Istituto Bancario San Paolo di Torino
MIGLIAIA DI MILIARDI AL VENTO
 
 
 Gianni Tecchi
 
   English
 
 
Il risultato operativo è stato pesantemente eroso dalle rettifiche su crediti e partecipazioni che hanno inciso sul conto economico per oltre 2.300 miliardi... Tra queste si segnalano: 
- svalutazioni su crediti per oltre 1.100 miliardi, anche a seguito dell'utilizzo di criteri interni di classificazione più stringenti per i passaggi delle posizioni a incaglio e sofferenza; 
- perdite per transazioni e cessioni per oltre 200 miliardi, nelle quali rientrano 139 miliardi di perdite per la cessione pro-soluto di sofferenze immobiliari per un valore nominale di 420 miliardi alla società Morgan Stanley; 
- stralci di crediti in procedura concorsuale per oltre 340 miliardi; 
- appostazione di ulteriori rettifiche forfettarie di 200 miliardi a fronte del rischio fisiologico sui crediti in bonis; 
- svalutazioni di partecipazioni per oltre 330 miliardi, relative soprattutto a società operanti nel settore immobiliare”. 
Con queste poche righe un comunicato stampa dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino informa che il Consiglio di Amministrazione ha di fatto preso atto che nei bilanci si sono accumulate perdite per oltre duemilatrecento miliardi! Duemilatrecento miliardi sono una cifra enorme! Una perdita che avrebbe dovuto vedere i membri del Consiglio coprirsi il capo di cenere, vestire il saio della penitenza ed indossare scalzi zoccoli di legno.  
Un “buco” di cui avrebbero dovuto e dovrebbero arrossire per non essere intervenuti in tempo; per aver concesso crediti con colpevole superficialità (vogliamo escludere la malafede ed il clientelismo); per non essersi accorti tempestivamente che i debitori facevano acqua; per non aver assunto adeguate iniziative ai fini del recupero; per non aver proposto nei precedenti bilanci appropriati accantonamenti. 
Invece niente. Per loro, per questi “guru” della finanza italiana, tutto si spiega così: 
“L'onere è riconducibile al persistere della crisi del settore immobiliare, ad una serie di azioni intraprese dalla Banca ai fini di migliorare la qualità dell'attivo”. 
Già! Proprio così! Per “migliorare la qualità dell'attivo”. C'è da non crederci ed invece è vero.  
Accorgersi tardivamente di un buco di 2.300 miliardi è, per loro, una iniziativa per “migliorare la qualità dell'attivo”. 
Innanzi ad una affermazione di questo tipo, leggendo queste frasi in un comunicato stampa emesso affinché vengano riprese e diffuse, c'è da chiedersi se il contenuto di quel comunicato risponde al vero o è uno scherzo di cattivo gusto. 
Questi stessi Amministratori, infatti, il 15 settembre 1997 (e cioè soltanto pochi mesi addietro), commentando la Semestrale assicuravano (pag. 52): 
“L'esame delle posizioni a rischio a valori lordi consente di apprezzare la severa politica di copertura attuata dall'Istituto.  
Le rettifiche complessive dei crediti in sofferenza e degli incagli si sono infatti attestate rispettivamente al 37,3% e al 20,5% dei rispettivi importi, livelli di assoluto rilievo anche tenuto conto del fatto che i medesimi risultano già fortemente abbattuti dagli stralci definitivi effettuati sulle posizioni in procedura concorsuale” (il grassetto è nostro). 
Quindi, sottolineavano a settembre “la severa politica di copertura attuata dall'Istituto”, nonché “i livelli di assoluto rilievo” degli accantonamenti. 
Ma c'è di più.  
A pag. 72 della Semestrale, indicando i “criteri di valutazione” dei crediti, è precisato: 
“I crediti, in linea capitale ed interessi, sono valutati al valore presumibile di realizzo, calcolato in base alla situazione di solvibilità dei debitori... 
