n. 5/2000
 

 

 

Abstract        Curriculum          Bibliografia 

Mauro Porta


 

INTRODUZIONE

Che la medicina, quale campo di indagine e di applicazioni cliniche, costituisca un continuo divenire, in costante trasformazione, è un fatto certo: d’altra parte la stessa medicina deve fare i conti con i dati dell’epidemiologia (variabili), con le scoperte più recenti (e non sono sempre le più clamorose, quelle che comportano obbligatoriamente “rivisitazioni”, talvolta addirittura di interi capitoli delle malattie), nonché con l’impatto ambientale (in continuo divenire), con le risorse economiche (limitate), e, per assurdo, perfino con le “mode” che i mass media e l’industria farmaceutica, per molti versi, condizionano.

I tic costituiscono una realtà che ben si colloca nel contesto dianzi esposto. 

Infatti alla luce dei più recenti dati, incidenza e prevalenza del disturbo sono superiori a quanto sia stato correntemente stimato a tutt’oggi: secondo rilievi epidemiologici attuali la sindrome di Gilles de la Tourette, cioè la malattia dei tic multipli e complessi, raggiunge il 5%oo, con un rapporto 4:1 maschi/femmine, con una frequenza assai maggiore in età scolastica, come rilevato recentemente (1-2).

D’altra parte molte sono le evidenze scientifiche(3-4-5-6) che permettono a tutt’oggi di inquadrare la malattia non in ambito psichiatrico, bensì neurologico esistendo anche importanti implicazioni immunologiche (7-8). E questo aspetto costituisce, per certi versi, un autentico sconvolgimento del panorama medico “tradizionale” che dunque vede modernamente inquadrata la sindrome di Gilles de la Tourette tra le malattie aventi una base organica, pur possedendo alcuni aspetti gestionali di competenza psichiatrica (9).

La sindrome di Gilles de la Tourette rappresenta per altro una realtà clinica con presupposti genetici, cioè ereditari, in via di chiarimento (10). 

Da ultimo va qui ricordato come la malattia costituisca un quadro di confine con gli stati di disattenzione/ipermotricità dell’infanzia, con le sindromi ossessivo-compulsive, e con i quadri di tic “semplici” (11-12-13)

Fra tutti questi stati patologici, più o meno gravi, esiste dunque un continuum che deve essere ricercato anche quando si raccolgono, da parte del medico, i precedenti anamnestici familiari ed individuali.

Tic: le origini di un nome così strano

Il termine “tic”, sembra avere un’origine onomatopeica. “Tic” rievoca infatti il rumore di uno schiocco secco. Si tratta di un nome che ha cominciato a essere usato nei tempi passati in medicina veterinaria (14). Infatti già agli albori del 1600 il termine “ticq” ovvero “ticquet” si riferiva a un fenomeno osservabile in taluni cavalli, e consistente in un improvviso arresto del respiro con emissione di un rumore bizzarro (fig. 1). Nel cavallo veniva differenziato lo “spasmo de lo tico mortale” (da tetano) dal tic vero e proprio, dovuto all’arresto respiratorio osservabile quando l’animale si attacca alla mangiatoia o alla cavezza, riproducendo il tipico rumore dei denti su materiale resistente (legno o metallo).

Il fenomeno era talmente importante che De Solleysel, nel 1664, pubblicò un volume nel quale vengono dettagliati i “consigli per gli acquisti” da seguire al momento della compera di un cavallo: infatti il tic costituiva un difetto grave, che, una volta scoperto dal nuovo acquirente, faceva annullare il contratto di vendita. L’Autore suggeriva a questo proposito, quanto segue:

“Prima di concludere l’acquisto di un cavallo occorre notare se non sia ticcoso, cioè se non presentitic.Losipotràvederedal fatto che avrà i denti di sopra e di sotto usati, ma meglio sarà osservarlo mentre mangia, poiché appoggia l’apice dei denti contro la mangiatoia, e produce come un’eruttazione; questo si chiama tic; e per molti versi non vorrei un cavallo come questo, cioè con tale difetto. Prima di tutto il cavallo ticcoso, mangiando, perde una parte della sua avena. 

In secondo luogo, a forza di avere tic, si riempie il corpo di aria, che spesso gli causa malessere fino a farlo morire. In terzo luogo, diviene magro e non lo si può fare ingrassare, perché ordinariamente ha le viscere strette; ed infine questa malattia non si diffonde per contagio, ma i cavalli, soprattutto più giovani, imparano questo l’uno dall’altro”.

