4/2000
Da una collaborazione con
  

 

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Un Comitato composto da 22 fra i più illustri esponenti delle Società Quotate, dell’Assolombarda, della Confindustria, dell’Assogestioni, con al vertice il Presidente della Consob e l’assistenza di qualificati giuristi e docenti universitari si fece carico di redigere un “Codice di Autodisciplina“ per le Società quotate avente  “quale obiettivo principale di una buona Corporate Governance“ - anche il rapporto Società-Azionisti.

Ai “rapporti con i Soci“ -  è dedicato un intero capitolo in cui, fra l’altro, è scritto:

“L’assemblea dei soci rimane un momento fondamentale del rapporto tra gli azionisti ed il consiglio di amministrazione. Il Comitato raccomanda che venga incoraggiata e facilitata la partecipazione degli azionisti alle assemblee e che a queste partecipino, ove possibile, tutti gli amministratori. Il Comitato raccomanda, inoltre, che le società si dotino di un regolamento assembleare che consenta l’ordinato e funzionale svolgimento delle assemblee “.

Non c’è dunque dubbio sul ruolo centrale dell’assemblea ed è implicito che ogni Società deve (o dovrebbe) attuare tutte le iniziative idonee a favorire la maggiore partecipazione possibile di azionisti.

La verità è esattamente il contrario. I Consigli di Amministrazione considerano le assemblee una inutile perdita di tempo, gli interventi degli azionisti di minoranza come il ronzio di calabroni, (fastidioso ma innocuo), le domande di approfondimento forme di contestazione.

Chi  partecipa si “becca“ da qualche zelante cronista “amico“ la qualifica di “disturbatore“ se non quella più spregiativa di “professionista d’assemblea“.

L’avvocato Franzo Grande Stevens, autorevole membro del “Comitato“ che ha redatto il “Codice di Autodisciplina“, non ha mai nascosto di essere sostenitore di una normativa che abolisca l’Assemblea di Bilancio.

E’ inconfutabile prova dell’allergia che hanno i Consigli di Amministrazione ad assemblee con l’attiva partecipazione degli azionisti, la “concentrazione“ nella stessa data di un numero impressionante di convocazioni.

Il 28 aprile p.v., ad esempio, sono state indette 57 assemblee come da elenco riportato in calce. Molte presiedute da chi ha sancito nel “codice“ quella funzione dell’assemblea che di fatto inibisce.

Questa contestualità vieta a chi possiede un “giardinetto“ di titoli di poter  intervenire, sia pure soltanto per ascoltare, per vedere in faccia gli Amministratori, per “sentire“ l’ambiente.

Questa concentrazione  vieta ai giornalisti ed agli analisti (che non si accontentano dei comunicati stampa, ma desiderano verificare “sul campo“ le realtà aziendali) di assistere e pone in seria difficoltà anche le testate o le SIM più organizzate in quanto nessuno dispone di un organico adatto per 57 assemblee.

Il Codice di Autodisciplina si dimostra dunque una esercitazione teorica priva di riscontri oggettivi – chi vuol saperne di più può chiederne copia alla D.ssa Camilla Pedraglio – Direzione Comunicazione della Borsa Italiana

e-mail:

camilla.pedraglio@borsaitalia.it

 

Assemblee del 28 aprile

 

Acq. De Ferrari  - AEM - Alleanza Ass. - Allianz Sub. - Assitalia - Autogrill - B.ca Carige - B.ca Fideuram  - B.ca Lombarda - B.co Napoli - BNA - B.ca Naz. Lavoro - B.ca Pop. Ant.Ven. - B.ca Pop. Berg. - B.ca Pop. Ve. S. Ge. - B.ca Roma - Bassetti  - Benetton - Beni Stabili -  Cariverona - Deut. Bank -  Edison - Ericsson – Esaote - Fondiaria -  Falck  - FIAR -  Generali Ass. - Ina - - Interbanca - Vittoria Ass.ni - Manetti Roberts - SanPaolo - SOPAF  - Ratti. - Locat - Premafin - Nav. Montanari - Unipol Ass. - UNIM - Terme Dem Acqui - RAS. - Montefibre - Locat. - Magneti Marelli. - Imm. Lombarda – Merloni - Impregilo - Pirelli & C. - Ind. Zignago - Sariaf. - Schiapparelli - Linif. Canap. - La Gaiana – Fonspa -  Snam - Zucchi

 

 


 

 

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Sabato 1 aprile in una intervista pubblicata con ampio risalto su “Il Corriere della SeraRodolfo De Benedetti, di solito meritoriamente” taciturno ha dichiarato: “Non so se il ridimensionamento dei titoli tecnologici in Borsa sia finito o sia solo all’inizio, ma so che è salutare”.

Martedì 4 sul quotidiano “Il Giorno” il  commento alle quotazioni borsistiche del lunedì titolava “Crolla la scuderia De Benedetti” mentre il testo puntualizzava: “Raffica di sospensioni per eccesso di ribasso per tutti i valori del gruppo De Benedetti. Il ribasso di questi valori dei ‘media’ è stato così a fine giornata molto più ampio del secco tonfo del listino (- 2,94 %). Basti dire tra i cinque peggior titoli della seduta figurano, in base ai rispettivi prezzi ufficiali Aedes e Cofide, sia nel tipo ordinario che in quello di risparmio non convertibile. E che le perdite di Cir e Cofide sono state comprese tra l’8 e il 14 %” .