La determinazione del presumibile valore di realizzo è effettuata sulla base di un approfondito esame dei crediti in essere a fine semestre tenendo conto del grado di rischio caratterizzante le singole tipologie di impieghi e del rischio fisiologico latente nel portafoglio crediti 'in bonis'. In dettaglio: 
- i crediti in sofferenza, ossia i crediti verso soggetti in insolvenza o in situazioni comparabili, sono valutati analiticamente; 
- i crediti incagliati, ossia i crediti verso soggetti in temporanea difficoltà, sono valutati analiticamente;...” (il grassetto è nostro). 
Gli Amministratori, quindi, hanno assicurato di aver compiuto un “approfondito esame dei crediti in essere a fine semestre” e la valutazione “analitica” dei crediti in sofferenza e di quelli incagliati. 
E allora? Nella Semestrale hanno affermato il falso? Non c'era stata la valutazione analitica? Quali emergenze sono intervenute fra il 30 giugno (Semestrale) ed il 31 dicembre (Bilancio) per far venire allo scoperto perdite per oltre 2.000 miliardi? Il Collegio Sindacale che ha esaminato la Semestrale, ha accertato che i criteri indicati dal Consiglio avessero avuto concreta attuazione e non fossero soltanto una mera enunciazione non suffragata dai fatti? 
La Arthur Andersen S.p.A., società di revisione, nella sua Relazione alla Semestrale datata 19.9.97 ha asseverato: 1) di aver assoggettato a revisione contabile la Semestrale; 2) di aver effettuato i controlli ritenuti necessari; 3) che, a suo giudizio, “i prospetti contabili e la nota integrativa presentano correttamente la situazione patrimoniale e finanziaria ed il risultato economico”.  
A questo punto aspettiamo di leggere quello che la Andersen scriverà in merito al Bilancio d'esercizio sugli oltre 2.000 miliardi di perdite emerse “improvvisamente”. 
Amaramente si deve prendere atto di queste (ma è poi certo che non aumenteranno?) migliaia di miliardi gettati al vento. 
Per questi strani banchieri non soltanto i miliardi, non soltanto le centinaia di miliardi, ma anche le migliaia di miliardi sono soltanto numeri ormai riportati senza gli zeri.  
Sono personaggi che non hanno una parola di autocritica; che non si sentono responsabili di ciò che hanno gestito male; che, invece, spesso si pavoneggiano per qualsiasi annotazione positiva anche se non deriva dalle loro decisioni. 
In particolare è difficile, veramente difficile, ritenere esente da rilievi l'attuale Amministratore Delegato (e ieri Direttore Generale) Luigi Maranzana. Gli incarichi da lui ricoperti sono quelli tipici di "line" e quindi della più diretta responsabilità operativa. 
Guardando l'andamento del titolo la cui quotazione è quasi raddoppiata dal giugno '97 (da quando cioè si seppe che la Banca nel primo semestre aveva peggiorato i propri conti rispetto al 1996 del 19%) viene da chiedersi se poi, tutto sommato, non ha avuto ragione Umberto Agnelli, presidente dell'IFIL (importante neo-azionista del San Paolo). Agnelli ha di recente ha affermato (Corriere della Sera, 1.3.98) che la “pulizia” nei conti del San Paolo “era necessaria” e che il “mercato” l'avrebbe apprezzata.  
Pensavamo che fosse una “boutade”, prendiamo atto che era una previsione. Una previsione fondata su una conoscenza del “sistema” che certo ha una sua logica, della quale - ai comuni mortali - sfugge la “ratio”. 
Se tanto mi dà tanto, c'è da chiedersi a quanto sarebbe “schizzato” il titolo se fossero emerse perdite non di 2.300 miliardi, ma magari (perché no?) di 4-5.000 miliardi. Sai che affari in Borsa? 
Migliaia di miliardi al vento. 
Disamministratori al potere. 
Purtroppo niente di nuovo. Il Banco di Napoli insegna. 
 
 
 
 
 Leadership Medica®  
  Mensile di scienza  medica e attualita`  
 Copyright 1997© All Rights Reserved 
 
 This page are maintenened by  
GTM Grafica 
Service & Network 
gtmgraph@coloseum.com