Nella letteratura medica, all’inizio del XVIII secolo, il termine tic inizia però ad essere impiegato anche per l’uomo, conservando per altro lo stesso significato descrittivo di “movimento vizioso spiacevole e sgraziato”, come riportato negli animali. E’ da notare come molti animali, selvatici e non, tenuti in cattività, presentano tic: sono tics il dondolio della testa degli elefanti, il passeggiare nervosamente in cerchio di leoni e tigri e così via; ma anche gli animali domestici possono esserne colpiti.

Nel XVIII secolo il termine tic fa la sua apparizione nelle opere letterarie.

Nella commedia di Dancourt “Il Giardiniere galante”, rappresentata nel 1704, si legge:”... il signor Caton è certamente il più brutto mastino, il più disgraziato mortale, con il suo tic e con la sua balbuzie”.

Voltaire rimproverava a Molière di avere una specie di tic, che era una sorta di suono gutturale simile alsinghiozzo, definito in francese “hoquet”. Ne “La vita di Molière” di Grimarest, edita nel 1705, si legge che “agli inizi, in provincia, Molière appariva cattivo commediante a molte persone... Forse a causa di un hoquet, o tic alla gola, la sua mimica risultava spiacevole a coloro che non lo conoscevano ...”.

Di Pietro il Grande, il cui sguardo era spesso truce e grave, Daugeau, suo biografo, scriveva (1718):”Non è affatto vero che lo Zar sia stato avvelenato nella sua infanzia. Il tic che ha non proviene da ciò: si tratta di un fenomeno naturale” e più avanti il biografo continua: ”... lo sguardo maestoso e pieno di grazia, se non severo e crucciato, cambiava con un tic, che non appariva spesso, ma che gli sfigurava gli occhi e tutta la fisionomia, e che provocava spavento. Questo durava un attimo, dandogli sguardo smarrito e terribile per poi cessare”.

In letteratura i vari tic sono stati spesso addirittura “interpretati”. De Vigny, nel 1839, nel libro “Servizio e grandezza militare”, così scriveva:

“Il buon capo di battaglione si accinse solennemente a parlare, con un compiacimento da ragazzo. 

Si aggiustò sulla testa il berretto coperto di tela cerata; dette quel colpo di spalla che nessuno può rifare se non ha prestato servizio in fanteria, quel colpo di spalla che dà il fante al proprio zaino per rialzarlo e renderne per un momento più leggero il peso. E’ un abitudine del soldato che, allorquando diventa ufficiale, si trasforma in tic”.

Il termine tic quindi nasce da un suono e rende l’idea della ripetizione, ovvero dello schiocco secco. Lo stesso effetto lo si ritrova nel “tic-tac” che descrive lo scandire della sveglia o del pendolo. 

E ben si spiega come tutte le lingue impieghino dei termini onomatopeici per descrivere questo difetto. Nei dialetti tedeschi le parole in uso sono: zuchen, ziehen, zugen, zuchen, tucken, ticken, tickGli inglesi lo definiscono tick o tugg

In italiano si diceticchio o ticco. Tico in spagnolo; ticq, tique, oppure ancora tic, in francese.

Stato dell’arte

Per tic si intendeun disturbo costituito da movimenti o suoni relativamente brevi, intermittenti, semivolontari (quando sono secondari ad uno stimolo interno o ad una situazione compulsiva), ovvero del tuttoinvolontari.

Si tratta di movimenti afinalistici, arrestabili con impegno della volontà (solo per un certo periodo), che presentanoandamento variabile nel tempo, e cheinteressano in maniera mutevole svariati gruppi muscolari, compresi quelli respiratori, laringei, faringei, orali e nasali. 

Così sispiega la produzione di suoni, più o meno articolati, che giungono talvolta alla composizione di frasi compiute, in genere a contenuto osceno (per la concomitante “disinibizione” cerebrale).

