![]() |
|
|
|
|
.
|
Oreste Perrella |
.
|
Negli ultimi anni progressi
farmacologici ed immunopato Questa metamorfosi è avvenuta grazie alle migliori e più rapide conoscenze del ruolo del sistema immune e dei suoi complessi networks, che coinvolge lo studio del timo, del repertoire T linfocitario, alla cresciuta importanza dello studio del tessuto linfoide ed alla introduzione delle nuove terapie combinate basate sull'associazione diversa di inibitori delle proteasi, analoghi nucleosidici e non (Figura 1). Oggi è pertanto opportuno definire l'infezione da HIV come una malattia cronica in cui la storia naturale è determinata dall'equilibrio dinamico tra la capacità di sopravvivenza del virus e la possibilità dell'organismo di neutralizzarlo non escludendo il ruolo di fattori genetici; in questo scenario il sistema immune, pur impegnando tutte le sue numerose risorse, non riesce ad eradicare il virus. Questi nuovi concetti hanno prodotto una serie di prospettive patogenetiche abbastanza chiare, quali: a. non esiste una latenza biologica dell'infezione. Il virus, anche se in quantità ridotta, soprattutto nei linfonodi continua a replicare; b. il sistema immune, sin dalle fasi più precoci dell'infezione, è esposto ad una attivazione cronica; c. il tipo di risposta immune nelle fasi iniziali dell'infezione (espressione delle molecole HLA, delezione del repertoire T linfocitario, tipo di recettori per le chemochine) può condizionare la storia della malattia; d. uno stato di depressione cronica di alcune funzioni immuni (linfopenia dei linfociti "naive", linfociti mai venuti a contatto con l'antigene), coesiste con l'attivazione cronica e/o segue, determinando un background assai caratteristico in cui si assiste alla contemporanea presenza di aumento e diminuzione di determinate popolazioni linfocitarie e citochine; e. il problema della ricostituzione immune dopo la terapia HAART; f. la possibilità di associare altre terapie a quella antiretrovirale, per una migliore eradicazione del virus dalle cellule "reservoir". ATTIVAZIONE IMMUNOLOGICA NELLE
INFEZIONI L'infezione primaria da HIV determina una
massiccia replicazione virale che diffonde il virus agli organi linfoidi,
caratterizzando una risposta immune sia umorale sia cellulare molto vigorosa,
che, tuttavia, non impedisce allo stesso virus di continuare a replicare in
tessuti inaccessibili al sistema immune come il SNC, i macrofagi e le cellule
"resting", ossia non in fase attiva ove il virus è integrato come
provirus DNA. Tanto caratterizza, soprattutto, la fase asintomatica
dell'infezione. La viremia presente, dopo circa 6 mesi
dall'infezione, può essere un criterio predittivo di progressione, ed è
influenzata sia da fattori correlati al sistema immune (citochine,
chemochine e loro recettori, molecole HLA) sia al virus (capacità
replicativa, tasso di mutazioni, citopaticità). - presenza di numerosi T-linfociti CD8 citotossici specifici per il virus ed attivati; - espressione di markers di attivazione specifica dei T linfociti (recettore CD69; recettore per la IL-2; recettori per la transferrina); - produzione abnorme di citochine Th1, ossia pro-infiammatorie, progressivamente sostituite da citochine Th2, anti-infiammatorie, che possono essere dannose ai fini di una induzione di efficacia della immunità cellulare. A tal riguardo, recentemente, Autran et
al. hanno definito il ruolo di alcuni linfociti, dotati del recettore
CD7+ , i linfociti CD4+CD7+, che si associano ad un profilo secretorio
citochinico di tipo Th0/Th1, mentre i linfociti CD4 non dotati di tale
recettore, i linfociti CD4+CD7-, sarebbero associati ad un profilo prevalente
di tipo Th2. Questa equazione, attivazione
immunologica=maggiore progressione, è infatti osservata nei soggetti
Africani ove le coinfezioni da HIV con malattie parassitarie endemiche
