Gli
sviluppi futuri della metodica ecografica in campo dermatologico sono legati
alla disponibilità di sonde ad elevata frequenza (20 MHz ed oltre)
dotate di color-power Doppler, alla ricostruzione tridimensionale delle
immagini, alla diffusione di apparecchiature dotate del cosiddetto “microscopio
acustico” ed infine all'impiego dei mezzi di contrasto ecografici.
La metodica ultrasonografica,
introdotta negli anni '50 in molti campi della Medicina, è stata
applicata piuttosto recentemente alla Dermatologia e precisamente nel '79,
da quando Alexander e Miller cominciarono ad utilizzare sonde ecografiche
per lo studio della cute.
Ma le apparecchiature ecografiche,
disponibili fino ad una quindicina di anni fa, presentavano una risoluzione,
relativa alla frequenza degli ultrasuoni (US) insufficiente a consentirne
l'impiego clinico nelle patologie cutanee: è noto infatti che possono
essere raffigurate solo le strutture di dimensioni superiori alla lunghezza
d'onda utilizzata per l'indagine.
Attualmente sono disponibili
apparecchiature dotate di sonde con caratteristiche tecniche tali da consentire
particolari applicazioni in campo dermatologico.
Lo studio della patologia
cutanea richiede l'impiego di sonde ecografiche ad alta risoluzione, preferibilmente
con frequenza di 20 MHz, comunque non inferiore a 7,5 MHz.
L'aumento della frequenza
porta ad una ridotta capacità di penetrazione del fascio ultrasonoro
in profondità: il range di profondità varia da 4-5 cm in
sonde da 7,5 MHz a 2-3 cm in sonde da 10 MHz a 7 mm in sonde da 20 MHz,
mentre sonde prototipo, con frequenza compresa tra 50 e 150 MHz, consentono
lo studio del solo strato epidermico.
Le sonde lineari elettroniche
di frequenza compresa tra 7,5 e 13 MHz, adeguate soprattutto allo studio
di superfici piane e regolari, hanno il vantaggio, rispetto alle sonde
sector, di un più ampio campo di vista superficiale e quindi di
una maggiore panoramicità e sono inoltre dotate di Color Doppler;
talora richiedono l'interposizione di sottili strati di materiale distanziatore
sintetico, per portare la zona di interesse nel range ottimale di focalizzazione.
Le sonde settoriali meccaniche
da 10-13 MHz con bagno d'acqua incorporato hanno una focalizzazione molto
superficiale e, per le dimensioni ridotte con piccola area di appoggio,
sono adeguate allo studio di superfici irregolari, soprattutto del volto.
Le sonde a singolo cristallo
immerso in bagno d'acqua a scansione meccanica anulare da 20 MHz rappresentano
l'ultimo ritrovato tecnologico nelle alte frequenze.
I limiti di questa applicazione
sono le ridotte dimensioni del trasduttore e quindi del campo di vista
(1,2 - 2,5 cm), la scarsa penetrazione del fascio ultrasonico e la mancata
disponibilità del Doppler pulsato e colore; i vantaggi sono rappresentati
dalla elevata risoluzione assiale e laterale con riduzione al minimo degli
artefatti nel campo superficiale.
L'operatore esperto deve
utilizzare in ciascun caso la sonda o le sonde più adeguate, in
considerazione del tipo di patologia, diffusa o focale, e della sua sede;
in questa scelta è comunque necessario sottostare ad una sorta di
compromesso tra l'alta risoluzione della sonda anulare da 20 MHz e la disponibilità
del Doppler nelle sonde lineari elettroniche di frequenza fino a 13 MHz.
Il color Doppler svolge
infatti un ruolo importante nella patologia dermatologica, rappresentando
in molte situazioni l'unico o il principale fattore di diagnosi differenziale.
