L'importanza
che potrebbe avere nella cura di talune forme tumorali il protocollo
di pentaterapia bilanciata con somatostatina, melatonina, retinoidi, vitamine
e microdosi di taluni chemioterapici, messa a fuoco dal prof.Di Bella,
ha fatto passare quasi del tutto inosservato un problema di grandissimo
rilievo legato intimamente al caso.
Certo tutta la stampa italiana
ha evidenziato il gran conflitto di opinioni esistente tra istituzioni,
comunità scientifica e medico sul protocollo usato da Di Bella,
ma nessuno si è reso conto che non si trattava solo di un caso,
bensì di tutto il sistema che non funziona.
Purtroppo in Italia sta
andando in auge una vera e propria medicina di Stato in cui tutto è
ferreamente irregimentato: norme liberticide impongono al medico
la scelta di farmaci ed accertamenti diagnostici in rapporto a presunti
risparmi di budget e non sulla base delle diagnosi e cura delle malattie.
Si accavallano continuamente
decreti ministeriali che mortificano la libertà professionale del
medico, con l'istituzione di note limitative sulla prescrivibilità
dei farmaci e controlli accurati attraverso sistemi informatici che tendono
a schedare tutte le prescrizioni del medico per ogni singolo ammalato piuttosto
che cercare di operare per il bene dei malati che a quel medico si rivolgono.
Si tende ad annullare la
figura del medico curante cercando di introdurre surrettiziamente nel rapporto
di fiducia tra medico e paziente strutture cooperativistiche mutuate
da vecchi regimi totalitari in cui era solo lo Stato a sovrintendere alla
cura della collettività.
Laddove un medico ottantacinquenne
dimostra abbondantemente che si può continuare a fare ricerca
clinica e farmacologica indipendentemente dall'età, il Ministro
della sanità vorrebbe anticipare la cessazione dell'attività
dei medici di medicina generale a 65 anni, con il celato scopo di reclutare
giovani medici pronti ad accettare ticket, vincoli di prescrizione, controlli
burocratici e tutto quanto altro piace ad una classe politica becera e
demagogica che invece di provvedere a salvaguardare la tutela della salute
del cittadino, lo priva del fondamentale diritto del rispetto della dignità
del malato.
Tutto ciò con l'avallo
di una Federazione degli Ordini dei Medici disposta anche a criminalizzare
un medico che in scienza e coscienza dedica la sua vita alla ricerca della
cura di una grave malattia come il tumore (salvo fare marcia indietro quando
il Ministro capitola dinanzi ai propri errori di valutazione) e connivente
con un governo che pone la sua pesante ipoteca sugli ordini professionali
che vuole riformare per riuscire ad eliminare qualsiasi critica al suo
operato.
Il caso Di Bella non è
perciò da vedere come un caso isolato, ma va inquadrato in un discorso
molto ampio che abbraccia tutta la Sanità italiana, ormai vicina
ad una vera e propria medicina di Stato, e che fa paura!
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The
importance that the protocol for a balanced five-substance therapy
made with somatostatin, melatonin, retinoids, vitamins and small doses
of some chemoterapeutic agents developed by Professor Di Bella to treat
some cancers, almost overshadowed an extremely important problem that is
closely connected to this case.
The Italian press certainly
stressed the huge conflict of opinions currently existing among institutions,
the scientific community and doctors about Prof. Di Bella's protocol, but
nobody realised that the faults d not merely involve this case but the
system as a whole.
Unfortunately, a State medicine
strictly regimenting things is currently being performed in Italy: liberticide
regulations are forcing doctors to choose drugs and diagnostic controls
according to alleged budget saving schemes and non according to the diagnosis
and treatment of diseases.
Ministerial decrees that
clash against the doctors' professional freedom continuously overlap through
restrictions concerning what drugs should be described and accurate
computerised controls that tend to record all the doctors' prescriptions
for every single patient rather than trying to work for the patients' sake.
The figure of the doctor
is being cancelled through the surreptitious introductions of co-operative
structures borrowed from old totalitarian regimes in which
the State was the only institutions supervising the community's well-being
in the confidence relationship between doctors and their parents.
On the one hand an eight-five-year
old doctor is widely proving that is possible to carry out the clinical
and pharmacological research independently of age, on the other the Health
Minister would like to shorten the activity of general practitioners and
to bring it down to 65 years with the hidden aim of recruiting young doctors
ready to accept prescription charges, prescriptions bonds, bureaucratic
controls and all the other things our vulgar and demagogic politicians
love. On top of this, instead of protecting the citizens' health, they
are depriving them of their fundamental right of respect towards sick people's
dignity.
And all this is being supported
by the Medical Association that even criminalized a doctor who, according
to his knowledge and conscience, continues to devote his life to find a
cure against cancer (apart from backing out when the Minister gave in front
of her evaluation mistakes) and who is conniving with a government that
put its heavy mortgage on professional associations that is trying to reform
in order to eliminate all the criticism towards what it is doing.
The Di Bella case, then,
should not be seen as an isolated case, but it should be considered
within a much wider context encompassing the entire Italian health
care system now close to a real and frightening State medicine.
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