Hannes Schick
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La parola Micronesia significa "piccole isole".  
Delle 2.240 isole sparse in un'area vasta quanto gli Stati Uniti, solo cento sono abitate.  
Ci sono pochi collegamenti aerei, pochi alberghi e, di conseguenza, pochi turisti. In compenso si è appagati da una natura incontaminata, splendidi fondali marini e gente di rara ospitalità. 
Partendo dall'Italia  ci sono voli diretti via Manila per Guam. Da lì si prende il volo di collegamento per le isole di Yap, Truk e Ponapè, Palau e Kosrae. 
Guam appartiene al Commonwealth delle Northern Marianas ed è un protettorato degli Stati Uniti.  
Dal punto di vista turistico le Marianas sono meno interessanti a causa della presenza delle basi militari americane. Per i molti marines che vivono sull'isola si è cercato di ricreare uno stile di vita americano con tanto di rodeo, barbecue e topless bar. Anche se militarmente Guam è in mano agli americani, oggi sono i giapponesi i veri padroni dell'isola. Armati di yen, se la sono ripresa pacificamente, cinquant'anni dopo la sconfitta del Pacifico. 
La vera Micronesia invece inizia più a sud. L'aereo sorvola un mare turchese, spiagge bianche e capanne costruite interamente da rami di palma. La pista d'atterraggio di Yap, un'isola appartenente alla Federazione delle Isole Micronesiane, sembra troppo corta per l'enorme DC9. Nel minuscolo terminal gli isolani aspettano amici e parenti con collane di fiori intorno al collo.  
La capitale, Colonia, consiste di una manciata di case colorate.  
C'è un solo bar, due alberghi e pochi ristoranti. Camminando per la strada si è costantemente accarezzati dai calorosi sorrisi della gente. Yap è l'isola più tradizionale e culturalmente intatta della Federazione. Ancora oggi sull'isola vengono usati enormi anelli di pietra, alti un metro e mezzo e pesanti qualche quintale, come forma di pagamento.  Esposti intorno alle case questi anelli indicano, insieme al numero di alberi di cocco e di maiali, il livello sociale e la ricchezza del proprietario. 
Nella maggior parte delle isole micronesiane i costumi, l'architettura e il modo di vestirsi non hanno subito grandi cambiamenti negli ultimi cento anni. La gente ha resistito a molti dei cambiamenti portati dagli stranieri. Si vive in prevalenza di ciò che la natura fornisce generosamente: pesce, maiali, galline, yam, manioca e un'infinità di frutta esotica.  
Il cocco, oltre a fornire l'olio per cucinare e il vino per alleggerire le serate, offre le materie prime per la costruzione delle case. Chi preferisce stare nell'amaca a far niente può sintonizzarsi sul canto degli uccelli e godersi lo spettacolo della natura di singolare bellezza.  
Chi invece ama l'attività ha la possibilità di partecipare a feste locali, fare sport subacquei, escursioni a cavallo o prenotare un posto sulla barca per visitare le isole limitrofe. 
Un'altra isola bellissima appartenente alla Federazione è Ponapè, 1300 chilometri a nordest della Nuova Guinea.  
Qui sono stati scoperti alcuni dei ruderi più interessanti e misteriosi del mondo.  
Si tratta di una città costruita su isole artificiali, piena di templi, fortezze, tombe e altri edifici. Le altre isolette sono separate da canali e protette dal mare aperto con una diga. Questa Venezia dei Mari del Sud viene chiamata Nan Madol, “Luogo tra gli spazi” o “Luogo dei canali”. Gli archeologi sanno poco o niente sui costruttori, capaci di edificare opere così magnifiche, e del perché la città fu abbandonata prima del completamento di alcune muraglie. E' circondata dalla foresta vergine e da una meravigliosa laguna. 
Per chi ama I relitti marini non c'è posto più adatto di Truk. Protetta dal vento e dalle correnti, la laguna di Truk è stata descritta come un lago in mezzo all'Oceano. Nel 1941 Truk era diventata la più grande base operativa giapponese del Pacifico e il principale porto della marina da guerra imperiale. Qui mettevano l'ancora i giganteschi sottomarini, e qui furono costruiti sofisticati aeroporti, fortificazioni, sotterranei e postazioni d'artiglieria costiera. 
Durante la Seconda guerra mondiale, fu affondata un'intera flotta imperiale giapponese, inclusi alcuni sottomarini.  
Nelle lingue d'acqua che separano le isolette si trovano, a pochi metri di profondità, aerei e carri armati, testimoni della terribile battaglia del Pacifico che ebbe come protagonisti unità navali alleate e giapponesi.  
Truk si trasformò nella versione giapponese di Pearl Harbour e siccome i relitti non furono mai fatti esplodere né riportati a galla, l'impressionante flotta fantasma è ancora lì, sul fondo della laguna. 
L'espressione artistica più importante della Micronesia è la danza. Lo stato-isola che va più fiero delle sue ballerine è Palau. Le danze si svolgono durante le feste nei villaggi dell'interno. In queste occasioni le donne si spalmano olio profumato sul corpo e si intrecciano fiori nei capelli prima di esibirsi, vestite solo di gonne d'erba colorata.  
Per antica tradizione i visitatori portano ramoscelli per segnalare le loro intenzioni pacifiche alla gente del villaggio. 
Oltre alle danze Palau è famosa per le Rock Islands, una collana di 200 isolette color smeraldo, disabitate, che si snoda per altrettanti chilometri, disseminate sul velluto blu del Pacifico. E' possibile affittare una delle isole per un'esperienza alla Robinson Crusoe, ideale per chi ama il contatto stretto con la natura e cerca pace e solitudine totale. 
Come Palau anche Kosrae, un'altra delle isole del Pacifico settentrionale, è a dimensione d'uomo. Come Truk, è meta degli amanti del sub perché il fondale marino che circonda l'arcipelago conserva coralli preziosi che vivono solo laddove l'acqua è completamente pura.  
Basta chiedere a un pescatore di accompagnarvi sull'isola prescelta.  
Vi sistemerà in una capanna con un tetto di rami di cocco e per i giorni successivi l'unica compagnia sarà quella degli aironi che, instancabili, si tuffano nell'acqua per pescare nei banchi di pesciolini argentati che guizzano a filo d'acqua.  
Passando per atolli ed isolette disabitate la nostra imbarcazione butta l'ancora in una laguna con un villaggio dove noto la totale mancanza di cancelli o serrature.  
Per cena le donne del villaggio hanno preparato un maiale cotto lentamente in un forno sotterraneo che viene servito con yam e noce di cocco.  
Dopo cena gli uomini si ritirano nel loro baj, la “casa degli uomini” per bere la kava, un liquido ricavato dalle radici di una pianta leggermente allucinogena. L'amara bevanda viene versata in coppe di noce di cocco e bevuta a piccoli sorsi.  
“Alii, bo momengur!” dice uno degli uomini. Vuol dire “alla tua salute”.  
Si risponde dicendo “sulang” che significa “grazie” ed è la prima parola che viene voglia di imparare, visitando questi luoghi incontaminati. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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