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n. 3/2000
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Harald Ege |
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Il Mobbing è un fenomeno
molto diffuso: viene definito "terrore psicologico sul posto di
lavoro" e implica tutta una serie di comportamenti aggressivi e
persecutori che uno o più colleghi, superiori o sottoposti, possono
indirizzare verso un loro compagno di lavoro “scomodo”,
antipatico o, a loro parere, da eliminare in qualche modo. Il Mobbing
ha una certa durata e frequenza e può essere esercitato da singoli colleghi,
gruppi o anche dall´azienda stessa, caso in cui viene definito “Bossing”.
Il Mobbing attraversa varie fasi, cominciando dal conflitto quotidiano
e terminando spesso con l'uscita della vittima dal mondo del lavoro.
Secondo la ricerca condotta dall'Autore, le vittime del Mobbing in Italia
provengono prevalentemente dall´industria privata e dall'amministrazione
pubblica e sono generalmente persone non più giovani. Con
la parola Mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto
di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori
ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere
e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli
vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio
all'altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti
o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro
e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario,
ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo
"scomoda", inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone
un motivato licenziamento. Si
tratta di una materia solo recentemente teorizzata, ma ben nota, più
vicina alla nostra vita di quanto avremmo mai immaginato. Chi di noi
infatti vive o ha mai vissuto la sua vita lavorativa senza conflitti
e senza problemi? Allora siamo dunque tutti vittime di Mobbing? La risposta
è, ovviamente, no. Se il vostro capoufficio arriva in ritardo, arrabbiato
perché la macchina l'ha piantato in asso in mezzo ad un incrocio, e
voi gli ricordate che deve fare una telefonata fastidiosa o gli riferite
l'esistenza di un problema, allora avrete novantanove probabilità su
cento di venire trattati male e di sentirvi umiliati e feriti. Una cosa
è però certa: non siete vittime di Mobbing, ma solo di azioni che chiameremo
"mobbizzanti": azioni fastidiose, anche dure e poco gradevoli,
ma legate a fattori situazionali (una giornata storta, un mal di testa,
un problema privato o altro, da parte vostra o di chi vi lavora accanto)
e quindi momentanee. Se invece per qualche ragione il modo di fare prepotente
del capoufficio o i pettegolezzi dei colleghi o i comportamenti aggressivi
diventano un'abitudine, cioè se le azioni mobbizzanti diventano regolari,
sistematiche e di lunga durata, allora si può parlare di Mobbing. Esso
infatti si manifesta come un'azione (o una serie di azioni) che si ripete
per un lungo periodo di tempo, compiuta da uno o più "mobber"
per danneggiare qualcuno (che chiameremo "mobbizzato"), quasi
sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato viene
letteralmente accerchiato e aggredito intenzionalmente (il verbo inglese
"to mob" significa "assalire, aggredire, affollarsi attorno
a qualcuno") da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali
volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale. I rapporti
sociali si volgono alla conflittualità e si diradano sempre più, relegando
la vittima nell'isolamento e nell'emarginazione più disperata. Ma
il Mobbing non è solo questo: esso provoca anche un sensibile calo di
produttività all'interno dell'azienda in cui si verifica: chi fa Mobbing
