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Andare
alla ricerca degli aspetti musicali che si possono riscontrare negli
scrittori, nei poeti e nel letterati in genere, stimola la fantasia
e l'attenzione di chi è abituato per "forma mentis" a rimanere
nell'ambito della musica "tout-court".
La storia, comunque, ci ha dimostrato che molti noti personaggi della
letteratura si sono spinti ad analizzare e a tracciare delle loro teorie
nei territori musicali.
E'
questo il caso di Piero Gobetti (1901-1926) che non dimostrò uno spiccato
interesse per la musica nelle sue più articolate manifestazioni, ma
in particolare rivolse la sua attenzione al "teatro in musica".
A questo punto viene spontanea una domanda. Gobetti amava la musica
direttamente o indirettamente?
Perché
questo interrogativo?
A
causa della moglie Ada Prospero che suonava egregiamente il pianoforte
e che già negli anni precedenti aveva iniziato una sottile opera di
convincimento musicale nei confronti dello scrittore piemontese.
A
dimostrazione di ciò, si può ricordare una data importante sia nella
vita affettiva che culturale di Gobetti, il 1919
Infatti egli già dirigeva "Energie nuove" e pensava seriamente
a fondare "Rivoluzione liberale", riunendo intorno a sé i
nomi più importanti della politica e della cultura. Non dimentichiamo
che sempre nel 1919 Gobetti aveva diciott'anni! lo scrittore già conosceva
Ada e nelle lettere di quell'anno si coglie l'interesse polemico di
un Gobetti avvezzo a trovare in tutte le direzioni spunti analitici
e di riflessione. In un primo momento si potrebbe pensare che andare
a teatro era un modo per restare vicino all'amata, ma le lettere e gli
scritti dimostrano una differente realtà. Uno degli aspetti sistematici
della lungimiranza dello scrittore per il melodramma fu l'amore ed il
rispetto per le opere verdiane ed in particolare per "Rigoletto"
e "Traviata" nelle quali egli cercava di evidenziare l'aspetto
sociale, politico e di costume.
La "Verdi renaissance" non era ancora iniziata e nella prima
parte del XX secolo era Richard Wagner che dominava la scena operistica
nei salotti culturali dell'epoca. A tal riguardo, si può riportare una
frase del musicologo Guido Gasperini, nella quale si può riscontrare
la difficile realtà della produzione verdiana, specialmente di
fronte alle nuove generazioni che amavano le teorie wagneriane:
"Poiché gran parte dell'opera del Verdi non è più consentanea
ai nostri tempi, poiché la tecnica di gran parte di quell'opera è evidentemente
inferiore o, dirò meglio, diversa dalla tecnica creata oggi, infine,
in quell'opera il pensiero musicale si svolge con formule diverse da
quelle adoperate a' nostri giorni..." (1)
In Gobetti, comunque, non si mettono in discussione gli elementi musicali
di Verdi, ma si va alla ricerca dell'aspetto sociale unito ad una profonda
attenzione per l'estetica che va al di là del mero prodotto sonoro.
Indubbiamente la vita del melodramma in Italia risultava difficile,
poiché compositori quali Casella, Malipiero, Pizzetti ed altri della
cosiddetta "Generazione dell'Ottanta" attaccavano profondamente
le fondamenta del teatro d'opera, andando alla ricerca di nuove strade
basate sul sinfonismo. Anche nel mondo letterario altri importanti
protagonisti, quali Tomasi di Lampedusa, traeva spunto polemico dal
melodramma di stampo ottocentesco per dimostrare che la cultura italiana
doveva scrollarsi di dosso una pigrizia simile, per l'appunto, al teatro
in musica. In tutto questo magma Gobetti non poteva rimanere insensibile,
traendo dalle polemiche in atto una linea di sviluppo e di innovazione
basata sull'europeizzazione della musica italiana, della relativa sprovincializzazione
e il conseguente ridimensionamento dell'aspetto folcloristico, che pur
sempre rimaneva come fondamentale punto di partenza, dopo l'esperienza
delle Scuole Nazionali. In due lettere indirizzate ad Ada Prospero,
probabilmente datate 1919, si possono cogliere le differenze che Gobetti
