|
La condotta
terapeutica di un Aneurisma dell'aorta addominale(AAA) può variare,
oltre che per la presenza di patologie vascolari in altre
sedi, anche in rapporto con la coesistenza di condizioni locali di rischio
chirurgico aumentato e, soprattutto per l'associazione con patologie
intraddominali non vascolari di tipo neoplastico e non.
Le incidenze, in portatori di AAA
,di concomitanti neoplasie maligne varia dal 5.1% all'1.5% (personale),
mentre le affezioni addominali non maligne presentano incidenze del 5%,(
personale 3.5%).L'incidenza di interventi addominali associati ad intervento
per AAA varia a seconda del tipo di patologia: per le colecistectomie
si passa dal 3% personale al 7.5%, per le nefrectomie dallo 0.6 al 2%
personale, per le plastiche erniarie i valori si attestano sullo 0.6-0.7%.
La mortalità, negli interventi associati in simultanea presenta,
a fronte del valore della chirurgia aortica isolata dell'8.6% di Ochsner
(1% personale) valori rispettivamente del 5.8% e
dello 0.9% nella chirurgia aortica associata
ad altro intervento non vascolare.
In caso di lesioni sincrone richiedenti
un intervento chirurgico, assume un particolare rilievo la sequenza temporale
o timing secondo il quale devono essere pianificate le procedure operatorie
di aggressione rispettivamente della patologia vascolare e dell'affezione
non vascolare associata. Infatti in tale situazione è fondamentale
determinare se la chirurgia simultanea comporti un reale beneficio per
il paziente o se, al contrario, possa generare un rischio aumentato
importante dell'intervento e/o delle perdite ematiche o se, infine, non
si determini un aumento dei tassi di morbilità/mortalità.
Nel bilancio preoperatorio è indubbio
che un' indicazione rilevante è rappresentata dal processo evolutivo
dell'AAA, il cui un indicatore attendibile di rischio di rottura è
rappresentato dal calibro della dilatazione stessa: infatti è dimostrato
che un AAA con diametro superiore a 6 cm presenta un rischio di complicazioni
del 46% rispetto al 31% degli AAA di dimensioni inferiori. Più
precisamente gli AAA possono essere suddivisi in tre categorie, per percentuali
di rischio di rottura: 9.5% per AAA < 5 cm, 36% per diametro tra 5
e
7 cm e 76% per diametro superiore a 7 cm,
per raggiungere il 95% per le forme con diametro 10 cm. Ciò in
conformità anche con il tasso medio di crescita annua dell'AAA
che è di 5.29 mm per le forme tra 30 e 39 mm di diametro, di 6.88
mm per quelli compresi tra 40 e 49 mm. e di 7.45 mm per quelli superiori
a 50 mm. L'evoluzione di tali AAA è condizionata, oltre che
dalla morfologia della sacca, dalla presenza di un'ipertensione arteriosa,
di BPCO e dall'evoluzione del diametro trasverso rispetto a quello anterolaterale.
A.A.A E CONDIZIONI LOCALI DI RISCHIO CHIRURGICO
AUMENTATO
Tali
condizioni sono solitamente rappresentate:
1 - da estese aderenze visceroviscerali
o visceroparietali, secondarie a pregressi interventi chirurgici addominali,
a peritoniti, a traumi o ad irradiazioni. In tali situazioni una laparotomia
può portare ad apertura accidentale di un'ansa con conseguente
contaminazione batterica della protesi;
2 - dalla presenza di un'ilo- o colostomia
e da derivazioni urinarie cutanee che, oltre che motivo di difficoltà
tecnica, possono rappresentare potenziali fonti di contaminazione batterica;
inoltre è necessario considerare che tali stomie sono, nella maggioranza
dei casi, eseguite per neoplasie, per cui è indispensabile accertare
che il quadro neoplastico sia sotto controllo;
3 - da modificazioni anatomiche legate o
indotte da atti chirurgici antecedenti.
AAA e PATOLOGIE ADDOMINALI NON NEOPLASTICHE
Tutti
gli Autori sono attualmente d'accordo nell'affermare che gli interventi
sul tratto gastroenterico e sulle vie biliari non vanno mai associati
ad un intervento sull'aorta, in particolare se essi comportano la fuoruscita
di liquidi organici. Al contrario è possibile praticare atti
chirurgici , come la vagotomia, quando indicata.
Per quanto riguarda gli AAA e
l'ULCERA GASTRODUODENALE, saranno i caratteri della lesione che determineranno
la scelta terapeutica, secondo l'algoritmo riportato in Tab. 1.
L'ERNIA JATALE può prevedere un trattamento
chirurgico associato, poiché questo non comporta un rischio settico.
