratteristiche.
La ventilazione a polmoni separati viene
sospesa quando la contusione polmonare è in via di risoluzione
e non sussiste più asimmetria tra i due polmoni.
Prognosi
e complicanze
La prognosi dei pazienti con trauma toracico
dipende da vari fattori: entità del trauma stesso, presenza di
traumi associati, soprattutto cranico e comparsa di complicanze quali
infezioni polmonari e sepsi.
CONCLUSIONI
Il
trauma del torace è un evento drammatico, gravato ancora da una
mortalità elevata il cui trattamento richiede in primo luogo indagini
diagnostiche complete e tempestive, per poter trattare le lesioni vascolari
e delle vie aeree associate, e successivamente una valutazione accurata
per ridurre al minimo la necessità di ricovero in terapia intensiva.
Quando questo è indicato, il trattamento
ventilatorio deve essere adeguato a consentire una rapida risoluzione
della insufficienza respiratoria, in modo da prevenire l'insorgenza di
complicanze.
Gilda Cinnella
Ricercatore - Dipartimento dell'Emergenza
e dei Trapianti d'Organo
Sezione di Anestesia e Rianimazione -
Università di Bari |



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