| LICHEN
PLANUS
Il lichen planus può
essere presente sulla cute e sulle mucose orale e genitale.
Sebbene l'eziologia rimanga
misteriosa, pare essere una malattia causata dal fattori multifattoriali
con un comune meccanismo patogenetico, rappresentato da una modificazione
antigenica delle cellule basali epiteliali, che innesca una risposta autoimmune.
Il lichen planus orale (LPO)
è più comune rispetto alla forma cutanea. La prevalenza è
dell'1,9% per la LPO e dello 0,23% per il lichen planus cutaneo.
Eziopatogenesi
Il primo evento che determina
l'insorgenza del lichen planus è il danno alle cellule basali che
attiva una risposta immune cellulo-mediata con un deposito nella lamina
propria di un infiltrato infiammatorio composto principalmente dai linfociti
T (CD4+ e CD8+).
Il LPO è stato associato
a malattie sistemiche come il diabete mellito e l'ipertensione, e recentemente,
all'epatite cronica da HCV.
Lesioni lichenoidi, simili
al lichen planus, possono essere indotte da vari medicamenti, come anti-ipertensivi,
antibiotici, farmaci anti-infiammatori e antimalarici.
Anche le otturazioni in
amalgama o in oro possono indurre reazioni lichenoidi nella mucosa orale
adiacente.
Aspetti clinici
Il LPO si presenta con strie
bianche reticolari, placche bianche, eritema o ulcerazioni.
Il LPO può avere
un'apparenza multiforme. Le lesioni reticolari sono localizzate solitamente
sulla mucosa della guancia (Fig. 4), sulla gengiva, sul palato, sulla lingua
e sulle labbra.
Le forme eritematose e atrofiche
mostrano una preferenza per il dorso della lingua, la gengiva e la mucosa
buccale.
Placche bianche con una
morfologia variabile possono svilupparsi sul dorso della lingua (Fig. 5).
Le forme sintomatiche sono quelle eritematose, atrofiche e ulcerative (Figg.
6 e 7).
La forma ulcerativa si presenta
più frequentemente sulla mucosa vestibolare e sulla superficie della
lingua.
Le lesioni cutanee da lichen
planus appaiono come papule poligonali con un reticolo di strie bianche
sulla superficie, come se fossero ornate di trine (strie di Wickham) (Fig.
8).
È importante ricordare
che diversi studi hanno suggerito un'accresciuta incidenza di displasia
o di carcinoma a cellule squamose nei pazienti con lichen planus. Recenti
studi hanno mostrato un aumento statistico potenziale del carcinoma orale
dallo 0,5 all'1,2%.
Lo sviluppo del carcinoma
orale sembra essere più frequente nei pazienti con ulcerazioni linguali
di lunga durata.
Tuttavia, e nonostante queste
considerazioni, non c'è nessuna prova conclusiva per affermare che
il LPO è associato allo sviluppo del carcinoma orale.
Patologia
La biopsia è sempre
necessaria per confermare la diagnosi di LPO e per escludere la displasia,
soprattutto quando sono presenti lesioni a placca e lesioni eritematose
o ulcerative.
Le caratteristiche istopatologiche
classiche del LPO consistono nell'ispessimento dello strato granulare,
nella degenerazione delle cellule basali, nelle creste epiteliali a denti
di sega e nell'atrofia degli strati epiteliali, nei corpi di Civatte e
in un infiltrato linfocitico a banda (Fig. 9).
L'immunofluorescenza diretta
rivela la fibrina a livello della membrana basale oppure di IgG nei corpi
di Civatte.
Si tratta tuttavia di alterazioni
non specifiche, in quanto rilevabili anche in altre malattie bollose.
Terapia
Il trattamento del LPO viene
istituito generalmente solo quando siano presenti erosioni od ulcerazioni.
Poiché il lichen
planus reticolare è asintomatico non è necessario alcun trattamento.
Prima di intraprendere qualunque
terapia locale o sistemica, sarà importante eliminare tutti i fattori
locali potenzialmente responsabili della genesi delle lesioni orali.