o lo subisce fa registrare un forte calo di rendimento professionale,
e inoltre si assenta spesso per visite o periodi di malattia. Tale costo
si ripercuote poi sull'intera società: una vittima di Mobbing è di solito
prepensionata o resa invalida dal lavoro, e, secondo stime statistiche,
un lavoratore costretto alla pensione a soli 40 anni costa già 1 miliardo
e 200 milioni di Lire in più rispetto ad uno pensionato all´età prevista. Il Mobbing ha quindi effetti ampiamente distruttivi, complicati dal fatto che scarse e tortuose risultano le possibilità di difesa. Si tratta in effetti di una materia delicatissima, in cui la legislazione è scarsa ed ambigua ed il confine tra lecito esercizio del comando e puro arbitrio aggressivo è più impalpabile che mai. In Italia si calcola che più di 1 milione di lavoratori soffrano per Mobbing. Esistono già ricorsi in giudizio per invalidità da vessazioni e persecuzioni sul lavoro che rientrano nella casistica del Mobbing ed alcune sentenze di risarcimento sono già state pronunciate. La strada per arrivare a classificare il Mobbing come malattia professionale risarcibile e come pratica criminale punibile penalmente é ancora lunga da percorrere. Stiamo muovendo solo ora i primi passi, ma è una battaglia da combattere con coraggio e determinazione. LE STRATEGIE DEL MOBBING Il Mobbing è un fenomeno complesso, che
può esprimersi in vari modi e i cui attori possono comportarsi secondo
canoni diversi. Tuttavia, cominciamo a renderci conto che nel Mobbing
esiste una costante: la vittima è sempre in una posizione inferiore
rispetto ai suoi avversari. Inferiorità non riferita al potere, all'intelligenza
o alla cultura, ma come status: durante un lungo periodo di tempo in
cui subisce Mobbing, la vittima perde gradualmente la sua posizione
iniziale, cioè perde: 1)la
sua influenza; 2)il
rispetto degli altri;
Come si può ben immaginare, capire se
una persona è stata, è o sta per essere mobbizzata non è cosa semplice.
Prendendo ad esempio un periodo medio di 35 anni di lavoro e ragionando
a livello statistico, possiamo supporre che almeno una volta nel corso
della vita lavorativa ad ognuno di noi si presenti un caso di Mobbing,
indipendentemente dal fatto che sia da noi vissuto in modo passivo (cioè
se assistiamo da spettatori non coinvolti ad un caso di Mobbing nel
nostro ufficio o verso un collega a noi vicino) o che invece ne abbiamo
parte attiva (come vittima o come mobber). Il Mobbing è dunque sempre esistito, ma solo adesso comincia a diffondersi una sua teorizzazione. Finora è sempre stato passivamente accettato come parte del gioco. I commenti più frequenti che ho ascoltato parlando di Mobbing sono stati: "Purtroppo ci si deve adattare" o "Queste sono le regole del lavoro". Ebbene, è veramente necessario che ognuno di noi riveda le sue convinzioni e i suoi pregiudizi. Il Mobbing non è la regola da accettare passivamente, ma un abuso da combattere. GLI ATTORI DEL MOBBING Il Mobbing è un fenomeno sociale: non
può avvenire da sé, ma è fatto, subito o favorito da esseri umani. Le
persone che vi prendono parte ne sono attori indispensabili, con i loro
difetti, le loro idiosincrasie caratteriali, le loro paure. Il Mobbing
è un'azione aggressiva, che vede necessariamente due attori: l´aggressore,
o mobber, e la sua vittima, o mobbizzato. In un ufficio, o in un luogo
di lavoro, tuttavia, solo raramente questi due personaggi si trovano
da soli l'uno contro l'altro. Nella stragrande maggioranza dei casi
attorno a loro c'è un numero variabile di persone. Nessuna situazione
di Mobbing può restare inavvertita da questi cosiddetti spettatori:
la sua portata è troppo pregnante perché non venga in qualche modo percepita.
