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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

Patrizia Santovecchi

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Si possono chiamare culti distruttivi o gruppi totalitari ma la prassi di certe organizzazioni è sempre la stessa: offendere deliberatamente e in modo continuato la dignità umana dei loro membri e probabilmente anche i diritti dell'uomo.

I culti distruttivi si celano dietro quella libertà di fede, di coscienza e di associazione che sono garantite in tutti i Paesi democratici, sfruttano l'area effettivamente non regolata dal diritto in riferimento alla manipolazione mentale fino al limite estremo. E' proprio da questo che deriva la difficoltà di far luce dietro la facciata. Si ha così un paradosso: le stesse norme e le stesse leggi che sono state emanate per la tutela delle libertà dell'uomo, consentono ai culti distruttivi di indottrinare i loro membri e ridurli in schiavitù. I metodi usati vanno dai procedimenti ipnotici alle dinamiche di gruppo.

L'individuo durante tutta la fase di iniziazione è ingannato e manipolato, ma mai direttamente minacciato, in modo tale che faccia le scelte che sono previste. Una volta all'interno del culto il controllo del contesto sociale è mantenuto grazie all'intervento di diversi fattori:

- Processi interni

- Isolamento da altre persone - Pressione psicologica

- Distanza geografica

- Mancanza di mezzi propri

- A volte pressione fisica

L'imposizione di un forte controllo dell'ambiente è strettamente connessa al processo di cambiamento dell'individuo.

Nel caso in cui sia molto intenso, il controllo mira a divenire interiorizzato, nel tentativo di gestire la comunicazione interiore dell'individuo.

Pur non realizzandosi mai in maniera completa il controllo può arrivare in profondità.

Si manifesta come il convincimento che il possesso della verità sia un'esclusiva del gruppo e così può entrare in conflitto con l'autonomia dell'individuo, vissuta come una minaccia.

L'indottrinamento effettuato dai culti distruttivi passa attraverso sofisticate e potenti tecniche:

- Controllo del comportamento

- Controllo dei pensieri

- Controllo delle emozion

i - Controllo dell'informazione

Il controllo del comportamento

E' ciò che regola la realtà fisica di un individuo. Include il controllo del contesto in cui la persona si trova - dove abita, quali vestiti indossa, che cibo mangia, quanto dorme, che tipo di lavoro svolge - come pure le sue abitudini e altre attività. I culti totalitari sanno bene che se per un motivo qualsiasi il comportamento di un individuo cambia, l'intera gamma di valori e l'immagine che ha di se stesso muteranno a loro volta, per accordarsi al mutamento. Quindi la necessità di esercitare cambiamento è alla base dei rigidi programmi di vita imposti agli adepti.

Nei culti distruttivi c'è sempre qualcosa da fare. In alcuni gruppi i membri devono chiedere il permesso per qualsiasi cosa. In altri casi l'individuo viene reso così dipendente dal punto di vista finanziario che la sua facoltà di scelta comportamentale si restringe automaticamente. Il seguace deve essere autorizzato a telefonare a un amico o a un parente fuori dal gruppo e deve rendere conto di ogni ora della giornata. In un ambiente così strutturato, tutti i comportamenti possono essere premiati o puniti. L'ubbidienza è la più importante lezione da apprendere. Chi comanda sa che non potrà mai controllare completamente i pensieri di un individuo, ma sa anche che nel determinarne il suo comportamento riuscirà ad arrivare anche al cuore e alla mente di quel soggetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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