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Ricordare Walter Lazzaro,
a quasi dieci anni dalla scomparsa, significa fare ulteriore luce su una
delle figure più importanti e vivaci della pittura italiana tra
primo e secondo dopoguerra. Figura interessante non solo dal punto di vista
pittorico ma anche umano, per la forte caratterizzazione delle sue scelte
d'artista, di vita e di insegnamento.
Walter
Lazzaro, nato a Roma nel '14, qui aveva tenuto la sua prima personale a
Palazzo Torlonia nel '32, concludendo la sua attività artistica,
dopo centinaia di esposizioni, nell'89, poco prima della morte avvenuta
il 3 marzo di quell'anno. E mentre diamo qui a fianco una “autobiografia”
dello stesso Lazzaro, stesa nell'81, per cogliere i momenti più
significativi della sua vita d'artista, del suo lavoro ne hanno scritto
i critici più illustri, da De Chirico a Carluccio, da Cortenova
a De Grada, da Franza a Sgarbi.
Tutta la pittura di Walter
Lazzaro poggia sulla storia più colta dell'arte italiana, unisce
passato e presente, innesta le innovazioni sulla tradizione, dà
peculiarità ai temi più avvincenti, dal paesaggio alla figura,
attraverso quel mestiere che mai gli mancò intriso d'una poesia
e d'una sensibilità come pochi altri artisti hanno manifestato.
E dunque dai suoi quadri
la luce, lo spazio, il silenzio, il colore, il mistero, tutto muove a significare
dal profondo l'ordine nuovo che movimenta le immagini in una mitizzazione
del simbolo, in un elemento come può essere un capanno adottato
a simbolo, in una barca o un ombrellone che aprono a un mondo di leggero
stupore, di sorprendente visionarietà, di realismo magico.
Lazzaro ha vissuto il paesaggio
marino come un novello Ulisse alla ricerca
di una patria perduta, in perenne viaggio immerso in un silenzio sovrumano
che non sfuggì neppure a Lionello Venturi, il grande storico che
lo definì “il metafisico pittore del silenzio”.
E' uscito ultimamente per
la Mondadori il primo catalogo ragionato e tra marzo e aprile '98 la Galleria
Lazzaro by Corsi mette in esposizione una singolarissima mostra dal titolo
“La soglia del silenzio” ovvero “Ventuno artisti per Walter Lazzaro”,
accompagnata da un bellissimo catalogo con tutte le opere pubblicate; maestri
dell'arte contemporanea, pittori e scultori, italiani e stranieri, che
nella poetica del silenzio - rilevato anch'esso nelle loro opere - hanno
voluto rendere omaggio a un maestro dell'Accademia di Brera.
Ecco Addamiano, lo scultore
Roberto Bricalli fra i giovani talenti italiani, Vito Melotto, Roberto
Rampinelli, Fujio Nishida, Marisa Settembrini, Ariel Soulé, Salvatore
Spedicato dell'Accademia di Belle Arti di Lecce, per citarne alcuni; tutti
uniti da questo tema singolare della solitudine, esteriore e interiore,
tutti uniti a dar pretesto alla loro poetica e alla loro espressione pittorica.
Mostra di forte impatto
che fa luce ancor più su Walter Lazzaro che all'arte dette prova
singolare di classicità, di costruzione assoluta del dipinto, in
cui dare significanza al silenzio era dare metafora forte della vita e
lucido avvertimento interiore.
La pittura di Lazzaro è
una delle poche da mettere storicamente in cornice in questo nostro secolo,
il suo nome va ascritto su quel filo che lo lega a De Chirico, a Sironi,
a Carrà.
Pochi come Lazzaro hanno
dato voce e speranza al significato del vivere, e l'inquietudine, che pure
serpeggia fra gli odori di resina dei pini e i capanni in riva al mare,
è segno di quell'infinito e di quella sete di conoscenza che mette
l'uomo al di sopra di tutto il creato.
E quanta religiosità
c'è anche nei silenzi che Lazzaro dipinge nelle sue tele, in questo
paesaggio non c'è segno umano, non segno di vita, ma la vita scorre
dentro l'aria e lo spazio che tutto avvolge in quei colori violacei e azzurrati,
fino ai grigi e ai bianchi assoluti.
Ma la scelta di questa poetica
metafisica, di questo stupore cantato da sempre da poeti come Leopardi,
o Montale, o Eliot, o Blake, si certifica solo a partire dai primi anni
del secondo dopoguerra, dopo l'esperienza dei lager.
Tre paiono infatti i momenti
del suo intenso percorso che a ritroso trova, dunque, il momento già
detto metafisico, ove il mare significa la luce e lo spazio, e ne fa cantare
l'anima, ne fa fibrillare il cuore delle particelle tonali.
