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REVISIONE STORICA:
DALLA TRAGEDIA 
ALLA FARSA
 
HISTORICAL RECONSIDERATION:.........................................Oliviero Bhea 
FROM TRAGEDY TO FARCE
 
 
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Come sempre,  la situazione è grave ma non seria.  
Penso alla vicenda di Dario Fo, premio Nobel della letteratura, di Franca Rame violentata negli anni '70 con il concorso (pare) dei Servizi Segreti, a quanto si apprende dai documenti ritrovati per caso nei paraggi del Viminale, della richiesta che il Nobel ha inoltrato al presidente della Repubblica perché faccia chiarezza - e giustizia -, ma soprattutto penso a come in questo paese si passi (inevitabilmente?) dalla tragedia alla commedia alla farsa impastata di storia e di cronaca:la lettera di risposta di Scalfaro a Fo ha impiegato quattordici giorni per essere recapitata a Milano.  
Vogliamo davvero fare commenti? 
Sì, certo, alle soglie del Duemila la complessità del pianeta ti può ubriacare, in qualunque luogo, per la velocità delle trasformazioni che ti toglie, con il respiro, la capacità di capire, figuriamoci quella di padroneggiare gli eventi.  
Ma temo che difficilmente sulla faccia della terra si trovi una situazione così ingarbugliata e contraddittoria, così ambigua, ipocrita, vitale, moribonda, ricca, povera (cioè misera...), avveniristica e trapassata ecc., insomma “ossimorica” (paradossale al cubo) come quella italiana.  
Siamo un caso, come in fondo nella storia ci è quasi sempre successo, siamo troppo vecchi per essere giovani ma anche (tecnologicamente) troppo giovani per essere vecchi, troppo colti antropologicamente e troppo ignoranti secondo il metro del 2000, troppo “democratici” a giudicare dalla nostra frequenza elettorale e troppo “incivili” misurando il nostro senso civico, la nostra capacità di convivere ecc.  
Forse c'è tutto questo, nella vicenda Fo... 
Ma per risalire la corrente dando un'occhiata a quello che succede sulle due rive del fiume, salmoni renitenti alle reti dei pescatori maggioritariamente distribuiti ma assimilati dal medesimo sport, torniamo allo famosa e famigerata intervista che il pubblico ministero del Pool “mani pulite”, Gherardo Colombo, ha rilasciato al “Corriere della Sera” suscitando quel vespaio quasi univoco che sappiamo.  
Colombo ha, in soldoni, riletto l'ultimo mezzo secolo di storia patria come una vicenda più o meno carsica, di un paese fortemente illegale colluso con una classe dirigente solo apparentemente legale, con i risvolti ricattatori di tutto ciò pesanti anche oggi, quell'oggi della Commissione Bicamerale, dei rapporti inquinati tra politica e giustizia, maggioranza e opposizione, “giustizialisti” e “garantisti” che conosciamo.  
Nuove le tesi in bocca a Colombo? No, le aveva già esternate e stese su carta (libri, interventi, ecc.).  
Giuste, rispondenti a verità? La sollevazione della classe dirigente di questo paese, direi per lo più dei politici perché non mi pare che i padroni economici del vapore abbiamo fatto sentire troppo la loro voce, perlomeno non così forte, non così chiara  (???!!!), ci ha detto in fretta di no, che Colombo sbagliava, e che comunque avrebbe dovuto fare i nomi, non sparare nel mucchio.  
Opportune, in bocca a un PM di “Mani Pulite”?  
Qui il dissenso è stato pressoché generale, con il corollario della libertà costituzionale di espressione per tutti che comunque è passato in cavalleria. 
Vediamo brevemente come si attagli il caso Colombo con quello spaccato d'Italia accennato a proposito della farsa postale del fattaccio “Franca Rame”.  
Il segretario del Pds, D'Alema, l'uomo politico al momento più incisivo del contesto, ha parlato a proposito delle tesi di Colombo di “estremismo di sinistra”, permettendo al suo dirimpettaio di Alleanza Nazionale, Fini, una facile chiosa: allora, se lo stesso D'Alema lo ammette, implicitamente ha ragione Berlusconi nel dirsi perseguitato da giudici “rossi”. Ebbene, questa piega della vicenda attiene alla “verità” delle tesi o alla loro “opportunità” in bocca a un Pm?  
Mi spiego meglio.  
Soprattutto col senno di poi, ma ovviamente non solo, conveniamo a destra come a sinistra, come al centro che gli anni di piombo hanno fatto regredire il paese, togliendo ad esso fiato democratico, giustificando emergenze poi usate per altri scopi ecc.  
Quindi, l'attacco armato al cuore dello Stato è stato, oltre che ovviamente “criminale”, sbagliato.  
Ma la parte analitica delle magagne di questo stato era sbagliata nello stesso modo? Altrimenti detto, la sostanza della revisione critica di un paese che ha espresso se non del tutto perlomeno “anche” una classe politica truffaldina e ricattatoria era sbagliata come il ricorso brigatista alle armi?  
E non è che, oggi come allora, si fa piazza pulita di una questione messa quasi esclusivamente in termini di “opportunità” mentre, oggi come allora, non ci si dedica alla sostanza, a una  ulteriore ricognizione dello stato delle cose? Quanto di quello che ha detto Colombo per esempio è vero e riscontrabile, indipendentemente dal suo torto di non aver fatto un elenco nominativo di colpevoli (di indiziati)?  
Detto ancora più chiaramente, non siamo sempre e solo allo stadio strumentale, dell'uso delle dichiarazioni senza l'esame della loro concreta attendibilità? Perché non se ne discute seriamente, invece che dolersene gravemente?  
Perché una lettera del Quirinale ci mette quattordici giorni? 

  
 
 

 
 
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