di Genina Jacobone

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L'incontro con il maestro Montevago avvenne molti anni fa, fu il primo artista ad essere pubblicato su "Leadership Medica". Da allora è passato molto tempo, la strada percorsa è stata lunga e tutta in salita.

In questi giorni si è svolta una mostra antologica dedicata a Montevago presso Villa San Carlo Borromeo a Senago, sede della Fondazione "Il secondo Rinascimento", presieduta dal prof. Armando Verdiglione. Una cornice di grande prestigio, vista la lunga storia della Villa. 

La zona, a partire dal IV sec. a.C., ha visto succedersi un insediamento celtico, una roccaforte romana e una fortezza longobarda. 

L'edificio sorse nel Trecento ad opera dei Visconti, che poi lo cedettero ai Borromeo, altro celebre casato lombardo. Pare che nel 1630 il cardinale Federico Borromeo abbia riunito presso la Villa alcuni dei più eminenti teologi del tempo, abbandonando una Milano flagellata dalla peste. Si rinnovava il clima del Decamerone di Boccaccio, anche se probabilmente le questioni trattate dai convenuti saranno state meno licenziose. 

Di Villa San Carlo hanno poi scritto letterati come Diderot, Pindemonte, Stendhal e Croce e, per giungere ai giorni nostri, vi hanno soggiornato il grande poeta argentino Jorge Luis Borges e il drammaturgo Eugène Ionesco. 

Già restaurato nel 1911, l'edificio -  7.000 mq. di estensione all'interno di un parco di 10 ettari -  è stato ulteriormente rinnovato, negli anni scorsi, diventando un centro congressi multifunzionale e uno scenario ideale per servizi fotografici e set cinematografici.

Nella monografia che abbiamo dedicato a Montevago qualche hanno fa, due critici di prestigio descrivevano così la sua arte:

"L'artista vive in una metropoli che non solo nel nostro secolo ha visto segni e segnali di svolta e di cultura, di movimenti e di personaggi chiave della pittura, ma offre agli occhi di tutti il dramma del tempo e della vita. 

Sironi per un verso dipinse le città, le periferie, i capannoni; Montevago, signore e pittore delle città d'oggi, ha percepito l'aria di questo favoloso bailamme, di questa crescita vertiginosa verso l'alto, con i grattacieli postmoderni e lo svicolare delle persone. Ecco perché Montevago non è un pittore a sé, coglie il suo tempo, ne avverte i sintomi più testimoniali." (Carlo Franza) 

"Montevago ha eletto a simbolo del suo concetto della vita le città, rifugio e creazione dell'uomo, nido e fortezza espugnata, spesso desolanti scheletri senza anima. 

Ci sembra che l'opera di Montevago vada intesa in questo senso; egli è artista di profonda e sofferta umanità che guarda alla vita con intramontabile speranza, ma subisce l'impatto feroce delle delusioni che l'uomo vive quotidianamente."(Lella Tucci) 

A Villa Borromeo è dunque approdato il percorso artistico di Montevago. 

L'esposizione di Senago è un passaggio di grande rilievo, che conferma il suo valore, lo mette tra i grandi pittori del Novecento, proiettato già da tempo nel futuro con le sue città che salgono nel cielo e, un po' spettrali, entrano anche nel profondo della psiche umana. 

Città che esprimono una realtà concreta e un'altra realtà ancora ignota.




 



 

 



 



 

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