| Le lesioni cutanee specifiche e diagnostiche
sono rappresentate dal L.E. cutaneo cronico, subacuto e acuto.
Le manifestazioni cutanee del L.E. cutaneo cronico sono
rappresentate dalla forma discoide (LED); dati raccolti negli ultimi 10
anni nell’istituto di Clinica dermatologica dell’Università di Firenze
hanno evidenziato un’incidenza media di circa 15 nuovi casi per anno.
In questa casistica di 157 casi di LED il sesso femminile è
quello più frequentemente colpito con un rapporto F/M di 3:1 e l’età
media di insorgenza è intorno ai 44 anni.
Il LED, come è noto, si presenta con una triade
di manifestazioni morfologiche: la prima lesione clinicamente apprezzabile
è rappresentata da un’eritema che abitualmente ha il carattere di
un’eritema con rallentamento, di colorito violaceo che presenta spesso
una modesta componente infiltrativa.
Dopo l’eritema, compare una ipercheratosi bianco-grigiastra
estremamente aderente al piano cutaneo che interessa anche i follicoli
pilosebacei dilatati, la cui asportazione, difficile e dolorosa per
una iperalgesia cutanea, permette di rilevare sulla loro faccia ventrale
piccole formazioni cornee appuntite (chiodi da tappezziere).
Molto più tardivamente compare il terzo
degli elementi caratterizzanti questa varietà, vale a dire l’atrofia
che abitualmente inizia a livello del centro delle lesioni.
Più raramente si possono avere anche altre alterazioni
morfologiche, ossia alterazioni della pigmentazione (ipercromie
talora associate ad aree ipocromiche) e teleangectasie.
Si distinguono due tipi di LED: la forma circoscritta
o localizzata (più frequente, nella nostra casistica rappresenta
il 65% dei casi) e la forma generalizzata (35%).
La forma localizzata si caratterizza per la comparsa
di una o poche chiazze, distribuite di preferenza al volto, all’orecchio
esterno e al cuoio capelluto (alopecia cicatriziale).
La forma generalizzata si caratterizza per la comparsa
di numerose lesioni che oltre al volto si localizzano sul tronco
(III superiore) e più raramente agli arti.
Questa distinzione appare di grande interesse clinico
perché quasi esclusivamente le forme generalizzate si associano
ad alterazioni siero-immunologiche e possono presentare un impegno
sistemico.
La localizzazione a livello del volto è
quella più frequente (74% dei casi di LED), dopo il volto la localizzazione
più comune è a livello del cuoio capelluto (20%).
Nell’8,2% dei casi il LED si localizza esclusivamente
a livello del cuoio capelluto determinando il quadro dell’alopecia cicatriziale
lupica.
Dopo la localizzazione al cuoio capelluto segue, in ordine
di frequenza, quella in corrispondenza del padiglione auricolare
(17,2%); nell’1,9% dei casi l’interessamento del padiglione auricolare
rappresenta l’unica manifestazione in corso di LED. Un’altra localizzazione
rara è quella in corrispondenza delle superfici palmari e plantari
(1,2%); in queste sedi è spesso prevalente la scleroatrofia mentre
l’ipercheratosi è modesta. Nei pazienti con LED è frequente
una riacutizzazione delle manifestazioni cutanee in seguito a fotoesposizione
che si documenta nel 75% circa dei casi.
I pazienti, soprattutto quelli con la forma generalizzata
di LED, possono talora manifestare alcune alterazioni a livello della cute
che circonda la lamina ungueale rappresentate da eritema e teleangectasie
che talvolta si possono associare a microemorragie puntiformi.
Queste modeste e spesso asintomatiche lesioni periungueali
devono essere attentamente ricercate in quanto il loro rilievo rappresenta
molto frequentemente un indice prognostico ed evolutivo di particolare
gravità.
Nella casistica di 157 casi di LED della Clinica di Firenze
questo “marcatore” clinico era regolarmente associato a forme di
LED generalizzato che presentavano caratteristiche cliniche di impegno
sistemico.