Deve poi essere istituito
un buon regime igienico del cavo orale e rimuovere l'amalgama di otturazioni
dentarie di vecchia data e curare le carie eventuali.
I pazienti con gravi lesioni
erosive necessitano di un trattamento aggressivo con corticosteroidi che
rappresentano ancora l'approccio terapeutico di elezione.
Il flucinonide topico o
l'unguento di clobetasol mescolato con orabase sono tra i migliori medicamenti
locali.
Per le lesioni gengivali,
è molto utile un soft-bite che funga da portaimpronte per tenere
in luogo l'unguento.
Le ulcerazioni di grandi
dimensioni rispondono ai farmaci intralesionali come il triamcinolone acetonide.
Il prednisone sistemico
può essere indicato occasionalmente per il lichen planus erosivo
grave con un dosaggio di 50-75 mg/die. I retinoidi sintetici (etretinato)
sono stati impiegati recentemente nel trattamento del LPO con risultati
positivi.
Purtroppo l'efficacia di
questi farmaci è limitata a causa degli effetti collaterali come
la secchezza della cute e delle labbra.
A causa della loro teratogenicità
potenziale, i retinoidi devono essere impiegati con cautela.
Nel LPO erosivo, sebbene
siano stati riportati risultati contraddittori, l'uso della ciclosporina
topica può essere utile.
ERITEMA MULTIFORME
L'eritema multiforme (EM)
è una malattia mucocutanea ulcerativa ad eziologia incerta. Si presenta
in giovani adulti di età compresa fra i 20 e i 30 anni.
Gli uomini sono colpiti
più frequentemente delle donne.
Eziopatogenesi
L'EM è considerato
un processo immuno-mediato, simile alla vasculite.
In circa il 50% dei pazienti
affetti è possibile individuare un'esposizione precedente ad antibiotici
o ad analgesici, o un'infezione da Herpes simplex o Mycoplasma pneumonia.
Questi agenti possono innescare
il processo responsabile della malattia. L'ibridizzazione in situ e le
tecniche PCR hanno dimostrato la presenza di DNA di Herpes simplex in campioni
da pazienti con EM ricorrente.
Il ruolo eziopatogenetico
del virus Herpes simplex resta tuttavia da chiarire.
Aspetti clinici
L'EM ha un'insorgenza acuta
e si presenta con un ampio spettro di manifestazioni cliniche.
Nelle forme più lievi
si osservano solo le ulcerazioni orali (EM minore).
Nelle forme più gravi,
possono essere osservate rilevanti ulcerazioni cutanee e delle mucose genitali.
Queste varietà sono
la sindrome di Stevens-Johnson e la sindrome di Lyell (necrolisi epidermica
tossica) che possono avere una prognosi grave.
I sintomi prodromici includono
febbre, mal di gola, mal di testa e malessere che appaiono una settimana
prima dell'insorgenza della malattia.
La malattia, solitamente
autolimitante, dura da 2 a 6 settimane, ma in circa il 20% dei casi mostra
una tendenza a recidivare, in particolare in primavera e in autunno.
Le lesioni cutanee che si
manifestano sulle estremità sono caratterizzate da anelli rossi
concentrici, simili ad un bersaglio.
Le lesioni della mucosa
orale iniziano come lesioni eritematose, che si trasformano in erosioni
e quindi ulcerazioni. Le ulcere possono essere diffuse, coinvolgendo la
maggior parte della superficie mucosa.
È piuttosto caratteristico
il formarsi di croste emorragiche sul bordo vermiglio delle labbra (Figg.
10 a-d).
Una forma più grave
della malattia, nota come EM maggiore oppure sindrome di Stevens-Johnson,
ha luogo quando vengono coinvolte anche le mucose oculari, genitali e la
cute.
Patologia
Gli esami istopatologici
della mucosa perilesionale nei casi di EM rivelano un quadro caratteristico
ma non specifico. Dato che non sono specifici neanche gli aspetti della
immunofluorescenza, la diagnosi definitiva di EM è spesso basata
sul quadro clinico e sull'esclusione di altre malattie.