Conseguentemente a questo, anche gli spettatori del Mobbing ne sono
coinvolti: possono fare da semplice sfondo oppure parteggiare apertamente
per una delle due parti Il mobber, cioè colui che inizia e continua
l'attacco, può avere davvero mille motivi per perpetrare il Mobbing:
paura di perdere il lavoro o la posizione duramente guadagnata, o di
essere surclassato ingiustamente da qualcun altro più giovane o più
qualificato, o semplicemente più simpatico; ansia di carriera che porta
a frantumare qualsiasi ostacolo, vero o presunto, gli si pari davanti;
semplice antipatia o intolleranza verso qualcuno con cui è costretto
a convivere otto ore al giorno. Il mobber classico non lascia in pace
la sua vittima perché ritiene di riportare vantaggi dalla sua distruzione,
oppure la usa come valvola di sfogo dei suoi umori. Può agire da solo
o cercarsi alleati. Può addirittura essere assolutamente consapevole
della sua azione, mobbizzare di proposito per il gusto di farlo e pianificare
per divertimento nuove strategie. Se uno spettatore non agisce, molto spesso si può tramutare in un altro temibile aggressore. Come dice un noto proverbio, "il ladro non è solo chi ruba, ma anche chi gli regge il sacco": ebbene, un collega che assiste al Mobbing e non lo denuncia o cerca di interromperlo in qualche modo può diventare lui stesso un mobber di riflesso, ossia un "side-mobber": egli infatti favorisce il mobbing con la sua indifferenza e la sua non disponibilità ad intervenire. I colleghi non direttamente coinvolti hanno in mano la chiave di volta per permettere o non permettere l'azione del mobber nel loro ufficio. Nel Mobbing, più che in altre situazioni, chi tace inesorabilmente acconsente. LE FASI DEL MOBBING: IL "MODELLO
ITALIANO EGE" A 6 FASI Ciò di cui mi sono reso conto è stato che non era il modello ad essere inesatto (la sua validità era in effetti provata in modo indiscutibile), bensì erano le caratteristiche stesse della situazione italiana che male si adattavano al modello stesso, rendendolo troppo vago ed impreciso. Dunque, sono giunto alla conclusione che il modello di Leymann è inadeguato ed inapplicabile ad una realtà sociale come quella italiana, essendo questa per troppi versi distante da quella germanica o nordeuropea, per le quali era stato elaborato. Conseguentemente ho dovuto operare degli aggiustamenti sul modello base, per renderlo applicabile alla realtà del Mobbing italiano. Il risultato a cui sono giunto è stato un modello che ancora si fonda su Leymann, ma che ne costituisce un ampliamento. Il mio modello, che ho chiamato "modello italiano Ege", si compone di sei fasi di Mobbing vero e proprio, legate logicamente tra loro e precedute da una sorta di pre-fase, detta Condizione Zero, che ancora non è Mobbing, ma che ne costituisce l'indispensabile presupposto. Per una maggiore comprensione, vediamo le sei fasi e la pre-fase con l'aiuto di un esempio. LA "CONDIZIONE ZERO" Non si tratta di una fase, ma di una pre-fase,
di una situazione iniziale normalmente presente in Italia e del tutto
sconosciuta nella cultura nordeuropea: il conflitto fisiologico, normale
ed accettato. Una tipica azienda italiana è conflittuale. Sono poche
le aziende che sfuggono a questa regola. Questa conflittualità fisiologica
non costituisce Mobbing, anche se è evidentemente un terreno fertile
al suo sviluppo. Si tratta di un conflitto generalizzato, che vede tutti
contro tutti e non ha una vittima cristallizzata. Non è del tutto latente,
ma si fa notare di tanto in tanto con banali diverbi d´opinione, discussioni,
piccole accuse e ripicche, manifestazioni del classico ed universalmente
noto tentativo generalizzato di emergere rispetto agli altri. Un aspetto
è fondamentale: nella "condizione zero" non c'è da nessuna
parte la volontà di distruggere, ma solo quella di elevarsi sugli altri. Vediamo un esempio pratico: un'azienda di servizi che elabora programmi di computer e software. I tempi di consegna sono sempre strettissimi e i dipendenti sono continuamente sottoposti a superlavoro. Matteo è un programmatore dipendente di questa azienda: a volte si trova in difficoltà e indietro col lavoro, ma nessun collega può e vuole aiutarlo, perché impegnato a gestire i suoi stessi tempi strettissimi. Inoltre, nell'azienda esiste una forte competitività: ogni dipendente che riesce a consegnare in tempo il lavoro riceve una gratificazione, mentre chi resta indietro corre seri rischi. In conseguenza di tutto questo, i rapporti personali tra tutti i colleghi (e non solo nei confronti di Matteo) sono praticamente inesistenti e improntati a una gelida cortesia formale. LA 1a FASE: IL CONFLITTO MIRATO Nella prima fase del Mobbing in cui si
individua una vittima e verso di essa si dirige la conflittualità generale.