Attualmente gli apparecchi
ecografici dispongono del modulo power Doppler, capace di rilevare l'ampiezza
di tutti gli echi di ritorno, indipendentemente dall'angolo di incidenza
del fascio e dalla direzione del flusso all'interno del vaso in esame,
la cui
immagine risulta intensa
con una morfologia di tipo continuo, sommandosi i flussi positivi con quelli
negativi.
In campo dermatologico esiste
un ecografo dedicato che ha avuto ampia diffusione nei paesi di lingua
tedesca, dove i dermatologi eseguono in prima persona le indagini ecografiche:
questo apparecchio può funzionare come scanner in modo A (tracciati
di ampiezza), B (immagini real-time), C (ricostruzioni tridimensionali)
e M (registrazione del movimento). Le immagini real-time possono essere
rappresentate secondo la scala dei grigi (come in tutti gli ecografi ad
uso internistico) o secondo una scala colore con 256 sfumature.
Aspetto ecografico normale
e varianti della cute e del sottocutaneo
Utilizzando una sonda da
10-13 MHz o meglio da 20 MHz è possibile distinguere i tre strati
che costituiscono la cute: epidermide, derma e tessuto sottocutaneo, separato,
mediante la fascia superficiale, dallo strato muscolare sottostante (Fig.
1).
L'epidermide ha spessore
variabile tra 0,3 e 0,6 mm a seconda della sede corporea; ecograficamente
appare come un eco intenso, iperecogeno, lineare, detto “eco di entrata”,
costituito dalla riflessione degli US per la diversa impedenza acustica
tra il gel posto sulla cute e lo strato corneo epidermico; pertanto il
suo spessore risulta maggiore del reale spessore dell'epidermide.
Il derma, di spessore variabile
tra 1 e 4 mm, è costituito da uno strato superficiale (derma papillare)
e da uno strato profondo (derma reticolare): esso presenta struttura iperecogena,
piuttosto
omogenea nello strato papillare
e composita nello strato reticolare per la presenza delle arteriole e dei
follicoli piliferi.
Il tessuto sottocutaneo
presenta spessore ampiamente variabile tra 5 e 20 mm a seconda dell'habitus
e della regione corporea; la sua ecostruttura è caratterizzata dalla
ipoecogenicità dei lobuli adiposi, intervallati da tralci connettivali
iperecogeni, con conseguente aspetto reticolare.
La fascia superficiale,
posta tra il sottocutaneo ed il tessuto muscolare, si presenta come una
struttura lineare iperecogena, parallela al piano cutaneo di appoggio della
sonda.
Lo spessore della cute varia
a seconda della regione corporea: è maggiore in corrispondenza della
nuca, della regione interscapolare e lombare ed a livello del palmo della
mano e della pianta del piede; è minore a livello delle superfici
flessorie degli arti ed in sede pretibiale.
La distinzione tra derma
e tessuto sottocutaneo è meno netta nelle sedi a maggiore spessore
cutaneo e, al contrario, più evidente nelle regioni con cute di
spessore minore.
Lo spessore della cute varia
anche a seconda del tipo costituzionale, dell'età, del sesso e della
razza.
Il derma presenta inoltre
modificazioni fisiologiche della ecogenicità in rapporto all'età:
nel neonato è ipoecogeno e, gradualmente, già nei primi mesi
di vita, raggiunge l'ecogenicità tipica dell'età adulta,
che diminuisce nuovamente nell'età senile.
Nell'anziano inoltre si
verifica, nelle sedi esposte al sole, la degenerazione delle fibre elastiche
del derma papillare (fotoelastosi), che assumono l'aspetto di stria ipoecogena
sub-epidermica (Fig. 2).
La possibilità da
parte dell'EG ad alta risoluzione di misurare con precisione lo spessore
della cute e di valutarne la struttura trova applicazione clinica nel monitoraggio
delle modificazioni indotte dalla terapia in pazienti cirrotici e diabetici,
nella sindrome da malassorbimento, negli atleti e nei regimi dietetici
a scopo estetico.