Se è vero che lunedì la Borsa di Milano ha chiuso con una perdita di poco inferiore al 3%, è altrettanto vero che la “Scuderia De Benedetti” ha perso più del doppio.

Sembra che la Borsa abbia dunque “recepito” il parere di Rodolfo De Benedetti e ne abbia tratto le conseguenze  ad iniziare dai titoli “di famiglia  ritenuti condizionati dal web.

Gli ambienti finanziari, infatti, hanno attribuito alle iniziative nella new-economy dell’Ingegnere, l’aumento registrato dalle azioni dei Gruppi Cofide ed Aedes. Questa interpretazione, del resto, è stata supportata dall’”en­tusiasmo” e dall’”attivismo” con cui Carlo De Benedetti è “tornato in pista” e dalle sue dichiarazioni sulla “rivoluzione epocale” portata da internet. Le parole di Rodolfo De Benedetti possono sembrare, dunque,  rivolte anche ai tanti risparmiatori che hanno di recente investito in azioni “De Benedetti” fiduciosi che le quotazioni dei titoli avessero come supporto il “ritorno in sella” dell’Ingegnere Carlo e quindi garantite da concrete e durature prospettive per le Società da lui presiedute. Il ridimensionamento dei “corsi” ritenuto da Rodolfo De Benedetti “salutare” si concretizza in tutt’altro che salutari perdite per molti neo-azionisti delle Società che lui amministra.

Si dice che i De Benedetti abbiano tratto forti utili dalla vendita di azioni Aedes e forse anche di altre Società. Buon per loro.

Ai piccoli invece...l’amaro in bocca.

 


 

 

 

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"Martedì 4 il titolo della Banca ha registrato un significativo più 8,75 % portandosi vicinissimo ai massimi storici."

 

MF” nel commentarne l’exploit ha indicato come concausa determinante il buon giudizio dato da Moody’s che ha innalzato il rating dell’Istituto Torinese. “La decisione” - ha precisato Moody’s - riflette i buoni fondamentali della banca e la sua forte redditività, i progressi nell’integrazione con IMI, ed il suo ruolo guida nella ristrutturazione del sistema bancario italiano”.

La motivazione del rating muove evidentemente da valutazioni quanto meno approssimative per non scrivere “infondate” sull’attività del S. Paolo-IMI.

Infatti, per quanto se ne esaminino le iniziative, non si riesce ad individuare quale sia stato e/o sia il “ruolo guida nella ristrutturazione del sistema bancario italiano” svolto dall’Istituto Torinese.

Inutile ricordare  le “capriole” non esaltanti nelle vicende extra bancarie Telecom ed INA; nel “bancario” sono “patrimonio” del ’99  gli approcci infruttuosi con Comit; la “gaffe” dell’OPS sulla Banca di Roma; l’incompiuta conquista della BNL; lo scacco subito con la Salento; la “faticosa  conquista del Banco di Napoli  ancora da perfezionare.

Si aggiunga che il Gruppo di controllo dell’Istituto Torinese è sostanzialmente modesto come entità di azioni possedute ed appare tutt’altro che omogeneo come è emerso anche nella difesa dell’INA.

Nessun ruolo guida dunque.

Più inconsistente appare poi il riferimento alla asserita redditività.

Se i bilanci sono, come è giusto che siano, rappresentativi della gestione e dell’attività caratteristica, merita soffermarsi sui conti economici riclassificati 1999.

Il “Conto Economico d’Impresa riclassificato” nel confronto con il ’98 evidenzia il meno 16,5 del “Margine d’Interesse  il meno 3,5 del “Margine di Intermediazione” il meno 4,0 del “Risultato di Gestione”. Questa è dunque la “forte” redditività dell’attività caratteristica. E’ auspicabile che il giudizio di Moody’s non abbia assunto come riferimento l’”Utile Ordinario” in quanto quest’ultimo migliora rispetto al ’98, soltanto per minori “Rettifiche” peraltro dovute alla cessione di 3000 mld di crediti in sofferenza.

Non fa testo neppure l’”Utile lordo” in quanto determinato da “Proventi Straordinari”, non ripetitivi, costituiti in larga misura dalla “fiscalità differita”.

Il “Conto Economico Consolidato Riclassificato  ricopia quello della Capogruppo con un “Risultato di Gestione” che registra meno 4, 2 % ed il cui saldo beneficia di minori rettifiche e maggiori “Proventi Straordinari”. Il ROE è su valori medi e non eccezionali.

Il giudizio di Moody’s non ha dunque riscontri oggettivi nel Consuntivo al 31.12.99 del S. Paolo - IMI; quel che è grave è che abbia concorso a determinare (se è vero) significativamente la quotazione del titolo.

In conclusione chi ha redatto il giudizio sul S. Paolo - IMI ed ha migliorato il rating probabilmente disponeva di informazioni non corrette ed aggiornate.

Sia come sia, quel che è certo è l’abbaglio di Moody’s.


 

 

 

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