Il conflitto fisiologico di base dunque prende una svolta, non è più
una situazione stagnante, ma si incanala in una determinata direzione.
In questo momento l'obiettivo non è più solo quello di emergere, ma
quello di distruggere l'avversario, "fargli le scarpe". Inoltre,
il conflitto non è più oggettivo e limitato al lavoro, ma sempre più
si dirige verso argomenti privati. Nel nostro esempio, Matteo riceve una cospicua gratificazione per aver portato a termine in tempo un importante lavoro. Questo suscita invidia nei colleghi che temono di venire ingiustamente surclassati: ora, pensano, il capufficio privilegerà lui invece di noi. Cominciano così a isolarlo e a prenderlo in giro: "Sei tu il fenomeno, quindi non hai bisogno di consigli da parte nostra". LA 2a FASE: L`INIZIO DEL MOBBING Gli attacchi da parte del mobber non causano
ancora sintomi o malattie di tipo psico-somatico sulla vittima, ma tuttavia
le suscitano un senso di disagio e fastidio. Essa percepisce un inasprimento
delle relazioni con i colleghi ed è portata quindi ad interrogarsi su
tale mutamento. Matteo è ora fatto bersaglio di veri e propri attacchi: è accusato di stakanovismo e di superbia nei confronti dei colleghi. Prima era spesso attaccato, ora ogni problema viene gettato su di lui, che è diventato ormai il capro espiatorio dell'intero ufficio: "La colpa del ritardo è sua, voleva fare tutto da solo", "Non ci ha informato per avere da solo tutto il vantaggio", "Quello vuole farci le scarpe a tutti". Matteo si accorge della freddezza che improvvisamente lo circonda e comincia a chiedersi cosa mai ha fatto per meritarsela. LA 3a FASE: PRIMI SINTOMI PSICO-SOMATICI La vittima comincia a manifestare dei
problemi di salute e questa situazione può protrarsi anche per lungo
tempo. Questi primi sintomi riguardano in genere un senso di insicurezza,
l'insorgere dell'insonnia e problemi digestivi. LA 4a FASE: ERRORI ED ABUSI DELL`AMMINISTRAZIONE
DEL PERSONALE Il caso di Mobbing diventa pubblico e
spesso viene favorito dagli errori di valutazione da parte dell'ufficio
del Personale. La fase precedente, che porta in malattia la vittima,
è la preparazione di questa fase, in quanto sono di solito le sempre
più frequenti assenze per malattia ad insospettire l´Amministrazione
del Personale. LA 5a FASE: SERIO AGGRAVAMENTO DELLA SALUTE
PSICO-FISICA DELLA VITTIMA In questa fase il mobbizzato entra in
una situazione di vera disperazione. Di solito soffre di forme depressive
più o meno gravi e si cura con psicofarmaci e terapie, che hanno solo
un effetto palliativo in quanto il problema sul lavoro non solo resta,
ma tende ad aggravarsi. Gli errori da parte dell'amministrazione infatti
sono di solito dovuti alla mancanza di conoscenza del fenomeno del Mobbing
e delle sue caratteristiche. Conseguentemente, i provvedimenti presi
sono non solo inadatti, ma anche molto pericolosi per la vittima. Essa
finisce col convincersi di essere la causa di tutto o di vivere in un
mondo di ingiustizie contro cui nessuno può nulla, precipitando ancora
di più nella depressione LA 6a FASE. ESCLUSIONE DAL MONDO DEL LAVORO Implica l'esito ultimo del Mobbing, ossia
l'uscita della vittima dal posto di lavoro, tramite dimissioni volontarie,
licenziamento, ricorso al prepensionamento o anche esiti traumatici
quali il suicidio, lo sviluppo di manie ossessive, l'omicidio o la vendetta
sul mobber. Anche questa fase è preparata dalla precedente: la depressione
porta la vittima a cercare la via d'uscita con le dimissioni o il licenziamento,
una forma più grave può portare al prepensionamento o alla richiesta
della pensione di invalidità. I casi di disperazione più seri si concludono
purtroppo in atti estremi. IL DOPPIO-MOBBING Quello che ho chiamato Doppio Mobbing
è un'altra situazione che ho riscontrato frequentemente in Italia, ma
di cui non si trova traccia nella ricerca europea. Come ho già affermato,
il Doppio Mobbing è legato al ruolo particolare che la famiglia ricopre
nella società italiana. Il Mobbing, però, non è un normale conflitto,
un periodo di crisi che si concluderà presto. Il Mobbing è un lento
stillicidio di persecuzioni, attacchi e umiliazioni che perdura inesorabilmente
nel tempo, e proprio nella lunga durata ha la sua forza devastante.
