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La
'sanità corporativa', quella cioè ottenuta privatamente da specifici
gruppi di persone, associazioni autonome/volontaristiche etc, grazie
a convenzioni specificatamente ottenute con specifici gruppi assicutativi,
ha proposto - credo - come suo massimo esempio la convenzione già stipulata
fra la Maxicare Health Plans di Los Angeles e il sindacato di categoria
che riunisce la maggior parte dei più "qualificati" e noti attori e
attrici specializzati in produzioni "a luci rosse".
In
precedenza "i lavoratori dell'industria cinematografica porno - recita
l'articoletto da cui deriviamo la notizia - erano costretti ad acquisire
i piani assicurativi su base individuale", pertanto a condizioni estremamente
costose.
Ma
la corporazione fa la forza: i lavoratori/trici a corpo nudo, grazie
al sudore non solo/proprio della fronte, unendosi (anche) in sindacato
"sono riusciti a strappare un'assicurazione medica su misura", e la
Maxicare etc. "ha accettato di coprirne i rischi professionali".
Copertura, comunque anche strumentale e tutt'altro che incondizionata.I
pornoattori/trici si sono obbligati a sottoporsi a test per l'AIDS ogni
30 giorni, e la copertura assicurativa è valida a patto che anche gli
strumenti di lavoro siano coperti da opportuni profilattici consumando
rapporti sessuali sul set.
Questo
complicherà un po' - pensiamo - le riprese, se non si volesse farlo
notare, perché invece sarebbe molto educativo.
"Il
mestiere di pornoattore - e di pornocinematografare - quindi cambia
sotto la spinta delle compagnie assicurative" conclude la nota.
Ci
piacerebbe - e non scherziamo - che qualche illuminata Assicurazione
proponesse una polizza collettiva analoga per "viados" e "lucciole":
salute e sanità nazionale certo se ne avvantaggerebbero, senza scomodare
la Rosy.
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