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C'è un curioso  incrocio di destini e numeri negli ultimi atti ufficiali della stagione tennistica maschile e femminile alle spalle. Gli sconfitti in quello che è il classico torneo di chiusura possono ugualmente fregiarsi del titolo di primo giocatore del 1999. 

Martina Hingis e Andrè Agassi sono stati le "vittime" nelle finali dei Masters di New York e Hannover, le manifestazioni che consegnano agli archivi, rispettivamente femminili e maschili, un anno di attività tanto frenetica quanto emozionante. Due ex numeri uno, la Davenport e Sampras, accomunati dalla vittoria prestigiosa,  per  certi versi consolatoria, nel torneo che mette di fronte le 8 migliori racchette dell'anno.

Secondo i calcoli del computer, i più forti non sono loro, ma proprio gli sconfitti; e se per la svizzera Hingis il titolo appare piuttosto dubbio, nel settore maschile nulla si può dire sulla splendida scalata ai vertici di Agassi, talento del quale abbiamo a volte perso le tracce.

La storia agonistica e non di questo ragazzo di origine iraniane ma nativo di Las Vegas è un'autentica altalena di prestazioni, umori ed esperienze. L'Andrè che si ammira oggi sui campi da tennis è lontano anni luce dal ragazzino punk affacciatosi sul finire degli anni '80 sul circuito mondiale.

L'ultimo decennio della sua vita, che lo ha portato alla vetta del tennis mondiale, apparirebbe molto semplice da raccontare. Per molti addetti ai lavori il campione americano è stato per diverso tempo alternativamente un'eterna promessa, un ragazzino viziato ed un  fenomeno pubblicitario a cui vincolare un prodotto del settore.

La sua storia di adolescente anticonformista dal look improbabile ha attirato agli esordi grande simpatia e frotte di ragazzini adulanti.  La Nike, suo sponsor sin dagli albori, lo ha constantemente assecondato nei capricci cromatici del vestiario, facendone uno dei pilastri del motto aziendale "just do it", ovvero sii semplicemente te stesso.  Di certo il fenomenale ribattitore che tirava tutti i colpi senza rigor di logica (da qui il soprannome "flipper") è stato se stesso fin troppo. A cominciare dalle sue irritanti prestazioni europee, dove gli organizzatori grazie a lauti sottobanchi facevano carte false per averlo salvo poi perderlo però in men che non si dica. L'Agassi di quel periodo è stato infatti il perfetto interprete del "prendi i soldi e scappa", con sconfitte a tempo di record e rientro immediato con il jet personale nell'amata Las Vegas.

Andrè ha così veleggiato sino a metà carriera dividendosi tra tagli estrosi di capelli, completini da fantino e qualche exploit tennistico. Un successo a Wimbledon assolutamente in linea con il suo apparire, ovvero scioccante date le caratteristiche di gioco non certo adatte all'erba inglese, sembrava poterlo stimolare più come agonista che come atleta da tabliod.

Invece il cammino del Kid di Las Vegas verso quello che è attualmente, ovvero il migliore tennista al mondo, si è arricchito di ulteriori pagine da telenovelas affiancate ad altri sporadici successi.

A cominciare dal matrimonio con l'attrice Brooke Shields, colpo a sorpresa in un momento in cui Andrè sembrava essersi appena lasciato alle spalle una love story con la cantante Barbra Streisand.

Senza dubbio un ottimo colpo pubblicitario per entrambi ma che ben presto ha evidenziato come la vita di uno sportivo e quella di una star televisiva fossero inconciliabili.

All'inizio della loro unione Andrè era agli inizi di un'avvincente rivalità con Sampras, che ha fatto rivivere a tratti le sensazioni di dualismi storici del tennis contemporaneo come Borg-Connors o McEnroe/Lendl. Tenere la ruota del connazionale a metà tra sudore e cene di rappresentanza non era però la ricetta migliore.

Agassi ha resistito per qualche anno, sballottato tra feste mondane con orari notturni e sedute mattutine di allenamento con gli occhi che facevano fatica ad aprirsi. Il suo gioco ne ha risentito a tal punto che lui stesso ha dubitato di poter essere ancora qualcuno con la racchetta in mano. Inghiottito in un anonimato imbarazzante, l'ex ragazzino prodigio ha probabilmente realizzato e operato la scelta più importante della sua seppur giovane vita: "senza tennis non sono nulla".

Come dargli torto. Aveva cominciato a colpire palline dalla tenera età di sei anni tralasciando scuola, amici e tutto quello che è normalità per un suo coetaneo. E prima di costruire una vita lontano dai campi, era forse il caso di ricostruirsi agonisticamente.

La trafila di lenta risalita lo ha portato a giocare anche in tornei minori dove era lui stesso ai cambi di campo ad aggiornare il punteggio a beneficio degli spettatori. Dal centrale di Wimbledon a quello di una sperduta cittadina del Nevada. Dalle folte chiome punk alla rasatura militare. Nel 1997, il suo annus horribilis, un Andrè in lenta ma inesorabile maturazione, deve aver riflettuto molto sul suo stile di vita, sulle possibilità che madre natura gli aveva offerto con una racchetta tra le mani. E alla fine ha scelto di focalizzare le sue energie sullo sport che lo ha reso famoso in ogni angolo del mondo. Anche a discapito della propria vita sentimentale.

Un divorzio non è mai facile da affrontare, superare e controbilanciare con altre soddisfazioni. Una legge del contrapposto ha invece consegnato ad Agassi la sua migliore stagione nel momento forse delle scelte più dolorose.  La vittoria a Roland Garros inizialmente lo ha collocato tra i soli altri quattro tennisti nella storia di questo sport capaci di imporsi in tutte le prove dello Slam. Il bis agli Us Open lo ha invece consacrato numero uno mondiale, togliendo finalmente lo scettro a quel Sampras che lo deteneva a fine stagione da più di un quinquennio.

Così come per la Davenport, che nel corso della stagione ha sconfitto la Hingis nei due confronti diretti, anche Pete ad Hannover si è tolto la soddisfazione di portare a 3 vittorie su 4 match il record contro Agassi nel 1999. André però può sorridere per la scommessa su se stesso, vinta. Se qualche mese prima aveva dovuto ammettere che la sua vita era vuota senza tennis, sarà altrettanto vero che il tennis del nuovo millennio, per lo strapotere di Sampras, ha rischiato di essere veramente poca cosa senza il nuovo Agassi.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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