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Il centenario di cui parlerò è probabilmente il primo del Duemila. Il 14 gennaio 1900 andò in scena per la prima volta una delle opere più famose della storia del melodramma: "Tosca" di Giacomo Puccini, sul libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou. E' giusto ricordare che la rappresentazione avvenne al Teatro Costanzi di Roma, che il direttore d'orchestra era Leopoldo Mugnone e che i tre personaggi principali erano interpretati dal soprano Haricklea Darcléé (Tosca), dal tenore Emilio De Marchi (Cavaradossi) e dal baritono Eugenio Gilardoni (Scarpia). La passionale e tragica vicenda della cantante Floria Tosca aveva suscitato anche l'interesse di Giuseppe Verdi: pare che questo coinvolgimento dell'ormai vecchio maestro di Busseto sia stato determinante nel convincere Puccini, che cominciò la partitura nel giugno 1896 e la concluse esattamente il 29 settembre 1899. Come
andò la sera del 14 gennaio 1900? Le chiamate furono quattordici:
cinque alla fine del primo atto, due al termine del secondo e sette
a opera conclusa. Dopo la "prima", tuttavia, le cose andarono assai meglio:
le venti repliche dimostrarono che ancora una volta Puccini aveva vinto.
Come
sempre mi accade quando scrivo di certi avvenimenti, mi viene spontaneo
ricordare quando quegli avvenimenti entrarono per la prima volta
nella mia vita. E' un vizio, tutto sommato innocuo, della mia non più
verde età. Così accade anche per "Tosca". Con l'aiuto di
vecchie carte che gelosamente conservo, posso dire che vidi "Tosca"
la sera del primo giorno d'agosto del 1937, all'Arena di Verona.
Nato nel 1899 in un paesino della provincia di Verona, "Bepi" Lugo aveva una biografia da far invidia a uno scrittore americano degli anni Trenta: figlio di contadini, era stato tranviere, impiegato delle imposte, minatore in Belgio, scoperto da un maestro di nome Gaudier mentre cantava canzoni italiane in un caffè di Charleroi. La carriera di Lugo fu breve e folgorante. Quando lo scoprirono gli impresari italiani, era già vicino ai quarant'anni e poi s'incaricò la guerra di ridurre le sue interpretazioni. Debuttò alla Scala con "Tosca" il 21 gennaio 1937. Il critico del maggiore giornale italiano scrisse: "Singolare la freschezza della sua voce, ma anche più singolare è la liberalità con la quale egli ne sa profondere i tesori di timbro e di pastosità, principalmente rilevati nell'esecuzione delle due romanze del primo e del terzo atto e nel pauroso svettamento sul grido di 'Vittoria!' del secondo atto, quando l'uditorio ha letteralmente subissato di applausi il tenore". Ma torniamo sui gradini di pietra dell'Arena, a quella sera remota dell'agosto 1937. "Bepi" Lugo fu veramente "profeta in patria". Dovette concedere il bis di "Recondita armonia", scatenò un'interminabile ovazione dopo la vetta canora del "Vittoria !", per la romanza "E lucevan le stelle" il bis sembrò non bastare alla folla entusiasta che pretendeva il tris. Ricordo
di aver applaudito con tale forza da sentire dolore alle mani. Mi unii
alle invocazioni della folla, gridando anch'io "Bepi! Bepi! Bepi!" Per
me, da allora "Tosca" s'identifica con il Cavaradossi cantato da Giuseppe
Lugo. |
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