determinano una più rapida evoluzione dell'infezione. Da tali premesse, si evince che la distruzione dei linfociti CD4+ più che effetto di un danno patogenetico sembra epifenomeno di una potente attivazione immunologica e dei suoi numerosi mediatori tra cui i linfociti CTL (in analogia ad altre importanti patologie umane come l'epatite cronica B) e diversi mediatori quali le citochine. RUOLO GENETICO E' noto che il genere umano è
caratterizzato da un'elevata variabilità individuale e che la maggiore o
minore capacità di resistere alle infezioni è condizionata da differenti
assetti genici ed, in particolare, degli aplotipi HLA. La scoperta recente che alcuni geni conferivano una quasi totale immunità alle infezioni da HIV all'1% di soggetti di razza caucasica e che alti livelli di chemochine avevano un potere soppressivo sulla replicazione del virus ha rafforzato il concetto del condizionamento genetico sull'espressione e prognosi della infezione. Queste scoperte hanno fornito nuovi elementi alla costruzione di un più corretto modello patogenetico che prevede la presenza di co-recettori (per le chemochine) per la penetrazione del virus nella cellula target. Questi co-recettori sono utilizzati, normalmente, dalle chemochine. Notevoli dubbi esistono sul fatto che alti livelli di chemochine siano protettivi per l'infezione da HIV, mentre non esistono dubbi che uno stato di omozigosi (raro) per il deficit del gene CCR5 conferisce una protezione nei confronti del virus HIV. TIMO La funzione del timo declina
progressivamente con l'età come confermano studi bioptici e radiologici. Nei
soggetti HIVAb+, la residua funzione del timo è rapidamente annullata come è
osservato anche nei bambini con tale infezione. - genera i linfociti naive e CD8+; - assicura un'ampia eterogeneità del repertoire dei recettori per l'antigene (TCR). In caso di continua distruzione dei linfociti naive senza una nuova generazione, per il mantenimento dell'omeostasi linfocitaria, l'organismo può provvedere con l'espansione periferica di cellule già esistenti. In breve, per mantenere costante il livello
di linfociti, si assiste ad una divisione di quelli esistenti; ma questo
comporta una diminuzione dei livelli di eterogeneità del repertoire dei
T-linfociti, ossia della funzione di riconoscere molti antigeni.
Nel corso della vita, questi livelli
diminuiscono proporzionalmente con l'età. In pazienti con infezioni da HIV, i
livelli di TREC sono risultati più bassi rispetto a quelli descritti in
controlli sani di pari età. Queste ipotesi confermano che alla
distruzione dei linfociti CD4+, l'organismo risponde con diversi meccanismi
nel tentativo di mantenere costante il pool di linfociti circolanti. Sino a
poco tempo fa, la più seguita ipotesi circa la patogenesi della linfopenia
CD4+ sosteneva che il livello dei linfociti CD4+ era il risultato di un
equilibrio tra distruzione e produzione e che, a lungo termine, le capacità
riproduttive si esaurivano determinando la grave deplezione dei linfociti
CD4+. - la quantità di linfociti CD4+ distrutti non correlava alla nuova produzione di linfociti; - la produzione di cellule CD4+ nei soggetti HIV Ab+ non è significativamente diversa, nelle fasi precoci, da quella dei soggetti HIV-negativi, essendo il turnover appena 2-3 volte più elevato. Alla luce di questi recenti studi, l'equazione distruzione=ricostituzione non sembra più accettabile emergendo che la limitata capacità di rinnovare le cellule è uno dei meccanismi possibili della progressiva distruzione del sistema immune. TERAPIA HAART E RICOSTITUZIONE IMMUNOLOGICA Molti studi hanno evidenziato che la
terapia combinata antiretrovirale esercita un ruolo importante nella
patogenesi delle infezioni da HIV, migliorando l'omeostasi linfocitaria e
