"Notizie
dal Parlamento” è il nome della rubrica che ci vede puntuali ogni
mese a informarvi di ciò che avviene, appunto, in Parlamento. Questa
volta purtroppo gli avvenimenti più incisivi si sono svolti nei
corridoi del “palazzo”, nel “transatlantico”, alla buvette etc., e quindi
più che di politica possiamo parlare di sceneggiate.
Un colpo di scena è
stata l'iniziativa dell'ex Presidente della repubblica Francesco Cossiga,
il quale ha cercato di organizzare un gruppo di deputati ex democristiani,
sostanzialmente per rifare la DC. Intendiamoci bene, che gli ex democristiani
vogliano rifare la DC è più che giusto e naturale: chi per
tanti anni ha svolto attività politica e ha goduto di una serie
di privilegi, difficilmente vi rinuncia.
L'ex Presidente Francesco
Cossiga ha voluto così esaudire il loro progetto, tornando personalmente
alla ribalta come attore e regista; a un certo punto, però, non
soddisfatto dai ruoli che ognuno voleva attribuirsi, è uscito clamorosamente
di scena, ma, subito dopo, ha dichiarato di sostenere il gruppo referendario,
composto da politici alquanto eterogenei fra loro. Parliamo dunque
dei referendari, o meglio di quanti credono ancora nell'efficacia dei referendum.
Eppure le passate esperienze
suggeriscono prima di tutto di procedere alla riforma proprio dell'istituto
referendario. Infatti i precedenti referendum, proposti con le norme attuali,
sono stati completamente disattesi dal Parlamento, ad l'eccezione di quelli
sull'aborto e sul divorzio e, in parte, quello sul sistema maggioritario.
Ci riferiamo, ad esempio,
alle consultazioni sulla responsabilità civile dei magistrati, sul
finanziamento pubblico dei partiti, sull'abolizione del Ministero dell'agricoltura
etc., sui quali la volontà dei cittadini si è espressa chiaramente
con percentuali indiscutibili.
Date queste premesse, pensare
che il referendum per l'abolizione della quota proporzionale serva ad eliminare
i partitini, è veramente utopia, oltre che un ulteriore spreco di
quattrini.
Il problema dei partitini
potrebbe essere bypassato semplicemente vincolando i parlamentari
a restare dentro la coalizione con la quale si presentano alle elezioni.
In caso contrario, è
più che lecito pretendere che il mandato ricevuto dagli elettori
decada automaticamente. Scommettiamo che la fedeltà trionferebbe
e la stabilità pure.
Oggetto di polemiche è
stata l'intervista al “Corriere della sera” di Gherardo Colombo, il quale
ha fatto un breve excursus sulla storia italiana degli ultimi cinquant'anni.
Colombo si riferisce allo sbarco in Sicilia delle forze armate americane,
durante l'ultima guerra, che fu sostenuto dalla mafia italo-americana.
Non vorrei deludere il dottor
Colombo, ma sono in pochi in Italia, e soprattutto in Sicilia, a non sapere
chi e come ha reso possibile lo sbarco degli Alleati.
Ciò che è
incomprensibile, in questa vicenda, è la pretesa, da parte dei sostenitori
del dottor Colombo e di alcuni opinionisti, che possa esserci una
divisione netta tra il ruolo di cittadino e la professione che egli
svolge.
E' la storia dei due cappelli,
quello del magistrato e quello del comune cittadino; ma sotto i due
cappelli vi è sempre un'unica testa. E' difficile credere che Colombo
parli e operi in modo diverso a seconda del cappello che porta in testa,
soprattutto quando fa delle affermazioni così gravi. Ovviamente
una parte della magistratura si è schierata a sostegno di Colombo,
rivendicando il diritto alla libertà di pensiero e di parola per
i magistrati.
A questo punto però
è necessario, libertà per libertà, che Colombo dica
liberamente chi sono i ricattati e chi i ricattatori. Egregio dottor
Colombo, la strada intrapresa è estremamente pericolosa. Seguendo
la sua filosofia, lei dovrebbe rendere conto due volte delle dichiarazioni
fatte, una come comune cittadino, l'altra come magistrato.
Al comune cittadino infatti
non è permesso fare certe affermazioni pubblicamente senza incorrere
nel reato di vilipendio; come magistrato, per le conoscenze che tale professione
presuppone, se non procede nei confronti di queste persone, incorre nel
reato di omissione di atti di ufficio, in quanto, come lei ben sa, l'azione
penale è obbligatoria.
Lasciando le cose come stanno,
sarebbe lecito fare altre ipotesi.
Ma italianamente tutto,
per sua fortuna, si concluderà con maggiore pubblicità
per lei (con il sostegno dei mass media), e per le istituzioni, che hanno
osato contestare le sue affermazioni, in un'altra brutta figura, mentre
agli italiani certe disquisizioni causano soltanto sconcerto e sfiducia
sia nella politica che nella magistratura.
Ancora altre performances?
Per oggi basta, altrimenti dovremmo parlare della love story tra Di Bella
e Rosy Bindi, che francamente sembra finalizzata a distrarre l'opinione
pubblica dai veri problemi presenti in campo sanitario. Somatostatina sì,
somatostatina no: perché non lasciare la libertà al professionista
medico di determinare la terapia in base alle proprie conoscenze scientifiche
e alla propria coscienza?
Chi è interessato
a conoscere il testo completo della recente audizione del prof. Di Bella
da parte della Commissione Affari Sociali, può mettersi in contatto
con la nostra redazione. |