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5/2000
Da una collaborazione con
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. Dividendi più ricchi a piazza
Affari !” A leggere i commenti sui risultati ottenuti nel '99 dalla
maggioranza delle Società quotate sembrerebbe di poter concludere che
l'esercizio chiuso al 31 dicembre abbia avuto un andamento particolarmente
favorevole e tale da consentire utili elevati ed elevati dividendi. In
effetti se è vero che il saldo del conto economico di molte società presenta
significative variazioni in positivo rispetto a quello dell'anno precedente,
è però altrettanto vero che nella maggioranza dei casi ciò non deriva da un
migliore “Risultato della Gestione”, ma dall'apporto di plusvalenze da
cessioni e da riprese fiscali. “Dividendi più ricchi” derivano nella
maggioranza dei bilanci da eventi e/o contabilizzazioni non ripetitivi e non
devono quindi indurre ad una valutazione errata sull'effettiva redditività
delle aziende. Si deve anche aggiungere che spesso un dividendo superiore a
quello dell'esercizio precedente è conseguenza di una diversa ripartizione
dell'utile, mentre le somme distribuite con i dividendi “straordinari” sono attinte
dalle Riserve (ad es. Immobiliare Metanopoli) . Questa testata ha segnalato
in numerosi commenti la discrasia fra il Risultato Operativo e l'Utile di
Esercizio per cui può ometterne in questa sede il lungo elenco. Le società
che quest'anno nei loro comunicati hanno “gridato” l'incremento registrato
nell'utile e l'aumento del dividendo (che hanno distribuito e/o si accingono
a distribuire) saranno, è molto probabile, le stesse che presentando il
consuntivo del 2000 terranno a sottolineare che lo stesso non è confrontabile
con quello del '99 beneficiario di Proventi Straordinari e di Dividendi
attinti dalle riserve. E' un canovaccio noto ed arcinoto. Una commedia che si
ripete con malinconica puntualità. Dietro la facciata “forse” soltanto una
farsa che non fa più neppure sorridere. |
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. Non sono passati molti mesi da
quando una tambureggiante pubblicità invitava gli azionisti della Comit ad aderire
all'OPA di Banca Intesa assicurando che la Comit avrebbe trovato nella nuova
allocazione rinnovata linfa, con la salvaguardia della sua integrità e
personalità. Mediobanca nell'egoistico progetto di garantirsi da attacchi
esterni è stata la regista della consegna di Comit ad Intesa, facendosene
garante della continuità. Luigi Lucchini ha fatto pesare in Consiglio Comit
tutta la sua abilità di “nocchiero” di lungo corso, per condurre anche gli
amministratori recalcitranti al volere di Cuccia. E' del 17 agosto '99
l'assemblea di Intesa che ha discusso ed approvato l'OPA su Comit. In quella
occasione numerosi azionisti chiesero che il Consiglio esponesse in termini
chiari ed univoci quale ruolo sarebbe stato riservato alla Comit all'interno
del Gruppo Intesa. A questi azionisti il Presidente Giovanni Bazoli e
l'Amministratore Delegato Carlo Salvatori risposero ribadendo che sarebbe
stata salvaguardata l'immagine e l'operatività della Comit. Il Presidente
Bazoli, infatti, come si legge nel verbale di quella riunione, dichiarò:
“sinteticamente il modello sarà quello federativo di Intesa.” Ed aggiunse:
“Contestualmente, sarà rafforzato il ruolo di banca a vocazione nazionale di
Comit, che accrescerà la presenza territoriale nelle zone economicamente più
attive del Paese”. Inoltre, come si legge nel verbale, l'Amministratore
Delegato, affermò: “L'aggregazione con Comit consentirà, con l'acquisizione
di un marchio nazionale estremamente importante, una maggiore forza delle
singole realtà operative regionali. A sua volta Comit trarrà vantaggio dalla
forza delle banche del Gruppo operanti a livello locale, con evidenti
benefici del suo conto economico a livello prospettico”. E' indubbio quindi
che il master-plan enunciava senza mezzi termini che la Comit avrebbe continuato
a svolgere tutta la sua attività di banca in un contesto federativo che ne
salvaguardava l'immagine e l'operatività. Accade ora che i grandi azionisti
di Intesa ci abbiano ripensato; che al socio francese (Credit Agricole) quel
progetto non piaccia più; che l'Amministratore Delegato di Intesa abbia
scoperto che lo schema federativo non risponde più ai mutamenti intervenuti
nel mercato per cui deve essere sostituito da componenti specializzate; che
Comit dovrà convertirsi in una banca d'affari sul modello di Mediobanca.