I tic possono esseredistinti secondo Jankovic (15)in: 

a)  Tic motori semplici

- clonici: brevi (100 msec.), a scatto (per es. chiudere gli occhi, scuotere bruscamente la testa etc.);

- distonici: più lunghi di 300 msec., mimanti taluni movimenti abitudinari o posture note al soggetto, ovvero patologici come bruxismo, torcicollo o rotazione delle spalle, etc.;

- tonici: > 500 msec., consistenti in contrazioni isometriche: per esempio stiramento di un arto, contrazioni dei muscoli addominali fino a provocare il vomito, etc.

b)  Tic motori complessi

- apparentemente non finalistici. Sono dei movimenti articolati, ma incongrui;

- finalistici: si tratterebbe di fatto di comportamenti compulsivi cioè di movimenti che il soggetto “sente” di dover compiere per raggiungere un determinato scopo;

c)   Tic fonici semplici: consistenti in tosse, emissione di rumori gutturali;

d)  Tic fonici complessi: pronunciamento di frasi più o meno compiute assai spesso a contenuto osceno.

La messa a punto della classificazione qui riportata fa cenno anche ai tic “compulsivi”, che nascerebbero in risposta a sensazioni abnormi che “spingono” il soggetto a compiere dei movimenti ovvero ad emettere dei suoni. Il punto di partenza sarebbe dunque un “bisogno” che nasce all’interno del soggetto che “non ha pace” finché non compie quel movimento (16-17 ).

Nella figura 2 è rappresentato l’”omuncolo” motorio della corteccia: infatti tutti i movimenti hanno una determinata rappresentazione a livello corticale configurandosi una specie di mappa topografica del corpo umano nel cervello che comunque “pensa” in termini di movimento e non di muscoli.

Nella figura 3 sono schematizzate le varie aree cerebrali distinguendosi funzioni motorie piramidali (volontarie) ed extrapiramidali (involontarie) secondo Brodman.

Uno stimolo sensitivo-sensoriale periferico innescherebbe dunque il tic: il soggetto è “sollecitato” in un certo punto del suo organismo, e da questa stimolazione periferica prende l’avvio il tic, che andrebbe dunque definito disturbo sensitivo-motorio.

Il “feeling” patologico in qualche distretto corporeo comporta la sollecitazione al compimento in maniera irrefrenabile di quel movimento o di quella certa parola o frase. 

La volontà è in grado di sopprimere il tic, almeno per un certo periodo; ma subito dopo si assiste ad un’autentica “esplosione” delle ipercinesie stereotipate, ovvero delle vocalizzazioni, che si succedono in maniera irrefrenabile. 

E’ ciò che si verifica durante la visita medica: per mezz’ora il soggetto ha solo qualche tic, sembra calmo. Ma una volta uscito dall’ambulatorio i movimenti patologici sembrano sfrenarsi... 

Lo stesso fenomeno di “scomparsa” transitoria del quadro ticcoso si può osservare quando il soggetto è distratto dal lavoro o da altre attività, quali quella sessuale, oppure quando fa funzionare un video osuona uno strumento. 

Altre volte sono propri questi momenti di concentrazione che scatenano l’apparizione dei tic (per es. tic del musicista).

Il quadro sindromico ticcoso complesso, con disturbi associati motori e vocali, ed anche comportamentali, si configura nella Sindrome di Gilles de la Tourette, che si caratterizza per (18):

- presenza (anche non contemporanea) di tic motori e tic vocali per un periodo superiore ad un anno, in maniera continuativa e/o intermittente;

- fenomenologia dei tic varia nel tempo in termini di frequenza, intensità, e patterns;

- comparsa di disturbi prima dei 18 anni;

- sono da escludersi i tic secondari (per es. da farmaci o da malattie intercorrenti);

- la diagnosi comporta una adeguata documentazione video-cinematografica raccolta da un esperto che sappia cogliere i tratti salienti della fenomenologia ticcosa motoria e vocale.

Tale classificazione è stata ripresa, senza l’ultimo punto, anche nel DSM IV, che costituisce il moderno manuale nosografico neuropsichiatrico.

Quando non vi è contemporaneità tra disturbo motorio e fonico, ovvero quando la clinica non varia nel tempo in termini di frequenza, intensità e patterns ticcosi, allora si pone la diagnosi di “probabile“ sindrome di Tourette. 

La certezza infattinon può essere data; talvolta è necessario un periodo di osservazione; oppure è opportuno rivedere il paziente ripetutamente.

D’altra parte i tic veri e propri vanno distinti dai “manierismi” e dai tic secondari.

Questi ultimi, non rari, possono essere classificati in:

- post-infettivi (post encefalitici, corea di Sydenham etc.);

- da assunzione di farmaci (psicotropi, L-Dopa, carbamazepina, dintoina, antipsicotici);

- post-intossicazione (da monossido di carbonio);

- da alterazioni dello sviluppo del SNC (alterazioni cromosomiche, ritardi mentali etc);

- da patologia varia a carico del SNC (a seguito di traumatismi, esiti di stroke etc.);

- da assunzione di sostanze tossiche quali cocaina e similari.

