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N. 3/2000
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Parlare
di emotrasfusioni significa affrontare una problematica dai molteplici
e complessi risvolti. Le nostre testate si sono occupate più volte dell'argomento,
che in Italia - come spesso succede in materia di sanità - ha dato origine
a polemiche e dissensi non solo nel mondo politico ma anche in
quello scientifico. Come se non bastasse, il diffondersi del virus Hiv
ha causato, per la verità anche in altri paesi europei, ulteriori perplessità
sulla attendibilità dei controlli cui vienesottoposto il sangue offerto
dai donatori. A
tutto questo vanno aggiunte considerazioni che hanno a che fare con
la bioetica (altro tema da noi trattato assiduamente), considerazioni
meno scontate di quello che potrebbero apparire. L'opinione comune è
che le trasfusioni siano un trattamento, certamente estremo, ma accomunabile
a tanti altri: il paziente che necessita di plasma deve subire tale
trattamento, fermo restando che deve avere tutte le garanzie del caso.
In realtà non è così, e qui subentra un altro delicato aspetto del problema:
l'opposizione alle trasfusioni da parte dei testimoni di Geova. Alcuni
episodi sono approdati agli onori - o disonori - della cronaca, allorché
la magistratura è intervenuta per superare il mancato assenso all'emotrasfusione
su pazienti minorenni da parte di genitori che, appunto, si professavano
testimoni di Geova. Ed il nodo è proprio questo: molti non sanno che la trasfusione, in quanto terapia non immune da rischi, necessita, per essere effettuata, del consenso informato del paziente o di chi ne fa le veci.
1) Non è responsabile del reato di omicidio volontario il medico che ometta un intervento chirurgico ad alto rischio, nell'ipotesi di dissenso espresso del paziente stesso o delle persone che lo rappresentano, in caso di incapacità di quest'ultimo. 2)
Non è responsabile
del reato di omicidio volontario il congiunto che rifiuta un intervento
chirurgico ad alto rischio da effettuarsi su un paziente in stato
di incapacità.
Le
alternative all'emotrasfusione Fino
ad ora però abbiamo solo sfiorato quello che rappresenta il nodo cruciale
di tutto il discorso, ovvero la possibilità di fare a meno dell'emotrasfusione.
I controlli sul plasma donato sono stati intensificati e perfezionati
ancor prima che l'Aids cominciasse con l'imperversare; e tuttavia, ancora
oggi, nessuna attendibile autorità sanitaria può garantire che gli screening
sul sangue siano sicuri al 100%. Le
pubblicazioni periodiche dei testimoni di Geova parlano di 90.000 medici
nel mondo disponibili ad operare senza ricorrere a trasfusioni e riportano
i pareri favorevoli di illustri rappresentanti del mondo accademico
internazionale. Non
vogliamo, a priori, né avallare né contestare la validità di queste
tecniche. La rassegna stampa fornita dai testimoni di Geova è densa
di articoli che parlano di operazioni che, adottando le tecniche alternative
menzionate, sono perfettamente riuscite. Le interviste ai chirurghi
che le hanno effettuate ne confermano l'efficacia e non saremmo certo
noi a metterle in discussione. Il
nostro compito di divulgatori scientifici è tuttavia quello di procedere
con i piedi di piombo. Ci chiediamo, ad esempio, che tipo di disponibilità
offrano i 90.00 medici di cui sopra. Si tratta di disponibilità a 360
gradi o di una semplice affermazione di non essere, a priori, contrari
a questo tipo di metodiche? Sappiamo infatti che certe tecniche alternative
richiedono spesso tempi di svolgimento più lunghi del normale e, talvolta,
esigano un doppio intervento, se si vuole evitare l'emotrasfusione.
E qui subentrano considerazioni di natura logistica, in particolare
se si limita l'analisi alla realtà italiana, in riferimento alla quale
non possiamo affermare che le strutture possano garantire un servizio
così impegnativo al paziente, soprattutto negli ospedali più gravati
di pazienti e di problemi gestionali oltre il livello di guardia. Una
seconda obiezione è di carattere puramente statistico. Per convalidare
l'affidabilità di una terapia, chirurgica e non, occorre disporre
di una casistica abbondante, che non si limiti a pochi episodi ma fornisca
un marker di lungo termine di sicura attendibilità. In
ogni caso la ricerca di terapie sostitutive e della cosiddetta “chirurgia
senza sangue” è dovuta a vari fattori; non esiste una ricerca
fatta solo a vantaggio di una categoria sociale o di un gruppo religioso,
in questo caso i testimoni di Geova. Indubbiamente questi ultimi, con
il loro comportamento, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica
su un problema che già i medici avevano posto in rilievo. Del resto
la diffusione, attraverso le trasfusioni, dell'epatite C è sempre stata
un fenomeno non trascurabile, cui si è sovrapposto quello, anche più
drammatico, dell'Aids. Il
discorso è ancora più importate per un paese, come l'Italia, nel quale
l'approvvigionamento di plasma è sempre stato carente e, anche recentemente,
oggetto di polemiche tra i vari organismi che si occupano della sua
raccolta e distribuzione. Sono noti i dissidi tra l'Istituto Superiore
di Sanità, che dipende dal Ministero, e la Croce Rossa Italiana, che
si è candidata a gestire autonomamente tutto il settore del sangue e
degli emoderivati, anche provenienti dall'estero. Per fortuna il Ministero
ha lasciato il compito all'istituto Superiore di Sanità, che ha tutte
le prerogative necessarie a fornire il massimo delle garanzie.
Poi
il governo cadde e anche questo interessante progetto venne accantonato. Sui
prossimi numero della rivista pubblicheremo alcuni articoli che approfondiranno
le metodiche che, in questa sede, abbiamo soltanto accennato. I nostri lettori, per lo più farmacisti e chimici, avranno la possibilità di formarsi un'opinione completa. RD. |
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