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Aristide
Malnati
Il visitatore
che si reca in Egitto, attratto com'è dalle bellezze millenarie
di Gizah e Saqqara e dal mistero che emana dalle tombe dei più grandi
Faraoni, difficilmente si spinge alla scoperta di mete alternative, concedendosi
al massimo un soggiorno in riva al mare corallino di Hurgada e di Sharm
esh-Sheik. Eppure il Paese del Nilo offre un campionario di siti ricchi
di storia, dove le diverse fasi di una civilizzazione infinita si sono
stratificate e hanno lasciato un'impronta indelebile; siti che per lo più
hanno avuto il loro apogeo in un momento successivo ai Faraoni e che evidenziano
ancora i resti dell'Impero persiano in Egitto e soprattutto i fasti dei
Tolomei e dei Cesari; o fasi più recenti, ben simboleggiate dai
monasteri copti o dalle moschee dei sultani islamici, che dall'alto sorvegliano
austere l'agglomerato urbano del Cairo.
Alessandria è uno
di questi centri, ricca di fascino e brulicante di attività, dove
le tracce dell'antico affiorano qua e là, quasi annunciandosi tra
il cemento di un'urbanizzazione selvaggia che tutto vorrebbe soffocare.
Quattro, forse cinque milioni di abitanti popolano questa striscia di edifici
e di asfalto che corre per più di 20 km di costa da Ed Dikeila a
Abukir (l'antica Canope), abitanti di origini e di etnie differenti, vista
la presenza ancora tangibile delle colonie di greci, italiani, francesi,
armeni, turchi, libanesi e anche ebrei, installatisi via via nel corso
dei secoli. E' stata Alessandria città levantina (e lo rimane tuttora
in netto contrasto con il resto del paese), ancorata a una cultura mediterranea
fin dalle sue origini e in particolare dopo l'arrivo degli arabi in Egitto
(641 d.C.). Fondata da Alessandro il Grande (da cui prende il nome) per
diventare centro mondiale di politica e cultura nel regno cosmopolita e
infinito che il macedone riuscì a formare, Alessandria mantenne
questo ruolo per almeno tre secoli, capitale dello stato tolemaico, il
regno ellenistico più importante. Divenne fin da subito sede di
filosofi e poeti e teatro di edificazioni superbe e sontuose; Tolomeo I
Sotere si preoccupò di agevolare l'attracco delle navi mercantili
formando due porti (il Porto Grande e l'Eunostos); ma le opere più
imponenti vanno attribuite a Tolomeo II Filadelfo: fu eretto il Faro (una
delle sette meraviglie del mondo) sull'omonima isola, una torre gigantesca
progettata e realizzata dal famoso architetto Sostrato di Cnido (fu terminato
nel 280 a.C.); fu poi edificato il Museo, centro di cultura e di lettere,
vicino al quale Demetrio Falere, in un momento successivo, situò
la Biblioteca, ambiziosa e monumentale struttura, destinata, nelle intenzioni
del sovrano, ad accogliere tutto lo scibile umano, in omaggio a quella
tradizione enciclopedica, iniziata con Aristotele, di inventariare almeno
un esemplare di tutti gli scritti in lingua greca per studiarli, per far
progredire la ricerca e per preservarli alle generazioni future. Nasceva
proprio ad Alessandria la filologia moderna: critici testuali come Callimaco
(che fu anche un eccellente poeta), come Aristarco e Aristofane di Bisanzio,
diedero vita ad un'alacre attività filologica, volta al commento
e all'analisi dei testi della Grecia classica, cercando di emendare le
lezioni erronee e di fissare un testo definitivo il più rispettoso
possibile dell'originale.
Passarono i secoli e Alessandria
accolse generosa le civiltà più varie e i popoli più
disparati: Giulio Cesare e Antonio cominciarono la dominazione di Roma,
proseguita con tutti i più famosi imperatori; S. Marco (48 d.C.)