individua tra due scuole di pensiero italiana e francese: "Ieri
sono stato a "Zazà" di Leoncavallo, che è una cosa addirittura
indegna e si potrebbe rappresentare benissimo mettendo la musica del
IV atto col I atto del libretto e avanti così... "Sabato fui alla
Manon" di Massenet: una delicatezza e dolcezza senza fine; è la
migliore opera tra quelle che ho sentito" (2)
Ritornando, brevemente, alle due opere da lui amate "Traviata",
"Rigoletto" lo scrittore dimostra la volontà di entrare profondamente
nella psicologia dei personaggi che danno vita ai lavori teatrali, analizzando
i protagonisti da prospettive differenti quali il senso dell'Eroina
e dei sentimenti come il Pianto.
Per dimostrare lo sforzo di comprensione che Gobetti fa per mettere
ordine nel suo mondo musicale si possono riprodurre alcuni stralci di
due preziose lettere, scritte sempre ad Ada, nelle quali l'introspezione,
la critica audace e le simbologie diventano il punto di snodo in assoluto,
andando al di là del messaggio meramente musicale: "(...) La
Traviata stasera mi ha fatto un'impressione completamente contraria
al Rigoletto. Certo c'è un certo progresso rispetto a questo, c'è soprattutto
maggior respiro (il preludio e il preludio all'ultimo atto) e una grande
forza di elementi musicali condensati in poche frasi (Croce e delizia
al cor) e la forza mesta profonda dei frequenti gioia, gioir quasi un
transumanarsi.
Ma il dramma non c'è, lo si vede anche negli artifizi messi su per
farlo forzatamente, come nella fine dell'ultimo atto dove la conclusione
solenna quasi...non è preparata abbastanza. In Rigoletto avevamo elementi
non fusi. Qui elementi troppo poco sviluppati. Non c'è comprensione
tra i personaggi. Ognuno recita la sua lirica. Gli stessi elementi tornano
all'infinito. Violetta ride, sospira, spasima in ansia ad ogni momento:
non c'è progresso da stato d'animo a catarsi"
Lettera
29, VIII
Ho
sentito ieri la Traviata la conosci? L'interpretazione è stata molto
buona ed ha messo bene in evidenza ciò che c'è di valore nell'opera
e tuttavia tante sono le deficienze che spesso, molto spesso vi
ho sentito con tutta la mia inesperienza una vuotezza enorme.
...Ecco
dunque. Nel Rigoletto io vedo una serie di elementi diversi intensamente
sviluppati ciascuno a sé e così intensamente che non si possono equilibratamente
fondere. Ci sono due o tre passioni centro. Ma se ne sviluppano altre
sicché il centro ti sfugge e non lo ritrovi più.
...Nella
Traviata c'è maggiore franchezza di mezzi e robustezza di respiro. C'è
più aria. Ma ci sono errori gravi, proprio gli opposti di Rigoletto.
...
La Violetta del primo atto ha accenti per nulla diversi da quella dell'ultimo
così Alfredo. Manca il passaggio da stato d'animo a catarsi. E c'è invece
un certo lirismo in ogni atto che sta a sé come canto isolato..."(3)
Con
Gobetti siamo di fronte ad un momento culturale e politico di grave
crisi e il melodramma diventa un'occasione per ribadire la volontà di
modificare una tradizione ormai insufficiente, ricercando stili e strade
nuove in un momento nel quale anche nella musica la moda ottocentesca
aveva lasciato spazio alla Scuola di Vienna con a capo Arnold Schonberg,
precursore di una nuova visione della musica che si fondeva con la letteratura.
In Gobetti, in sintesi, troviamo i germi del nuovo senza escludere o
abbandonare le conquiste del passato. Un atteggiamento di grande equilibrio
che preludeva alle rivoluzioni stilistiche e di pensiero iniziate dagli
anni Cinquanta.
Note:
(1)G.Gasperini: I caratteri peculiari del melodramma italiano nell'opera
dei predecessori ed in quella di Verdi, R. Deputazione di Storia Patria,
Parma 1913
(2)
Massimo Mila: Piero Gobetti e la musica Nuova Rivista Musicale
Italiana, Gennaio-Marzo 1976 N.1 pag. 92 ERI
(3)M.Mila:op.cit.pagg.91-92

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Adriano
Bassi

Piero Gobetti




Un moderno allestimento della Traviata
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