riducendo la replicazione virale. Questi dati non sono, in seguito, stati condivisi da altri autori, ed anche il nostro gruppo di ricerca dell'Ospedale D.Cotugno (Perrella, Guarnaccia, Atripaldi, D'Antonio, Canonico e De Luca) in cooperazione con il gruppo di Immunologia dell'Università Federico II (Racioppi, Matarese) ha evidenziato con alcuni dati preliminari presentati in occasione di "International Conference on Emergence of Infectious Diseases ", Napoli 1998, che l'incremento dei linfociti naive non era significativo dopo 12 mesi di terapia, mentre l'incremento dei linfociti memoria era confermato sin dalla 4a settimana di trattamento. Il nostro studio (attualmente submitted in
AIDS) (Tab.I) era effettuato sia sul sangue periferico sia su sospensioni
cellulari ottenute da biopsia linfonodale ed era relativo all'analisi delle cellule
memoria, naive, dei linfociti CD8+CD38+ e di un nuovo immunofenotipo, i
linfociti CD4+CD7+ , che è correlato ad un profilo citochinico di tipo,
prevalentemente, Th1. - significativa riduzione dei linfociti CD8+CD38+ nel sangue periferico rispetto ai linfonodi; - i linfociti naive non erano diversi nei due distretti; - i linfociti CD4+CD7+ erano diminuiti nei due distretti. In sintesi da questi dati preliminari è possibile ricavare che: - l'aumento, almeno nei primi mesi, di terapia è correlabile ad una ridistribuzione dei T linfociti dal tessuto linfoide alla periferia; - l'attivazione T linfocitaria è solo diminuita in periferia ma persiste a livello dei linfonodi; - nei nostri pazienti, dopo 12 mesi di terapia, non era evidenziata alcuna ripresa della popolazione naive. Questa considerazione era suffragata anche da un altro studio del nostro gruppo, ove l'analisi del repertoire T linfocitario evidenziava una migliore eterogeneità nei linfonodi rispetto al sangue periferico;in altri termini, questa ridistribuzione garantirebbe una migliore qualità funzionale dei T linfociti versus un maggior numero di antigeni, determinando la riduzione dell'incidenza di patologie infettive opportunistiche. Un altro aspetto importante della terapia
HAART è legato alla sua durata: è noto che una sospensione può rapidamente
determinare un rebound della viremia. Un limite ulteriore di questa terapia è
determinato, inoltre, dalla sua inefficacia nei confronti del reservoir
cellulare infetto, ossia di quelle cellule che sono in fase di quiescenza e
sfuggono all'azione dei farmaci ed infine dall'emergenza di ceppi resistenti.
PROSPETTIVE La durata ed il costo dei farmaci antiretrovirali rappresentano dei problemi irrisolti ad alto impatto sia in termini di prognosi sia di Sanità Pubblica e ciò costituisce uno dei compiti a cui è chiamata a rispondere l'autorità regionale sanitaria che si snoda attraverso l'interazione tra l'Assessore alla Sanità, on.Ettore Liguori, l'Area di Assistenza Sanitaria, coordinata dal Dr. Roberto Pepe ed il Cerifarc, scientificamente coordinato dallo scrivente. Uno dei prossimi obiettivi è la formulazione,
da parte del nostro gruppo, di un protocollo di terapia combinata tra farmaci
antiretrovirali, ovvero di associazione tra IL-2 e la terapia HAART .
La metodologia diagnostica sarà effettuata mediante la determinazione monitorata delle seguenti variabili: a. analisi degli immunofenotipi T linfocitari circolanti (naive, memory, CD4+ ,CD8+); b. valutazione dello stato di attivazione dei linfociti CD8+; c. analisi del repertorio T linfocitario mediante la metodica di "Spectratyping" basata sulla determinazione del TCR e delle sue regioni variabili; d. misurazione dei livelli plasmatici di citochine Th1 e Th2 e della Leptina; e. livelli di TRECs mediante PCR Real Time; f. analisi quantitativa dell'HIV RNA circolante mediante RT-PCR. CONCLUSIONI Nonostante i numerosi progressi, la
immunopatogenesi dell'AIDS ed una terapia definitiva restano ancora da
definire.Sembra chiaro che il sistema immune non svolge solo un ruolo
passivo di target dell'infezione ma anche un ruolo attivo espresso
dalla stimolazione sull'amplificazione virale tramite la mediazione di
citochine e chemochine. Oreste Perrella |
|
..
![]() |
Leadership Medica®
Mensile di scienza medica e
attualita`
Copyright 1997© All Rights Reserved