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Amilcare
Ponchielli, nato a Paderno Fasolaro, in provincia di Cremona il 31 agosto
1834, ha rispecchiato perfettamente la panoramica musicale del tempo,
tesa ad uno sviluppo del melodramma italiano, dove dominava la figura
di Giuseppe Verdi.
Ancora una volta, il genitore fu di importanza fondamentale per il giovane,
infatti "papà Giovanni", oltre ad essere titolare di una bottega di
sali e tabacchi, svolgeva l'attività di organista in Chiesa e di maestro
elementare. Di conseguenza, Amilcare ebbe la prima educazione proprio
dal padre, che gli insegnò la musica e le materie scolastiche.
Nel 1843 entrò al Conservatorio milanese dove, nel 1883 sarebbe diventato
insegnante di composizione. Comunque, le lezioni del padre ebbero un
positivo effetto sul ragazzo e più di un critico ha ritrovato un accostamento
con la formazione musicale di Giuseppe Verdi. Entrambi di umili origini
ed entrambi tenaci studiosi della musica, con la costanza e la voglia
di ampliare le proprie esperienze nel teatro musicale, ebbero la fortuna
di trovare persone che furono molto vicine, aiutandoli in modo tangibile.
In Verdi troviamo la figura del mecenate con Antonio Barezzi e in Ponchielli
il senatore Giovanni Battista Iacini, che aiutò moltissimo il piccolo
Amilcare a fare i primi passi nel mondo musicale. Le prime esperienze
del futuro compositore, riflettono la sua grande musicalità, basata
su una profonda attenzione per la melodia. Non a caso il papà lo educava
al gusto per la melodicità e all'amore per il canto.
Durante gli studi conservatoriali, il padre lo seguiva quotidianamente
e a tal riguardo esiste uno scritto di Antonio Polignano che focalizza
perfettamente l'importante momento vissuto da Ponchielli nella sua vita
di studente:
"Ponchielli apprende così dal padre le prime nozioni musicali, ma
con queste probabilmente anche altri insegnamenti facilmente derivati
da un'umile filosofia di vita che ha nel sacrificio e nel desiderio
del riscatto sociale i suoi principi; principi che a ben vedere lasceranno
nell'indole del ragazzo un'impronta indelebile e che lo spingeranno
ad inseguire per tutta la vita il successo e la stabilità economica
con ostinazione e a vivere sempre nell'ansia e nel timore di perderli".
Ponchielli visse in un periodo di rinnovamento dell'ambiente culturale,
abbinato anche a profonde mutazioni nella musica. La morte di Bellini,
nel 1835 e l'arrestarsi dell'attività di compositore da parte di Donizetti
(1843), sono elementi che lasciano spazio alla produzione teatrale di
giovani compositori.
Anche le famose "Cinque Giornate" del 1848, vissute dal giovane, arricchirono
il suo spiccato gusto per il drammatico, che portò puntualmente nelle
composizioni. Il primo lavoro, malaguratamente scomparso, fu il Duetto
buffo, che venne eseguito in Conservatorio dai suoi compagni e precisamente
Amalia Fumagalli e Giulio Colombo. Un primo timido passo verso composizioni
più impegnative. Il padre, seguì emozionato l'esecuzione del primo lavoro
del figlio da lui stesso indirizzato sin da fanciullo, verso la musica.
Un premio, quindi, meritato e sofferto.
Non
tutti sanno che Ponchielli, oltre ad essere un ottimo musicista, era
anche famoso per le sue distrazioni e, come tutti gli uomini di genio,
fu vittima di questa malattia".
A riguardo, si possono ricordare alcune situazioni che offrono un ottimo
esempio di quest'aspetto:
"Piove a dirotto. Un uomo decentemente vestito, ma nemico giurato
di tutto ciò che possa avere attinenza col buon gusto, passa pel Corso
con passo accelerato, con l'ombrello sotto il braccio e tutto rannicchiato
e in "pardessus" color topo fugge, come avrebbe detto Faldella. Le sue
vesti sono inzuppate, le ali del suo cappello a tuba formano come due
grondaie. A un certo punto egli s'incontra con un amico. - Che pulcino,
Ponchielli! - Oh, addio!...Corro a cambiarmi il vestito. - E perché
non aprire l'ombrello invece di tenerlo chiuso sotto il braccio? - Oh,
perdio, hai ragione! (1) oppure: "A Milano, in Galleria Vittorio
Emanuele, il nostro distratto s'incontra con un amico, col quale si
mette a discorrere e a passeggiare. Dopo una buon'ora dacché sono insieme,
Ponchielli si rivolge all'amico ed esclama: - Oh, buon giorno! Che miracolo
trovarti qui! - Come! Se da un pezzo siamo insieme e ti accorgi di me
solo in questo momento? - Scusa sai...Ho tanti pensieri per la testa!"
(2)
Comunque, al di là di tutto, l'autore de "La Gioconda", rimane uno tra
i più interessanti e geniali creatori del melodramma, in un secolo che
risentiva dell'avvento wagneriano. Morì a Milano nel 1886, cinque anni
prima della scomparsa di Verdi, un'altra figura fondamentale dell'opera,
a livello internazionale. Veramente un secolo d'oro!
1.
"Le Distrazioni di Amilcare Ponchielli" di A. Mandelli - Casa Editrice
L. Battistelli 2. A. Mandelli op. cit., pag. 25 1. "Le Distrazioni di
Amilcare Ponchielli" di A. Mandelli - Casa Editrice L. Battistelli 2.
A. Mandelli op. cit., pag. 25
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