Come
sempre, la situazione è grave ma non seria.
Penso
alla vicenda di Dario Fo, premio Nobel della letteratura, di Franca Rame
violentata negli anni '70 con il concorso (pare) dei Servizi Segreti, a
quanto si apprende dai documenti ritrovati per caso nei paraggi del Viminale,
della richiesta che il Nobel ha inoltrato al presidente della Repubblica
perché faccia chiarezza - e giustizia -, ma soprattutto penso a
come in questo paese si passi (inevitabilmente?) dalla tragedia alla commedia
alla farsa impastata di storia e di cronaca:la lettera di risposta di Scalfaro
a Fo ha impiegato quattordici giorni per essere recapitata a Milano.
Vogliamo
davvero fare commenti?
Sì,
certo, alle soglie del Duemila la complessità del pianeta ti può
ubriacare, in qualunque luogo, per la velocità delle trasformazioni
che ti toglie, con il respiro, la capacità di capire, figuriamoci
quella di padroneggiare gli eventi.
Ma
temo che difficilmente sulla faccia della terra si trovi una situazione
così ingarbugliata e contraddittoria, così ambigua, ipocrita,
vitale, moribonda, ricca, povera (cioè misera...), avveniristica
e trapassata ecc., insomma “ossimorica” (paradossale al cubo) come quella
italiana.
Siamo
un caso, come in fondo nella storia ci è quasi sempre successo,
siamo troppo vecchi per essere giovani ma anche (tecnologicamente) troppo
giovani per essere vecchi, troppo colti antropologicamente e troppo ignoranti
secondo il metro del 2000, troppo “democratici” a giudicare dalla nostra
frequenza elettorale e troppo “incivili” misurando il nostro senso civico,
la nostra capacità di convivere ecc.
Forse
c'è tutto questo, nella vicenda Fo...
Ma
per risalire la corrente dando un'occhiata a quello che succede sulle due
rive del fiume, salmoni renitenti alle reti dei pescatori maggioritariamente
distribuiti ma assimilati dal medesimo sport, torniamo allo famosa e famigerata
intervista che il pubblico ministero del Pool “mani pulite”, Gherardo Colombo,
ha rilasciato al “Corriere della Sera” suscitando quel vespaio quasi univoco
che sappiamo.
Colombo
ha, in soldoni, riletto l'ultimo mezzo secolo di storia patria come una
vicenda più o meno carsica, di un paese fortemente illegale colluso
con una classe dirigente solo apparentemente legale, con i risvolti ricattatori
di tutto ciò pesanti anche oggi, quell'oggi della Commissione Bicamerale,
dei rapporti inquinati tra politica e giustizia, maggioranza e opposizione,
“giustizialisti” e “garantisti” che conosciamo.
Nuove
le tesi in bocca a Colombo? No, le aveva già esternate e stese su
carta (libri, interventi, ecc.).
Giuste,
rispondenti a verità? La sollevazione della classe dirigente di
questo paese, direi per lo più dei politici perché non mi
pare che i padroni economici del vapore abbiamo fatto sentire troppo la
loro voce, perlomeno non così forte, non così chiara
(???!!!), ci ha detto in fretta di no, che Colombo sbagliava, e che comunque
avrebbe dovuto fare i nomi, non sparare nel mucchio.
Opportune,
in bocca a un PM di “Mani Pulite”?
Qui
il dissenso è stato pressoché generale, con il corollario
della libertà costituzionale di espressione per tutti che comunque
è passato in cavalleria.
Vediamo
brevemente come si attagli il caso Colombo con quello spaccato d'Italia
accennato a proposito della farsa postale del fattaccio “Franca Rame”.
Il
segretario del Pds, D'Alema, l'uomo politico al momento più incisivo
del contesto, ha parlato a proposito delle tesi di Colombo di “estremismo
di sinistra”, permettendo al suo dirimpettaio di Alleanza Nazionale, Fini,
una facile chiosa: allora, se lo stesso D'Alema lo ammette, implicitamente
ha ragione Berlusconi nel dirsi perseguitato da giudici “rossi”. Ebbene,
questa piega della vicenda attiene alla “verità” delle tesi o alla
loro “opportunità” in bocca a un Pm?
Mi
spiego meglio.
Soprattutto
col senno di poi, ma ovviamente non solo, conveniamo a destra come a sinistra,
come al centro che gli anni di piombo hanno fatto regredire il paese, togliendo
ad esso fiato democratico, giustificando emergenze poi usate per altri
scopi ecc.
Quindi,
l'attacco armato al cuore dello Stato è stato, oltre che ovviamente
“criminale”, sbagliato.
Ma
la parte analitica delle magagne di questo stato era sbagliata nello stesso
modo? Altrimenti detto, la sostanza della revisione critica di un paese
che ha espresso se non del tutto perlomeno “anche” una classe politica
truffaldina e ricattatoria era sbagliata come il ricorso brigatista alle
armi?
E
non è che, oggi come allora, si fa piazza pulita di una questione
messa quasi esclusivamente in termini di “opportunità” mentre, oggi
come allora, non ci si dedica alla sostanza, a una ulteriore ricognizione
dello stato delle cose? Quanto di quello che ha detto Colombo per esempio
è vero e riscontrabile, indipendentemente dal suo torto di non aver
fatto un elenco nominativo di colpevoli (di indiziati)?
Detto
ancora più chiaramente, non siamo sempre e solo allo stadio strumentale,
dell'uso delle dichiarazioni senza l'esame della loro concreta attendibilità?
Perché non se ne discute seriamente, invece che dolersene gravemente?
Perché
una lettera del Quirinale ci mette quattordici giorni?
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