A questo proposito è importante sottolineare che
nel 6-10% dei pazienti con Lupus eritematoso sistemico la manifestazione
d’ingresso è un LED e che il 25-33% dei pazienti con LES, durante
il decorso della loro malattia, presentano un quadro cutaneo che ha le
caratteristiche del LED.
Il quadro istopatologico del L.E. cronico discoide
è molto evocativo e rappresenta pertanto un utile aiuto per
la diagnosi. La diagnosi istopatologica si basa sul riconoscimento delle
seguenti alterazioni: ipercheratosi follicolare di tipo ortocheratosico
con follicoli pilosebacei dilatati, degenerazione liquefacente dei cheratinociti
basali, infiltrato linfomonocitario perivascolare superficiale e periannessiale.
nell’epidermide è presente spesso un modesto edema nella fase iniziale
mentre è documentabile una lieve atrofia nelle fasi tardive. Varietà
molto più rare di L.E. cutaneo cronico sono il L.E. discoide ipertrofico
detto anche verrucoso, che si presenta con lesioni rilevate e ruvide al
tatto per la prevalenza dei fenomeni ipercheratosici.
La sede preferenziale di queste lesioni è la superficie
estensoria degli arti. Nella varietà tumida manca l’ipercheratosi
mentre appare prevalente l’infiltrato cellulare dermico.
Una forma estremamente rara è quella erosiva
caratterizzata anche da lesioni scleroatrofiche che si localizza specialmente
a livello delle superfici palmari e plantari.
La panniculite lupica o lupus eritematoso profondo si
caratterizza per la presenza di formazioni nodulari sottocutanee, circoscritte,
di consistenza duro-elastica, con tendenza alla cronicizzazione e alla
risoluzione con cicatrici depresse.
I noduli possono localizzarsi al volto, al cuoio capelluto,
al seno, ai glutei, agli arti superiori ed inferiori.
Queste lesioni si associano di frequente ad altre manifestazioni
cutanee di L.E. e in particolare di lesioni di tipo LED.
Le alterazioni istologiche sono rappresentate da un infiltrato
linfocitario che infiltra i setti e il tessuto adiposo sottocutaneo. I
lobuli adiposi vanno incontro ad una ialinizzazione e spesso è
documentabile una peculiare reazione dei linfociti infiltranti definita
“nuclear dust linfocitario”. La panniculite lupica viene definita come
una panniculite linfocitaria settale non accompagnata da fenomeni vasculitici.
Il L.E. cutaneo subacuto (LECS) interessa quasi esclusivamente
donne, con una maggior incidenza tra i venti e i quarant’anni, e rappresenta
il 10% circa dell’intera casistica di L.E. cutaneo studiata nella Clinica
dermatologica di Firenze.
Sul piano morfologico si caratterizza per la comparsa,
nella fase iniziale, di un piccolo elemento eritematoso, rotondeggiante
di pochi centimetri di diametro, lievemente infiltrato e coperto da sottili
squame furfuracee; la progressiva estensione di questa lesione iniziale
e la comparsa di altre determina l’espressione clinica delle due varietà
morfologiche più comuni: papulo-squamosa e anulare-policiclica.
La prima si caratterizza per la presenza di numerosi
elementi rotondeggianti eritemato papulo-squamosi che tendono a raggrupparsi
ed a confluire dando luogo a caratteristiche figurazioni reticolate. Questa
varietà viene anche denominata psoriasiforme per la
particolare evidenza della componente squamosa.
Nella varietà anulare-policiclica l’elemento eritemato-papuloso
iniziale va incontro ad un allargamento in senso centrifugo e ad una risoluzione
nella parte centrale, determinando così la formazione di anelli
o festoni che, per confluenza, possono presentare un caratteristico aspetto
policiclico.
Il LECS si localizza prevalentemente alla superficie
estensoria delle mani, degli avambracci e delle braccia, alle regioni deltoidee
e in corrispondenza delle regioni anteriori e posteriori del torace (terzo
superiore) risparmiando abitualmente il volto.
Un aggravamento delle lesioni cutanee si rileva spesso
in rapporto a stress emotivi e all’esposizione alle radiazioni ultraviolette:
la fotosensibilità è infatti un altro carattere distintivo
del L.E. subacuto.
