N. 3/2000
 
 

Paolo Ghisoni
 
 

Un'avventura cominciata con moderato ottimismo che si è progressivamente trasformata in un sogno nazionale. Con un finale però che ha tradito speranze e costumi di un popolo che oltre ad essere di poeti e santi dovrebbe avere nel DNA anche quello di navigatori. Così è stato per più di 130 lunghissimi giorni; o forse è meglio dire notti, visto che da Auckland, Nuova Zelanda, dove la coppa America di Vela ha avuto luogo, le immagini di Luna Rossa arrivavano con un divario di 12 ore. Le regate mattutine, dall'anonimato quasi totale, hanno così saputo conquistare una nicchia di telespettatori sempre crescente, sino a diventare il vero cult del momento. Facce stravolte da notti insonni e da caffè assunti a profusione sono state la costante degli incontri d'inizio giornata e con la richiesta di informazioni sulla prestazione della nostra barca - spartiacque tra chi era “in” e chi “out” - in questo Inverno dai contorni miti, sicuramente reso meno rigido dalle immagini di vele e sole provenienti dall'altro capo del mondo. L'Italia della vela, quella dei praticanti o comunque amanti della disciplina, ha vissuto quasi con fastidio l'intrusione nazional-popolare che ha trasportato le gesta di Luna Rossa nei titoli di tutti i quotidiani e notiziari. A ciò è andata a sommarsi un'orda di curiosi, vacanzieri dell'ultima ora e benestanti inclini allo svernare dove ci sia popolarità che, puntando il dito sul mappamondo, ha individuato la città neozelandese come la base dell'italianità da sventolare ai quattro venti. Luna Rossa si è scoperta con le vittorie e noi italiani siamo particolarmente abili nel salire sul carro dei vincitori. Molto ha fatto la sinergia di risultati ed emozioni che ha reso avvincente la finale della “Louis Vitton Cup”, la gara che avrebbe designato la sfidante ufficiale ai neozelandesi campioni in carica. In vantaggio, raggiunti e superati. E ancora pareggio e vittoria finale. Al meglio delle nove regate, l'imbarcazione azzurra ha incarnato in quel momento il mito della freddezza e dell'invincibilità sul filo di lana che spesso viene indicata come lacuna principe nelle débacle italiane in altre discipline sportive. Luna Rossa è stata capace di segnare il crollo della potenza statunitense, incapace di qualificarsi per la prima volta nella storia delle finali. E così per più di un attimo abbiamo pensato che il mondo della vela non avesse più segreti, che - dopo la prima avventura con Azzurra e la splendida prestazione del Moro di Venezia, arrivato nel 1992 a contendere senza fortuna la Coppa agli americani - ormai il destino avesse estratto il nostro bussolotto. Per questo la batosta nella finalissima con “Black Magic”, la barca neozelandese detentrice del Trofeo, è stata ancora più difficile da assorbire. Una sconfitta netta, per 5 a 0, senza nemmeno un sussulto, ha ferito l'orgoglio nazionale di chi nelle previsioni aveva già fatto i conti in tasca ai futuri vincitori, scoprendone ipotetiche falle. Ebbene si; siamo arrivati anche a questo. La gioia per una vittoria così grande ha saputo cancellare il fatto che i nostri avversari avessero stradimostrato nelle manifestazioni precedenti di essere uno squadrone, con esperienza da vendere e grande conoscenza della materia. E ancor prima di affrontarli e vederli all'opera circolavano voci supponenti, intrise di leggerezza, sulle condizioni a noi favorevoli, sull'illusione di trovare degli avversari mal preparati o peggio con mezzi non all'altezza della situazione. La Nuova Zelanda sembra un isoletta sperduta: ma è anche un paradiso ambientale,dove regatare è all'ordine del giorno. E se il gruppo che ha dominato l'imbarcazione italiana lavora insieme dall''87, il motivo di tanta superiorità andava pure intuito. Sintomatico a tal proposito che nell'ultima regata il timoniere titolare Russel Coutts si sia concesso il lusso di lasciare il timone al suo secondo Dean Braker, ventisettenne di belle speranze, per consentirgli di mettere il sigillo finale alla difesa della Coppa America. Solo chi è nettamente più forte e si sente tale può azzardare una mossa del genere. Per rendere il paragone in termini calcistici, è come se nellaCoppa del Mondo del 1994 il 17enne Ronaldo avesse debuttato in un match importante con la maglia della Seleçao brasiliana. Il campione che poi abbiamo avuto modo di ammirare, il suo primo mondiale invece lo ha vissutointeramente in panchina, senza avere l'onore di giocare nemmeno un secondo. Programmazione dei talenti dunque e creazione di una scuola vincente; questa è la tattica principe dei padroni della vela. La favola nata in fretta e furia sotto l'egida Prada ha invece significato per il nostro equipaggio una corsa contro il tempo, ingaggiando tecnici esperti del settore stranieri per colmare presunti gap. L'investimento imponente stanziato dal patron Bertelli, si parla di 90 miliardi,ha senz'altro mutato l'immagine di pressappochismo e di armata allo sbando che a volte ha accompagnato talune prestazioni dello sport italiano. E finché si è potuto mettere sulla bilancia cuore e mezzi all'avanguardia, tutto, o quasi, è filato liscio. “Black magic” però non era lì per caso. In questi 5 anni di attesa dello sfidante ufficiale, Magia Nera avrà pur scandagliato minuziosamente i fondali del golfo di Auraki e annotato le bizze di Eolo in tutte le sue direzioni. Giocare in casa insomma avrà pure contato qualcosa. Gli stessi campioni in carica, che oggi sembrano imbattibili, hanno strappato il trofeo agli americani dopo anni di tentativi andati a vuoto. Il loro successo alla fine è arrivato proprio grazie all'aver fatto tesoro delle esperienze accumulate. Luna Rossa parte dunque, da questo punto di vista, da una buona base. L'incognita maggiore poteva essere un eventuale disimpegno economico di Bertelli in vista della prossima sfida ufficiale, fissata per il 2003. Non sarà così, visto che nel segno della continuità e nella convinzione di potercela fare, ma anche soprattutto visto l'enorme ritorno di immagine e di miliardi, Prada sosterrà ancora la nuova avventura tra due anni. Rimangono però i dubbi sulla compattezza del nuovo gruppo. Proprio in dirittura di arrivo, il vulcanico signore della vela italiana si è permesso il lusso di criticare pesantemente una scelta tattica dell'imbarcazione azzurra, definendola “da suicidio”. Non era la prima volta che dallo “spogliatoio Italia” uscivano voci di possibili conflitti con i suoi capi equipaggio. Chi lo conosce bene, anche tra i dipendenti aziendali, è ormai avvezzo alle sue esplosioni d'ira. Da padre-padrone è convinto che gli investimenti ingenti giustifichino ogni tipo di intrusione. Ma non è difficile immaginare che per il bene e l'equilibrio interno del prossimo gruppo Luna Rossa queste reazioni istintive ed esibizionistiche sarebbe meglio dimenticarle. Egregio Dottor Bertelli, questo motto dello sport lo conoscerà certo: anche se qui è una questione di vele e vento, come in tutte le gare a squadra per vincere bisogna remare con fiducia nella stessa direzione.

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