L'indicazione chirurgica in simultanea pare giustificata quando:
- l'ernia è sintomatica e diagnosticata
nel preoperatorio;
- l'ernia è già stata responsabile
di esofagite con o senza sanguinamento , esofagite di cui si deve valutare
l'importanza.
A seconda del tipo di ernia si può
sintetizzare l'atteggiamento come esposto nella tab. 2
LE ERNIE ED I LAPAROCELI ADDOMINALI
sono frequenti nei portatori di AAA e testimoniano la probabile deficienza
generalizzata dei tessuti connettivi. L'associazione varia da 1.2% a 5.9%,
tenendo conto che, oltre il 12% dei pazienti è già stato
sottoposto ad interventi di plastica erniaria al momento della scoperta
dell'AAA.
Il trattamento può essere contemporaneo
poiché il rischio di contaminazione è quasi nullo, mentre
quello di un'occlusione postoperatoria da strozzamento erniario non è
indifferente e può rappresentare fonte di potenziale sepsi. In
particolare l'ernia inguinale può essere trattata per via endoaddominale
in contemporanea con risultati solitamente modesti, oppure con tecnica
secondo Trabucco o Lichtenstein nella stessa seduta, soprattutto se la
porta erniaria è stretta e quindi a maggior rischio di complicanze.
La
presenza di una LITIASI DELLA COLECISTI non è infrequente, dato
che ,in pazienti con età superiore a 50 anni, essa sembra presente
nel 20-25% dei soggetti affetti da AAA. e non è raro che un quadro
clinico, attribuibile ad una patologia dell'albero biliare, mascheri la
presenza di un AAA.
La storia naturale della litiasi della colecisti
è tuttavia differente a seconda che essa sia sintomatica o meno
(Tab. 3).
La
colecistectomia prima dell'AAA pare una sequenza logica terapeuticamente
in caso di complicanza acuta infettiva di una litiasi colecistica quali
la colecistite, l'angiocolite o la pancreatite.
Inoltre la colecistectomia prima dell'AAA
trova ragione nel fatto che le colture sistematiche della bile,
nei pazienti affetti da colelitiasi, sono risultate positive nel
10-30% dei casi e che la mortalità per colecistite, dopo intervento
per AAA ,è tuttora elevata. La conoscenza quindi di colecistopatia
nel preoperatorio autorizza l'intervento, possibilmente per via laparoscopica,
valutando in questo caso il rischio di rottura aneurismatica legato al
pneumoperitoneo, rottura che può avvenire per AAA di ampio
diametro o con pareti fragili o blisters. Il riscontro intraoperatorio
deve, secondo alcuni, condurre ad una colecistectomia associata, per evitare
complicanze potenzialmente letali.
Il protocollo diagnostico-terapeutico di
questa associazione può seguire l'iter segnalato nella tab. 4
La
presenza di AAA e di UROLITIASI comporta la diagnosi differenziale,
in fase acuta, dell'eziologia della sintomatologia dolorosa. La concomitanza
di queste due patologie, in ogni caso, può far insorgere dubbi
circa le opzioni terapeutiche. Infatti è ritenuta controindicata,
per la calcolosi renale, la litotrissia extracorporea ad onde d'urto,
data la possibilità di indurre o di accelerare la rottura dell'AAA.
Pare più corretto, quando possibile, utilizzare la terapia endoscopica.
In caso di un intervento chirurgico che preveda l'apertura delle vie urinarie,
parrebbe più cautelativo non eseguire, nella stessa seduta, i due
interventi, ma di posporre quello urologico di qualche settimana. In ogni
caso, anche per questo settore, vale il principio della presenza o assenza
di sintomatologia urinaria; in caso di urolitiasi sintomatica, questa
va raffreddata e, previa urocoltura, va instaurata un'adatta terapia per
sterilizzare le urine.
Per quanto concerne le NEOPLASIE sia RENALI
che VESCICALI, anche se la letteratura consiglia interventi i due tempi,
di recente abbiamo attuato le nefrectomie per neoplasie in un solo tempo
con l'AAA, analogamente alle derivazioni con neovescica, durante le quali
abbiamo fatto precedere, durante l'intervento in simultanea, il trattamento
dell'AAA al confezionamento della neovescica, con ottimi risultati immediati
ed a distanza di oltre 2 anni. Infatti gli interventi in due tempi
separati prevedono prima il trattamento dell'aneurisma, onde ovviare a
possibili danni da legatura dei vasi ed altre complicanze che potrebbero
rendere difficile il confezionamento della neovescica. Al contrario, se
la neovescica viene confezionata per prima, a distanza già
di un mese si manifesta una fibrosi del retroperitoneo che rende l'intervento
sull'AAA più difficile, tenendo anche presente che la neovescica
resta, anatomochirurgicamente, anteriore all'aorta.