La vescicolazione sottoepiteliale
è normalmente associata a cheratinociti necrotici dello strato basale.
Nella lamina propria e nella
lamina epiteliale è presente solitamente un infiltrato infiammatorio
composto da leucociti neutrofili eosinofili e linfociti (Fig. 11).
Terapia
Il trattamento dell'EM include
l'utilizzo dei corticosteroidi, in particolare nei primi stadi. Di solito
il dosaggio di prednisone varia fra 50 e 75 mg/die.
Nei casi di episodi ricorrenti
di EM, deve essere indagata una possibile causa scatenante, quale un'infezione
da Herpes virus o l'esposizione ad un farmaco.
Se l'EM è provocato
da Herpes simplex ricorrente, è utile la somministrazione di aciclovir
orale per prevenirne la ricorrenza.
Sia la sindrome di Stevens-Johnson
che la sindrome di Lyell devono essere trattate da un dermatologo.
PEMFIGOIDE
DELLE MEMBRANE MUCOSE
Il pemfigoide delle membrane
mucose (PMM) è una malattia autoimmune vescicolo-ulcerativa delle
mucose in cui gli autoanticorpi vengono diretti contro i componenti della
membrana basale. Questa malattia mostra una prevalenza maggiore nelle donne
di 50-60 anni.
Si usa il termine “pemfigoide”
perché, clinicamente, la malattia imita il pemfigo volgare.
Il PMM, però, è
più comune del pemfigo volgare orale ed è completamente differente
per quanto riguarda le caratteristiche cliniche e patogenetiche.
Il PMM è denominato
anche “pemfigoide cicatriziale” perché quando la mucosa congiuntivale
ne è affetta si possono avere cicatrici e cecità.
Eziopatogenesi
Questa malattia è
dovuta ad una anomala produzione di autoanticorpi diretti contro un antigene
nella lamina lucida della membrana basale epiteliale. Le lesioni da PMM
mostrano la formazione di una bolla sottoepiteliale caratteristica.
Aspetti clinici
Il PMM coinvolge principalmente
la mucosa orale ma possono risultare coinvolte anche altre sedi, quali
le mucose genitali, oculari, nasali, esofagee e laringee.
Le lesioni della mucosa
orale appaiono come ulcere sulle mucose gengivali, vestibolari e del palato.
A volte si osservano vescicole o bolle ma si rompono facilmente, lasciando
ampie aree ulcerate (Fig. 12). Quando il PMM coinvolge la sola gengiva
produce un aspetto clinico detto “gengivite desquamativa”.
Il termine gengivite desquamativa
non è specifico per il PMM in quanto si può affiancare anche
per il lichen planus e il pemfigo volgare.
La complicazione più
significativa del PMM è quella del coinvolgimento oculare che si
presenta nel 25% circa dei pazienti con lesioni orali. Le ulcerazioni e
la fibrosi della mucosa congiuntivale costituiscono le prime alterazioni
che, specialmente se il paziente non è trattato, conducono alla
cicatrizzazione progressiva e al fenomeno di sinfisi tra palpebra e globo
oculare (simblefaron) provocandone la cecità.
Patologia
La biopsia della mucosa
perilesionale evidenzia la separazione caratteristica della lamina epiteliale
dalla lamina propria (Fig. 13).
Nella maggior parte dei
casi è presente soltanto un infiltrato infiammatorio cronico nella
lamina propria.
E' necessaria l'immunofluorescenza
diretta per confermare la diagnosi attraverso la dimostrazione di un deposito
lineare continuo di IgG e C3 (Fig. 14). L'immunofluorescenza indiretta
è di rado positiva (5% dei casi).
Terapia
I corticosteroidi sono molto
efficaci nel trattamento del PMM. Efficaci e dotati di scarsi effetti collaterali
sono il triamcinolone, il flucinonide e il clobetasol propionato che vengono
applicati con una base adesiva oppure attraverso un portaimpronte “ad hoc”.
