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05/2000
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Adriano Bassi |
Il nostro nuovo secolo apre le porte ad importanti commemorazioni, dato che da più parti si sente, da molto tempo, l'esigenza di rendere omaggio ad illustri personaggi solo nel momento della morte o dell'anniversario della nascita. Però non dobbiamo dimenticare che l'uomo è alquanto ricco di fantasia e quando non riesce a trovare date “preziose” riguardanti la vita di un uomo illustre, indirizza la propria attenzione alla produzione. E' questo il caso di Giacomo Puccini (1858-1924), che non avendo date utilizzabili legate alla vita, per l'appunto, ha però, un importante punto di riferimento nella prima rappresentazione di una fra le più intense opere della sua produzione e cioè “Tosca”, quinta opera, data al teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. Nel presente articolo entreremo nei meandri della gestazione dell'opera attraverso aneddoti e lettere scritte personalmente da Puccini. In questo modo si capiranno i problemi, le angosce, le soddisfazioni e tutto ciò che ruota intorno alla creazione di un capolavoro quale Tosca. Il carattere tenace e pugnace del compositore esce ingigantito dopo la deludente prova della prima scaligera dell'”Edgar” da una lettera scritta a Giulio Ricordi per interessarsi all'acquisto dei diritti di riduzione del dramma, datata 7 maggio 1889: “Mi accorgo che la volontà di lavorare invece d'essersene andata, ritorna più gagliarda di prima…penso alla Tosca! La scongiuro di far le pratiche necessarie per ottenere il permesso da Sardou, prima di abbandonare l'idea, cosa che mi dorrebbe moltissimo, poiché in questa Tosca vedo l'opera che ci vuole per me”. Come si può notare confrontando le date della lettera e della prima rappresentazione il periodo di gestazione fu piuttosto lungo e travagliato. Non dobbiamo dimenticare che Sardou non si riteneva soddisfatto dell'adozione da parte di Pucccini di “Tosca” ed a tal riguardo scrisse a Ricordi, tramite il suo agente in Italia De Glasser, un telegramma piuttosto significativo: “Après avoir fait jouer la musique de Puccini il est navreè que c'est lei qui doit composer Tosca, trouvant musique mauvaise” (Trieste, 12 dicembre 1892). Dopo numerosi ribaltamenti di situazioni, poi rientrata finalmente Puccini si trovò ufficialmente investito per comporre la tanto agognata opera. Il lavoro fu complicato e irto di ostacoli, ma non creò mai il desiderio da parte di Puccini di rinunciare all'impresa. In una lettera - datata Torre del Lago tra il 1° e il 19 febbraio 1900 e indirizzata al Maestro Guido Vandini, Teatro Costanzi, Roma - troviamo scritto: “Caro Vandini. Eccoti l'autografo per i figurini e scene Ricordi rispose che era impossibile perché serviamo a Torino (1). Mi mandò il giornale n° unico della Gazzetta Musicale e Palcoscenico quello col cartellone di Hohenstrein (2) ridotto per la copertina – Va da Fornaciari e fattelo dare, lì ci sono i figurini e scene – Dammi notizie della Tosca… salutami Morichini e dì tante cose per me al caro mio Popi (3)… come pure al caro Alfredo (4) qui c'è l'ingegnere (5) che mi fa perdere la testa – ciao Sabato sera vado a Milano mandami giornali della recita di martedì e le altre” (6). Dalla lettura si nota la grande tensione ed emozione del nostro compositore che si ritrovava alle prese con mille problemi e con l'urgenza di tenere sotto controllo tutte le situazioni che si creavano all'improvviso. Giorni intensi e difficili da gestire, in quanto la critica musicale era agguerrita e pronta ad affossare questa grande fatica pucciniana. Oltre ai nemici musicali egli si trovava a dover fronteggiare pericolose situazioni di invidie, pettegolezzi che creavano un aumento della già profonda angoscia quotidiana. In un'altra lettera, di difficile datazione, tra il 1° e il 10 febbraio 1900, indirizzata a Guido Vandini troviamo scritto: Caro Vandini grazie tua lettera con i dettagli del Superti e incassi bel porco! Ma già niente più al mondo mi fa