vi portò in Verbo di Cristo per convincere gli ebrei, lì
numerosi, che proprio il Nazareno fosse il Messia tanto atteso (ad Alessandria
sorsero le Università cristiane più prestigiose, rette da
teologi come Origene, Clemente Alessandrino e altri; e si svilupparono
le eresie più strane e ardite, a cominciare dallo gnosticismo e
dal manicheismo); arrivò quindi l'Islam, quando (642 d.C.) Amr Ibn
el-As, Generale del Califfo Omar, la espugnò togliendola ai bizantini;
dopo un millennio d'importanza ridotta (gli abitanti diminuirono e la cerchia
muraria fu ristretta), le città di Alessandro Magno si risvegliava:
nell'Egitto inglese, dopo Napoleone, governatore era Muhammad Ali, che
favorì la rinascita commerciale e militare della città levantina;
e subito dopo (1870 circa) Ismail Pasha ne rivalutò l'elemento
vitale: il porto, fulcro di fasti passati e di commerci moderni. E via
via nuovi quartieri, palazzine belle époque, teatri, caffè
eleganti, circoli raffinati, pasticcerie degne della vecchia Europa: Alessandria
è diventata un piccolo gioiello, epicentro di una vita coloniale
sontuosa anche se un po' manierata; era insomma uno dei luoghi più
esclusivi per i ricchi europei attratti dal Paese delle Piramidi per svernarvi.
Con la nazionalizzazione di Nasser (1952), con gli eventi che hanno segnato
il Medio Oriente e soprattutto in seguito all'esplosione demografica,
anche Alessandria, ha cambiato fisionomia, violentata dall'urbanizzazione
selvaggia e dalla drastica riduzione delle colonie straniere.
A che cosa va incontro,
questo antico centro di cultura mondiale? Qual è il suo destino?
Al di là di ovvie previsioni è da sottolineare il rinato
interesse degli studiosi stranieri (ed egiziani) per il patrimonio storico,
imponente e ben conservato, di questa città a tal punto che negli
ultimi anni Alessandria è tornata sotto i riflettori della grande
stampa mondiale. Questa rinascita, quasi una resurrezione, è legata
a un uomo e al suo centro di ricerca: sto parlando di Jean-Yves Empereur,
archeologo del CNRS francese, ellenista, ideatore e fondatore dell'eccellente
Centre d'Etudes Alexandrines, volto ad approfondire la realtà storica
della metropoli egiziana e a intervenire con scavi sistematici e scientifici
ogni qualvolta la situazione lo richieda.
Prima grande impresa di
Empereur e della sua équipe è il recupero di alcuni blocchi
del faro caduti nella rada del porto di Alessandria in seguito a un terremoto
del 1341 (così hanno tramandato cronisti dell'epoca): sulle rovine
del faro è stato eretto poco più tardi il Forte Qait Bey
che con la sua maestosa mole si impone al turista di passaggio. Nella caduta
i blocchi del faro (60/70 tonnellate ognuno) si sono inabissati formando
una linea in fondo al mare; ed è partendo da tali presupposti che
i sommozzatori di Empereur (tra cui anche esperti archeologi del prestigioso
Institut Français d'Archéologie Orientale diretto dal prof.
Nicolas Grimal, che ha collaborato con il Centre d'Etudes Alexandrines)
si sono immersi per fare il rilievo dei resti della preziosa torre. Subito
fin dalla prima campagna ai loro occhi si è presentato uno spettacolo
meraviglioso: statue di sfingi, busti di sovrani e regine, capitelli, tamburi
di colonne, piccoli obelischi che il mare ha custodito per secoli; tutto
materiale di epoca ellenistica che è stato a poco a poco recuperato
e sistemato in vasche di desalinizzazione vicino all'anfiteatro romano
di Kom ed-Dik. Impresa epica è stata poi quando, di fronte a un
pubblico di ministri e ambasciatori, sotto i riflettori della CNN e di
France 2, Empereur e i suoi subacquei hanno rimosso e sollevato con un
pallone aerostatico uno dei pesanti blocchi del faro: operazione perfettamente
riuscita nonostante il mare forza nove! Nella missione attualmente in fase
di svolgimento il gruppo si sta impegnando con risultati incoraggianti
allo studio di alcuni relitti, affondati nella baia nel corso dei secoli.
Ma a partire da quest'ultima
stagione lo sforzo degli uomini di Empereur si snoda su un duplice fronte:
al lavoro subacqueo si è affiancato lo scavo terrestre nel quartiere
di Gabbari. L'origine di tale attività archeologica è legata
a un episodio curioso e insieme sintomatico di ciò che spesso si
verifica in questo mondo: l'amministrazione di Alessandria stava costruendo
un ponte per una sopraelevata, quando nel cantiere edile sono state recuperate
alcune ossa e rinvenuti alcuni loculi. Senza troppo sperare, mostrando
tuttavia diligenza e sensibilità verso i propri tesori, il responsabile
del cantiere in un primo momento e subito dopo il Direttore generale archeologico
di Alessandria, dott.
