Anno XVI-N.02-2000

 

 

 

 

 

 

INTERBANCA:IL PROFUMO DELL'ARROSTO

La E.C. di Arzignano (VI) dopo aver acquistato azioni Interbanca (al collocamento ed anche successivamente ) ha chiesto a un noto quotidiano finanziario un parere sull'investimento e sulla Società. 
Dopo aver doverosamente evidenziato i risultati positivi comunicati con la semestrale, e quasi a giustificare il contenuto interessamento della Borsa al Titolo, la risposta concludeva con questa annotazione. "L'attività di banca d'affari è legata all'andamento di Borsa ed in  generale alla fortuna degli investimenti effettuati: il rischio è dunque elevato" per cui difficilmente i risultati sono costanti nel tempo. "La prudenza è d'obbligo". 

Già: ma la prudenza è d'obbligo sempre quando si valuta un investimento azionario in quanto si tratta appunto di capitale "di rischio". In nessuna Società, inoltre, "i risultati sono costanti nel tempo"; un minimo di approfondimento sul passato di Società oggi ritenute del tutto affidabili evidenzia i periodi di crisi che hanno dovuto affrontare e di "preoccupazione" per i loro azionisti.

Certo, l'azione Interbanca non si presta alla speculazione, ai rialzi improvvisi, alle "cotte" da parte dei fondi e/o dal pubblico dei Borsini, come evidenzia l'analisi dei quantitativi giornalmente trattati. Non è, in  sostanza, un titolo con il quale si può "giocare" in Borsa. 

Questo deve essere chiaro prima di effettuare l'investimento, poco o tanto che ne sia il controvalore. Attualmente il titolo si avvicina ai 14 Euro con una plusvalenza del 6% circa sul prezzo di collocamento in giugno. E' molto poco rispetto alle plusvalenze strategiche dei titoli di higt-tech, ma è molto di più rispetto a quelli che nel '99 sono regrediti e sono ben lontani dai massimi registrati in un passato non lontano. 

E' altrettanto vero, inoltre, che l'investimento in Interbanca dà certezza di dividendo e quindi assicura un reddito, mentre molte delle Società di "moda" hanno dichiarato che per i prossimi anni non distribuiranno dividendi 

Ciò detto, una meditata valutazione di Interbanca e della sua gestione attuale dovrebbe rassicurare l'investitore. I dati del preconsuntivo comunicati in questi giorni indicano, infatti, che i risultati del '99 sono del tutto soddisfacenti.

L'aumento degli impieghi nella concessione di credito a medio termine (+9%) è indice di una crescente aspettativa da parte dei clienti e di una valutazione positiva da parte della Società.

L'incremento del "risultato di gestione" (+43%) e dell' utile netto (+59%) meritano di essere apprezzati.

Certo nessuno può scommettere sul futuro, ma nessuno, a fronte di queste positive risultanze, può ragionevolmente pronosticarlo "preoccupante" 

Se un appunto può muoversi a chi amministra la Società è una certa "ritrosia" a promuoverne l'immagine e  ad evidenziarne, con opportune iniziative, strutture, contenuti, attività e risultati. Questo eccesso di "riservatezza" si ripercuote inevitabilmente sulla quotazione del titolo. Si investe in chi si conosce e si conosce chi vuole e sa farsi conoscere: può piacere o non piacere, ma è così.

Se è vero che molto fumo spesso equivale a poco arrosto, è altrettanto vero che per invogliare a comprare l'arrosto si deve quantomeno diffonderne il profumo. 

BANCA AGRICOLA MANTOVANA:CHIACCHERE AL VENTO

L'assalto vittorioso della Banca Monte Paschi Siena alla Banca Agricola Mantovana è storia nota. 
E' forse meno noto al grande pubblico che la BMPS dopo aver acquisito con l'OPA oltre il 73% del capitale (scaduto anche il termine per il recesso) ha voluto che una assemblea deliberasse una "abbondante" distribuzione delle riserve con la quale la BMPS ha incassato oltre 260 miliardi.

Nel verbale dell'assemblea del 4.10.'99 si legge:

1) "distribuzione straordinaria di riserve".

"Il presidente ricorda come la Banca abbia perseguito nel tempo un obiettivo di rafforzamento della struttura patrimoniale, presidio indispensabile per garantire solidità e sviluppo, sia con aumenti di capitale sia, soprattutto, con una politica di accantonamento di una parte consistente degli utili. Gli indici di patrimonializzazione raggiunti sono tra i più elevati del sistema bancario nazionale". 

Tale tradizionale impostazione ha subito un'evoluzione in tempi recenti, sia per il sempre più frequente utilizzo di metodologie di allocazione del capitale per aree di business, sia per il sensibile calo dei saggi di interesse, che ha fortemente diminuito la redditività del patrimonio libero. In tale contesto la distribuzione straordinaria di riserve, rappresenta  una prima azione tesa all'ottimizzazione dei mezzi patrimoniali, pur nel  rispetto dei coefficienti di solvibilità, e, di conseguenza, alla "creazione di valore per l'azionista" (equi ritorni economici sul capitale investito ).

Dopo neppure quattro mesi, il Consiglio di Amministrazione smentisce le proprie affermazioni nel modo più clamoroso. 

