Anno XVI-N.02-2000

 

 

 

 

 

 

 

Adriano Bassi

Amilcare Ponchielli, nato a Paderno Fasolaro, in provincia di Cremona il 31 agosto 1834, ha rispecchiato perfettamente la panoramica musicale del tempo, tesa ad uno sviluppo del melodramma italiano, dove dominava la figura di Giuseppe Verdi.

Ancora una volta, il genitore fu di importanza fondamentale per il giovane, infatti "papà Giovanni", oltre ad essere titolare di una bottega di sali e tabacchi, svolgeva l'attività di organista in Chiesa e di maestro elementare. Di conseguenza, Amilcare ebbe la prima educazione proprio dal padre, che gli insegnò la musica e le materie scolastiche.

Nel 1843 entrò al Conservatorio milanese dove, nel 1883 sarebbe diventato insegnante di composizione. Comunque, le lezioni del padre ebbero un positivo effetto sul ragazzo e più di un critico ha ritrovato un accostamento con la formazione musicale di Giuseppe Verdi. Entrambi di umili origini ed entrambi tenaci studiosi della musica, con la costanza e la voglia di ampliare le proprie esperienze nel teatro musicale, ebbero la fortuna di trovare persone che furono molto vicine, aiutandoli in modo tangibile. In Verdi troviamo la figura del mecenate con Antonio Barezzi e in Ponchielli il senatore Giovanni Battista Iacini, che aiutò moltissimo il piccolo Amilcare a fare i primi passi nel mondo musicale. Le prime esperienze del futuro compositore, riflettono la sua grande musicalità, basata su una profonda attenzione per la melodia. Non a caso il papà lo educava al gusto per la melodicità e all'amore per il canto.

Durante gli studi conservatoriali, il padre lo seguiva quotidianamente e a tal riguardo esiste uno scritto di Antonio Polignano che focalizza perfettamente l'importante momento vissuto da Ponchielli nella sua vita di studente:

"Ponchielli apprende così dal padre le prime nozioni musicali, ma con queste probabilmente anche altri insegnamenti facilmente derivati da un'umile filosofia di vita che ha nel sacrificio e nel desiderio del riscatto sociale i suoi principi; principi che a ben vedere lasceranno nell'indole del ragazzo un'impronta indelebile e che lo spingeranno ad inseguire per tutta la vita il successo e la stabilità economica con ostinazione e a vivere sempre nell'ansia e nel timore di perderli". Ponchielli visse in un periodo di rinnovamento dell'ambiente culturale, abbinato anche a profonde mutazioni nella musica. La morte di Bellini, nel 1835 e l'arrestarsi dell'attività di compositore da parte di Donizetti (1843), sono elementi che lasciano spazio alla produzione teatrale di giovani compositori.

Anche le famose "Cinque Giornate" del 1848, vissute dal giovane, arricchirono il suo spiccato gusto per il drammatico, che portò puntualmente nelle composizioni. Il primo lavoro, malaguratamente scomparso, fu il Duetto buffo, che venne eseguito in Conservatorio dai suoi compagni e precisamente Amalia Fumagalli e Giulio Colombo. Un primo timido passo verso composizioni più impegnative. Il padre, seguì emozionato l'esecuzione del primo lavoro del figlio da lui stesso indirizzato sin da fanciullo, verso la musica. Un premio, quindi, meritato e sofferto.

Non tutti sanno che Ponchielli, oltre ad essere un ottimo musicista, era anche famoso per le sue distrazioni e, come tutti gli uomini di genio, fu vittima di questa malattia".

A riguardo, si possono ricordare alcune situazioni che offrono un ottimo esempio di quest'aspetto:

"Piove a dirotto. Un uomo decentemente vestito, ma nemico giurato di tutto ciò che possa avere attinenza col buon gusto, passa pel Corso con passo accelerato, con l'ombrello sotto il braccio e tutto rannicchiato e in "pardessus" color topo fugge, come avrebbe detto Faldella. Le sue vesti sono inzuppate, le ali del suo cappello a tuba formano come due grondaie. A un certo punto egli s'incontra con un amico. - Che pulcino, Ponchielli! - Oh, addio!...Corro a cambiarmi il vestito. - E perché non aprire l'ombrello invece di tenerlo chiuso sotto il braccio? - Oh, perdio, hai ragione! (1) oppure: "A Milano, in Galleria Vittorio Emanuele, il nostro distratto s'incontra con un amico, col quale si mette a discorrere e a passeggiare. Dopo una buon'ora dacché sono insieme, Ponchielli si rivolge all'amico ed esclama: - Oh, buon giorno! Che miracolo trovarti qui! - Come! Se da un pezzo siamo insieme e ti accorgi di me solo in questo momento? - Scusa sai...Ho tanti pensieri per la testa!" (2)

Comunque, al di là di tutto, l'autore de "La Gioconda", rimane uno tra i più interessanti e geniali creatori del melodramma, in un secolo che risentiva dell'avvento wagneriano. Morì a Milano nel 1886, cinque anni prima della scomparsa di Verdi, un'altra figura fondamentale dell'opera, a livello internazionale. Veramente un secolo d'oro!

 

 

 

 

1. "Le Distrazioni di Amilcare Ponchielli" di A. Mandelli - Casa Editrice L. Battistelli 2. A. Mandelli op. cit., pag. 25 1. "Le Distrazioni di Amilcare Ponchielli" di A. Mandelli - Casa Editrice L. Battistelli 2. A. Mandelli op. cit., pag. 25