Ahmed Abdel Fattah, hanno
interpellato Empereur.
Da uno scavo di salvataggio
e di recupero si è subito passati ad un'attività sistematica:
in pochi mesi di intenso lavoro gli archeologi francesi si sono accorti
di essersi imbattuti nella più grande necropoli di Alessandria e
forse nella più grande necropoli greco-romana in assoluto, loculi
su loculi in un intricato labirinto dall'aspetto lunare. Empereur, pur
con le dovute cautele, sospetta (e spera!) che si tratti del grande cimitero
occidentale della città, che era corredato da giardini e da officine
per l'imbalsamazione, descritto dallo storico Strabone (I sec. a.C.) con
il nome espressivo e a tempo sintomatico di “Nekropolis”. Pur già
teatro di scavi clandestini e in gran parte interrata (e quindi da svuotare,
nel rispetto degli strati archeologici), Nekropolis si è mostrata
fin da subito generosa con gli esperti francesi: canalizzazioni d'acqua
in ceramica e due cisterne; e poi materiale dell'arredo funebre, lampade,
vasi, ampolle, oggetti insomma legati al culto dei morti. Le premesse sono
valide e le prospettive sono ampie, ma il tempo preme perché Alessandria,
in pieno mutamento architetturale, rischia di distruggere o di cementificare
il proprio passato.
E gli italiani, da sempre
colonia numerosa nella città levantina? E' con grande piacere che
segnaliamo che sono stati ottenuti i permessi per uno scavo sull'isola
di Nelson, da eseguirsi da parte dell'Università di Pisa e dell'Archeoclub
“Mare Nostrum”.
E' tanto più interessante
se si pensa che le vestigia di quest'isola (che già nel nome richiama
la battaglia di Abukir tra Napoleone e Nelson nel 1798) sono anteriori
ad Alessandro Magno, quando città principale della zona era l'antica
Canope, porto commerciale all'imboccatura del Nilo (presso il cosiddetto
braccio canopico).
Il dott. Paolo Gallo,
uno dei massimi egittologi italiani, alle cui competenze sono stati affidati
gli scavi, è garanzia sicura di un lavoro impeccabile, forte della
sua esperienza quasi ventennale nel Paese dei Faraoni (in particolare nell'oasi
del Fayum), dove si è segnalato come uno dei pochi italiani (se
non l'unico) in grado di eseguire scavi magistrali all'altezza dei colleghi
francesi.
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When visitors
go to Egypt, they are so intrigued by Giza and Saqqarah’s millenary beauties
and by the mystery of the major pharaohs’ tombs, that they unlikely try
to discover other places to visit. Yet, the country of the Nile offers
a wide range of sites rich of history, where the different stages of an
endless civilisation stratified and left an unforgettable sign.
Alexandria is one of such
places, an extremely charming and active city where the traces of an ancient
life emerge among the concrete of a wild urbanization that would stifle
everything. four, maybe five million people live on this strip of buildings
and asphalt whose coast, joining Ed Dikeila to Abukir, is more than 20
km long. These people have different origins and belong to different ethnic
groups, as one can see by observing the still tangible presence of colonies
of Greeks, Italians, French, Armenians, Turks, Lebanese and also Jews,
who settled here over the centuries. Alexandria was a Levantine city, anchored
to the Mediterranean culture since its origins and in particular after
the arrival of the Arabs in Egypt (A.D. 641). Founded by Alexander the
Great and devised to become the political and cultural centre of the world
in the cosmopolitan and endless kingdom that the Macedonian created, Alexandria
kept this role for at least three centuries, and became the capital of
the Ptolemaic state, the most important Hellenistic kingdom. It immediately
became the seat of philosophers and poets and the theatre of superb and
sumptuous buildings. The most imposing works are attributed to Ptolemy
II Philadelphus: the Pharos lighthouse, erected on the island that bears
the same name, a giant tower devised and built by the famous architect
Sostratus of Cnidus (was completed in 280 B.C.); the Museum, centre of
culture and letters. Demetrius Phalereus subsequently set up the Library
near the Museum in which the king intended to gather all human knowledge.
