L'
alimentazione del bambino è un argomento di estrema complessità
che di certo non può essere trattato in un breve articolo.
La problematica varia ovviamente
in relazione all'età del soggetto e comprende l'allattamento materno,
lo svezzamento, l'alimentazione nei mesi e negli anni successivi con i
cambiamenti di vita e di abitudini alimentari in relazione alla frequenza
o meno del nido e poi dell'asilo.
I primi anni di scuola e
l'attività sportiva apportano ulteriori cambiamenti ed esigenze
nutrizionali diverse così come la pubertà ed i suoi caratteristici
cambiamenti ormonali; fino al termine dell'accrescimento è un continuo
modificarsi di abitudini di vita e di necessità nutrizionali.
Il rapporto con il mondo
esterno e con la famiglia possono condizionare i comportamenti alimentari
e spesso magrezza, obesità e normalità ne sono il frutto.
In un tale variegato scenario
preferiamo pertanto fare solo alcune osservazioni e soffermarci su alcuni
punti rimandando ai vari testi per ulteriori approfondimenti.
Ancora oggi ci si preoccupa
molto del bambino che mangia poco, poco del bambino che mangia troppo.
Se un'alimentazione limitata
può condurre a lungo andare a carenze di vario tipo (insufficiente
apporto di proteine, di calcio, di ferro e di altri nutrienti), e quindi
a una mancata realizzazione del potenziale genetico nei soggetti in accrescimento,
d'altra parte una alimentazione al di sopra delle necessità del
bambino porta prima al sovrappeso e successivamente, in gran parte di casi,
ad una manifesta obesità.
Teniamo presente che una
iperalimentazione nei primi due anni di vita può causare non solo
l'aumento del volume delle cellule adipose, ma anche del loro numero
e pertanto da adulti si avrà una maggiore predisposizione all'obesità
e maggiore difficoltà a trovare o a mantenere il giusto peso.
Per evitare tali danni è
necessario controllare l'equilibrio e l'apporto calorico della razione
alimentare e modificare lo stile di vita combattendo prima di tutto la
sedentarietà.
I bambini non debbono rimanere
troppe ore seduti davanti alla televisione, ma devono partecipare a giochi
attivi, debbono abituarsi a salire le scale a piedi invece di far uso dell'ascensore,
camminare per raggiungere posti relativamente vicini, come può essere
la scuola o la palestra; in questo modo si potrà evitare di ridurre
troppo la quantità degli alimenti assicurando pertanto un buon apporto
di tutti i nutrienti.
Si ricorda che per una giusta
alimentazione è necessario che tutti gli alimenti siano rappresentati
secondo una certa proporzione: i glucidi debbono apportare il 55-65% delle
calorie totali, i lipidi il 25-30%, i protidi il 15%.
Tali proporzioni variano
però secondo l'età.
Inoltre è di fondamentale
importanza assicurare una buona idratazione introducendo, oltre all'acqua,
frutta fresca, verdura e minestre.
In questo modo si potrà
inoltre raggiungere più facilmente il senso di sazietà con
un minor numero di calorie.
Ma in pratica quante calorie
devono introdurre alle varie età i bambini e gli adolescenti?
Il fabbisogno energetico
varia in relazione all'età e al peso (vedi tabella n. 1 tratta dai
LARN, revisione 1996).
In relazione a tali dati
si propone uno schema di menù giornaliero valido per bambini di
età compresa tra i 2 e i 10 anni, dove la distribuzione dei pasti
nella giornata è valida per tutti mentre le quantità variano
ovviamente in relazione ai gruppi di età.
Tra colazione e merenda:
dai 350 e 500 g di latte,
indispensabile per l'apporto di calcio.
Se il latte non è
molto gradito può essere sostituito da yogurt o formaggio, pane
g 30-40 o fette biscottate g 20 e marmellata g 20-30 o una fetta di dolce
o una merendina.
Pranzo e cena:
Primo piatto:
alternare g 50 di pasta
con minestre di verdure o di legumi.
Secondo piatto:
g 70/80 di carne o di pesce
che possono essere sostituiti da prosciutto o da fegato o da un uovo.
