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4/2000
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Hannes Schick |
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A
3846 metri d'altezza,
inseriti nel paesaggio di un altipiano desertico delle Ande, sono situati i
resti di un antico impero preincaico, avvolto da leggende e misteri,
probabilmente uno dei siti archeologici più controversi del mondo. Guardando
i monumenti di Tiahuanaco, si rimane impressionati dalla perfezione e dalla
maestosità di queste costruzioni monolitiche che da migliaia di anni
resistono stoicamente al vento e al gelo. Ci
si chiede perchè nessuna delle statue, nessuno dei disegni sulle ceramiche
ritrovate, mostri un viso sorridente.Le espressioni sono cupe, gli sguardi
desolati, chiusi. Gli archeologi concordano sul fatto che i monoliti di
Tiahuanaco sono stati creati da una stessa cultura nel periodo intorno al
1200 a.C., ma le loro opinioni si dividono quando si tratta delle origini di
questa cultura. La
nascita di questo impero probabilmente ha inizio in un villaggio, intorno al
1200 a.C.. L'economia era basata sull'agricoltura con irrigazione naturale.
Vista la vicinanza del lago Titicaca, la gente oltre che di tuberi si nutriva
anche di pesce. I resti di case ritrovati erano costituiti di mattoni di
argilla, simili a quelli usati ancora oggi dalle popolazioni locali, con
sentieri di pietra che collegano le varie abitazioni. Già
in questa prima fase si sviluppò un particolare tipo di ceramica,di fondo
senape con incisioni e motivi tracciati in rosso, grigio e bianco. In
quell'epoca incominciò anche la lavorazione del metallo, in particolare il
rame. I defunti venivano tumulati in buche circolari, accompagnati da effetti
personali e oggetti funerari. Già
in quel periodo mostravano una deformazione artificiale del cranio. Il
salto di qualità da villaggio a città avvenne nel I secolo d.C.,con l'uso dei
canali di irrigazione artificiale, che aumentarono la produzione agricola,
creando la ricchezza necessaria per poter realizzare opere architettoniche
sempre più importanti. Gli
artigiani,prima costretti a lavorare anche i campi, si dedicarono così solo allo sviluppo tecnologico. Iniziò
così l'era classica. I monumenti
di andesite vulcanica, materiale preferito degli scultori tiahuanaco,
vennero abbelliti. L'andesite proveniva da Copacabana, sulle rive del
Titicaca, prima con barche, poi via terra. Nacquero
altre città intorno a Tiahuanaco, e con esse i primi scontri con i vicini. I
guerrieri tiahuanaco si coprono
la testa con la pelle di puma o giaguaro, col desiderio di acquisire l'agilità e la ferocia di questi
felini. Sculture
di varie misure ci mostrano questi uomini puma, con le teste di nemici uccisi
appese alla cintura. Della
spiritualità di questo popolo si sa pochissimo: troppo è andato distrutto nei
secoli. Si presume adorassero le stesse divinità sopravvissute sulle Ande
fino ad oggi. La
più importante è Pacha Mama, la Madre Terra, poi le montagne, i riflessi dell'acqua, i raggi del sole e gli
elementi metereologici. Tra le stele e le statue ritrovate alcune
rappresentano divinità e sacerdoti sconosciuti. La
figura centrale sulla Porta delSole è l'immagine di un viso piangente: certo
non è il dio Inti, dio Sole degli Inca, che appare in epoca più tarda. Forse
è Viracocha, il dio creatore, la cui immagine adorna molte immagini e piccole
sculture. O forse è la maschera di un sacerdote che inventò il culto. La
stessa maschera appare in altri luoghi dell'impero, a San Pedro de Atacama in
Cile, e Wari, in Perù. Questo
culto della maschera potrebbe essere stato usato dai tiahuanaco per imporre
poi agli altri popoli, anche il potere economico e politico. All'epoca
classica seguì quella imperiale, di espansione. Siamo
nel VII secolo d.C. e la città è abitata da 90.000 persone, con un'area di
600.000 kmq di estensione. L'impero si estende fino alla costa sul Pacifico a
ovest, attraverso l'altipiano delle Ande, fino alle vallate subtropicali che
toccano la foresta Amazzonica a est. Nascono nuovi centri amministrativi. Uno
è Wari, che diviene rivale di Tiahuanaco, come Bisanzio lo divenne a suo
tempo di Roma, e Cajamrca di Cuzco. Il
collasso di Tiahuanaco avviene in modo rapido, e per cause ignote. Non
abbiamo tracce di catastrofi naturali, nè di invasioni.Ma sovrappopolazione,
raccolti disastrosi, lotte interne, decadenza, contrasti urbano rurali e
guerre di sucessione possono essere le cause del declino. Al
centro delle rovine troviamo una piramide, mai portata alla luce per mancanza
di fondi. Nasconde l'enorme tempio Akapana, composto da sette terrazze e
altrettante mura. Forse rappresenta il tentativo di ricreare una montagna,
per gli andini dimora di dei. La
parte più suggestica di Tiahuanaco è il tempio di Kalassasaya. E'
un tempio aperto, elevato su una enorme piattaforma. Fondamenta, mura,
scalinate e arcate sono costituite da giganteschi blocchi monolitici.
Kalassasaya fu probabilmente un osservatorio , poiché la sua costruzione
segue delle linee astronomiche. Vi
si trovano tre importanti opere: il
monolito di Ponce, quello del sacerdote e la famosa Porta del Sole,
arco massiccio tagliato da un unico pezzo di andesite. Gli intagli sulla facciata
costituiscono l'espressione più elaborata dell'arte tiahuanaco. Nel
XVI secolo il missionario Diego de Alcobaso scrisse: "Su una piattaforma
vidi una colonna di splendide statue, così reali da sembrare vive. Uomini e
donne, alcuni in piedi, altri seduti in pose quotidiane. Alcune donne avevano
bambini sulle ginocchia o sulle spalle." Oggi
la maggior parte di quelle statue purtroppo è scomparsa. Distrutte dallo zelo
religioso dei preti spagnoli o rubato dai predatori archeologici. Un'altra
affascinante costruzione è il tempio semi-sotterraneo, quadrangolare,
escavato solo nel 1960. Nelle sue mura sono fissate dozzine di teste di
pietra, che rappresentano probabilmente trofei di guerra. Nel
suo centro si trovano alcuni monoliti, di cui uno "barbuto". Un enigma
per gli archeologi, perchè rappresenta una persona con barba folta, mentre è
risaputo che agli indios non cresce la barba. Fino
ad oggi nessuno sa spiegare l'origine di questo popolo, in grado di
realizzare una metropoli, su un
arido altipiano sterile. Forse la risposta verrà dalla esplorazione di
un'altra città monolitica, oggi sommersa dalla acque del Titicaca, di fronte
a Puerto Acosta. L'archeologo
Arthur Posnansky, che studiò a Tiahuanaco per trent'anni, datò l'età della
città con 12.000 anni. Una
teoria coinvolge navigatori
celtici (spiegando così la barba del monolito), giunti imponendosi agli
indigeni. Altre teorie ancora più spinte, parlano di continenti scomparsi e
di culture prediluviane. Ma finora nessuno è riuscito a strappare il segreto che si nasconde dietro queste pietre e dietro la maschera piangente, scolpita sulla Porta del Sole. |
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