La vittima soffre e trasmette la propria sofferenza al coniuge, ai figli,
ai genitori per molto tempo, il più delle volte per anni. Il logorìo
attacca la famiglia, che resisterà e compenserà le perdite, almeno per
un certo tempo, ma quando le risorse saranno esaurite, entrerà anch'essa
in crisi. Come un barattolo, che ha un suo limite di capienza, così
una famiglia può assorbire fino ad un certo limite i lamenti di uno
dei suoi membri. Infatti, nello stesso momento in cui la
vittima si sfoga, è come se delegasse i suoi familiari a gestire la
rabbia, la depressione, l'aggressività, il malumore accumulati. E giorno
dopo giorno, per mesi e anni, il barattolo si riempie, avvicinandosi
sempre di più alla saturazione. Se questo avviene, la situazione della
vittima di Mobbing crolla. La famiglia protettrice e generosa improvvisamente
cambia atteggiamento, cessando di sostenere la vittima e cominciando
invece a proteggere se stessa dalla forza distruttiva del Mobbing. Ciò
significa che la famiglia si richiude in se stessa, per istinto di sopravvivenza,
e passa sulla difensiva. La vittima infatti è diventata una minaccia
per l'integrità e la salute del nucleo familiare, che ora pensa a proteggersi
e poi a contrattaccare. Si tratta naturalmente di un processo inconscio:
nessun componente sarà mai consapevole di aver cessato di aiutare e
sostenere il proprio caro. Il Doppio Mobbing indica la situazione in cui la vittima si viene a trovare in questo caso: sempre bersagliata sul posto di lavoro e per di più privata della comprensione e dell'aiuto della famiglia. Il Mobbing a cui è sottoposto è raddoppiato: ora non è solo presente in ufficio, ma continua, ma con altre modalità, anche dopo, a casa. IL BOSSING Molto interessanti a questo proposito
sono i casi in cui manca la prima fase, ossia quella del conflitto non
ancora con caratteristiche mobbizzanti. Nella maggior parte di questi
casi siamo di fronte a ciò che si definisce "Bossing", cioè
Mobbing compiuto dai superiori o dai dirigenti dell'azienda, quasi sempre
con lo scopo preciso di indurre il dipendente alle dimissioni. Come
sappiamo, al giorno d'oggi, il diritto dei lavoratori rende molto difficile
per un'azienda licenziare qualcuno senza problemi, soprattutto quando
si tratta di persone organizzate nei sindacati. Tuttavia, soprattutto
in tempi di crisi, molte aziende sono costrette a ridurre il personale,
o a ringiovanirlo. Il Bossing o Mobbing pianificato si configura in
questi casi proprio come una precisa strategia aziendale. In una catena di supermercati discount
sono davvero rimasto senza parole davanti all'estrema facilità e normalità
con cui le persone scomode venivano sabotate per essere poi denunciate
davanti agli altri come incapaci: ho visto tendere vere e proprie trappole,
alcune veramente subdole, per assicurarsi una finta prova da esibire
per giustificarsi davanti agli altri e accusare la vittima. In un'azienda
di questo genere, con sede nel Veneto, per esempio, venivano messe in
atto da parte della Direzione o dei suoi collaboratori le seguenti azioni
di Bossing verso una persona particolare che doveva essere eliminata:
- gli venivano spediti fax e altre comunicazioni
con ordini e istruzioni anonimi che contenevano, oltre alla vera trappola,
anche grossolani errori che potevano facilmente essere fatti ricadere
su di lui: il fax non era firmato, in modo che non era possibile per
lui difendersi dicendo di aver ricevuto tali ordini da altri; - il primo direttore compiva apertamente
verso di lui la maggioranza delle azioni mobbizzanti descritte in precedenza.
