La sordità
congenita è stata osservata in diverse specie animali, dagli umani
a vari mammiferi.
Almeno la metà dei casi di grave sordità
infantile in una popolazione è attribuita a cause genetiche e la
prevalenza approssimativa di sordità genetiche è stata calcolata
pari a 1 ogni 2000 individui (1).
Lo spettro di sordità ereditaria è vasto
e va dalla semplice sordità senza altre anomalie cliniche a sindromi
determinate geneticamente, nelle quali la sordità è uno dei
numerosi segni clinici riconoscibili.
Nel 30% dei pazienti con sordità prelinguale sono
presenti ulteriori anomalie (forme sindromiche), mentre una percentuale
del 70% dei casi presenta solamente sordità (forme non sindromiche).
I geni responsabili delle forme sindromiche includono
il gene COL4A5 nella sindrome di Alport e i geni PAX3 e MITF nella sindrome
di Waardenburg.
Inoltre la sindrome di Pendred, una sindrome autosomica
recessiva associata ad anomalie nello sviluppo della coclea, perdita di
udito neurosensoriale e diffuso ingrandimento tiroideo, è stata
recentemente localizzata nella mappa del cromosoma 7 nella regione che
contiene il gene DFNB4 della sordità non sindromica.
Tra le forme sindromiche più comuni vi sono quelle
trasmesse come tratto recessivo autosomico (sordità recessiva non
sindromica [SRNS]), che rappresentano dal 75% all'80% dei casi di sordità
prelinguale infantile(1,2,3).
Finora sono stati descritti 17 loci autosomici recessivi
(DFNB1 -> DFNB13) (Tavola 1).
Le forme trasmesse come carattere autosomico dominante
costituiscono un altro 10-20% dei casi, e 13 loci sono stati descritti
fino ad oggi (DFNA1 -> DFNB13) (Tavola 2).
Le forme trasmesse come carattere legato al cromosoma
X contano per il 2-3%, con 8 loci che sono stati descritti (DFN1->DFN8)
(Tavola 3). La sordità può anche essere caratteristica di
una aneuploidia cromosomica, di delezione cromosomica nonché di
una eredità mitocondriale e di una predisposizione alla sordità
di determinazione mitocondriale indotta da agenti ambientali.
I dati aggiornati mensilmente sui loci delle sordità
genetiche sono facilmente disponibili su “Hereditary Hearing Loss Homepage”
sul Web (dnalab-www.uia.ac.be/dnalab/hhh/index.html).
Loci SRNS
Un locus di una malattia potrebbe essere identificato
e localizzato mediante un'analisi dell'associazione dei geni localizzati
sul medesimo cromosoma (la cosiddetta linkage analysis), basata sui seguenti
principi.
Se due loci, A (A1+A2) e B (B1+B2), sono su differenti
cromosomi, si separeranno indipendentemente e c'è un 50% di possibilità
che un figlio riceva l'allele B1 o B2.
Se i loci sono sintenici, cioè se risiedono sullo
stesso cromosoma, allora ci si potrebbe aspettare che segreghino insieme,
senza ricombinanti.
La possibilità che abbia luogo un crossing-over
è direttamente dipendente dalla distanza dei due loci. Maggiore
è la distanza, maggiore è la possibilità che si verifichi
il crossing-over e, quindi, un evento ricombinatoriale.
Le frazioni di ricombinazione sono una misura della distanza
tra due loci e definiscono anche la distanza genetica.
Per localizzare un locus di una malattia sono necessari
marcatori genetici che dovrebbero essere sufficientemente polimorfi da
dare una ragionevole possibilità che una persona scelta a caso sia
eterozigote.
Quando si utilizza un marcatore di DNA, le famiglie possono
essere scelte per una linkage analysis perché hanno una malattia
interessante oppure perché hanno una buona struttura per la localizzazione
nella mappa genetica, con una ragionevole speranza che i membri della famiglia
non siano tutti omozigoti (e quindi privi di informazione) per il marcatore.
Gli strumenti standard per la linkage analysis sono ormai
i microsatelliti, marcatori di DNA caratterizzati da ripetizioni di (CA)n.
Sono numerosi e spaziati attraverso l'intero genoma umano.