In
caso di LESIONI PANCREATICHE NON NEOPLASTICHE occorre valutare il rischio
di possibili complicanze settiche di origine pancreatica successive
al trattamento della patologia vascolare e le possibilità di successo,
per le cisti , con un trattamento evacuativo tramite drenaggio percutaneo
Eco o TC guidato. Inoltre è opportuno che, qualora la pancreatectomia
non necessiti di derivazioni nel canale digerente, essa venga eseguita
nello stesso intervento, analogamente a quanto abbiamo eseguito di recente
in un caso di neoplasia del corpo e coda del pancreas associato ad AAA.
In caso di PANCREATITE ACUTA invece, soprattutto
se associata ad una concomitante litiasi biliare, la simultaneità
dei due interventi è controindicata: la stadiazione prevede il
trattamento della pancreatite, quindi quella della calcolosi biliare e,
a condizioni stabilizzate, un intervento differito dell'AAA.
L'APPENDICECTOMIA
profilattica per appendici "innocenti" non ha alcun significato;
al contrario il riscontro di un AAA in corso di appendicectomia motivata,
induce a differire, anche se di poco, l'intervento vascolare. Il riscontro
occasionale di appendicopatia " subacuta" o detta anche "cronica",
analogamente al DIVERTICOLO DI MECKEL, fa ritenere meno rischiosa per
l'innesto protesico aortico, un'appendicectomia con affondamento del moncone
e protezione omentale, piuttosto che lasciare in sede un'appendice suscettibile
di insidiose riacutizzazioni.
Analoghe considerazioni possono valere per
la DIVERTICOLOSI DEL COLON e per le sue complicazioni: le resezioni
intestinali non possono essere associate, in un tempo, alla chirurgia
vascolare protesica.
La coesistenza di un AAA con una patologia
di pertinenza chirurgica dell'APPARATO GENITALE FEMMINILE non risulta,
stranamente, molto frequente. Se la patologia uteroannessiale è
asettica, non esistono particolari problemi ad associare o meno l'intervento
vascolare; in caso di fenomeni settici, anche solo presunti, sarà
indispensabile prima sterilizzare i foci batterici e, dopo almeno 30 giorni,
intervenire sull'aorta. Sono da prendere in particolare considerazione,
in questi casi associati, gli interventi sia per via vaginale che
per via laparoscopica prima, durante o dopo intervento per AAA.
A.A.A. e CHIRURGIA LAPAROSCOPICA
Al momento attuale si tratta di
un'esperienza che non ha ancora fornito dati esaurienti. Si è al
corrente, per certo, che l'insufflazione di CO2 onde ottenere un pneumoperitoneo
è caratterizzata da una pressione endoaddominale di 12-20 mm. Hg,
tale da far collabire le vene iliache. Tale valore pressorio, se raggiunto
gradualmente ( anche al momento della decompressione) in presenza di un
AAA non dovrebbe influire sugli AAA di piccole dimensioni senza indicatori
presenti di possibile rottura; altrettanto, non per esperienza, ma per
logica non si può affermare per gli AAA di grosse dimensioni. Al
contrario invece, per i pazienti già operati per AAA, è
auspicabile la celioscopia; è bene ricordare però che, in
caso di precedente intervento, aumentano i rischi di perforazione intestinale
al momento dell'introduzione dei trocarts nonché le difficoltà
inerenti alla possibile presenza di aderenze peritoneali postoperatorie
che potrebbero richiedere rischiose manovre di viscerolisi.
AAA E NEOPLASIE
L'AAA
,prediligendo la sesta e settima decade di vita, presenta incidenze ed
esordio simili alla patologia neoplastica, la cui frequenza aumenta con
l'aumentare dell'età. In un'indagine da noi condotta su 1219 pazienti
deceduti per patologie vascolari, abbiamo riscontrato un'incidenza di
neoplasie maligne del 5.5%, con prevalente localizzazione al polmone (19.1%)
Le situazioni che forzano il chirurgo ad
una scelta quasi obbligata, nella la chirurgia d'elezione possono comprendere:
- pazienti con patologia neoplastica intra-
o extraddominale diagnosticata e trattata prima della scoperta dell'AAA;
- pazienti nei quali la diagnosi delle due
affezioni è preoperatoria;
- pazienti nei quali, durante un intervento
chirurgico per neoplasia intraddominale, venga rilevato un AAA passato
misconosciuto;
- pazienti nei quali, durante un intervento
per AAA, venga scoperta una neoplasia intraddominale in precedenza non
diagnosticata.