La cosa era resa ancora più grave dal fatto che tale direttore si permetteva
di rimproverarlo con grida ed insulti davanti a persone che poi dovevano
dipendere da lui, in modo che la sua autorità fosse seriamente compromessa; - venivano favoriti i conflitti e le inimicizie
tra la persona presa di mira e i colleghi, mentre gli erano vietati
i contatti con chi invece aveva un buon rapporto. Alla fine, questa persona fu accusata di aver causato un danno ingente all'azienda e licenziata in tronco. Il ricorso al Tribunale del Lavoro era impedito dal fatto che il Bossing era stato accuratamente preparato: il danno all'azienda effettivamente c'era stato e non era possibile in nessun modo dimostrare che non era stato lui a causarlo. LE CONSEGUENZE DEL MOBBING Il Mobbing è una pratica dannosa e realmente
criminale: le sue intenzioni sono dettate da sentimenti profondamente
distruttivi verso gli altri ed i suoi esiti sono di portata sconvolgente.
E' quindi facilmente intuibile la sua potenzialità disgregatrice del
tessuto sociale. Le conseguenze di un fenomeno di tale serietà sono
quindi ben immaginabili per tutti, tuttavia le prenderemo in esame dal
punto di vista di coloro che ne subiscono il danno maggiore: il mobbizzato
stesso e l'organizzazione (cioè il datore di lavoro). Anche per l'azienda poi il Mobbing ha
conseguenze che vanno ben oltre quelle - non poco importanti - dei costi.
Ci sono infatti anche conseguenze gravi sul piano sociale: se i dipendenti
si dimostrano scontenti delle condizioni di lavoro a cui sono costretti
e ne parlano al di fuori, l'immagine della ditta ne risente inevitabilmente
e la concorrenza può approfittarne. C'è poi un'altra entità che viene gravemente
danneggiata dal Mobbing, la società stessa. Pensiamo ad un mobbizzato
costretto a protratte assenze per malattia. L'INPS, ente statale e quindi
finanziato dalla comunità, eroga denaro all'azienda affinché questa
persona sia regolarmente retribuita. Non solo: la USL, anche questa
statale, contribuisce alle spese per le visite mediche, le analisi,
le terapie e gli eventuali interventi di altro genere necessari allo
stato di salute della vittima del Mobbing. Passiamo ora alle estreme conseguenze
cui il Mobbing può portare una sua vittima, cioè a un caso di invalidità
professionale permanente. Il mobbizzato è giunto ad uno stato fisico
o psichico in cui non può più svolgere normalmente alcun tipo di lavoro
(esaurimento nervoso, depressione cronica, etc). In situazioni di danni
permanenti alla salute, la vittima può essere costretta al prepensionamento
in età ancora relativamente giovane. Anche in questo caso i costi per
la società sono enormi: non si deve infatti considerare solo la pensione
che riceve con 10-20 anni di anticipo rispetto alla normale età pensionabile.