Per i pazienti con gravi
manifestazioni orali o con coinvolgimenti oculare, laringeo e genitale,
occorrono terapie più aggressive come il prednisone (50-75 mg al
giorno) associato ad agenti immunosoppressivi quali l'azatioprina (50-100
mg al giorno).
Un trattamento sistemico
alternativo è rappresentato dal dapsone, un derivato dei sulfamidici.
Alcuni Autori riportano
buoni risultati con questo farmaco, mentre altri hanno osservato una risposta
insufficiente e gravi effetti collaterali. Le controindicazioni all'uso
del dapsone sono un deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi e pregresse
allergie ai sulfamidici.
PEMFIGO
Il pemfigo è una malattia
autoimmune complessa che si presenta in quattro varianti cliniche, delle
quali la più comune è il pemfigo volgare (PV).
Rari sono invece il pemfigo
vegetante, il pemfigo eritematoso e il pemfigo foliaceo. In queste varianti
è molto insolito il coinvolgimento del cavo orale.
L'incidenza del PV è
di 1-5 casi diagnosticati annualmente su ogni milione di persone.
Anche se raro, il PV costituisce
una malattia importante poiché, se non viene curata, mette a rischio
la vita del paziente e può causarne la morte.
Le lesioni orali rappresentano
spesso le prime manifestazioni cliniche.
Eziopatogenesi
L'eziologia del PV è
legata ad un'anomala produzione di autoanticorpi verso un componente glicoproteico
del desmosoma.
Questa struttura svolge
un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'architettura dell'epitelio
stratificato. Il danno immunologico determina il distacco delle cellule
epiteliali e la formazione di una caratteristica bolla intraepiteliale.
Aspetti clinici
L'età media al momento
della diagnosi di PV è di 50 anni. Non è stata osservata
una preferenza relativa al sesso dei pazienti. Raramente la malattia compare
nell'infanzia.
In circa il 50% dei pazienti
la comparsa delle manifestazioni orali precede, anche di un anno, quelle
della cute. Le lesioni orali consistono in ulcerazioni superficiali diffuse.
Raramente si vedono vescicole.
Le localizzazioni più comuni sono il palato, la mucosa labiale,
la mucosa vestibolare, la lingua e la gengiva (Fig. 15a). Le lesioni cutanee
si manifestano come vescicole, bolle o ulcere (Fig. 15b).
Recentemente è stata
descritta una nuova forma clinica di pemfigo detto “pemfigo paraneoplastico”,
che colpisce i pazienti con linfoma o leucemia linfocitica cronica.
Patologia
La biopsia del tessuto perilesionale
rivela acantolisi, che consiste nel distacco delle cellule dallo strato
spinoso e nella formazione di una vescicola intraepiteliale. Di solito
le cellule basali rimangono attaccate alla lamina propria formando la cosiddetta
“fila di pietre tombali” (Fig. 16).
È importante confermare
la diagnosi impiegando l'immunofluorescenza diretta che rivela i depositi
di IgG o IgM e C3 negli spazi intercellulari (Fig. 17). È altrettanto
utile l'immunofluorescenza indiretta per il rilevamento degli autoanticorpi
circolanti nel siero che risultano positivi nell'80-90% dei casi.
Terapia
Il PV è una malattia
rischiosa che occorre trattare in modo aggressivo con corticosteroidi sistemici.
Nella situazione ideale
il paziente deve essere trattato da un dermatologo esperto di terapie immunosoppressive.
L'odontoiatra, con una esperienza specifica nella medicina orale, gioca
un ruolo significativo nella diagnosi e nel trattamento iniziali delle
manifestazioni orali. La terapia di prima linea consiste nel dosaggio elevato
di prednisone in associazione con azatioprina.
L'uso a lungo termine dei
corticosteroidi sistemici può provocare diversi effetti collaterali
e complicazioni.
Giuseppe Ficarra
Ist. di Odonto-Gnato-Stomatologia
Università degli
Studi di Firenze
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