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N. 5/2000

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Carlo Franza |
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Un
giovane artista pugliese, Mimmo Camassa (nato a Bari nel '64), residente a
Tricase, nel basso Salento ove è attivo con un suo laboratorio d'arte, a
differenza di tanti scimmiottatori d'arte che dipingono donnine ad imitazione
di note riviste di moda (col presupposto di farsi passare per artisti quando
non lo sono) ci ha lasciati veramente sorpresi dalle virtù primitive di
questa ideale, eppure concreta, sequenza di icone. Artista d'icone è ormai
riconosciuto, dopo un severo apprendistato d'arte sacra all'Istituto Santa
Scolastica di Bari con il prof. Tony Bux, rieditando alla fine del '900,
quella bella esperienza portata dall'Oriente in terra di Puglia dai monaci
intorno al Mille e lasciando in quelle “grotte di Dio” una traccia unica di
misticismo, di iconografia bizantina, di arte sui generis. E proprio quando
tutta l'arte contemporanea, oggi, soffre di creatività e di novità, in quanto
movimenti e gruppi hanno desacralizzato la bellezza come entità naturale,
ecco che Camassa ha preso, in modo innovativo, esempio dalla grande
tradizione iconografica antica d'età medioevale, rieditando l'icona, e
soprattutto svolgendo un intero romanzo di martirologio, ove santi diversi
affiorano a raccontare la loro vita. Su tavola, e con tempere colorate e
fondo oro, Camassa riesce a far rivivere in modo personalissimo Santi e
Madonne. C'è la Vergine dalle Tre Mani, San Michele, San Nicola, Maria Madre
di Dio, San Giuseppe, Sant'Isidoro, San Pietro, e una serie innumerevole di
patriarchi e padri della Chiesa. Santi protettori d'Oriente e d'Occidente,
Cristo Pantocratore, Madonne madri e regine, tutto è dipinto con brillanti
colori, accesi come lo sguardo fisso delle immagini sacre rappresentate,
sguardo vissuto da occhi grandi che si fanno interpreti della storia biblica.
Ha scritto Mons. Comastri, arcivescovo di Loreto - che scrisse con noi pagine
illuminanti sulla Vergine Madre di Dio - che “le icone non possono essere
dipinte da un pittore qualsiasi, perché richiedono tempo di silenzio e di ascolto,
tempo di meditazione e di ispirazione. Soltanto quando il cuore si è acceso
per l'incontro con il Mistero, soltanto allora la mano può prendere il
pennello per dare un volto a ciò che il cuore ha provato: l'icona nasce
così”. Queste parole valgono bene il motivo di forza e di poesia su cui
Camassa ha impostato artisticamente il suo lavoro, tanto unico quanto fedele,
tanto scenografico quanto raffinato, tanto spirituale quanto miracoloso,
tanto prezioso quanto colorato. Immagini miracolose che rinnovano il miracolo
della pittura, immagini che resistono al tempo e alla storia, e che motivano
la vita di ogni popolo e d'ogni uomo, credente o no; Camassa porta ogni
spettatore alla sapienza primitiva, a quella scoperta sapienziale che nel
fondo oro significa luce. Rossi, verdi e bianchi traducono la pittura d'una
storia cristiana orientale. Camassa, qui in Puglia rinnova il miracolo del
tempo, e rinnova ancora la tecnica forte degli antichi monaci che scrivevano
e dipingevano per anni il soprannaturale. Mostre, il nostro giovane artista
ne ha tenute in Puglia in più città, senza ancora varcare i confini
regionali. Ma Camassa vale più di quanto i suoi conterranei credono o pensano
di credere. Artista come pochi, raffinatissimo, colto, nel sacro
contemporaneo consegna una storia preziosa.
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