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n.3 / 2000
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A 3846 metri d'altezza, inseriti nel paesaggio di un altipiano desertico delle Ande, sono situati i resti di un antico impero preincaico, avvolto da leggende e misteri, probabilmente uno dei siti archeologici più controversi del mondo. Guardando
i monumenti di Tiahuanaco, si rimane impressionati dalla perfezione
e dalla maestosità di queste costruzioni monolitiche che da migliaia
di anni resistono soicamente al vento e al gelo. Ci
si chiede perchè nessuna delle statue, nessuno dei disegni sulle ceramiche
ritrovate, mostri un viso sorridente.Le espressioni sono cupe, gli sguardi
desolati, chiusi. Gli archeologi concordano sul fatto che i monoliti
di Tiahuanaco sono stati creati da una stessa cultura nel periodo intorno
al 1200 a.C., ma le loro opinioni si dividono quando si tratta delle
origini di questa cultura. Già
in questa prima fase si sviluppò un particolare tipo di ceramica,di
fondo senape con incisioni e motivi tracciati in rosso, grigio e bianco.
In quell'epoca incominciò anche la lavorazione del metallo, in particolare
il rame. I defunti venivano tumulati in buche circolari, accompagnati
da effetti personali e oggetti funerari. Della
spiritualità di questo popolo si sa pochissimo: troppo è andato distrutto
nei secoli. Si presume adorassero le stesse divinità sopravvissute sulle
Ande fino ad oggi. La più importante è Pacha Mama, la Madre Terra, poi
le montagne, i riflessi dell'acqua, i raggi del sole e gli elementi
metereologici. Tra le stele e le statue ritrovate alcune rappresentano
divinità e sacerdoti sconosciuti. All'epoca
classica seguì quella imperiale, di espansione. Al centro delle rovine troviamo una piramide, mai portata alla luce per mancanza di fondi. Nasconde l'enorme tempio Akapana, composto da sette terrazze e altrettante mura. Forse rappresenta il tentativo di ricreare una montagna, per gli andini dimora di dei. La
parte più suggestica di Tiahuanaco è il tempio di Kalassasaya. E' un
tempio aperto, elevato su una enorme piattaforma. Fondamenta, mura,
scalinate e arcate sono costituite da giganteschi blocchi monolitici.
Kalassasaya fu probabilmente un osservatorio, poichè la sua costruzione
segue delle linee astronomiche. Nel XVI secolo il missionario Diego de Alcobaso scrisse: "Su una piattaforma vidi una colonna di splendide statue, così reali da sembrare vive. Uomini e donne, alcuni in piedi, altri seduti in pose quotidiane. Alcune donne avevano bambini sulle ginocchia o sulle spalle." Oggi
la maggior parte di quelle statue purtroppo è scomparsa. Distrutte dallo
zelo religioso dei preti spagnoli o rubato dai predatori archeologici.Un'altra
affascinante costruzione è il tempio semi-sotterraneo, quadrangolare,
escavato solo nel 1960. Nelle sue mura sono fissate dozzine di teste
di pietra, che rappresentano probabilmente trofei di guerra. Nel
suo centro si trovano alcuni monoliti, di cui uno "barbuto".
Un enigma per gli archeologi, perchè rappresenta una persona con barba
folta, mentre è risaputo che agli indios non cresce la barba.
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