Gianfranco Malafarina
 
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Il 20 febbraio 1909 il giornale parigino “Le Figaro” pubblica in prima pagina un curioso manifesto, Le futurisme, che la stessa redazione definisce molto audace.  
E' l'atto ufficiale di nascita di un grande movimento d'avanguardia, italiano ed europeo, che coinvolge tutti i campi dell'espressione umana, dalla letteratura alle arti figurative, dal cinema alla moda, dalla musica alla cucina e persino all'erotismo.  
Ne è autore Filippo Tommaso Marinetti, scrittore e poeta italiano alla ricerca di una nuova formula letteraria coraggiosa e ribelle, adatta ai tempi.  
Dapprima, con una scrittura fortemente simbolista e biografica, egli illustra la mitica fondazione del movimento: durante una notte di baldoria un manipolo di poeti si lancia in una corsa sfrenata in automobile, che termina con il tuffo di Marinetti nell'acqua fangosa di un'officina. E' un bagno fortificante e purificatore, in cui l'automobile si impone come un simbolo di vitalità.  
La seconda parte del manifesto contiene invece le linee programmatiche del movimento, ispirate alla filosofia di Schopenhauer, Nietzsche e Bergson: amore del pericolo, coraggio, audacia e ribellione in poesia, aggressività in letteratura contro il sonno del passato, velocità e lotta come nuovi ideali di bellezza.  
E ancora, esaltazione, contro ogni passatismo, del presente e del futuro, delle città moderne con industrie e operai, arsenali e cantieri, stazioni e officine, locomotive e aeroplani.  
Disprezzo della donna e distruzione di musei, biblioteche, accademie di ogni genere. Glorificazione del patriottismo e della guerra “sola igiene del mondo”. 
Abbiamo riassunto brevemente il manifesto di Marinetti perché la lunga vicenda del futurismo, riassunta per “grandi temi” nella vasta rassegna ospitata nelle sale di Palazzo Ducale, a Genova, e nei prossimi mesi presso la sede della Fondazione Mazzotta, a Milano, sta tutta, in nuce, nelle provocazioni enfatiche e battagliere di Marinetti, in quella sua “lotta a oltranza” contro i vecchi schemi che per l'Italietta giolittiana del primo Novecento rappresenta una novità esplosiva e dirompente, in grado di scuotere dalle fondamenta un ambiente artistico e culturale ancora molto provinciale.  
La pittura, in particolare, ancora attardata su stilemi floreali e simbolisti o su tematiche sociali e politiche di impronta verista, subisce un autentico scossone, un bagno di modernità che la allinea immediatamente alle più vitali correnti europee.  
Fondamentale per la pittura futurista è il concetto di “dinamismo universale”: in un mondo in cui tutto si muove e corre veloce, bisogna rendere il movimento delle figure “che si moltiplicano, si deformano, susseguendosi nello spazio. Così un cavallo in corsa non ha quattro gambe, ne ha venti”.  
Non si tratta però soltanto di imitare il moto, ma di trasfigurarlo in un sistema di compenetrazione, che abbatte l'idea tradizionale di spazio. Altro punto chiave è l'idea di colore, che deve liberarsi da ogni pregiudizio del passato.  
“Il volto umano - sostengono i futuristi - è giallo, è rosso, è verde, è azzurro, è violetto.”  
Nei grandi temi in cui si articola la mostra - tra cui la metropoli, la velocità, la simultaneità, l'individuo, lo stato d'animo, la guerra, la spiritualità, la casa - la poetica futurista, che ci era ormai largamente nota attraverso le numerose pubblicazioni e rassegne degli ultimi anni, emerge con una fisionomia pressoché inedita, a riprova che la grande arte, sincera e ispirata, ha sempre qualcosa di attuale da comunicarci. 
 

Futurismo.  
I grandi temi 1909 - 1944 

GENOVA, Palazzo Ducale,  
fino all'8 marzo 1998 
Ore 9.00 - 21.00, chiuso il lunedì 

MILANO, Fondazione Mazzotta,  
dal 29 marzo al 28 giugno 1998 
Ore 10.00 - 19.30, chiuso il lunedì 

Ingresso L. 12.000 
Catalogo Mazzotta 

 
 
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