Contorno:
di verdure cotte o crude
(fino a due, tre anni è meglio somministrare verdure cotte e passate
al setaccio).
Poco pane: circa g 30.
Frutta.
Questo vale per bambini e
adolescenti che abbiano un peso forma o comunque per prevenire il sovrappeso.
Quando ci troviamo già
in presenza di un peso eccessivo, il comportamento deve essere il seguente:
ridurre l'apporto calorico e fare in modo di aumentare l'attività
fisica. Ma nell'individuo in accrescimento è molto importante anche
la determinazione dell'età scheletrica e, quando è possibile,
la previsione della statura finale; tali dati si ottengono mediante la
radiografia del polso della mano sinistra e lo studio della cartilagine
di accrescimento (dati bibliografici).
Conoscendo la presunta statura
finale si potrà calcolare il peso ottimale a fine accrescimento
del soggetto in esame e, quindi, seguendolo nel tempo si dovrà cercare
di mantenere il peso stabile o farlo comunque diminuire di poco mentre,
aumentando fisiologicamente la statura, raggiungerà il giusto rapporto
peso/statura.
Per calcolare il peso ottimale
alle varie stature per maschi e femmine si possono utilizzare i due monogrammi
che presentiamo fuori testo (Grafico 1 tratto dai Larn, revisione 1996).
Teniamo presente che il
sovrappeso o l'obesità creano nei bambini e negli adolescenti seri
complessi per cui spesso si isolano, non partecipano ai giochi di gruppo
etc. Questo avviene anche perché faticano di più a seguire
uno sport.
Il sovrappeso non è
solo un problema estetico, ma è una condizione che favorisce varie
alterazioni in tutti gli organi e apparati. Per esempio, a carico del sistema
osteoarticolare provoca o aggrava alcune deformazioni ossee quali il piattismo,
il valgismo e la scoliosi; promuove inoltre l'inizio della degenerazione
e dell'usura delle cartilagini articolari e predispone pertanto all'instaurarsi
dell'artrosi.
L'obesità, inoltre,
nel periodo della pubertà modifica la regolazione neuroendocrina
della funzione gonadica.
Nelle ragazze infatti possono
esservi disturbi del ciclo mestruale con oligo e amenorrea e presenza di
irsutismo. Correggendo l'obesità si è visto infatti migliorare
il quadro clinico. Nel sesso maschile può esservi ipogonadismo.
E' importante quindi il
controllo dell'apporto calorico e l'aumento del consumo proponendo sport
collettivi o sport a cui possono partecipare anche i familiari, come andare
in bicicletta la domenica o fare passeggiate nei parchi dove i bambini
possono correre liberamente, perché il movimento favorisce la fissazione
del calcio nelle ossa e combatte l'ipercolesterolemia nei soggetti predisposti.
E che dire poi dei bambini
che mangiano poco?
Per questi è necessario
un attento studio del comportamento: a volte infatti il rifiuto del cibo
è causato dalla necessità di affermare la propria personalità
nei riguardi dell'adulto e pertanto in questo caso il cibo anziché
imposto va semplicemente proposto, assecondando al massimo sia i gusti
che gli orari senza schemi fissi.
Altre volte invece l'inappetenza
è causata da motivi organici; la carenza di ferro, ad esempio, può
essere la causa dell'inappetenza oltre che l'effetto della scarsa introduzione.
In questo caso è opportuno un aiuto farmacologico con preparati
vitaminici che contengano anche sali minerali.
La malnutrizione per eccesso
è un problema della nostra società; tuttavia non dobbiamo
trascurare la malnutrizione per difetto in particolare nei riguardi di
alcuni nutrienti, che può essere presente anche con una alimentazione
adeguata dal punto di vista calorico.
E' pertanto necessaria una
particolare attenzione da parte del medico per i soggetti in accrescimento
che rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili; malnutrizione
per eccesso e per difetto possono incidere sullo sviluppo fisico
e psichico dei ragazzi ed il problema esige la massima attenzione di tutti
coloro che sono preposti a questo scopo, in particolare i familiari ed
i medici.
Maria Teresa Strumendo
Nutrizionista dell'età
evolutiva
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