Franco Manzoni

Negli ultimi quarant'anni dell'Ottocento il teatro in Italia seguì, per così dire, l'evoluzione della società postrisorgimentale: le rappresentazioni vennero influenzate da un affresco, che rappresentava la nobiltà meridionale ormai più che decadente e la borghesia, che stava sostituendo via via la vecchia aristocrazia con la freschezza, l'orgoglio e la determinazione di una nuova classe emergente.
In questo periodo Achille Torelli (Napoli, 1844-1922) si dedicò al teatro scrivendo commedie, sia in lingua sia in vernacolo napoletano, e sviluppò temi e analizzò situazioni proprie della realtà contemporanea. Il testo più felice della sua produzione sembra essere la commedia I mariti (1867), la cui trama trova il suo abbrivio il giorno di Capodanno in casa dei duchi d'Herrera.

L'autore scandaglia l'animo di questi nobili: Alfredo, giovane frivolo sposato con Sofia; Giulia, legata controvoglia a Teodoro, fratello di Sofia e uomo gelosissimo; Emma, fidanzata per decisione dei genitori a un giovane avvocato borghese, l'avveduto Fabio. Sia Sofia sia Giulia sono assai infelici, insoddisfatte dei rispettivi mariti, membri dell'aristocrazia  locale, dediti a bagordi quale l'infedele Alfredo o asfissianti di gelosia come Teodoro. Pur vedendo la situazione della sorella e della cognata, Emma, nonostante non ami il borghese Fabio, lo sposa; nei suoi confronti mantiene un atteggiamento sprezzante, riversando i propri pensieri amorosi verso Ernesto, un altro nobile scapestrato, per il quale nutriva una certa simpatia prima delle nozze.

Si assiste col trascorrere delle scene alla parabola discendente dei diversi  esponenti della nobiltà: Ernesto deve, per debiti di gioco, lasciare l'esercito; Alfredo corteggia apertamente una donna "esclusa per fama" dal bel mondo; Teodoro, con scenate di gelosia, rende insopportabile la vita a Giulia. Rita, la moglie del barone d'Isola, tradita anch'ella dal marito con una cameriera, pensa di trovare conforto e amore nelle braccia di Fabio, il quale, invece, rifiuta, fedele al suo amore per la moglie.

In seguito a ciò, Rita aprirà gli occhi ad Emma, facendole  comprendere l'onestà e la fermezza d'animo di Fabio, in confronto alla dissolutezza degli altri mariti nobili. La giovane donna vede ora sotto una diversa luce il suo sposo di origini borghesi e inizierà sensibilmente ad amarlo, creando con lui una coppia affiatata. Nella scena finale si fa intuire al pubblico l'arrivo di un figlio come chiara e degna conclusione per un'unione che, se in un primo tempo sembrava non riuscita per diversità di estrazione sociale, ora, invece, è divenuta più che solida.
In una rappresentazione animata e brillante Torelli ci presenta ne I mariti un bell'esempio di commedia d'ambiente, dando il via a un vero e proprio genere.

Giovanni Verga (Catania, 1840-1922), al di là della sua più nota produzione letteraria, scrisse anch'egli per le scene, proponendo delle riduzioni teatrali, che avevano origine dalle sue stesse novelle.
Tra le più rappresentate e celebri ricordiamo Cavalleria rusticana, portata in palcoscenico nel gennaio 1884, La lupa (1896) e Dal tuo al mio (1903). I drammi verghiani sono stati  considerati dai critici quali esempi di un teatro verista, in cui è assai presente lo sgomento religioso e primordiale e dove l'istinto umano dei personaggi travolge e genera gli eventi, in un'ambientazione per lo più regionale, ossia quella siciliana.

Cavalleria rusticana, derivata da una omonima novella, racconta di Turiddu, che, tornato dalla leva militare, con grande sorpresa trova Lola, la sua promessa sposa, ormai già convolata a nozze con compare Alfio. Turiddu, per ripicca nei confronti dell'ex fidanzata, si promette a Santuzza, anche allo scopo di far ingelosire Lola e parimenti intrecciare una relazione extraconiugale con l'amata. Santuzza, effettivamente ingannata dal comportamento subdolo di Turiddu, sfoga il proprio animo nella vendetta e rivela la situazione ad Alfio, il marito di Lola.

Ardente di gelosia e ferito nel proprio onore, compare Alfio vuole scontrarsi in duello con Turiddu, per lavare nel sangue l'onta subita.
L'azione si svolge nella piazza del paese: Alfio uccide Turiddu, mentre, per contrasto, si sta facendo festa per la celebrazione della Pasqua della Resurrezione di Cristo.
Ne La lupa Verga narra di due donne, madre e figlia che amano lo stesso uomo, Nanni: la giovane Maricchia, dimessa e silenziosa, e la matura Pina, "la lupa", intraprendente e sensuale che vuole travolgere ed avvinghiare a sé il giovane. Il rapporto passionale coinvolge l'uomo fino a quando questa situazione di costrizione e ricatto genererà nel giovane una spinta omicida nei confronto della "lupa", che si ostina a non volerlo lasciare libero di godere il proprio rapporto con la giovane sposa Maricchia.

Dal tuo al mio, invece, ripropone e riesamina il tema tanto caro a Verga della "roba", trattato con esempi all'autore coevi. I contrasti tra l'arricchito borghese e il nobile decaduto, tra il borghese divenuto padrone e gli operai in agitazione costituiscono momenti essenziali di riflessione sulle mutate condizioni sociali. Verga sembra mostrare maggior simpatia per il nobile barone, ormai senza averi, piuttosto di parteggiare per l'arrogante borghese che, nella sua infinita avidità, a sua volta si pone, nei confronti degli operai, come crudele sfruttatore della classe a lui sottoposta.
Minore fortuna ebbero altri drammi verghiani quali Caccia al lupo e Caccia alla volpe, che sono entrambi del 1901, e In portineria  (1885), dove l'autore appare più vicino ai crepuscolari e si esprime con toni che troppo spesso indulgono a un facile pathos. (continua)

Leadership Medica®
Mensile di scienza  medica e attualita`
 Copyright 1997© All Rights Reserved