Talvolta il LECS si associa ad altre manifestazioni cutanee
specifiche come quelle della forma cronica discoide e quelle della forma
acuta, molto più frequenti sono però le manifestazioni non
specifiche come l’alopecia non cicatriziale, la livedo reticolare, il fenomeno
di Raynaud, la presenza di teleangectasie periungueali.
Di recente è stato dimostrato che alcuni farmaci,
in soggetti geneticamente predisposti, possono determinare l’insorgenza
del LECS.
I farmaci responsabili di LECS sono soprattutto le tiazidi,
seguite poi dal piroxicam, penicillamina, gliburide, aldactone, griseofulvina,
procainamide, oxiprenolo.
Il LECS si può associare a numerose
malattie, in particolare ad alcune malattie reumatiche (M. di Sjogren,
Artrite reumatoide) e ad alcune malattie dermatologiche (Porfiria cutanea
tarda, S. di Sweet).
Può inoltre associarsi a tumori maligni (stomaco,
polmone) e ad alterazioni del complemento (deficit di C4, C3, C2 e deficit
dell’inibitore di C1).
Una percentuale variabile dal 46 al 78% dei casi di LECS
presenta caratteristiche clinico-sierologiche per poter essere classificato,
secondo i criteri ARA, come un LES. Tuttavia questi pazienti LECS-LES hanno
solo raramente una prognosi grave infatti solo nel 20% di questi casi è
documentabile un impegno renale e del sistema nervoso centrale.
Sontheimer, studiando una casistica molto estesa di pazienti
con LECS, ha individuato i seguenti fattori di rischio per
lo sviluppo di una forma grave di LECS: varietà papulo-squamosa,
coesistenza di forme acuta e subacuta, resistenza alla terapia antimalarica,
presenza di anticorpi circolanti anti-dsDNA e persistente ipocomplementemia.
Il LECS presenta sul piano istopatologico le stesse caratteristiche
della forma discoide, le differenze sono solo di tipo quantitativo.
A livello epidermico le alterazioni sono abitualmente
modeste e rappresentate dalla vacuolizzazione dei cheratinociti dello strato
basale e, nelle fasi più avanzate, da una modesta atrofia. Nella
varietà psoriasiforme è possibile dimostrare una ipercheratosi
ortocheratosica del tutto assente nella varietà anulare-policiclica.
La dilatazione dei follicoli sebacei è abitualmente
assente e mancano i fittoni cornei intrafollicolari. L’infiltrato perivascolare
e periannessiale di linfociti e monociti è molto più modesto
e più superficiale di quello del LED.
Si ritiene che solamente esclusivamente istologico, differenziare
una forma di LED da una forma di LECS.
Il L.E. cutaneo acuto, nelle sue diverse varietà
cliniche, si riscontra esclusivamente nelle fasi di attività di
un LES ed è sostanzialmente rappresentato da:
Eritema Malare a Farfalla;
Eritema Papulo-Maculoso;
Varietà Bollosa.
L’eritema malare a farfalla è la forma più
comune, interessa le regioni zigomotiche, risparmia i solchi nasogenieni
ed è caratterizzato da un’eritema a rapida insorgenza, non
di rado fotodipendente e coincidente, nel suo esordio, con l’esacerbazione
della malattia sistemica. L’eritema assume tonalità variabili da
rosso-bluastro a roseo-lilla, può presentare un lieve infiltrato
ed una modesta desquamazione furfuracea, è di breve durata
(ore o qualche giorno) e scompare con completa restitutio ad integrum.
Molto più raro è il quadro cutaneo caratterizzato
dalla comparsa di chiazze eritematose multiple, associate ad una componente
infiltrativa e purpurica e diffuse al volto, alla superficie estensoria
degli arti e al terzo superiore del tronco.
Altrettanto rara è la varietà
bollosa del L.E. acuto che interessa soprattutto soggetti giovani
di sesso maschile e che si caratterizza per la presenza di un’eruzione
vescicolo-bollosa che evolve senza formazione di milia e lesioni
scleroatrofiche e che interessa abitualmente la parte superiore del
tronco e soprattutto il collo e le aree sopraclaveari. Queste bolle possono
presentarsi come nella dermatite erpetiforme sotto forma di piccoli elementi,
raggruppati su fondo eritemato-edematoso o, più raramente, come
nel pemfigoide bolloso come lesioni cavitarie, tese e a contenuto siero
ematico.