Usando questi marcatori di DNA, gli studi di linkage
hanno mostrato la presenza di una notevole eterogeneità genetica
per le SRNS, con 17 differenti loci finora identificati. In particolare
gli studi di linkage hanno mostrato in due famiglie tunisine consanguinee,
un LOD-score di 9,88 (q = 0,01) con il marcatore D13S175 localizzato sul
braccio lungo del cromosoma 13.
Al locus è stato assegnato il simbolo genico “DFNB1”.
Ulteriori loci sono stati rapidamente localizzati. DFNB2
è sempre stato identificato in famiglie consanguinee tunisine sul
cromosoma 11q13.54. DFNB3 sul 17p11.2-q12 in famiglie consanguinee di un
remoto villaggio di Bali(5).
Un quarto locus della sordità, DFNB4, riscontrato
in popolazioni druse mediorientali, è stato localizzato sul 7q31(6).
Tre loci addizionali, DFNB5, DFNB6, DFNB7, sono stati
rispettivamente localizzati in 14q12, 3p14-p21 e 9q13-q21, studiando più
famiglie consanguinee indiane(7,8,9).
Il DFNB8 è stato localizzato nel braccio distale
del cromosoma 21 in una famiglia pakistana con SRNS(10); il DFNB9, localizzato
a 2p22-23, è stato identificato in una famiglia consanguinea che
viveva in una regione isolata del Libano(11).
Il DFNB10 è stato recentemente localizzato in
una regione vicino al telomero del cromosoma 21 in una ampia famiglia consanguinea
palestinese(12) e il DFNB12 sul 10q21-22 in una famiglia consanguinea di
sunniti siriani(13).
Infine, numerosi altri loci (DFNB11, DFNB13, DFNB14,
DFNB15, DNFB16 e DNFB17) sono stati recentemente aggiunti al “Hearing Loss
Homepage” sul Web. Una descrizione dei loci SRNS è riportata nella
Tavola 1.
Studi di associazione genetica:
il ruolo dei DFNB1, DFNB2 e DFNB4 nei caucasici
Oltre che nei pazienti tunisini, il DFNB1 si è
dimostrato responsabile del SRNS in una famiglia beduina(14). Studi di
associazione con i marcatori D13S175, D13S143 e D13S115 localizzati sul
cromosoma 13 hanno dimostrato il ruolo importante di DFNB1 anche in famiglie
neozelandesi e in una famiglia australiana(15). Questa scoperta suggerisce
che il locus DFNB1 potrebbe dare un importante contributo alla sordità
neurosensoriale autosomica recessiva nelle popolazioni caucasiche.
Infine, si è mostrato che il DFNB1 è responsabile
del danneggiamento uditivo in una numerosa famiglia di origine pakistana(16).
Di recente abbiamo eseguito uno studio di associazione
genetica con quattro marcatori microsatelliti associati al locus DFNB1
in 48 famiglie mediterranee (30 italiane e 18 spagnole)(17).
Un LOD-score massimo di 7,28 secondo è stato trovato
con il marcatore D13S115 a una frequenza di ricombinazione di 0.1. Valori
significativi di LOD sono stati anche ottenuti per i marcatori D13S143,
D13S292 e D13S175.
La presenza di eterogeneità genetica è
stata confermata usando il programma “HOMOG” che indicava l'assenza di
legame al DFNB1 in approssimativamente il 20% del campione.
Questi studi dimostrano chiaramente che il DFNB1 gioca
un ruolo importante nell'80% delle famiglie mediterranee affette da SRNS.
Inoltre i risultati di un'analisi più complessa
hanno previsto la localizzazione del gene DFNB1 fra i marcatori D13S175
e D13S115, separati tra loro da circa 14.2 cM.
In seguito, sono stati analizzati sei marcatori polimorfici,
tre legati al DFNB2, sul cromosoma 11, e tre altri legati al DFNB4, sul
cromosoma 7, nelle famiglie certamente non associate a DFNB1(18).
Sono stati riscontrati valori di LOD-score positivi in
6 famiglie su 48 analizzate (,12) con marcatori del locus DFNB4. Il test
di HOMOG ha mostrato presenza di eterogeneità genetica.
