Nella
"clonazione" culturale e ambientale "Blade Runner" è già
quotidianità
Ci sono scrittori di cornice
e scrittori di quadro, formula che rimanda alla flebile querelle letteraria
di inizio '98 tra chi ha “giocato” - come Calvino e Queneau - e chi no.
Scrittore “di quadro”, di
sostanza, di ventre, che non ha mai “giocato” molto, era Paolo Volponi,
della cui amicizia e stima ho avuto il dono di godere, uno dei pochi che
tra l'altro oggi potrebbero a buon diritto “ponzare” e intervenire sulla
questione delle 35 ore settimanali, con tutta la letteratura del lavoro
che aveva alle spalle. Ma non c'è più, purtroppo.
Una volta, mi pare sul “Corriere
della Sera”, chiosò il famosissimo film di Ridley Scott, “Blade
Runner”, per dire che, a distanza di oltre dieci anni dall'uscita del film,
non gli pareva proprio che le città fossero sulla strada di diventare
quelle allucinate della pellicola.
Non fui d'accordo, e non
tanto per la difficoltà di paragone tra un'opera di fantasia e una
realtà, in questo caso urbana, del futuro: piuttosto, perché
Volponi aveva letto “Blade Runner” come un'ipotesi di futuro - che appunto
lui non riconosceva - quando invece il film secondo me trasfigurava un
presente, non quello che saremmo diventati ma quello che già in
profondità, tolte alcune maschere, noi umani metropolitani eravamo.
Su come l'arte, la creatività
raffiguri il futuro ragionavo giorni fa in una breve vacanza alle Canarie,
le isole spagnole ma in area atlantico-africana di cui Tenerife è
la principale. Tralascio le osservazioni a metà tra il turista e
il tour operator sull'isola cosiddetta delle quattro stagioni, il cui perimetro
si gira in più o meno quattro ore di macchina toccando appunto microclimi
differenti a una manciata di chilometri di distanza. E invece punto a un
paio di immagini che forse spiegano l'associazione di idee con “Blade Runner”,
Volponi e la lettura di un futuro/presente.
Allora: nell'isola di Tenerife,
di origine vulcanica, c'è il picco più alto di Spagna, quello
del Teide, oltre 3700 metri. Dalla costa in pieno sole estivo tutto l'anno
- di cui vi dirò tra poco - che costituisce il sud dell'isola, si
sale a oltre duemila metri in tre quarti d'ora d'auto.
Ci si ritrova, all'ombra
del Teide, in una fenomenale e unica (credo) sul pianeta pianura post-vulcanica:
una ricchezza geologica straordinaria, un panorama speciale, un'atmosfera
lunare ma “turistica”, con le giacche a vento colorate che spuntano tra
i pietroni, i canyon, le distese di pietra pomice raffinata in polvere
dal vento.
Per dirla tutta: è
dove Stanley Kubrick ha girato le scene più emozionanti di “2001,
Odissea nello spazio”. E siamo già a due pellicole famose, come
anello tra realtà e fantasia, per una associazione di idee che potrebbe
(?!?) portare a qualcosa.
Continuiamo il percorso
cinematografico, dalla metropoli fumosa e “aliena” di “Blade Runner” alla
distesa selenica di “2001” fino a un genere cinematografico meno d'autore
e più di cassetta, quello di fantascienza “superficiale”, diciamo
così.
Penso, su due piedi, all'ultimo
di Besson, “Il quinto elemento”, o prima a uno Schwarzenegger doc come
quello di “Atto di forza”, o insomma a una serie di film che hanno almeno
una cosa, che qui mi preme, in comune: il fatto che per l'uomo avveniristico
andare in vacanza significhi andare in vacanza “altrove”, ossia su “un
luogo di vacanza creato apposta”, sia esso un pianeta di vacanza oppure
una stazione spaziale (termale?) di vacanza.
E dunque, direte, dov'è
il parallelo reale con questo toponimo cinematografico della vacanza, come
si può proseguire nell'equazione “Blade Runner” sta a Milano come
“2001” sta alla piana lavica del Teide? Scendendo appunto giù dal
Teide, facendo la strada a ritroso, arrivando, sulla costa “sur”, a Playa
de Las Americas, dove vent'anni fa c'erano solo villaggi e bananeti e ora
c'è un cantiere continuo, una Gabetti generalizzata in lungo e in
largo, e soprattutto in alto con gli albergoni mozzafiato che partono da
Rimini per arrivare immaginificamente ai grattacieli di Las Vegas.
Tutto inventato, tutto tirato
su in gran fretta e in laboratorio per gli ormai milioni di europei che
cercano il sole e i bagni tutto l'anno, in una sorta di videogioco collettivo
da un altro pianeta. Senza radici, senza memoria neppure del domani.
Eccolo il futuro, Paolo,
ben dentro il presente, scomposto e ricomposto in una stessa isola, con
tipi umani quantitativi e non qualitativi, in una clonazione ambientale
che fa ridere e piangere insieme: che fa emozionare, insomma, come in un
film. Già visto, naturalmente...
Le immagini sono tratte
dal film "Blade Runner"
di Ridley Scott
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