Pensiamo anche ai contributi sullo stipendio che non versa più e alla
perdita sociale della risorsa umana relativa all'attività lavorativa
che non svolge più. In pratica, possiamo affermare che la sua forza
lavorativa non è più al servizio della società con molti anni di anticipo. Le ricerche europee sono arrivate ad una
stima approssimativa del danno economico che un prepensionamento a 40
anni causa alla società: la cifra si aggira sul miliardo e 200 milioni
di Lire. Una cifra da capogiro, a cui va aggiunto il costo della persona
che, non producendo più, occupa però un posto in ospedale o si sottopone
ad una visita specialistica, o ad una seduta di terapia. Nel 1996/97 è stata condotta la prima
ricerca sul Mobbing in Italia da parte di PRIMA, Associazione Italiana
contro Mobbing e Stress Psicosociale. IL SETTORE DI PROVENIENZA DELLE VITTIME
DI MOBBING Più del 38% delle vittime intervistate provengono dal settore dell´industria produttrice di beni/servizi, mentre un altro forte riscontro del Mobbing si ha nella pubblica amministrazione (oltre 21%). All´interno del mondo industriale o del terziario è evidente un certo orientamento verso il profitto, che si traduce di solito nella filosofia secondo cui chi produce di più viene anche maggiormente gratificato. Possiamo dunque avanzare l'ipotesi che esiste una forte relazione tra Mobbing e ambizione. Poiché più si produce e più si ricevono gratificazioni, è possibile che un impiegato carrierista ed ambizioso ricorra al Mobbing per liberarsi di un collega molto bravo sul lavoro, che è o potrebbe diventare un pericoloso concorrente nella corsa alla promozione. Nell'amministrazione pubblica, invece, solitamente hanno molto peso i favoritismi di ogni tipo, familiare, politico, etc. Ciò può portare alla spiccata tendenza ad eliminare chiunque non faccia parte della "famiglia", e che quindi costituisce con la sua semplice presenza, una denuncia al sistema. Un altro motivo di insorgenza del Mobbing negli uffici pubblici inoltre penso possa essere rintracciato nel diffuso sentimento di "noia" di cui tanti impiegati e lavoratori soffrono. In effetti, spesso il personale è in esubero, e quindi il lavoro che ognuno deve svolgere occupa solo una parte del suo orario. Per il resto del tempo si deve restare sul posto di lavoro ad annoiarsi, e prendere in giro un collega diventa troppo spesso un passatempo. L`ETÀ DELLE VITTIME DI MOBBING Quasi la metà (48%) delle vittime di Mobbing si trova nella fascia d'età compresa tra i 41 ed i 50 anni, mentre pochissime vittime hanno meno di 30 anni. La fascia d'età compresa tra i 41 ed i 50 anni è in ogni caso delicata e ricca di problemi: ci si trova in una fase di transizione e trasformazione, dalla freschezza giovanile all'esperienza dell'età matura e, come se ciò non bastasse, si può avere anche molti nemici. Molte ditte, per esempio, quando puntano sulla dinamicità o almeno vogliono dare questa immagine di sé, tendono a privilegiare i dipendenti giovani a scapito di quelli più maturi. Inoltre esiste un certo pregiudizio secondo cui un dipendente di una certa età non sarebbe in grado di produrre come uno giovane. Queste impressioni sono confermate dalla naturale tendenza dei giovani, soprattutto se nuovi assunti, a proporre idee e sperimentare metodi rivoluzionari, mentre, comprensibilmente, un impiegato più anziano tende a fare un lavoro di routine e a percorrere strade che già ben conosce. Inoltre, su questo substrato si salda anche un fattore di tipo puramente economico: il neo-assunto, soprattutto al primo impiego, non ha troppe pretese a livello di trattamento economico, cosa che non si può dire di una persona che ha già vent'anni di esperienza. Un altro "nemico" per questa fascia d'età sono i contratti di formazione: essi permettono all'azienda di assumere un giovane con uno stipendio abbastanza basso e senza eccessivo impegno. Così all'azienda potrebbe sembrare più vantaggioso liberarsi di un dipendente tradizionale e dare il suo posto ad un contratto di formazione. LA DURATA E LA FREQUENZA DEL MOBBING Mettendo a confronto la durata del Mobbing con la frequenza con
cui viene perpetrato, si riscontrano due dati piuttosto sorprendenti:
- Una vittima che si trova nel terrore psicologico da meno di due anni può essere bersagliata in modo molto intenso oppure al contrario solo raramente. Il Mobbing è molto intenso all'inizio, perché il mobber tenta così di piegare fin da subito la resistenza della sua vittima e mettere subito in chiaro chi sia "il più forte". In questa maniera la vittima potrebbe perdere subito coraggio, rimanere intimidita e quindi non tentare più di difendersi. Dall'altra parte, il mobber potrebbe decidere di agire con frequenza minore per provare la reazione di difesa della vittima, oppure perché ancora la teme e la rispetta. In quest'ultimo caso il Mobbing diverrà più frequente e intenso man mano che il rispetto ed il timore del mobber verso la vittima calano e cresce così il coraggio del mobber all'azione. LA POSIZIONE DEL MOBBER In circa l´88% dei casi è coinvolto un
mobber in una posizione superiore a quella della vittima, fra questi
in circa il 58% dei casi il mobber è il capo che agisce da solo, mentre
nel restante 30% il capo è coadiuvato nel Mobbing dai colleghi della
vittima. Solo nel 10% dei casi il mobber era costituito dai colleghi.