Queste scoperte suggeriscono che un secondo locus (DFNB4)
potrebbe giocare un ruolo importante nella nostra popolazione.
Infine, due famiglie su 48 (,04) hanno mostrato la segregazione
degli alleli dei marcatori associati al locus DFNB2.
In questo caso il numero di famiglie probabilmente associate
al DFNB2 è troppo basso per raggiungere una rilevanza statistica
e per ottenere un valore di LOD-score positivo.
Tuttavia la scoperta di due famiglie associate al locus
DFNB2 ma non con gli altri loci SRNS finora studiati, è un buon
suggerimento per una possibile implicazione del DFNB2 in una minoranza
dei casi di sordità. Considerando che approssimativamente l'80%
dei nostri pazienti sono stati associati al DFNB1 e che molto probabilmente
una ulteriore percentuale di circa il 15% dei casi potrebbe essere associata
al DFNB4 e al DFNB2, risulta che, nonostante la grande eterogeneità
presente nella sordità recessiva, tre geni potrebbero influire contemporaneamente
per almeno il 95% dei casi di SRNS nella nostra popolazione.
Questa scoperta ha importanti implicazioni per la consulenza
genetica e la prevenzione di questa comune malattia.
Identificazione della connexina-26
(GJB2) come gene DFNB1
Dopo la dimostrazione che una ampia percentuale dei casi
di SRNS nella nostra popolazione di pazienti era legata all'DFNB1(17),
la regione candidata a contenere il gene (~14,2 cM) è stata ulteriormente
analizzata usando marcatori microsatellitari informativi addizionali per
riuscire a restringere l'intervallo.
Sono stati osservati numerosi eventi di ricombinazione
che hanno ridotto ulteriormente la regione a circa 5 cM definita dai marcatori
D13S141 e D13S232.
Gli sforzi si sono allora concentrati nell'identificare
i possibili geni candidati.
Precedenti studi hanno dimostrato che l'espressione della
connexina-26 avviene nelle cellule cocleari e i dati della mappatura genetica
del genoma posizionano questo gene nell'intervallo definito dai nostri
studi di associazione genetica.
Le connexine dei mammiferi contengono la regione codificante
in un singolo esone di circa 800 nucleotidi. Questo facilita notevolmente
la ricerca di mutazioni.
Una delezione di una base-singola (35 del G) localizzata
227 nucleotidi (nt) a valle del sito cap del mRNA, e 34 nt a valle del
codone ATG della prima metionina è stata rilevata in 34 dei 54 cromosomi
SRNS dei nostri pazienti italiani(19). Tre su sei pazienti spagnoli non
imparentati e uno israeliano con SRNS legato al cromosoma 13, sono risultati
omozigoti per la delezione G.
Questa mutazione non è mai stata trovata nei cromosomi
normali.
La delezione risulta in una mutazione che porta alla
formazione di una proteina tronca prematuramente. Un esempio di questa
delezione segregante all'interno di una famiglia colpita da sordità
è riportato nella Figura 1.
Sono state trovate anche altre mutazioni che conducono
sempre a una proteina GJB2 tronca e pertanto non funzionante (Gasparini,
dati non pubblicati).
Altri geni SRNS
Nei pazienti affetti da SRNS sono state trovate mutazioni
anche nel gene miosina VIIA (MYO7A), nel cromosoma umano 11q13 (DFNB2)
(20,21).
Il gene miosina VIIA si esprime nelle sterocilia delle
cellule pilifere ed è l'ancora intracellulare per il contatto tra
ogni sterocilium(22).
La funzione della connexina-26 (GJB2)
La connexina-26 è un componente di una grande famiglia
di proteine coinvolte nella formazione delle giunzioni gap (gap-junctions)
che permettono il trasferimento diretto di piccole molecole e ioni tra
cellule adiacenti.
Ogni cellula contribuisce per metà della giunzione
gap, ed è composta da un insieme oligomerico di connessoni, che
sono composti da un esamero di una proteina membranale integrale chiamata
connexina (23,24).
Un esempio schematico dei connessoni è riportato
nella Figura 2.
Le giunzioni gap sono rare tra i neuroni dei mammiferi,
ma sono comuni nelle cellule non-neuronali, come la glia, le cellule epiteliali,
le cellule lisce e le cellule del muscolo cardiaco.
