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Il
paesaggio è sempre stato uno delle prerogative più interessanti della
Scuola Veneta, fin dal Settecento con Marco Ricci e poi il Canaletto,
lo Zuccarelli, il Francesco Guardi e anche il Tiepolo.
Più
vicini a noi "i Pittori di Burano" e meglio la "Scuola di Burano" formata
da Gino Rossi, Umberto Moglioli e Pio Semeghi nel 1913, dopo che quest'ultimo
era tornato nel '10 a Venezia da un viaggio in Bretagna fatto con Gino
Rossi e che fissa, questa scuola, in modo originale, un certo richiamo
alla natura con un significato simile al rapporto instaurato da Gauguin
e dal gruppo dei nabis in genere con la Bretagna. Epigono di questo
gruppo di artisti buranelli è il pittore Giancarlo Novello, veneziano,
da noi conosciuto per il tramite del suo mercante Franco Passoni che
da anni lo segue, in occasione della mostra sul tema della "luce" e
omaggio di ventuno artisti per Walter Lazzaro.
Ecco, dunque, Novello pittore significativo del paesaggio italiano e
veneto per la precisione.
Venezia
colta nelle ore più disparate del giorno, angoli di mare e di terra,
barche, Burano, i colli, le piazze, le case, le chiese, tutto ha un
respiro di pulito e di nuovo, quasi da giorno di festa. Piani e immagini
calate in una luce stemperata che a volte si fa macchia, in un potere
evocativo che impressiona per la bravura con cui Novello si è espresso.
Egli
è dunque un pittore legato sì alla pittura veneziana e non solo strettamente
lagunare, ma figura bene anche in quell'ambito dei cosiddetti naturalisti-impressionisti
con un segno e una macchia che è vibrante come la mobilità degli occhi
di un bambino.
C'è anche un recupero della lezione dei post-impressionisti francesi,
e di Semeghini e De Pisis, ma è la scuola di Burano che incide su di
lui, facendogli dimenticare quanto oggi fuoriesca dalla figurazione.
I
colori dai rossi ai verdi e agli azzurrati sono nelle tele vissute come
pagine, e dove i luoghi vanno incontro a un processo di ingrandimento
ed anche a un pacato sortilegio, ci consegnano un viaggio verso il tempo
presente, filtrato dalla memoria, con la sola illusione di salvare "una
recherce du temp perdù".
Tutti
i dipinti di paesaggio hanno cadenze elegiache che sconfinano in tanta
poesia, e svelano anche una trasparente psicologia, quasi un impercettibile
consonanza d'anima. Paesaggi mediterranei, solari, con quella velatura
di nebbie in cui la luce che dentro vi batte si distilla in mille piogge.
Novello ha scelto questo luogo tra terra e mare che è Burano, il paesaggio
formato dagli orti e dai canali di Burano, Mazzorbo e Torcello, con
un segno tutto colto sur le motif e su momenti particolari.
Sono
questi di Novello, pittore veneto di tutto rispetto, quadri di vita,
di gioie e di malinconie, nitidi nella loro ricchezza di toni e colori,
ma di scorci architettonici indimenticabili. Le mostre nell'area del
nord Italia, la presenza in numerosi musei d'arte contemporanea, fanno
di lui un pittore di paesaggio aderente a situazioni interiori e stati
d'animo, con tonalità che sanno a volta di attesa spiritualizzata, a
volte di realismo diffuso, ma i cui toni biancastri e azzurrognoli intonano
non solo forbiture chiare o chiariste ma una fissità di sguardo metafisico
che travasa di stupefacente aria magica o di naiveté.
Insomma Novello sa disegnare come dipingere, nel senso che sotto ogni
colore e macchia c'è una struttura di segno che argomenta lo stesso
paesaggio candido e solare. Possono e devono stupire questi scorci marini
che si affidano come una sequenza infantile e libera, irrazionale ed
emotiva, illimpidita e magica.
Qui i temi quotidiani di questa pittura sono assorbiti in un valore
mitico, vale a dire il paese, la campagna, la marina, le barche pronte
alla pesca, quel modo che è scavato tra paesaggio, luce e colore intriso
anche di solitudine.
E tutto evapora in una fragile poesia che investe ogni cosa dandole
vita e cuore, lo stesso che porta ogni pittore come Novello a far vibrare
la realtà .
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