Patologia dermatologica,
focale e diffusa
Il ruolo dell'EG in Dermatologia
è del tutto peculiare rispetto agli altri campi specialistici: la
diagnosi delle malattie cutanee è infatti fondata essenzialmente
sull'esame clinico e sull'istologia.
In questo ambito l'EG ha
trovato e consolidato negli ultimi 15 anni importanti applicazioni, che
possono essere ricondotte a tre punti fondamentali:
- stadiazione loco-regionale
e follow-up dei tumori;
- follow-up delle malattie
diffuse e monitoraggio della terapia;
- diagnosi di patologie
focali e diffuse.
Stadiazione loco-regionale
e follow-up dei tumori
La stadiazione locale dei
tumori riveste particolare importanza in Dermatologia, sia per la scelta
del trattamento più adeguato (chirurgico, radioterapico o combinato),
sia per la programmazione dell'intervento chirurgico, in maniera che da
una parte l'exeresi sia più radicale possibile, dall'altra il risultato
sia ottimale, sia sul piano estetico che funzionale.
Ciò è valido
per tutte le neoplasie cutanee, ma assume importanza fondamentale nel melanoma
(Fig. 3), nel quale lo spessore ed il grado di invasione cutanea ed eventualmente
sottocutanea, che possono essere definiti pre-operatoriamente in maniera
non invasiva dall'EG ad alta risoluzione, rappresentano i principali fattori
prognostici.
L'accuratezza dell'EG nella
definizione dello spessore verticale e dell'invasione cutanea del melanoma
è stata comparata con i dati istologici, dimostrando un coefficiente
di correlazione elevato, fino a 0,96%.
La tendenza dell'EG a sovrastimare
lo spessore della lesione, con valori compresi tra 0,1 e 0,3 mm, è
spiegata da un lato dalla coesistenza di infiltrato flogistico, non differenziabile
ecograficamente dalla neoplasia, dall'altro dalla retrazione cutanea post-exeresi,
dovuta alla perdita della tensione cutanea, alla disidratazione della lesione
e alla fissazione del preparato.
Anche per gli epiteliomi,
basocellulari e spinocellulari, è fondamentale determinare le dimensioni
ed il grado di invasione del tumore, allo scopo di ottimizzare, oltre che
l'eventuale trattamento chirurgico con l'adeguato rispetto dei margini
di sicurezza, anche la radioterapia, la crioterapia, la laserterapia o
più trattamenti combinati.
Le dimensioni del tumore
possono essere determinate abbastanza agevolmente, individuando una sottile
stria priva di echi, che consente la differenziazione della lesione dal
tessuto cutaneo circostante.
La definizione dello spessore
può però essere ostacolata da due fattori, l'ipercheratosi
superficiale ed una spiccata reazione flogistica periferica: in tali situazioni
è possibile solo la misurazione del cosiddetto “massimo spessore
tumorale”, cioè la distanza tra la superficie cutanea e il punto
più superficiale del tessuto peritumorale, dove si rilevano echi
strutturali normali.
Queste evenienze risultano
più frequenti nello studio degli epiteliomi spinocellulari, in cui
a volte è presente una evidente ipercheratosi e sono mal valutabili
o non valutabili i margini profondi.
Una migliore identificazione
del margine profondo è ottenibile nelle lesioni, che misurino almeno
10 mm di spessore, con l'utilizzo di sonde elettroniche lineari di frequenza
medio-elevata (10-13 MHz).
Questa stadiazione ha notevole
rilevanza nei punti anatomici a superficie irregolare o dove gli strati
superficiali sono a contatto diretto con le strutture ossee, di cui è
possibile determinare con grande attendibilità l'eventuale interessamento
(Fig. 4); con questo tipo di trasduttore è possibile effettuare
anche un'analisi flussimetrica mediante valutazione Doppler e color-power
Doppler.