Centuries elapsed and Alexandria
generously welcomed the most different civilisations and the most diverse
people: Julius Caesar and Antonius began Rome’s rule which continued with
all the most famous emperors; St. Mark (A.D. 48) brought Christ’s Word
to convince the Jews that the Nazarene was the Messiah they had so long
been waiting for; then Islam came when (A.D. 642) Amr Ibn Al-As, the General
of Caliph Omar, conquered it by taking it away from the Byzantines; after
a millennium in which the city had played a minor role, Alexander the Great’s
city reawoke: in English Egypt, after Napoleon, Mohammed Ali became the
governor and promoted the commercial and military renaissance of the Levantine
city. Some time later (around 1870), Ismail Pasha gave a new value to one
of its most vital elements: the port. Little by little new districts, belle
époque buildings, theatres, elegant cafés, refined circles,
old Europe-style pastry-shops: Alexandria became a little jewel, one of
the most exclusive places for the wealthy Europeans attracted by the country
of the pyramids to spend the winter. With Nasser’s nationalisation (1952),
and especially following the demographic boom, even Alexandria’s physiognomy
changed, raped by a wild urbanisation and by the drastic reduction of foreign
colonies.
What is the future outlook
of this ancient centre of the world culture? Foreign (and Egyptian) scholars
have been showing interest again in this city’s historical wealth that
is so majestic and well preserved. This rebirth is linked to a man and
to his research centre: I am referring to Jean-Yves Empereur, archaeologist
of the French CNRS, Hellenist, creator and founder of the excellent Centre
d’Etudes Alexandrines.
The first major Empereur
and his team’s undertaking was the recovery of some blocks of the Pharos
which fell in the anchorage of Alexandria’s port following the 1341 earthquake
(as that time’s chroniclers handed down): some time later the Fort Qait
Bey that strikes the casual tourist with its majestic size was erected
on the ruins of the Pharos.
When the lighthouse blocks
fell down (weighting 60/70 tons each!), they sank and formed a line at
the bottom of the sea; on such assumption Empereur’s divers dived in order
to survey the remains of the precious tower.
Since the first campaign
their eyes saw a wonderful sight: statues of sphinxes, busts of kings and
queens, capitals, column-drums, small obelisks that the sea had protected
for centuries; all the material recovered belonged to the Hellenistic period.
The undertaking became almost epic when Empereur and his divers took out
and lifted up one of the heavy lighthouse blocks with an air-balloon. The
whole operation, carried out in front of ministers and ambassadors and
under the lights of CNN and France 2, was completely successful despite
a force-8 sea! As far as the mission presently being carried out is concerned,
the group is involved, achieving some encouraging results, in the study
of some wrecks which sank down in the bay over the centuries.
As from the last season,
however, besides the diving research, land excavations have begun in the
district of Gabbari. Alexandria’s administration was building a bridge
for an overpass when researchers recovered some bones and found some burial
niches in the building site.
Within a few months of intense
activity, the French archaeologists realised that they had come across
one of the largest Alexandria’s necropolises and maybe even one of the
largest Graeco-Roman necropolises ever.
Although it already was
the theatre of illegal excavations and was mostly buried under the earth,
Nekropolis (as the place was called) immediately proved to be generous
with the French experts: baked clay water canalizations and two cisterns;
funeral fittings, lamps, vases, mass-cruets, in other words objects linked
to the cult of the dead.
What about the Italians?
It is with great pleasure that we can report that the local authorities
have given us the permits for the excavation on Nelson’s island to be carried
out by the University of Pisa and the Archeoclub “Mare Nostrum”. Mr. Paolo
Gallo, one of the major Italian Egyptologists, who will superintend the
excavations, is the guarantee of a flawless work because he has an almost
twenty-year experience in the Pharaohs’ country. He also is one of the
few Italians whose works are so masterly that they can equal the French
standards.
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| Anfiteatro
Romano di Kom-ed-dik
The Roman Amphitheatre
of Kom-ed dik |
| Sfinge (periodo
Ellenistico)
Sphinx (Hellenistic period) |
Capitello
rinvenuto in mare
(periodo Ellenistico)
Capitel found in the sea
(Hellenistic period) |
| Vivace mercatino
ad Alessandria
A lively market in Alessandria |
Testa di
personaggio
(forse sovrano Tolemaico)
Head of a man
(Maybe a Ptolemaic Sovereign) |
Statua (periodo
Ellenistico)
rinvenuta in mare e sistemata
in una vasca di desalinizzazione
Sculpture found in the
sea and located in a desalting tank
(Hellenistic Period) |
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