4/2000
 


 

 


 

In questo mese, Oliviero Beha, ha rivolto la sua attenzione e il suo commento al richiamo fatto dal Santo Padre durante l'udienza ai magistrati. Come è nella nostra politica editoriale, pur non condividendo quanto scritto dal nostro amico e validissimo collaboratore, pubblichiamo interamente il suo articolo, in quanto gli riconosciamo il diritto di esprimere liberamente il suo pensiero, così come noi abbiamo il diritto di riportare il nostro.

Questo perché, coerentemente intendiamo, nei fatti, esercitare la più vera e completa libertà di stampa, così rara in questi tempi in cui si usa e abusa senza pudore di termini quali “democrazia”, “libertà” etc. per giustificare comportamenti contrari a qualsiasi tipo di libertà, di democrazia ecc.

Fatta questa premessa, riteniamo che non vi sia stata alcuna omissione da parte del pontefice nel non ricordare la vicenda del cardinale Giordano. Riteniamo che, forse e non forse, in questo caso il Santo Padre sappia qualche notizia in più di quanto noi siamo in grado di conoscere; in ogni caso fino ad ora il cardinale Giordano non ha subito alcuna condanna e bisogna quindi essere coerenti anche nei suoi confronti nel riconoscere, a lui come a tutti, il diritto civile della presunzione d'innocenza, prima ancora della affermazione della colpevolezza, e aspettare quindi la conclusione dell'iter giudiziario.

Un'altra considerazione da fare su questo episodio è che i magistrati ricevuti in Vaticano si presume siano, nella maggior parte, di fede cattolica cristiana; di conseguenza, tra i compiti del papa, c'è ancheil dovere di richiamarli ad agire ed operare nel rispetto della dignità della persona, che ogni individuo ha diritto ad avere. Questo è un principio che non è lecito a nessuno ledere, in particolare da parte di un cattolico che esercita una professione in cui è facile scivolare nella forma repressiva e di prevaricazione.

Sono appena resi noti i risultati elettorali e le dimissioni di D'Alema. Per giustificare i risultati elettorali non esaltanti, all'interno della coalizione perdente è iniziata la “destalinizzazione”. D'Alema è diventato il capro espiatorio, tutto come da copione, niente di nuovo…avanti il prossimo. 

Il presidente Ciampi ha anticipato che il prossimo governo dovrà essere ispirato ad una notevole riduzione dei dicasteri e dei sottosegretari; senza mancare di rispetto alle intenzioni del Presidente, scommettiamo chei ministeri non saranno ridotti, e tanto meno i sottosegretari, scommessa vinta. Una poltrona è sempre un collante sicuro per trovare l'accordo, basta concedere ad ognuno un posto in più o quantomeno fargli conservare quello attuale. Non ci meraviglieremo se le intenzioni del presidente resteranno solo tali.

Si dice che di buone intenzioni è lastricato l'inferno…e quelle cattive, dove saranno? 

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