Nel follow-up post-chirugico
delle neoplasie cutanee il ruolo dell'EG ad alta risoluzione consiste nel
dimostrare le eventuali recidive a livello della cicatrice e l'interessamento
dei linfonodi regionali.
Nel melanoma le recidive
cutanee si possono sviluppare in tre livelli: le recidive vere e proprie,
singole o multiple, sulla cicatrice chirurgica; i nodi satelliti entro
3 cm di distanza dalla cicatrice e le metastasi “in transito” ad una distanza
di oltre 3 cm dalla cicatrice, disposte lungo le vie di drenaggio linfatico.
Lo studio di queste lesioni
richiede l'impiego di sonde ad alta risoluzione, poiché hanno talora
dimensioni solo di pochi mm: il loro aspetto ecografico è di noduli
solidi, ad ecostruttura ipoecogena omogenea; con color Doppler sensibile
ai flussi lenti è rilevabile almeno un polo vascolare (Fig. 5).
Il color Doppler può
essere dirimente nella diagnosi differenziale tra recidive su cicatrice
ed aree di tessuto fibroso cicatriziale, in quanto queste ultime sono avascolari,
mentre le lesioni neoplastiche presentano segnali colore, talora meglio
rilevabili con il power Doppler, che dimostra una distribuzione disordinata
di vasi.
Le adenopatie metastatiche
presentano nella maggior parte dei casi struttura ipoecogena disomogenea
(Fig. 6); nelle localizzazioni di diametro maggiore di 3-4 cm possono comparire
aree ipo-anecogene dovute a necrosi colliquativa.
Sia i noduli di recidiva
che le adenopatie sono in genere palpabili, ma le lesioni più piccole,
talora del diametro di pochi mm, sono rilevabili solo con l'EG ad alta
risoluzione, che permette di definirne con precisione il numero e le dimensioni
e quindi di valutare l'efficacia della terapia, sia medica che radiante.
Follow-up ecografico
delle malattie infiammatorie
Il follow-up ecografico delle
malattie infiammatorie ha lo scopo di valutare gli effetti della terapia
e quindi di monitorare il trattamento.
Questa applicazione riguarda
soprattutto la psoriasi: la valutazione della cute psoriasica e quindi
il controllo dell'efficacia dei farmaci antipsoriasici si basa in genere
su osservazioni cliniche. Ma la valutazione clinica è dipendente
dalle capacità e dall'esperienza del dermatologo, non consentendo
quindi osservazioni riproducibili o un confronto di dati tra Centri diversi.
D'altra parte la valutazione
istologica, che è certamente obiettiva ed attendibile, è
pur sempre un metodo invasivo e pertanto non adeguato a controlli ripetuti
nel tempo.
Per tale motivo sono state
sviluppate ed applicate diverse metodiche non invasive per la definizione
di alcuni parametri caratteristici della psoriasi e per la valutazione
delle loro variazioni nella evoluzione spontanea della malattia o in risposta
alla terapia.
Relativamente recente è
l'impiego dell'EG ad alta frequenza, che consente non solo di misurare
accuratamente (in centesimi di millimetro) lo spessore cutaneo, che risulta
aumentato a livello della placca psoriasica, ma anche di valutare la struttura
della cute e di definire alcuni parametri caratteristici della malattia,
correlandoli con i dati clinici e quantificandone le variazioni in corso
di terapia.
Per quanto riguarda lo studio
ecografico morfologico si definiscono, in corrispondenza della placca psoriasica,
tre bande di diversa ecogenicità: una banda iperecogena, corrispondente
allo strato corneo ispessito ed all'epidermide superficiale; una banda
ipoecogena, costituita dalle sottili creste epidermiche e dal derma papillare
edematoso con vasi congesti, più evidente nelle fasi acute; infine
una banda iperecogena, corrispondente al derma reticolare ispessito e disomogeneo,
non sempre differenziabile con chiarezza dall'epidermide (Fig. 7).
