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La
periodicità di questa testata sembrerebbe sconsigliare editoriali suggeriti
dalla cronaca: il prezzo minimo da pagare al lettore sono di solito
premesse del tipo "quando leggerete queste righe...", ecc.ecc, per prendere
le distanze da ulteriori sviluppi che taglino fuori i commenti. Personalmente,
invece, ritengo che riflettere sulla realtà, meglio se con l'evidenziatore
di un preciso fatto di cronaca di qualunque colore, sia l'operazione
più seria, necessaria, sensata che si possa tentare in questo mestiere
strampalato di "opinionista", o se preferite di "sensazionista" (proto,"
non sensazionalista", che è il suo contrario), di estensore di sensazioni.
Figuratevi quando lo sviluppo dei fatti mi dà ragione, intendo ragione
al summenzionato metodo: è appena successo con la piega giudiziaria
presa dallo scandalo della "Missione Arcobaleno" e delle ruberie di
Valona.
Nel
numero 9 dell'anno scorso, infatti, in un articolo intitolato "Nella
trappola dell'informazione", e scritto per Leadership ovviamente mesi
prima, quando l'estate ci portò le prime notizie (cfr. "Panorama" e
"Striscia la notizia") sul caso, ragionavo sul medesimo "indipendentemente
dallo sviluppo che lo scandalo avrebbe avuto". Identificavo 4 punti,
a "scandalo caldo": il primo è che la raccolta di 128 miliardi dalla
tasche - e dal cuore - degli italiani restava una straordinaria dimostrazione
di solidarietà. Il secondo che all'origine di "Arcobaleno" c'era comunque
un equivoco: e cioè che la levatrice della missione fosse la Presidenza
del Consiglio invece che qualche organizzazione non governativa come
succede di solito. Di qui un governo che con una mano fa la guerra e
con l'altra coordina gli aiuti ai kosovari.
E poi, mi cito, "l'equivoco è alla base del fatto che se scandalo grande,
medio o piccolo che sia, viene alla luce, è follia minimizzarlo politicamente
ed è follia non prevedere che l'opposizione se ne servirà politicamente".
Aggiungo ora che all'interno del paradosso ce n è un altro: ricordate
come D'Alema si adontò per i sospetti sollevati anche da giornali come
"Repubblica"di Scalfari, con Bobbio e Montanelli speciali "testimonial"
della colletta? E adesso i giudici che indagano non si sperticano nel
precisare che la Presidenza del Consiglio li ha aiutati nelle indagini?
E non sarebbe stato meglio prendere pubblicamente e con energia questa
posizione da subito?
Il terzo punto era di costume: se fai leva sulle emozioni nel domandare
aiuto, come puoi lamentarti del fatto che sia emotiva anche la reazione
alle notizie sulle allora ipotetiche ruberie? E' ovvio oggi, e lo era
all'epoca, che la ferita inferta alla credibilità della missione non
sarebbe stata emozionalmente facile da chiudere. Il quarto punto riguardava
l'informazione (come da titolo): si assisteva a una strumentalizzazione
in dosi industriali della brutta faccenda.
La stampa, scritta e radiotelevisiva, vicina al governo "sopiva e troncava",
quella dell'opposizione strillava come un'aquila, dando purtroppo entrambe
l'impressione (ma la prima assai di più della seconda) che non dei fatti
si intendeva riferire o non riferire bensì della loro utilizzazione
politica. Si speculava sulla disponibilità dimostrata da un popolo,
il nostro, lasciando il dubbio che a maggioranza inversa sarebbe capitato
lo stesso, deprimente fenomeno poli-mediatico. Concludevo, alla lettera
con: "...neppure una cosa così seria come una tragedia e il nostro buon
cuore può sfuggire alla trappola dell'informazione perversa, mai fine
e sempre, subito mezzo"
Ma mentre scrivo è stato sepolto da poco Bettino Craxi: usando lo stesso
metodo di riflessione sulla cronaca, e che cronaca, per una storia così
"storica"...- sono convinto che l'esultanza di alcune figure politiche
di rilievo, "sopravvissute" alla cosiddetta Prima Repubblica, figure
distribuite sia nella maggioranza che nell'opposizione, persone che
hanno partecipato del bottino politico, e non solo, di Craxi e che in
questi anni si erano sempre mosse con circospezione per il retropensiero
" e se arriva un fax da Hammamet?", queste figure esultanti (in privato)
per la scomparsa del loro puparo dicevo, nel prossimo futuro cambieranno
gli scenari italiani, sentendosi le mani più libere. Vogliamo scommettere?
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