Anno XVI-N.02-2000

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza

Il paesaggio è sempre stato uno delle prerogative più interessanti della Scuola Veneta, fin dal Settecento con Marco Ricci e poi il Canaletto, lo Zuccarelli, il Francesco Guardi e anche il Tiepolo.

 

Più vicini a noi "i Pittori di Burano" e meglio la "Scuola di Burano" formata da Gino Rossi, Umberto Moglioli e Pio Semeghi nel 1913, dopo che quest'ultimo era tornato nel '10 a Venezia da un viaggio in Bretagna fatto con Gino Rossi e che fissa, questa scuola, in modo originale, un certo richiamo alla natura con un significato simile al rapporto instaurato da Gauguin e dal gruppo dei nabis in genere con la Bretagna. Epigono di questo gruppo di artisti buranelli è il pittore Giancarlo Novello, veneziano, da noi conosciuto per il tramite del suo mercante Franco Passoni che da anni lo segue, in occasione della mostra sul tema della "luce" e omaggio di ventuno artisti per Walter Lazzaro.

Ecco, dunque, Novello pittore significativo del paesaggio italiano e veneto per la precisione.

Venezia colta nelle ore più disparate del giorno, angoli di mare e di terra, barche, Burano, i colli, le piazze, le case, le chiese, tutto ha un respiro di pulito e di nuovo, quasi da giorno di festa. Piani e immagini calate in una luce stemperata che a volte si fa macchia, in un potere evocativo che impressiona per la bravura con cui Novello si è espresso.

Egli è dunque un pittore legato sì alla pittura veneziana e non solo strettamente lagunare, ma figura bene anche in quell'ambito dei cosiddetti naturalisti-impressionisti con un segno e una macchia che è vibrante come la mobilità degli occhi di un bambino.

C'è anche un recupero della lezione dei post-impressionisti francesi, e di Semeghini e De Pisis, ma è la scuola di Burano che incide su di lui, facendogli dimenticare quanto oggi fuoriesca dalla figurazione.

I colori dai rossi ai verdi e agli azzurrati sono nelle tele vissute come pagine, e dove i luoghi vanno incontro a un processo di ingrandimento ed anche a un pacato sortilegio, ci consegnano un viaggio verso il tempo presente, filtrato dalla memoria, con la sola illusione di salvare "una recherce du temp perdù".

Tutti i dipinti di paesaggio hanno cadenze elegiache che sconfinano in tanta poesia, e svelano anche una trasparente psicologia, quasi un impercettibile consonanza d'anima. Paesaggi mediterranei, solari, con quella velatura di nebbie in cui la luce che dentro vi batte si distilla in mille piogge.

Novello ha scelto questo luogo tra terra e mare che è Burano, il paesaggio formato dagli orti e dai canali di Burano, Mazzorbo e Torcello, con un segno tutto colto sur le motif e su momenti particolari.

Sono questi di Novello, pittore veneto di tutto rispetto, quadri di vita, di gioie e di malinconie, nitidi nella loro ricchezza di toni e colori, ma di scorci architettonici indimenticabili. Le mostre nell'area del nord Italia, la presenza in numerosi musei d'arte contemporanea, fanno di lui un pittore di paesaggio aderente a situazioni interiori e stati d'animo, con tonalità che sanno a volta di attesa spiritualizzata, a volte di realismo diffuso, ma i cui toni biancastri e azzurrognoli intonano non solo forbiture chiare o chiariste ma una fissità di sguardo metafisico che travasa di stupefacente aria magica o di naiveté.

Insomma Novello sa disegnare come dipingere, nel senso che sotto ogni colore e macchia c'è una struttura di segno che argomenta lo stesso paesaggio candido e solare. Possono e devono stupire questi scorci marini che si affidano come una sequenza infantile e libera, irrazionale ed emotiva, illimpidita e magica.

Qui i temi quotidiani di questa pittura sono assorbiti in un valore mitico, vale a dire il paese, la campagna, la marina, le barche pronte alla pesca, quel modo che è scavato tra paesaggio, luce e colore intriso anche di solitudine.

E tutto evapora in una fragile poesia che investe ogni cosa dandole vita e cuore, lo stesso che porta ogni pittore come Novello a far vibrare la realtà .