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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

 Oliviero Beha

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Parliamo di mosaici e di tessere di mosaico.

Credo che ci siano da noi eccellenti facitori di tessere e rari compositori di mosaici. Parto da un esempio della primavera scorsa: l'eliminazione della Lazio dalla Champion's League nei quarti di finale ad opera del Valencia, che all'epoca, prima dell'insperato scudetto all'ultimo secondo in una vicenda in realtà tutta da decifrare (ma perché, se un campionato è pochissimo credibile, quando lo “ruba” la Juventus diventa una specie di “Dash lava più bianco”, e non è così se finisce alla Lazio?), parve un'autentica “tregenda”.

Ma che tipo di tregenda? E' proprio questo il punto, cioè la tessera che non forma un mosaico: vediamo.

Prima tessera: discorso calcistico sulla Lazio, il proprietario, l'allenatore, i giocatori ecc. Tessera che trovate dappertutto.

Seconda tessera: un affresco del calcio italiano. Perché non c'è più nessun club nostrano nelle manifestazioni europee, nesso con la Nazionale che di questi tempi vale poco, confronti con il calcio degli altri clubs europei e con le loro Nazionali, ecc. Anche qui, commentatori a iosa dalla faconda parola e dallo scritto penetrante. Qualcuno si può addirittura spingere fino a un discorso di sistema tra calcio italiano e calcio spagnolo, rievocando i numerosi precedenti che negli ultimi mesi hanno visto una nettissima prevalenza iberica, cercandone le spiegazioni in una differente struttura che vede il calcio in Spagna già assimilato in età scolare, con uso delle palestre ad hoc e apprendimento dei cosiddetti fondamentali della tecnica individuale fin da allora (leggi l'allenatore della Roma, Capello, che proprio di questo aveva parlato), ecc.

Terza tessera: ma da questa evidenza strettamente “pallonara” non discende null'altro? Davvero? Per esempio una diversa attenzione da parte degli spagnoli nei confronti dello sport, anche attraverso le più recenti edizioni da loro ospitate come i Mondiali di calcio e le Olimpiadi di Barcellona? E a proposito di manifestazioni, non solo sportive ma culturali e più in generale “politiche”, chi ricorda la superiorità spagnola per le Colombiadi del '92, Sevilla assai meglio di Genova? Ma continuando ad aggiungere tessere che nessuno aggiunge, non fa parte di questo sviluppo spagnolo la constatazione che negli ultimi tre lustri la Spagna - sotto qualunque governo - ha imparato a muoversi nei confronti della Comunità Europea assai meglio di noi, a partire dalle iniziative finanziate da Bruxelles fino ai corsi di studi in linea con aspettative e indicazioni Cee, mentre l'Italia arriva solo oggi, sfinita, agli ammodernamenti accademici di cui si è appena parlato? Quarta,o quinta, o sesta tessera:e le due donne che presiedono Camera e Senato nel governo Aznar, di che cosa sono la dimostrazione? Colore locale, femminismo di cariche e caricature, oppure un costume più rispettoso, nel profondo, di sessi più vicini? Allora, ho reso l'idea di cosa intendo per tessere e per mosaico? Solo che dal mio mosaico può evincersi che la vecchia frase consolatoria “per fortuna che in Europa c'è la Spagna” intesa come fanalino di coda che ci rivaluti oggi non va più bene, mentre da un discorso su Nesta, Cragnotti e soci al massimo se ne ricava un compianto per un'eliminazione prematura.

E la stessa maniera di ragionare, lo stesso atteggiamento culturale rintracciamo purtroppo da parte della nostra classe dirigente - e quindi, indistintamente, da parte di un'opinione pubblica con pochissime, spezzettate opinioni - nei confronti del cinema e dell'ambiente, dell'economia e della politica ecc. ecc. Cercansi mosaicisti, insomma, sprezzanti del pericolo (intellettuale)...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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