Nella valutazione generale le variabili
da considerare sono:
- l'urgenza o meno del trattamento dell'AAA
sintomatico, asintomatico o in rottura;
- il carattere acuto o cronico della patologia
addominale;
- il carattere benigno o maligno di tale
lesione e la sua evolutività a breve termine;
- la diagnosi eseguita nel pre- o intraoperatorio;
- le varie opzioni tecniche chirurgiche
delle due lesioni, compresa la possibilità attuale di un posizionamento
di endoprotesi negli AAA;
- il tasso di rischio del trattamento simultaneo.
A questo consegue la necessità di
determinare:
- l'ordine di priorità del trattamento;
- il tempo ideale da far intercorrere tra
i due interventi;
- il rischio di complicanze postoperatorie
precoci o tardive della patologia dilazionata;
- il tasso di mortalità e morbilità
dei due interventi separati o in simultanea;
- la conoscenza dei trattamenti non solo
chirurgici ma anche chemioterapici e radianti della patologia neoplastica.
Nella
pratica clinica è opportuno fissare la priorità terapeutica
in base:
a - alla lesione che mette più direttamente
in pericolo la vita del paziente;
b - al rischio di contaminazione settica;
c - all'estensione della malattia neoplastica.
Nel
settore delle NEOPLASIE DEL TUBO DIGERENTE la simultaneità dell'atto
operatorio invoca criteri di scelta appropriati, non escludendo a priori
la possibilità di un intervento simultaneo anche seguendo due differenti
vie di accesso chirurgico, soprattutto quando esista la possibilità
di una contaminazione batterica.E' però indubbio che la concomitanza
di due interventi di chirurgia maggiore può contribuire ad aumentare
il rischio perioperatorio.
E'
opportuno ed auspicabile che l'intervento in contemporanea avvenga quando
sussistano almeno due delle seguenti condizioni:
- le condizioni del paziente consentono
o meno un intervento in due tempi;
- vi sia rischio accertato di rottura aneurismatica;
- vi sia rischio d'evoluzione acuta, a breve
termine, della patologia neoplastica;
- vi sia una rapida evoluzione della neoplasia,
come può avvenire nel carcinoma gastrico;
- le condizioni generali del paziente si
rivelino tali da sopportare un atto chirurgico, con relativa narcosi prolungata,
esteso nel tempo;
Per
ragioni di sintesi riportiamo i protocolli sinottici degli atteggiamenti
da tenere in presenza di varie patologie addominali (Tab. 5-6).
La concomitanza, in pazienti portatori di
AAA, di condizioni locali di rischio chirurgico aumentato e/o di patologie
non vascolari soprattutto neoplastiche deve indurre l'operatore a pianificare
razionalmente il trattamento, valutando con scrupolo i rischi/benefici
derivanti dalla propria scelta terapeutica. In caso di lesioni sincrone,
diagnosticate contemporaneamente e richiedenti un intervento chirurgico,
assume particolare rilevanza la sequenza temporale secondo cui pianificare
ed attuare le procedure operatorie di aggressione rispettivamente dell'AAA
e dell'affezione non vascolare, tenendo conto che, dopo consenso informato
ben specificato e compreso, dal punto di vista psicologico per il paziente
è preferibile un solo intervento, a meno che lo stesso non manifesti
parere discordante.
Qualora si decida di procedere con diverse
sedute operatorie differite, occorrerà stabilire:
a - se trattare prima l'AAA o la malattia
associata;
b - di quanto distanziare nel tempo gli
interventi chirurgici;
c - quale patologia trattare per prima;
d - quale timing chirurgico possa migliorare
la prognosi del paziente , offrendogli maggiori garanzie di sicurezza
immediate ed a distanza.
Nel bilancio decisionale preoperatorio presentano
un particolare peso:
a - il rischio di rottura dell'AAA;
b - la prognosi legata alla presenza della
neoplasia;
c - il rischio di infezione protesica derivante
dal trattamento chirurgico della neoplasia associata all'AAA;
d - il rischio operatorio cumulativo;
e - la presenza o meno di una situazione
di emergenza vascolare o a carico della neoplasia.
Nella
Tab. 7 vengono esposte le conclusioni di quanto detto sopra, mentre nella
Tab. 8 sono sintetizzate le condizioni in chirurgia di elezione per giungere,
nella Tab. 9, alla sintesi delle tre situazioni standard in cui il chirurgo
si può trovare.
Infine, nella Tab. 10 vengono motivate le
ragioni per cui si può o si deve intervenire in un solo tempo
Alberto Maria Raso
Direttore
Cattedra di Chirurgia Vascolare
Università degli Studi di Torino |










|