Una componente ereditaria è stata accertata (3-19-20-5-21-12-22) nel determinismo della Sindrome di Tourette, così comeè stato provato che ai tic si apparentano le sindromi giovanili di deficit dell’attenzione-irrequietezza motoria, gli stati ossessivo-compulsivi, le “sindromi da soprassalto” ed alcuni comportamenti autolesionistici. 

A questi quadri clinici si è già accennato in precedenza.

La componente ereditaria va interpretata come una predisposizione a presentare un quadro clinico ticcoso, o le sindromi correlate, in presenza di “noxae” scatenanti, tra le quali stanno assumendo sempre più importanza quelle da infezione da streptococco beta- emolitico.

Ai fini diagnostici, ma anche per poter osservare l’evoluzione nel tempo della sintomatologia, appare evidente l’importanza di una valutazione obiettiva mediante Scale ad hoc, come proposto da vari autori. 

Il gruppo della Rush University di Chicago, guidato da Christofer Goetz, si è occupato con impegno di questo argomento (23).

Il Tourette Syndrome Questionnaire (TSQ) (24) e la Tourette Syndrome List (TSSL) (25) pur essendo stati usati ampiamente a tutt’oggi, non sono stati ancora validati. Recentemente è stata introdotta la Unified Tourette Syndrome Rating Scale, che è in via di validazione definitiva da parte del gruppo della Rush-Presbyterian – St Lukes – Medical Center di Chicago.

E’ stato messo a punto anche il Rating Score della documentazione video, che deve riportare quantosintetizzato nella seguente tabella:

1.      Area di distribuzione dei tic:

Occhi             Spalle                                   Tronco 

Naso              Braccia                                 Polsi 

Bocca           Mano                                     Gambe 

Collo                                                             Piedi

2.      Tipo di vocalizzazioni:

Rumore inarticolato                                             Coprolalia

Parole                                                                      Ecolalia

3.      Punteggio:

0 - assente

1 - di minima intensità

2 - di moderata intensità

3 - di discreta intensità

4 - di marcata intensità

5 - di assai notevole intensità

4.      Frequenza:

- senza sonoro (a) agli occhi, alla faccia, al collo e alle spalle…..

- con sonoro (b) tutto il corpo con sonoro……

- vocalizzazioni

Nel determinismo dei tic, ed in particolare nella sindrome di Gilles de la Tourette, comunque, a tutt’oggi sembrano entrare in gioco fattori multipli: quello ambientale, quello ereditario, l’età, il sesso, talune cause infettivo-infiammatorie. 

E questo è vero per molte malattie, alla luce delle più moderne scoperte.

I dati più recenti mostrano come vi possa essere una relazione piuttosto suggestiva tra infezione streptococcica beta-emolitica e tic multipli e complessi, che impone uno screening infettivo-immunologico dei malati. Vi è in America uno studio epidemiologico denominato PANDAS che si occupa di questo argomento, riportato nella pubblicazione di Swedo et coll. già citata. 

Ma vi sono state segnalazioni (26) anche di infezioni da Borrelia ed Herpes Simplex, sospettate di avere in qualche modo innescato la sindrome di Tourette su un terreno predisposto (elemento ereditario).

Per quanto riguarda invece le diverseipotesi neurofisiologiche sottese alla sindrome di Tourette, l’efficacia dei neurolettici fa ritenere probabile il coinvolgimento dei gangli della base e dei circuiti extrapiramidali (27).

Altre ipotesi evocano la responsabilità del n. accumbens e del sistema limbico (28); altre ancora collocano lealterazioni a livello della corteccia frontale, del cingulus e del sistema opioide (29). 

A tutt’oggi un’interpretazione fisiopatologica del disturbo in oggetto non è comunque accettata in maniera univoca: ciò spiega l’interesse nell’individuare modelli capaci di chiarire un quadro sindromico così variegato ed ancora pieno di punti di domanda, e forse per questo tanto più affascinante per clinici ericercatori di base.

Sofisticati studi si occupano di analizzare le funzioni cerebrali impiegando PET e SPECT (30); la stessa risonanza magnetica cerebrale ha permesso delle analisi funzionali (31) che affastellano comunque evidenze, una dopo l’altra, in favore della teoria patogenetica organica della sindrome di Tourette. 

