N. 04/2000
 

 

Oliviero Beha
 

Il mese di marzo è finito con il messaggio del Papa sulla giustizia, variamente e strumentalmente interpretato: un anatema contro i giudici? Semplicemente un richiamo ai valori etici della giustizia, fondata pur sempre sulla morale? O altro ancora? Bah....Di certo posso solo sostenere senza tema di smentita che Sua Santità non ha nominato il Cardinale Giordano, l'Arcivescovo di Napoli, pesantemente sotto inchiesta penale per reati contro il patrimonio tipo usura o similia. 


E neppure, che io ricordi, Giovanni Paolo II ha avuto mai modo nel suo lungo e significativo pontificato di nominare, in un contesto che avesse a che fare con la giustizia terrena, il cardinale Marcinkus, quello dello Ior, il Banco Ambrosiano, il banchiere  Calvi, il ponte dei frati neri a Londra ecc. ecc. E non mi pare che solitamente i mezzi di informazione aiutino l'opinione pubblica nel fare degli accostamenti, nel porre delle domande, nel sottolineare analogie: deve essere uno sport considerato ormai anacronistico.

Prendiamo un evento, o meglio l'Evento, che ha caratterizzato sempre il Papa e sempre quest'ultimo marzo, il viaggio in Terra Santa, questo sì un accadimento planetario. Usiamo per esso - sotto la lente di ogni mezzo di informazione su scala mondiale, così che non è davvero pensabile che un terrestre non ne abbia almeno vagamente sentito parlare - il criterio che abbiamo evocato per il messaggio/giustizia, cioè quello per cui partiamo dal massimo dell'ignoranza (parametro culturale che pare destinato ad affermarsi sempre di più) e dal massimo della chiarezza se non addirittura della "banalità" (parametro informativo o mediatico che sembra  appunto quello più trascurato dagli operatori del settore).

Gesù Cristo era un ebreo, ucciso da ebrei, su questo pare  nulla quaestio. Ma non da tutti gli ebrei, né di allora né di oggi. Come non tutti gli ebrei sono buoni o cattivi, geniali o scemi, ecc. Il Papa chiede perdono per tutte le persecuzioni subite dagli ebrei, di cui la Chiesa cattolica si è resa responsabile nei secoli, direttamente o indirettamente. E sta bene. Ma le ragioni per cui il popolo eletto (lo dovrei mettere tra virgolette, così, "popolo eletto"? Ma allora dimostrerei un diverso atteggiamento nei confronti della questione, o sottintendendo ironia, oppure una citazione di cui sobbarcarmi l'origine) è stato perseguitato sono state storicamente diverse e complesse, anche se tutto parte da lì, dal deicidio del Figlio. E in realtà oggi la Chiesa cristiana chiede perdono per fare fronte in condizioni storiche migliori a un millennio che si preannuncia difficile, molto difficile: l'islamismo sembra materialmente meglio disposto per le "crociate di ritorno" che si paventano, un Dio buono, un Dio dell'amore, un Dio consumato in  pace e sul mercato-globale non pare in grado di resistere  più di tanto alle offensive guerriere di una religione con le caratteristiche di quella maomettana. Ecco, forse il Dio più arcigno ed energico degli Ebrei sembra godere di migliori risorse per la rischiosa temperie. Ma così chiaramente Giovanni Paolo II non può dirlo, e noi una volta metabolizzata la "storica visita in Terra Santa" potremo digerirla ed espellerla dal nostro intelletto e dal nostro cuore, come facciamo per quasi tutto ormai così rapidamente. Un'icona l'uccisione di Gesù, un'icona la fama degli ebrei, un'icona la loro persecuzione, un'icona l'Olocausto, un'icona  la richiesta di perdono pontificale e la visita del Papa a Gerusalemme: tutte icone che non vengono sviluppate e spiegate, e comunicate davvero ai cittadini del mondo, così come appunto si parla di giustizia ma non del Cardinale Giordano, non contestualmente almeno. E dove sarebbero allora l'informazione e la cultura?


 

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