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INTERBANCA:IL
PROFUMO DELL'ARROSTO
La
E.C. di Arzignano (VI) dopo aver acquistato azioni Interbanca (al collocamento
ed anche successivamente ) ha chiesto a un noto quotidiano finanziario
un parere sull'investimento e sulla Società.
Dopo aver doverosamente evidenziato i risultati positivi comunicati
con la semestrale, e quasi a giustificare il contenuto interessamento
della Borsa al Titolo, la risposta concludeva con questa annotazione.
"L'attività di banca d'affari è legata all'andamento di
Borsa ed in generale alla fortuna degli investimenti effettuati:
il rischio è dunque elevato" per cui difficilmente i risultati
sono costanti nel tempo. "La prudenza è d'obbligo".
Già: ma la prudenza è d'obbligo sempre quando si valuta
un investimento azionario in quanto si tratta appunto di capitale "di
rischio". In nessuna Società, inoltre, "i risultati sono costanti
nel tempo"; un minimo di approfondimento sul passato di Società
oggi ritenute del tutto affidabili evidenzia i periodi di crisi che
hanno dovuto affrontare e di "preoccupazione" per i loro azionisti.
Certo, l'azione Interbanca non si presta alla speculazione, ai rialzi
improvvisi, alle "cotte" da parte dei fondi e/o dal pubblico dei Borsini,
come evidenzia l'analisi dei quantitativi giornalmente trattati. Non
è, in sostanza, un titolo con il quale si può "giocare"
in Borsa.
Questo deve essere chiaro prima di effettuare l'investimento, poco o
tanto che ne sia il controvalore. Attualmente il titolo si avvicina
ai 14 Euro con una plusvalenza del 6% circa sul prezzo di collocamento
in giugno. E' molto poco rispetto alle plusvalenze strategiche dei titoli
di higt-tech, ma è molto di più rispetto a quelli che
nel '99 sono regrediti e sono ben lontani dai massimi registrati in
un passato non lontano.
E' altrettanto vero, inoltre, che l'investimento in Interbanca dà
certezza di dividendo e quindi assicura un reddito, mentre molte delle
Società di "moda" hanno dichiarato che per i prossimi anni non
distribuiranno dividendi
Ciò detto, una meditata valutazione di Interbanca e della sua
gestione attuale dovrebbe rassicurare l'investitore. I dati del preconsuntivo
comunicati in questi giorni indicano, infatti, che i risultati del '99
sono del tutto soddisfacenti.
L'aumento degli impieghi nella concessione di credito a medio termine
(+9%) è indice di una crescente aspettativa da parte dei clienti
e di una valutazione positiva da parte della Società.
L'incremento del "risultato di gestione" (+43%) e dell' utile netto
(+59%) meritano di essere apprezzati.
Certo nessuno può scommettere sul futuro, ma nessuno, a fronte
di queste positive risultanze, può ragionevolmente pronosticarlo
"preoccupante"
Se un appunto può muoversi a chi amministra la Società
è una certa "ritrosia" a promuoverne l'immagine e ad evidenziarne,
con opportune iniziative, strutture, contenuti, attività e risultati.
Questo eccesso di "riservatezza" si ripercuote inevitabilmente sulla
quotazione del titolo. Si investe in chi si conosce e si conosce chi
vuole e sa farsi conoscere: può piacere o non piacere, ma è
così.
Se è vero che molto fumo spesso equivale a poco arrosto, è
altrettanto vero che per invogliare a comprare l'arrosto si deve quantomeno
diffonderne il profumo.
BANCA
AGRICOLA MANTOVANA:CHIACCHERE AL VENTO
L'assalto
vittorioso della Banca Monte Paschi Siena alla Banca Agricola Mantovana
è storia nota.
E' forse meno noto al grande pubblico che
la BMPS dopo aver acquisito con l'OPA oltre il 73% del capitale (scaduto
anche il termine per il recesso) ha voluto che una assemblea deliberasse
una "abbondante" distribuzione delle riserve con la quale la BMPS ha
incassato oltre 260 miliardi.
Nel verbale dell'assemblea del 4.10.'99
si legge:
1) "distribuzione straordinaria di riserve".
"Il presidente ricorda come la Banca abbia
perseguito nel tempo un obiettivo di rafforzamento della struttura patrimoniale,
presidio indispensabile per garantire solidità e sviluppo, sia
con aumenti di capitale sia, soprattutto, con una politica di accantonamento
di una parte consistente degli utili. Gli indici di patrimonializzazione
raggiunti sono tra i più elevati del sistema bancario nazionale".
Tale tradizionale impostazione ha subito
un'evoluzione in tempi recenti, sia per il sempre più frequente
utilizzo di metodologie di allocazione del capitale per aree di business,
sia per il sensibile calo dei saggi di interesse, che ha fortemente
diminuito la redditività del patrimonio libero. In tale contesto
la distribuzione straordinaria di riserve, rappresenta una prima
azione tesa all'ottimizzazione dei mezzi patrimoniali, pur nel
rispetto dei coefficienti di solvibilità, e, di conseguenza,
alla "creazione di valore per l'azionista" (equi ritorni economici sul
capitale investito ).
Dopo neppure quattro mesi, il Consiglio
di Amministrazione smentisce le proprie affermazioni nel modo più
clamoroso.
