In
vista della programmata privatizzazione, oltre ad applicare i consueti
rigorosi criteri di valutazione, il Consiglio d'Amministrazione ha approvato
ulteriori interventi finalizzati a migliorare la qualità dell'attivo
e a rafforzare sensibilmente i presidi contro i rischi derivanti da crediti,
titoli e partecipazioni, per conferire alla struttura patrimoniale della
Banca i requisiti di eccellenza attesi dal mercato.
In applicazione dei criteri
di bilancio approvati dal Consiglio, il rendiconto prevede rettifiche di
valore su immobilizzazioni materiali ed immateriali per 257 miliardi, accantonamenti
per rischi ed oneri per 772 miliardi, rettifiche di valore su crediti ed
accantonamenti per garanzie e impegni per 1.851 miliardi, rettifiche di
valore su immobilizzazioni finanziarie per 156 miliardi ed accantonamenti
a fondi rischi su crediti per 1.335 miliardi...
L'assemblea dei soci sarà
chiamata ad approvare la copertura delle perdite mediante utilizzo di riserve
patrimoniali” (il grassetto è nostro).
Questi alcuni passi salienti
del Comunicato stampa emesso dalla BNL il 30 marzo 1998.
Dunque, se le parole e le
cifre hanno ancora un contenuto, malgrado i “consueti rigorosi criteri
di valutazione” adottati negli esercizi precedenti, si è reso necessario
procedere a rettifiche ed accantonamenti a livello di capogruppo per un
totale di 4371 miliardi (in consolidato 4866 miliardi)!
Siamo nel paradosso: nessuno
trova nulla da ridire!
Non un organo di stampa
approfondisce l'analisi e/o esprime una critica ad una gestione nei conti
della quale si sono accumulate migliaia di miliardi - se non proprio (e/o
non tutte) di perdite - dal recupero così incerto da suggerirne
la copertura con accantonamenti.
E' uno di quei tipici casi
in cui la realtà supera la fantasia! Una banca pubblica “scopre”
oltre 4.800 miliardi di posizioni a rischio e Davide Croff - Amministratore
Delegato della BNL – dichiara che si è trattato di una “operazione
necessaria che il mercato capisce”.
Questo “mercato” a quanto
pare si accontenta veramente di poco per “capire” stanziamenti per centinaia,
migliaia di miliardi senza che ne venga fornito un minimo di dettaglio.
Per “Rettifiche di valori
su immobilizzazioni materiali e immateriali” l'importo è di L. 257
miliardi (in consolidato 328 miliardi).
Quali immobilizzazioni?
A causa di quali eventi, in seguito a quali accertamenti?
Silenzio! Silenzio e basta.
La cifra è quella
perché così ha valutato il Consiglio di Amministrazione.
Tapino chi vuol conoscere
gli elementi, i fatti, le situazioni in funzione delle quali in Consiglio
“ha valutato”.
Se le “Rettifiche di valore
su crediti ed accantonamenti per garanzie e impegni” ammontano a 1851 miliardi
(in consolidato a 2096 miliardi) e se l'”Accantonamento a fondi rischi
e crediti” è contabilizzato in 1335 miliardi (in consolidato 1513
miliardi); se fra le une e gli altri si tratta di 3186 miliardi (in consolidato
3609 miliardi) il Consiglio non può e non deve fornire dettagli
al di fuori delle solite, banali frasi di rito.
Questa è la prassi.
La “riservatezza”, il “segreto
bancario”, la “privacy” dei debitori ecc. ecc. costituiscono le barricate
dietro le quali i Consigli di Amministrazione difendono scelte strategiche
sbagliate, fidi concessi con colpevole superficialità, errori negli
accertamenti e nelle valutazioni.
Queste migliaia di miliardi
che distruggono altrettante migliaia di miliardi di riserve non hanno né
responsabili né responsabilità: sono numeri e basta.
Un anonimato che, però,
costa caro, molto caro a tutti, in quanto la proprietà della BNL
è dello Stato italiano e, quindi, di tutti i cittadini.
Le perdite della BNL sono,
in definitiva, una specie di tassa che viene pagata senza però che
da ciò derivi altra conseguenza che quella di un depauperamento
a fondo perduto.
Una “manovra di primavera”
che il Consiglio BNL ha deciso ed il Tesoro approverà.
Una manovra aggiuntiva a
quella che stanno studiando Ciampi e il suo staff che, però, per
“passare” richiederà il voto favorevole sia della Camera sia del
Senato.
Quando nei conti della Gemina
emersero perdite per meno di 1000 miliardi - derivanti soprattutto da una
mancata svalutazione del magazzino libri della RCS e da un “allegro” finanziamento
alla Fochi - successe un “can can” senza fine.
La stampa si mobilitò
parlando di un “buco nero” nei conti della Gemina. Insorsero le associazioni
dei piccoli azionisti.
La Magistratura avviò
(doverosamente) le proprie indagini.
Il Presidente Giampiero
Pesenti è (se non sbagliamo) tuttora indagato.
Anche per la “pulizia” di
3000 miliardi nei conti del Banco di Napoli è in corso una istruttoria
per falso in bilancio contro gli Amministratori dell'epoca ed è
in essere un arbitrato con la Società di Certificazione Price Waterhouse
chiamata a rispondere per danni.
In BNL salta fuori l'esigenza
di una “pulizia” da oltre 4.800 miliardi e tutti la trovano logica, normale
e perfino doverosa.
Se anche i conti della BNL
fossero setacciati dalla Magistratura sarebbe un gran bene.
Soltanto la Magistratura,
infatti - e non altri - oggi come oggi, può acquisire gli addendi
di quel totale di oltre 4.800 miliardi.
Ne può verificare
l'insorgere ed il consolidarsi nel tempo. Può controllare le singole
perdite, le singole posizioni anche in funzione di quei “consueti rigorosi
criteri di valutazione” fatti da sempre propri dal Consiglio di Amministrazione,
avallati dai Collegi Sindacali, certificati dalle Società di Revisione.
Se dagli accertamenti della
Magistratura emergesse che tutto è in regola sarebbe ancora meglio.
Per tutti.
Per gli Amministratori,
per i Sindaci, per gli azionisti, per gli italiani.
Una grande banca pubblica
ne uscirebbe non soltanto col sigillo di mani pulite, ma anche con quello
dei conti in ordine.
L'auspicio è che
così sia.
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