Nella figura n. 4 sono rappresentate schematicamente le connessioni dei gangli della base sia con le aree motorie corticali che con le altre strutture cerebrali deputate al movimento.

Terapia

Pochi capitoli della neurologia richiedono un dispiegamento di forze così cospicuo nella gestione delle problematiche come nella sindrome di Gilles de la Tourette e dei disturbi associati (32-33). 

Pur avendo la malattia un punto di partenza organico, le problematiche cliniche che i pazienti manifestano sono talvolta di ambito psichiatrico, specialmente se un trattamento adeguato non viene messo in opera. 

Va qui comunque precisato che per i tic semplici il problema è di impegno assai modesto: spesso è sufficiente la loro accettazione! Talvolta si tratta di fenomeni passeggeri (e ciò è tanto più vero in età adolescenziale),legati allo stress, oppure a difficoltà familiari,scolastiche o lavorative.

Nella sindrome dei tic multipli, come viene detta la sindrome di Gilles de la Tourette, la compartecipazione affettiva e comportamentale, i disturbi francamente psichiatrici spesso concomitanti, il disagio sociale, l’alterata qualità della vita, la gestione dei pazienti impone invece un intervento energico e multidisciplinare. 

Va da sé che al pediatra debba affiancarsi, in età scolastica, il neuropsichiatra infantile; sarà poi il neurologo che si occuperà della terapia e del perfezionamento diagnostico in età adulta, chiedendo via via, a seconda delle problematiche che affiorano, l’intervento dello psichiatra, dello psicologo, dell’assistente sociale o dell’infettivologo se qualche “focus”, come è il caso della streptococco beta-emolitico, risulti ancora attivo. 

Ma accanto a questi specialisti è necessario coinvolgere anche il genetista ed il neuroradiologo: solo andando avanti “insieme” si potranno fare dei reali passi avanti nella comprensione di questa malattia. 

Il trattamento di base per gestire adeguatamente questo tipo di malattia resta comunque farmacologico.

Accanto a farmaci sistemici, che vedono in prima linea i neurolettici (34-35), ci sono terapie d’avanguardia come la tossina botulinica con cui si trattano localmente i distretti muscolari via via interessati dai vari movimenti patologici: questi muscoli vengono rilasciati dalla tossina e dunque ”si muovono meno”. 

Ma nello stesso tempo il rilasciamento comporta una riduzione della propriocezione, quindi è diminuito il “feeling” sensitivo, che rappresenta spesso il primum movens dell’attività motoria patologica accessuale. 

Con questa tecnica è possibile trattareaddirittura le corde vocali che vengono “indebolite” dalla tossina botulinica con l’obiettivo di diminuirele “scariche” coprolaliche o più in generale le vocalizzazioni. 

Talvolta vanno impiegati gli antibiotici in presenza di elevato TAS (tasso antistreptolisinico), segnale di infezione streptococcia, discusso il caso con l’internista. 

In base ai presupposti immunologici dianzi esposti si sono impiegate plasmaferesi ed immunoglobuline (36 ). In qualche caso di OCD (disturbi ossessivi compulsivi) gravi si è ricorso addirittura ad interventi neurochirurgici stereotassici (37) che non sembrano comunque più attuali. 

Trattamentipsichiatrici e psicodinamici sono correntemente in uso (32-33), anche secon alterni risultati. Si tratta spesso di psicoterapia d’appoggio che rende più tollerabile il disturbo.

Ma i farmaci attivi sui sistemi dopaminergici rappresentano di fatto il fulcro dell’approccio terapeutico: all’aloperidolo si affianca consuccesso la pimozide, che,come gli altri neurolettici selettivi sui recettori D2, mostra ridotti effetti collaterali. 

La sulpiride, la tiapride, il risperidone (neurolettici atipici) sono impiegati con buoni risultati. 

Esistono esperienze positive anche circa l’impiego dell’olanzapina, ed i dati inerenti l’utilizzo della tetrabenazina (38), potente depletore dopaminergico, sono di sicuro interesse, ancorché il farmaco sia di difficile reperimento in Italia, non essendo registrato nel nostro Paese.

Di impiego totalmente opposto, in termini di presupposti patogenetici/farmacologici, rispetto ai neurolettici, è l’uso dei dopaminoagonisti (39), quali la pergolide o farmaci similari: ma ciò non fa che confermare la complessità dei sistemi coinvolti nel determinismo della malattia.