meraviglia! Tutto serve a farmi diventare più scettico ancora. Andrò a Torino) martedì e che Dio me la mandi buona colà! Di certo il direttore (7) mi farà sputar sangue e invocherò il mio buon popi ad ogni momento. In quanto a farti venir là non so come fare. Pur nonostante tasterò Piontelli (8) adducendo che è necessario molto personale sulla scena etc – Dopo la fatidica prima rappresentazione troviamo un Puccini più disteso, ma sempre molto attento a migliorare la qualità dello spettacolo. Nella lettera indirizzata sempre a Vandini datata 22 febbraio 1900 egli scrisse: “Caro Vandini tutto bene salvo incertezze che stasera 2° scompariranno certo – domani vado a Milano – definitivamente – e domenica sarò a Torre. Tanti saluti da E. e F. (9) dall'aff. Tuo G. Puccini – Il successo dell'opera continuava senza soste anche a Milano e Puccini il 29 marzo 1900 scrive da Milano a Vandini: “Caro Vandini ti so alla Scesa delle Mura – Tosca qui continua a riempire alla lettera il teatro – Siamo stasera all'8a ed è tutto venduto – Ciao saluti da tutti noi aff Puccini Bolcioni ha sempre l'idea di Lucca Morchini ci pensa più?” “Tosca” stava appassionando sia il mondo della critica che il pubblico ed anche Lucca desiderava poter rappresentare l'opera del loro illustre cittadino; però non avevano calcolato che Puccini non voleva fare sbagli nella scelta degli interpreti e quindi desiderava far rappresentare il lavoro con cantanti di suo gradimento; le lettere scritte in quel periodo lo testimoniano. Una cartolina da Londra recita: “Caro Vandini telegrafai al Sindaco ancora una volta per raccomandare proposta B. – ora so che la Bianchini–Cappelli s'è scritturata a Brescia – allora a Lucca come farebbe a venirci? Quando decidono? B. chi porta di tenore? E direttore? ” Una lettera da Londra testimonia le gravi difficoltà per la rappresentazione lucchese: “Caro Vandini visto e considerato che tutto è svanito, artisti, direttore etc è meglio mettere Tosca da parte e non parlarne più – Io assolutamente non la do con artisti che non vanno – Bolcioni s'è fatto scappare tutto e mi ha compromesso con lettere e telegrammi a destra e sinistra – Così non si agisce – Caro Vandini io ho appoggiato il progetto Bolcioni con Mugnone o Vitale Bianchini C. e Camera – Nessuno di questi che mi ha promesso mi dà ed io lo mando a quel paese con Tosca insieme”. Infine un'ennesima cartolina postale da Parigi del 21 luglio 1900 testimonia la fine negativa del progetto lucchese: “Caro Vandini...io non voglio presentare il mio lavoro a Lucca con artisti dubbi – Mi dispiace di te – ma più mi dispiace delle figure fattemi fare garantendo presso il comune – Io garantisco a col personale presentato nel progetto. Chi ha sbagliato s'arrangi..." In questo modo si è potuto entrare nel dettaglio della creazione, di Tosca, analizzando un interesse “dietro le quinte” ricco di spunti e di riflessioni che ci fanno comprendere l'altra faccia della musica, meno ricca di lustrini ma più genuina. Note I testi delle lettere sono stati tratti dal volume di Giuseppe Pintorno: Puccini: 276 lettere inedite (I) fondo dell'Accademia d'Arte a Montecatini Terme) – Nuove Edizioni 1974. io 1900. 1) Il giorno 20.2.1900 “Tosca” andò in scena al teatro Regio di Torino. 2) Adolfo Hohenstein scenografo costumista e celebre cartellonista. 3) Soprannome affettivo che Puccini dava al direttore d'orchestra L. Magnone. 4) Il fratello del destinatario della lettera. 5) L'ing. Puccinelli, in quel periodo stava per essere ultimata la villa di Torre del Lago. 6) Al teatro Costanzi proseguivano le repliche di “Tosca”, andata in scena in prima assoluta in quel teatro il 14 gennaio 1900. Direttore Leopoldo Mugnone, con il soprano Ericlea Darclèè, il tenore Emilio De Marchi ed il baritono Eugenio Giraldoni. 7) A. Pomè. A Torino l'opera andò in scena con lo stesso cast di Roma, salvo il direttore d'orchestra che a Roma fu L. Magnone. 8) Impresario e concessionario in quel periodo, del teatro Regio di Torino 9) Elvira e Fosca.
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