Nel comunicato stampa emesso in data 7
febbraio, sul preconsuntivo dell'esercizio 1999 si legge:
"il conto economico ha fatto registrare
una flessione dell'utile netto a 118,3 mld rispetto ai circa 140 mld
del precedente esercizio (-15,7%) (omissis?). La flessione dell'utile
è pertanto derivata da una politica di accantonamento e svalutazioni
su crediti effettuati con criteri estremamente prudenziali che consentirà
di riversare i propri benefici negli esercizi futuri. Da rilevare, a
tale proposito, come, sempre a titolo prudenziale sia stata contabilizzata
una parte dei crediti d'imposta per fiscalità differita di cui
la Banca avrebbe potuto aver diritto".
Il comunicato non precisa l'entità
dagli "accantonamenti" estremamente prudenziali, né quella del
"credito d'imposta". Ad ottobre, quindi, si giustifica la distribuzione
delle riserve con l'opportunità di ridurre il patrimonio in quanto
eccedente le esigenze della Banca.
A febbraio si decidono "accantonamenti
estremamente prudenziali" ai fini di una migliore patrimonializzazione.
Ed ancora, ad ottobre si assicura che la
distribuzione di riserve è uno strumento per assicurare agli
azionisti "equi ritorni economici sul capitale investito" ed a febbraio
si "taglia" l'utile con le inevitabili ripercussioni sul dividendo.
Il brutto è che molta stampa pubblica
senza approfondimenti le "fesserie" di cui spesso sono infarciti i comunicati
di molte Società, e ciò consente ad alcuni Consigli di
Amministrazione di contraddirsi impunemente.
Perché, ad essere chiari, o erano
"fesserie" le argomentazioni a sostegno della distribuzione di riserve
voluta il 4 ottobre, o sono "fesserie" quelle che giustificherebbero
gli accantonamenti "estremamente" prudenziali proposti in bilancio.
"Tertium non datur". I distinguo ed i "sofismi"
infatti sarebbero soltanto chiacchiere al vento.
LA
RINASCENTE:OBIETTIVI ANNUNCIATI, MANCATI E...DIMENTICATI
Le
tre tavolette sono un gioco con il quale disponendo con
abile rapidità le carte sul tavolo si inducono i
giocatori in errore, richiamando la loro attenzione su una
carta piuttosto che su un'altra inducendo così a "puntare" in
modo errato.
In questi giorni
numerosi Consigli di Amministrazione esaminano
i preconsuntivi del '99; puntuali arrivano i comunicati stampa
che ne diffondono le risultanze con una tecnica che
in qualche misura (mutatis mutandis) richiama quella delle tre
tavolette : attrarre l'attenzione del lettore su alcuni dati del consuntivo
opportunamente evidenziandoli in modo che passino "inosservati" gli
elementi caratterizzanti la gestione enunciati nel prosieguo.
Un classico - detto senza alcuna volontà
di diffamare e/o di offendere appare il comunicato stampa
della Rinascente datato 27 gennaio.
La prima frase evidenza che "le vendite"
del Gruppo hanno superato 10.000 miliardi.
Nel secondo periodo si sottolinea che l'incremento
è stato del 18,5%.
Il lettore, così, è
" colpito" e memorizza: fatturato oltre 10.000 mld, incremento
del 18,5%; istintivamente conclude: "però il 99 è stato
un ottimo esercizio!" Chi, inappagato, prosegue la lettura, apprende
che a parità di area di consolidamento, l'incremento effettivo
è del 7,3% : suggestionato però dal 18,5 è
indotto a minimizzarne il significato.
Nel prosieguo il comunicato, sottolinea
che l'andamento del Gruppo è stato nettamente superiore a quello
del settore .
Al termine informa "che il programma di
sviluppo" ha registrato nel '99 l'apertura di 1 ipermercato, 5 supermercati,
3 gallerie di negozi, 3 Upim, 1 grande magazzino "La Rinascente", 1
Bricocenter e 1 Leroy Merlin, oltre la riapertura, dopo
completa ristrutturazione dei magazzini Upim di Milano S. Babila
e Spadari.
Il testo chiude, quindi, suscitando nel
lettore una valutazione positiva. Il gioco è riuscito: l'attenzione
è stata "orientata" nella direzione voluta.
La stampa, infatti, ha concentrato
i titoli sul fatturato oltre 10.000 miliardi e sull'incremento
del 18,5%. Qualcuno (lodevole eccezione!) ha riferito del
7,3%; nessuno ha annotato che l'incremento (tutto sommato modesto) del
7,3% potrebbe essere derivato, in parte e/o in tutto, dall'apporto delle
nuove aperture.
Nessuno, inoltre, ha ricordato che
l'Amministratore Delegato della Rinascente Giovanni Cabolli
Gigli in occasione dell'esame del bilancio '98 aveva indicato
per il '99 in oltre 10.700 mld il fatturato, un incremento del 23% ed
un ROE in ascesa dal 10 al 15%.
Si può aggiungere che nel comunicato
non è stato fatto alcun riferimento alla redditività dell'azienda,
nel '99, all'unico dato che interessa il mercato e gli azionisti.
L'8 febbraio ci sarà un'assemblea:
forse si saprà di più sugli obiettivi annunciati, mancati
e... dimenticati.
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