L'aria trattenuta tra le
scaglie cutanee può produrre sottili ombre acustiche parallele;
le placche molto cheratinizzate possono dimostrare un marcato assorbimento
del fascio ultrasonico, rendendo impossibile la visualizzazione del derma
e dell'ipoderma.
Naturalmente la prima valutazione
ecografica della placca psoriasica viene eseguita prima dell'inizio della
terapia; i controlli successivi, effettuati generalmente con frequenza
settimanale, dimostrano progressiva riduzione dello spessore cutaneo ed
in particolare della banda ipoecogena sub-epidermica fino alla sua scomparsa.
Il derma reticolare e l'eco
di entrata tornano al loro normale spessore e le ombre posteriori, dovute
alle microbolle superficiali di aria, scompaiono.
Definizione diagnostica delle
lesioni cutanee e sottocutanee
Questa rappresenta l'indicazione
meno frequente dell'EG ad alta risoluzione, in quanto, come detto all'inizio,
la diagnosi in Dermatologia è basata sull'esame clinico e sull'accertamento
istologico.
D'altra parte la semeiotica
ecografica della patologia cutanea e sottocutanea, soprattutto di tipo
tumorale, solo in un numero ristretto di casi fornisce quadri patognomonici,
specifici di una forma o dell'altra.
Infatti l'aspetto ecografico
delle lesioni neoplastiche è generalmente di formazioni nodulari
a struttura ipoecogena; la diagnosi differenziale tra forme benigne e maligne
è fondata sulla valutazione dei margini (netti e regolari nelle
prime, irregolari e sfumati nelle seconde), sull'aspetto rispettivamente
omogeneo o più o meno disomogeneo dell'ecostruttura, con eventuale
presenza di aree necrotiche, e sul pattern vascolare al color-power Doppler.
Il lipoma è un tumore
che presenta un pattern ecografico piuttosto tipico, costituito da una
struttura ipoecogena di aspetto “fascicolato” con multiple strie iperecogene
(Fig. 8).
L'indicazione principale
dell'EG nei lipomi è costituita dalla definizione della loro sede
sopra- o sotto-fasciale per la pianificazione dell'intervento chirurgico.
Anche l'aspetto ecografico
del pilomatricoma è abbastanza specifico per la presenza di aree
iperecogene calcifiche, più o meno numerose e grossolane (Fig. 9).
Negli angiomi è piuttosto
caratteristico il reperto color-power Doppler, che dimostra la presenza
di segnali vascolari a livello delle aree ipo-anecogene, più o meno
evidenti, nel contesto della lesione (Fig. 10); sulle variazioni nel tempo
di tale reperto è basato il follow-up ecografico degli angiomi,
che tendono a presentare, nella crescita dei piccoli pazienti, riduzione
sia dello spessore che delle aree vascolari.
Gli sviluppi futuri della
metodica ecografica in campo dermatologico sono legati a diversi fattori,
i più importanti dei quali sono: la disponibilità di
sonde ad alta frequenza (20 MHz ed oltre), dotate di color-power Doppler;
la ricostruzione tridimensionale in parallelo delle scansioni mediante
metodica computerizzata per una accurata definizione della morfologia e
del volume delle lesioni; l'impiego di apparecchi dedicati dotati del cosiddetto
“microscopio acustico”, capace di analizzare gli echi retrodiffusi da una
sonda real-time che opera in un range di frequenza tra 40 e 100 MHz con
elevata risoluzione assiale e laterale e con conseguente accurata definizione
dei margini e quindi dello spessore delle lesioni, anche molto sottili;
l'utilizzo dei mezzi di contrasto ecografici ai fini di una più
precisa caratterizzazione tissutale.
Teresa Cammarota
Primario Radiologo
Ospedale Le Molinette -
Torino |