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Già
prima che il Ministro Bindi, con un atto di imperio, sancisse l'esclusività
del rapporto professionale con il S.S.N. per i medici ospedalieri ed
universitari, vi era stato in Italia chi, volendo anticipare la norma,
aveva effettuato liberamente tale scelta.
Con tale opzione essi sceglievano di
esercitare la cosiddetta "libera" professione all'interno
della propria struttura Ospedaliera, regolamentata però da una serie
di norme e vincoli interni che di fatto annullavano la definizione di
"libera".Ma, pur essendo in pochi, presto si erano resi conto
che l'esercizio dell'attività professionale non era di fatto praticabile
per la grave carenza di strutture che potessero garantire a tutti gli
optanti, nel momento in cui erano liberi da impegni di attività contrattuali
di Reparto, di poter esercitare, intra-moenia, quella professione che,
proprio in funzione della loro scelta, gli veniva inibita all'esterno
della struttura.
Naturalmente, avendone ricevuto un danno
patrimoniale, ingiunsero alla struttura Ospedaliera (Ospedale di Vercelli),
per via legale, il pagamento del danno subito.L'Azienda Ospedaliera
eccepiva la mancanza di competenza del giudice e il caso finiva dinanzi
alla suprema Corte di Cassazione a Sezioni riunite che, in questi giorni,
ha stabilito, con sentenza n. 41 del 2000, che i medici danneggiati
potranno rivolgersi direttamente al Pretore del Lavoro per ottenere
il risarcimento del danno per mancato guadagno.
Questo non è che uno degli innumerevoli
ricorsi che la Magistratura ha già esaminato, con soddisfazione dei
ricorrenti medici e continua ad esaminare sulla base della Regolamentazione
precedente a quella attualmente decretata.
Quest'ultima poi pone di fatto non uno
ma almeno una decina di ulteriori motivi per contestare la legittimità
della Norma.Moltissimi hanno subito passivamente questo comportamento
vessatorio del Decreto Bindi,i restando inerti di fronte ad una norma
che, proprio in virtù del cosiddetto silenzio-assenso, trasforma l'inerzia
in consenso, cosa di dubbia costituzionalità e motivo di valanghe di
eccezioni che alimenteranno un contenzioso infinito.
In un contratto di lavoro non è possibile
infatti, a fronte di scelte di grandissima importanza contrattuale,
professionale ed economica a livello personale, sancire una norma che
comporti l'accettazione di vincoli o benefici senza una sottoscrizione
firmata che dia un valore per tabulas alla reale volontà di accettazione
da parte del sottoscrittore.
Ma ben altre e più gravi sono le motivazioni
che alimenteranno il contenzioso infinito di questo contratto che alcuni
Sindacati medici hanno voluto sottoscrivere in cambio di una parzialità
del vantaggio economico e di carriera, riservato solo a quegli iscritti
che sottostavano alla norma e penalizzando pesantemente chi, pur rappresentato
dallo stesso Sindacato, non avesse accettato il vincolo.
E sarà proprio questo un altro dei motivi
importanti delle eccezioni: non si può infatti punire con un blocco
della carriera un dipendente che svolge la propria attività in virtù
di un contratto in essere, questo sì regolarmente sottoscritto, che
prevede determinate prospettive di carriera che gli vengono ora negate,
pur continuando a svolgere gli stessi compiti e con gli stessi emolumenti.La
discriminazione gravissima creata dal blocco delle carriere per i medici
che nello svolgimento della loro attività ospedaliera effettuano gli
stessi compiti, nelle stesse ore, negli stessi reparti con lo stesso
impegno degli altri, non può dar luogo a trattamenti diversi.
Ma, ritornando al caso dei medici vercellesi,
il danno maggiore le Aziende Ospedaliere e la Sanità italiana l'avranno
proprio da quella estensione pressoché totale della norma che ne renderà
di fatto impossibile l'applicazione, non essendo pensabile che gli Ospedali
siano in grado di garantire a tutti i medici l'esercizio di una propria
attività professionale all'interno dell'Ospedale e per ciò stesso obbligati
a convenzionarsi con strutture esterne (ammesso che ce ne siano
a sufficienza) e a pagare i danni alla miriade di ricorrenti che, non
potendo esercitare la loro professione, si rivolgeranno ai Pretori del
lavoro per avere il risarcimento del mancato guadagno.
Tutto ciò naturalmente oltre che al
malato che non potrà scegliere per il medico e il luogo di cura di propria
fiducia, e al medico che si troverà ad operare in una condizione di
grande demotivazione, porterà sicuramente anche un danno all'Erario.
Le Aziende ospedaliere dovranno affrontare
infatti notevoli spese sia per far fronte ad un contenzioso esteso dall'Alto
Adige alla Sicilia, sia per il convenzionamento a tappeto di strutture
esterne, sia per i risarcimenti che sarà condannata a pagare e chissà
che la Procura Generale della Corte dei Conti non voglia mettere il
naso sull'operato di quel Ministro che ha emanato il Decreto.Certo non
c'è da farsi illusioni sull'intervento ed eventuali inchieste della
Corte dei Conti, ma sicuramente la Delega esercitata dal Ministro darà
la stura a un contenzioso faraonico, che terrà le Aziende Ospedaliere
in uno stato di guerra continua con i medici e continuerà a creare cattiva
Sanità.

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