Dunque, la presenza di una persona di grado superiore nel Mobbing sembra
una circostanza diffusa. Tuttavia, il ruolo del capo può essere di due
tipi: - il capo può tollerare il Mobbing dei
colleghi, permetterlo o addirittura favorirlo: un collega mobber ha
sempre bisogno di una sorta di "permesso" da parte del capo
a mobbizzare qualcuno. IL SESSO DEL MOBBER E DELLA VITTIMA I mobber preferiscono attaccare una vittima del loro stesso sesso: due mobber uomini su tre se la prendono con una vittima uomo, mentre ben 13 mobber donne su 14 mobbizzano una donna. Gli uomini inoltre sono tendenzialmente più mobber delle donne e non disdegnano però nemmeno una vittima donna: circa un terzo di mobber maschili scelgono una vittima femminile. In questi casi è ragionevole pensare che entri in gioco il fattore delle molestie sessuali, che possono configurarsi spesso come Mobbing a sfondo sessuale. Le donne invece tendono a mobbizzare quasi esclusivamente altre donne. Ciò potrebbe essere correlato al fatto che statisticamente ci sono più uomini nei ruoli responsabili, e quindi più difficili da mobbizzare, ma anche al fatto che nei confronti di un'altra donna possono subentrare più facilmente invidie e gelosie. IL NUMERO DEI MOBBER Esiste una forte tendenza da parte dei mobber a costituirsi in un piccolo gruppo di attacco: la maggioranza dei mobber dunque non ha il coraggio di agire da solo, per cui si cerca alleati e complici. Quasi la metà (il 45,5%) delle vittime infatti sono mobbizzate da un gruppo composto da 2/4 persone, e in circa un caso su quattro (ca. 26,2%) il gruppo di mobber era costituito da più di 4 persone. Il gruppo ristretto di mobber (2/ 4 persone) è di solito composto da colleghi-amici che si sentono disturbati in qualche modo dalla vittima, oppure che uno di loro si senta minacciato e che abbia ottenuto la solidarietà degli altri nella sua azione. Nei casi di mobber più numerosi, cioè di gruppi di mobber composti da più di 4 persone, invece, si può pensare che il motivo del Mobbing sia stato individuato all'interno della vittima: in genere in effetti il mobbizzato in questione ha qualcosa di diverso, che lo pone su di un altro piano rispetto agli altri (qualche idea particolare, o un titolo di studio, il gusto del suo abbigliamento, il suo carattere, la sua provenienza, etc). In netta minoranza rispetto agli altri casi sono invece le situazioni che vedono un unico mobber agire in modo autonomo (ca. 19,9%). La scarsa incidenza di questo mobber solitario è sicuramente dovuta al fatto che molti mobber cercano e ottengono in vari modi l'aiuto e la collaborazione di altri colleghi, diventando agli occhi della vittima, parte di un gruppo di aggressori. Ancora più raro è il caso in cui tutto il reparto o il gruppo di lavoro risulti coalizzato contro la vittima (ca. 8,3%). Queste situazioni vedono di solito il mobbizzato ricoprire il ruolo del capro espiatorio, cioè della vittima sacrificale su cui vengono fatte ricadere tutte le mancanze dell'ufficio o del reparto. Harald Ege
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