N. 4/2000
 

Carlo Franza

 


 

La Fondazione Biblioteca di Via Senato a Milano, presieduta da Marcello Dell'Utri, nell'ambito delle iniziative che ogni anno la Biblioteca dedica alla storia e all'evoluzione della scrittura con la presentazione di autografi, spesso inediti, di grandi scrittori e artisti, ha allestito la mostra “Michelangelo - Grafia e biografia di un genio”, visitabile fino al 18 giugno.

Interessantissima la mostra, che indaga la lunga vita di Michelangelo attraverso l'esame della sua grafia. Tutto ciò è stato possibile grazie alla formidabile attenzione storica di alcuni discendenti dell'artista italiano, che raccolsero e conservarono opere e documenti a lui relativi nella dimora fiorentina della famiglia, la Casa Buonarroti di Firenze dove, ancora oggi, nonostante le traversie da essa subite, è possibile trovare un nucleo consistente di materiale michelangiolescovario e cronologicamente vivo, tale da rendere possibile un ritratto biografico.

La scrittura d'altronde è stata da sempre materia caratterizzante lo studio e la personalità di qualunque persona. Ancor più vale per il grandissimo artista, versato creativamente su più fronti, dalla scultura all'architettura, dalla pittura alla poesia.

Tutta la mostra è costruita attorno a due fasi ideali e fondamentali della vita di Michelangelo, ossia il periodo fiorentino della maturità e quello successivo del definitivo trasferimento a Roma, che coincide con il 1534, quando diventò architetto della fabbrica di San Pietro e dove, dopo la morte del Papa Medici, realizzò per il nuovo ponteficePaolo III Farnese l'opera della sua piena maturità, ovvero il Giudizio Universale della Cappella Sistina.

Il primo periodo, che chiameremmo “fiorentino”, e che coincide con frequenti viaggi a Roma, ma anche per cercare marmi a Carrara e a Pietrasanta, si configura con testimonianze, come lettere e disegni, di enorme portata, riferentesi a due grandi imprese, ossia la Tomba di Giulio II e l'impresa della fabbrica di San Lorenzo a Firenze, e dunque dal progetto mai eseguito per la facciata della basilica alle esemplari realizzazioni della Sagrestia Nuova (1519) e della Biblioteca Laurenziana (1524). Segnali forti di quella vasta esperienza architettonica cinquecentesca. Ma anche per la Tomba di Giulio II le cose non andarono per il verso giusto, in quanto il pontefice in questione (papa dal 1503 al 1513) inizialmente voleva la tomba posta in San Pietro; Michelangelo ci lavorò per oltre quarant'anni senza mai portarla a termine, poi Giulio II, preso dall'impresa più emozionante del nuovo San Pietro, nel gennaio 1506, gli toglieva la commissione provocando la fuga dell'artista da Roma.

Ecco le lettere al padre Ludovico, al fratello Buonarroto, studi per la facciata di San Lorenzo e per la tomba di Giulio II con scritte autografe, colonne per la facciata di San Lorenzo, appunti della vendita per quattro pezzi di marmo, schizzi di blocchi di marmo con annotazioni autografe, lettere al cardinale Giulio de Medici in Roma, persino un diario di cantiere per la Sagrestia Nuova e un avviso per il capomastro Andrea Ferrucci da Fiesole.

Non meno interessanti poesie e sonetti di Michelangelo, altra forma d'arte da lui piuttosto usata, raccolta oggi in volume e studiata attentamente da uno storico della letteratura italiana qual èEnzo Noè Girardi (Michelangelo, Rime, Bari, 1960). Sonetti che vanno dall'invettiva alla garbata poesia di stampo petrarchesco.

Le testimonianze del periodo romano che troviamo in mostra documentano la vivace amicizia di Michelangelo con il giovane patrizio Tommaso dei Cavalieri e con la poetessa Vittoria Colonna. Di particolare interesse in mostra troviamo uno dei capolavori più alti della produzione grafica di Michelangelo, che per la prima volta viene presentato al grande pubblico italiano e europeo, ossia il disegno raffigurante “Cleopatra”, che fu donato proprio a Tommaso dei Cavalieri alla metà degli anni Trenta del Cinquecento.

Occorre sapere ancora che questa “Cleopatra” è parte di quei disegni detti “presentation drawings”, che sono poi fogli con soggetti profani e spesso di non facile interpretazione, realizzati a fini non progettuali o di studio, ma dichiaratamente, per farne dei doni.

Opera eseguita per Tommaso dei Cavalieri e con una storia piuttosto complessa. Nel 1562, Michelangelo ancora vivente, Tommaso dei Cavalieri si trovò costretto a regalare il disegno al duca Cosimo I dei Medici accompagnando però il dono con una lettera nella quale affermava che “privarsi dei quell'opera gli aveva procurato non meno sofferenza della perdita di un figlio” e, pertanto, nell'imminenza di separarsene, ne volle far eseguire una copia da un maestro amico suo.

Nell'agosto del 1988 un'operazione di restauro su questo foglio permise di ritrovare sul verso un altro disegno autografo, ossia un'altra Cleopatra più immediata, che esprime viva angoscia.

Questi fogli originali michelangioleschi, posti in essere tra disegni e scrittura, quest'ultima personalissima, anche rispetto alla lingua d'allora, vede affiancata una scelta di dipinti, miniature, medaglie, incisioni e volumi, a stampa comprese delle belle cinquecentine (quindici per la verità), stampate dai maggiori editori del Cinquecento, come Aldo Manunzio, i Giunti e Torrentino.

Insomma, si noterà tra segni e scritture un Michelangelo insolito, nuovo, un Michelangelo letterato che mette a prova una penna e un inchiostro per saggi di grafia, per vergare appunti, schizzi, idee. Le idee di un genio.


 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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