L’agonista alfa-2 adrenergico clonidina è stato impiegato con successo nel passato recente, così come la guanfacina (40-41).

Psicofarmaci stimolanti come il metilfenidato e le anfetamine sono risultati utili (42-43-44-45) nei deficit attentivi associati ad ipereccitabilità motoria, mentre gli SSRI, cioè i farmaci che agiscono selettivamente sul re-uptake della serotonina (46), sembrano di una qualche utilità negli stati ossessivi-compulsivi.

Recentemente sono usciti reports circa l’impiego della nicotina (47), data anche sotto forma di cerotti cutanei, spesso in associazione ai neurolettici, dei quali viene ridotta la posologia. Esistono infatti sinergie tra recettori nicotinici e dopaminergici. 

Il problema che resta di difficile maneggevolezza è quello di stabilire quando i tic recedono spontaneamente, almeno per un certo periodo durante il quale non risulterebbe dunque più necessaria alcuna medicazione.

Il tic, peraltro regolarmente, riappare in seguito, magari con maggiore prepotenza in un altro distretto muscolare; e la terapia allora va ripresa. Il disagio, lo sgomento, spesso lo sconforto di malati e familiari ben si spiegano. 

Infatti l’andamento altalenante, le remissioni spontanee, i mutamenti dei distretti coinvolti, sono la regola: e questi aspetti rendono la ricerca clinica tanto più difficile per l’eterogeneità del “materiale” da prendere in considerazione.

L’Associazione 

Italiana 

della Sindrome 

di Tourette

Sulla scorta dell’esperienza internazionale anche in Italia si è recentemente creata l’Associazione Italiana Sindrome di Tourette e disturbi correlati (A.I.S.T.), che si ispira a quanto fanno ormai da anni le analoghe associazioni americane. 

Negli U.S.A. ein Canada queste associazioni, cheriuniscono medici, malati, familiari, volontari sonoattive da diversi anni; lefinalità istituzionali sono svariate.

L’A.I.S.T. le ha riprese, riassumendole così:

- miglioramento della conoscenza medica della malattia attraverso l’organizzazione di congressi, convegni; creazioni di borse di studio, raccolte di fondi per ricerche finalizzate;

- diffusione attraverso i mass media della sindrome di Gilles de laTourette e disturbi correlati, affinché l’utenza conosca la malattia e le sue problematiche;

- creazione di gruppi di sostegno per familiari e malati;

- organizzazione diuna rete di diffusione di notizie, a livello del pubblico tecnico e non, inerente le più recenti scoperte circa la malattia ed i quadri correlati, nonché circa le terapie più moderne;

- messa a punto diun “Registry” Italiano che permetta di verificare nel nostro paese i dati epidemiologici della malattia;

- assistenze legale-assicurativa-lavorativa e contatti con le Istituzioni Governative;

- sensibilizzazione di educatori, operatori sociali e quant’altri abbiano a che fare con questo tipo di patologia per migliorarne riconoscimento e gestione;

- creazione di un fondo di sostegno per malati e famigliari.

L’associazione (A.I.S.T.) ènon-profit consede segretariale presso l’U.O.di Neurologia del Policlinico S. Marco di Zingonia-Bergamo. 

Il board direttivo è il seguente:

Michele Zappella (Presidente) 

Mauro Porta (Vice Presidente) 

Fabrizio Stocchi (Segretario)

Ubaldo Bonuccelli (Tesoriere) 

La Presidenza onorariaè di Giuseppe Nappi (Roma-Pavia).

Il telefono del segretariato (che è disponibile dalle ore 9 alle ore 12) è 035-886298, ed ilfaxè 035-885789. Al segretariatoci si può rivolgere liberamente per avere chiarimenti e consigli.

 

 

 

Mauro Porta 

Responsabile Unità Operativa di Neurologia 


Policlinico San Marco di Zingonia 

Bergamo.

 

 

 

Fig. 1: Rappresentazione cortica dell’”omuncolo” motorio
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Fig. 3: Mapping corticale secondo Brodman con distribuzione delle aree piramidali ed extrapiramidali
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Fig. 4: Rappresentazione schematica delle connessioni tra corteccia e strutture sottocorticali
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 


Gilles de la Tourette
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


  Fig. 1: (disegno di M. Cossu). L’origine del nome “tic”, che proviene dalla medicina veterinaria si rifà al suono che il cavallo produce mordicchiando nervosamente la mangiatoia o la porta del box
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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