Nel comunicato stampa emesso in data 7 febbraio, sul preconsuntivo dell'esercizio 1999 si legge:

"il conto economico ha fatto registrare una flessione dell'utile netto a 118,3 mld rispetto ai circa 140 mld del precedente esercizio (-15,7%) (omissis?). La flessione dell'utile è pertanto derivata da una politica di accantonamento e svalutazioni su crediti effettuati con criteri estremamente prudenziali che consentirà di riversare i propri benefici negli esercizi futuri. Da rilevare, a tale proposito, come, sempre a titolo prudenziale sia stata contabilizzata una parte dei crediti d'imposta per fiscalità differita di cui la Banca avrebbe potuto aver diritto".

Il comunicato non precisa l'entità dagli "accantonamenti" estremamente prudenziali, né quella del "credito d'imposta". Ad ottobre, quindi, si giustifica la distribuzione delle riserve con l'opportunità di ridurre il patrimonio in quanto eccedente le esigenze della Banca.

A febbraio si decidono "accantonamenti estremamente prudenziali" ai fini di una migliore patrimonializzazione. 

Ed ancora, ad ottobre si assicura che la distribuzione di riserve è uno strumento per assicurare agli azionisti "equi ritorni economici sul capitale investito" ed a febbraio si "taglia" l'utile con le inevitabili ripercussioni sul dividendo.

Il brutto è che molta stampa pubblica senza approfondimenti le "fesserie" di cui spesso sono infarciti i comunicati di molte Società, e ciò consente ad alcuni Consigli di Amministrazione di contraddirsi impunemente. 

Perché, ad essere chiari, o erano "fesserie" le argomentazioni a sostegno della distribuzione di riserve voluta il 4 ottobre, o sono "fesserie" quelle che giustificherebbero gli accantonamenti "estremamente" prudenziali proposti in bilancio.

"Tertium non datur". I distinguo ed i "sofismi" infatti sarebbero soltanto chiacchiere al vento.

 

LA RINASCENTE:OBIETTIVI ANNUNCIATI, MANCATI E...DIMENTICATI

 

Le  tre tavolette sono un  gioco con il quale  disponendo con abile rapidità le carte  sul tavolo si inducono  i giocatori in  errore,  richiamando la loro attenzione su una  carta piuttosto che su un'altra inducendo così a "puntare" in modo errato.
In   questi  giorni  numerosi  Consigli   di  Amministrazione esaminano i preconsuntivi del '99; puntuali arrivano i comunicati  stampa che  ne diffondono  le risultanze  con una tecnica che in qualche misura (mutatis  mutandis) richiama quella delle tre tavolette : attrarre l'attenzione del lettore su alcuni dati del consuntivo opportunamente evidenziandoli in modo che passino "inosservati" gli elementi caratterizzanti la gestione enunciati nel prosieguo.

Un classico - detto senza alcuna volontà di diffamare e/o di offendere appare il  comunicato  stampa della  Rinascente datato 27 gennaio.

La prima frase evidenza che "le vendite" del Gruppo hanno superato 10.000 miliardi.

Nel secondo periodo si sottolinea che l'incremento è stato del 18,5%.

Il  lettore, così, è " colpito"  e memorizza: fatturato oltre 10.000 mld, incremento del 18,5%; istintivamente conclude: "però il 99 è stato un ottimo esercizio!" Chi, inappagato, prosegue la  lettura, apprende  che a  parità di area di consolidamento, l'incremento effettivo è del 7,3% : suggestionato però dal  18,5 è indotto a minimizzarne il significato.

Nel  prosieguo il comunicato, sottolinea  che l'andamento del Gruppo è stato nettamente superiore a quello del settore .

Al termine informa "che il programma di sviluppo" ha registrato nel '99 l'apertura di 1 ipermercato, 5 supermercati, 3 gallerie di negozi, 3 Upim, 1 grande magazzino "La Rinascente", 1 Bricocenter e 1 Leroy Merlin, oltre la riapertura,  dopo  completa  ristrutturazione dei magazzini Upim di Milano S. Babila e Spadari.

Il testo chiude, quindi, suscitando nel lettore una valutazione positiva. Il gioco è riuscito: l'attenzione è stata  "orientata" nella direzione voluta.

La  stampa, infatti,  ha concentrato  i titoli  sul fatturato oltre  10.000 miliardi e sull'incremento  del 18,5%. Qualcuno (lodevole  eccezione!) ha riferito del  7,3%; nessuno ha annotato che l'incremento (tutto sommato modesto) del 7,3% potrebbe essere derivato, in parte e/o in tutto, dall'apporto delle nuove aperture.

Nessuno,  inoltre, ha ricordato che l'Amministratore Delegato della Rinascente Giovanni  Cabolli  Gigli in occasione dell'esame  del bilancio '98 aveva indicato per il '99 in oltre 10.700 mld il fatturato, un incremento del 23% ed un ROE in ascesa dal 10 al 15%.

Si può aggiungere che nel comunicato non è stato fatto alcun riferimento alla redditività dell'azienda, nel '99, all'unico dato che interessa il mercato e gli azionisti.

L'8 febbraio ci sarà un'assemblea: forse si saprà di più sugli obiettivi annunciati, mancati e... dimenticati.