Accade che Cuccia, Maranghi e &. debbano prendere atto di aver
sacrificato Comit non soltanto senza trarne vantaggio, ma con grave danno e
pregiudizio per la stessa Mediobanca. Accade che si scioglie un sodalizio
(Bazoli-Cuccia) prima ancora che venisse sancito da un patto di sindacato.
Accade, però anche e soprattutto, che quanti hanno accettato di cedere le
proprie azioni Comit ad Intesa per le garanzie previste dal master-plan, si
ritrovino una realtà che contraddice totalmente quanto era stato loro
assicurato ed in funzione del quale avevano venduto. Accade, però anche e
soprattutto, che gli azionisti di minoranza di Intesa che avevano votato a
favore dell'operazione Comit vedano le motivazioni del loro comportamento
totalmente contraddette. Può una maggioranza sovvertire un programma che
aveva chiaramente dichiarato di voler attuare ed in nome del quale aveva
ottenuto adesioni e consenso? Lo studio Pedersoli- Grande Stevens e &,
che assiste Intesa, è certo in grado di supportare con autorevole dottrina e
consolidata giurisprudenza, la legittimità delle decisioni del Consiglio di
Intesa. Che siano lecite è possibile, ma che siano eticamente corrette e
rispettose delle minoranze, sia consentito dubitarne. L' Odissea Comit con le
contraddizioni che la caratterizzano: - non giova alla credibilità del Gruppo
Intesa, e dei suoi Amministratori; - fa emergere la precarietà dei progetti
del management che ribaditi in agosto risultano “ superati “ ad aprile; -
oltraggia la buona fede di chi ha creduto in assicurazioni successivamente
contraddette. Si legge su “Il Sole 24 Ore” che “Piazza Affari promuove
Intesa” in quanto il titolo ha guadagnato il 9,5% in due giorni. Sarebbe
interessante sapere “chi” ha comperato e “chi” ha venduto, in “quanti “ hanno
comperato ed in “quanti” hanno venduto. Spesso, infatti, le quotazioni sono
sorrette e/o depresse, da “mani amiche”. In questi giorni forse il titolo
Intesa ...a qualcuno piace caldo! |
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. Il Conto Economico Riclassificato '99 nei confronti con il '98 presenta i seguenti saldi: - Margine di Intermediazione: flessione del 2,9% - Risultato della Gestione: flessione del 6,8% - Utile delle Attività Ordinarie: flessione dell'11,8% - Utile Lordo: flessione del 6,4% Questo Consuntivo tutt'altro che esaltante non ha evitato che il Consiglio di Amministrazione si compiacesse con se stesso per i risultati con una manifestazione di “narcisismo” che poteva francamente risparmiarsi. Nella Relazione al bilancio '99, il Consiglio, infatti, ha scritto: “le risultanze dell'esercizio '99 confermano il rilevante ruolo e l'incisiva presenza del Credito Bergamasco nei mercati di competenza, sulla base di un'azione qualificata da crescente dinamismo e da costante attenzione alle esigenze della clientela”. Attribuire al “crescente dinamismo” ed all'”incisiva presenza” l'arretramento dei risultati, suscita notevoli perplessità (probabili ironici sorrisi) ed induce a chiedersi quale sarebbe stato il saldo del bilancio senza l'apporto di tanto “entusiastico” dinamismo. Forse, però, non è un caso che sia stato rinnovato il vertice operativo con la costituzione della Direzione Generale alla cui carica è stato chiamato - decorrenza 01.01.2000 - Franco Menini affiancato da un Vice Direttore Generale Vicario (Giovanni Capitanio). Dei “vecchi” resta il Vice Direttore Generale Giuseppe Decio; mentre i Condirettori Generali Alessandro Iori e Giancarlo Castelli “hanno recentemente lasciato la banca per assumere importanti incarichi presso Società del Gruppo”. Promoveatur ut amoveatur ? Non ha giovato, comunque, alla banca l'ingresso nel Gruppo Banca Popolare di Verona-S. Geminiano e Prospero, né sembrano essere stati apportatori di “sprint” l'ingresso in Consiglio come Vice Presidente di Carlo Fratta Pasini ed il ruolo di Amministratore Delegato assunto da Franco Nale già “oberato” da analoga carica nella Capogruppo. La Creberg è presente soltanto in 66 comuni sui 249 che costituiscono la provincia di Bergamo. Nella provincia di Brescia - ai confini con Bergamo - la Creberg conta 31 sportelli su 216 comuni. La banca disperde dunque, tempo, quattrini ed energie in “terre lontane” contraddicendo quella che dovrebbe essere non soltanto la “vocazione” statutaria, ma la logica stessa della sua politica di insediamento e di sviluppo. Continuando così, senza specifiche autonome connotazioni, sarà logica l'incorporazione nella Pop. Di Verona, per ... anoressia. |
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