Un importante caratteristica clinica di queste lesioni
è la loro rapida e risolutiva risposta terapeutica al diamino-difenil
sulfone (DDS).
In base ai reperti immunopatologici sono state di recente
distinte due varietà di LES bolloso: il tipo 1 è
caratterizzato dalla presenza di autoanticorpi circolanti rivolti
contro un antigene di 145-290 KD (collageno VII). Questi anticorpi cementati
su di un substrato rappresentato da cute umana normale sottoposta a clivaggio
chimico con NaCl 1 M., mostrano un’esclusiva deposizione sul versante dermico.
Gli anticorpi fissati in vivo possono essere documentati
in I.F.D. sotto forma di un deposito lineare di IgG alla giunzione
dermoepidermica e in immunoelettromicroscopia come un deposito nella regione
sublamina densa. Il tipo 2 presenta le solite caratteristiche cliniche
e istologiche della forma precedente, tuttavia non sono dimostrabili anticorpi
circolanti e fissati con le caratteristiche autoanticorpi anti collageno
VII.
Le manifestazioni non specifiche e non diagnostiche del
lupus eritematoso di più comune osservazione sono: le lesioni vascolari,
l’alopecia, le alterazioni della pigmentazione, la sclerodattilia e la
calcinosi cutanea.
Queste alterazioni si possono ritrovare in corso di malattie
del connettivo e il loro riconoscimento quindi non permette di fare
diagnosi di L. E. Tuttavia queste lesioni si rilevano abitualmente nelle
forme di L.E. con coinvolgimento sistemico e spesso alle fasi di attività
della malattia.
Le lesioni cutanee non specifiche del L.E. di più
frequente osservazione sono quelle che interessano i vasi, sia i piccoli
vasi dermici che quelli di più grosso calibro localizzati
in corrispondenza del tessuto adiposo sottocutaneo.
L’interessamento delle venule postcapillari del derma
superficiale si esprime con due tipi di lesioni cutanee: l’orticaria vasculite
e la porpora palpabile. L’orticaria vasculite è la varietà
clinica più comune, caratterizzata dalla comparsa di pomfi di lunga
durata (48-72 ore) con una componente purpurica che guariscono con un esito
desquamativo. A questo aspetto clinico corrisponde un caratteristico reperto
istopatologico (vasculite leucocitoclastica) e immunopatologico (depositi
perivascolari di Ig e C).
La porpora palpabile si caratterizza per la presenza
di elementi purpurici, di piccole dimensioni, multipli con una componente
infiltrativa evidente alla palpazione localizzati in corrispondenza degli
arti inferiori.
L’interessamento delle arteriole del derma superficiale
determina piccoli infarti dermici particolarmente frequenti alle estremità
delle dita (eponichio) mentre l’interessamento dei vasi di più grosso
diametro localizzati in corrispondenza del sottocutaneo può determinare
noduli sottocutanei, ulcere croniche ad evoluzione recidivante, livedo
reticularis, gangrena periferica.
Infine l’impegno dei grossi vasi venosi sottocutanei
determina tromboflebiti (in questi casi è comune il rilievo di anticorpi
anti-fosfolipidi e anti-cardiolipina).
L’alopecia è un’altra comune lesione non specifica
che può accompagnare il lupus eritematoso, l’alopecia cicatriziale
lupica come abbiamo già visto è una tipica manifestazione
clinico-morfologica del LED localizzato a livello del cuoio capelluto o
nei maschi nella regione della barba.
L’alopecia lupica non cicatriziale può presentarsi
come una forma diffusa oppure come una forma circoscritta che interessa
solamente i capelli della regione frontale che appaiono diradati, più
corti e più sottili e non pettinabili.
L’alopecia non cicatriziale si accompagna alle
fasi di attività della malattia mentre tende a risolversi con la
sua remissione clinica.
Paolo Fabbri
Direttore Clinica Dermosifilopatica II
Università degli Studi - Firenze |