Ci sono più di 11 tipi differenti di connexine,
ognuno con specificità tessutale e proprietà fisiologiche
distinte in relazione alle giunzioni gap (24,25).
Almeno altre due connexine sono implicate in malattie
umane.
Mutazioni puntiformi nel gene connexina-32 sono associate
con la neuropatia Charcot-Marie-Tooth legata al cromosoma X(26), e mutazioni
nel gene connexina-43 sono state trovate in pazienti con eterotassia e
malformazioni cardiache.
Il coinvolgimento delle giunzioni gap nelle risposte
intercellulari al suono era stato proposto più di 20 anni fa(27,28).
All'interno dell'organo auditivo, le giunzioni
gap sono localizzate tra le cellule pilifere esterne e le cellule di sostegno
(inclusi i melanociti), fornendo una base morfologica per l'avvenimento
delle risposte intracellulari al suono nelle cellule di sostegno e per
l'accoppiamento elettrico delle cellule recettori.
L'endotelio della scala media della coclea è coinvolto
nella produzione di una risposta recettoriale allo stimolo uditorio ed
è separato dallo spazio endolinfatico.
Ultimamente l'analisi ultrastrutturale ed immuno-istochimica
della connexina-26 nella coclea del ratto ha dimostrato che le giunzioni
gap, sia nelle cellule epiteliali sia nelle cellule del tessuto connettivo,
sono coinvolte nel riciclaggio degli ioni di potassio endolinfatici attraverso
le cellule sensoriali durante la trasduzione del segnale elettrico in questi
canali.
L'identificazione delle mutazioni nel gene GJB2 conferma
in modo chiaro il ruolo cruciale delle giunzioni gap nella trasduzione
del segnale uditivo(19,29).
La maggior parte delle mutazioni identificate nel gene
GJB2 portano all'assenza completa della connexina-2619,29.
Considerando che il GJB2 si esprime in diversi tessuti
ma la sua perdita produce solamente la sordità, si deve assumere
che altre connexine potrebbero sostituire la connexina-26.
La connexina-26 e la connexina-32 possono formare eterodimeri
con canali di giunzioni gap funzionanti (30,31).
Tuttavia, le mutazioni nel gene connexina-32 determinano
la neuropatia Charcot-Marie-Tooth(26), mentre le mutazioni nel gene connexina-26
causano sordità(19,29).
Questi risultati suggeriscono che l'espressione della
connexina-26 nella coclea sia indispensabile per l'udito e che le altre
connexine non possano compensare la perdita della connexina-26 nelle cellule
uditive.
Prospettive
Fino a pochi anni fa la sordità genetica era un
mare magnum in cui l'assenza di conoscenza era la principale caratteristica.
Successivamente sono stati descritti numerosi loci ed
è stata chiaramente dimostrata la presenza di eterogeneità
genetica, prima solo ipotizzata.
In pochi anni il nostro lavoro ci ha permesso di dimostrare
la presenza di un locus principale (cioè DFNB1) nelle forme trasmesse
come carattere autosomico recessivo e poi di identificare il gene DFNB1
(GJB2), confermando il suo ruolo primario nel determinare le più
comuni forme di sordità genetica.
Inoltre l'identificazione di una mutazione molto comune
nel gene GJB2 nella nostra popolazione facilita notevolmente la diagnosi
molecolare e la consulenza genetica per la sordità congenita. L'identificazione
di questa mutazione subito dopo la nascita dovrebbe aiutare a informare
le famiglie e permettere, si spera, un trattamento più rapido dei
bambini affetti.
Paolo Gasparini, Paolo Fortina*, Xavier Estivill**, Salvatore
Melchionda, Lucio Vigliaroli, Leopoldo Zelante
Servizio di Genetica Medica e Divisione di ORL, IRCCS-Osp.CSS,
S.Giovanni Rotondo (FG), Italy
(*) Dept. of Pediatrics, Univ. of Pennsylvania, School
of Medicine, The Children's Hospital
of Philadelphia, PA, USA
(**) Dept. of Molecular Genetics, IRO, Crta, Castelldefels
Km 2,7, Hospitalet,
Barcelona, Spain |