Poi il periodo della guerra,
in cui opere come “Pali del lager”, un olio del '44 in formato 50x70, chiariscono
nella dimensione della poetica e nella luce della tragedia il corpo significativo
di una pittura scavata nell'anima dolente.
Ma certamente questo secondo
passaggio è lineare all'ultimo, in cui il silenzio diventa anche
solitudine.
Ma il primo periodo di Lazzaro
è quello della scuola romana, del clima in cui l'iperqualificazione
cromatica contraddistingue i paesaggi della campagna romana, Roma città
aperta, ma Roma di Stendhal e delle Elegie romane di D'Annunzio.
Una figura,quella di Walter
Lazzaro, veramente capitale per l'arte di questo secondo Novecento, e soprattutto
perché dipingere è stato per Lazzaro far coincidere la vita
con la pittura.
Walter Lazzaro
Autobiografia - 1981
E' nato a Roma il 5 dicembre
1914.
Emotivo, timidissimo, ma
precoce nel disegno, a 14 anni vinceva e deteneva per 4 anni la “Borsa
di studio governativa” messa in palio tra tutti gli studenti dell'Accademia-Liceo
artistico di Roma. Nel '33 viene abilitato all'insegnamento del “disegno”,
nel '35 già insegna “pittura” come incaricato nell'Istituto d'arte
di Marino.
Nel '37, quando ancora frequenta
l'Accademia, è premiato dalla Reale Accademia d'Italia, mentre pochi
giorni dopo viene proposto per l'espulsione da tutte le Scuole del Regno
per l'insofferenza da lui dimostrata verso il tipo d'insegnamento allora
impartito.
Personaggio “scomodo”, diserta
l'allora “pre-militare” del G.U.F. e nel '38 viene allontanato dal Corso
Allievi Ufficiali di Arezzo; dal '39 è titolare di Cattedra al Liceo
artistico di Roma.
Premiato per la pittura
alla XXIII Biennale Internazionale d'arte di Venezia nel '42, è
“invitato” per la prima volta alla Quadriennale Nazionale di Roma nello
stesso anno. Ha una intensa parentesi cinematografica e partecipa a numerosi
film; apprezzato da Alessandro Blasetti e prescelto da Enrico Guazzoni
per interpretare la parte di Raffaello Sanzio nel film “La Fornarina”,
con Lida Baarowa.
Dopo la guerra e la prigionia
riprende l'insegnamento.
E' nominato Perito d'Arte
del Tribunale di Roma nel '50.
Nel '58 fonda il “Movimento
Poeti-Pittori”. Nel '62, con Carrà, Funi, Guidi, Ordavo e Pieraccini,
dà vita alla manifestazione: “Settimana d'arte della Versilia”,
in seguito denominata “Marguttiana”, a Forte dei Marmi.
Nel '68 ricopre la cattedra
di “pittura” appena istituita all'Accademia di Carrara; nel '70 struttura
e dirige in modo sperimentale il nuovo Liceo artistico statale di Novara.
Dal '71 tiene la cattedra
di “pittura” all'Accademia di Belle Arti di Bologna; dal '77 è ordinario
di “pittura” all'Accademia di Brera a Milano dove nell'80, al compimento
dei 65 anni, essendo colpevole di aver maturato oltre 40 anni di insegnamento,
ha dovuto forzatamente chiudere la sua carriera didattica, dopo aver ripetutamente
chiesto di poter continuare il suo compito di insegnante.
Non rassegnandosi ad accettare
come, in una Repubblica Democratica che si definisce “fondata sul lavoro”,
si possano invece disperdere e mortificare attaccamento, amore e disponibilità
a proseguire il proprio lavoro, ha dovuto coerentemente rifiutare l'onorificenza
di Ufficiale al Merito della Repubblica conferitagli dal Presidente Pertini,
rimanendo sempre in attesa che più comprensivi Parlamentari vogliano
concedere, anche per la categoria dei Docenti delle Accademie, la possibilità
di espletare il proprio lavoro fino alla scadenza di una accertata efficienza.
Ha opere nella raccolta
della Galleria d'Arte Moderna del Comune di Roma, in quella di Palazzo
Pitti a Firenze, presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al
Gabinetto Nazionale delle Stampe della Farnesina a Roma, al Museo Civico
di Vicenza e in numerosissime raccolte private.
Le opere di Walter Lazzaro
sono in esclusiva alla Galleria Lazzaro by Corsi, via Broletto 39 - 20121
Milano. Tel e fax: 02-8052021. |