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Il
controllo del pensiero
Si tratta di un'altra
importante componente, prevede l'indottrinamento dei membri in maniera
così pervasiva da far loro interiorizzare la dottrina del gruppo, assumere
un nuovo sistema gergale e usare tecniche di blocco del pensiero che
tengano le loro menti "centrate", ovvero sempre concentrate sull'obiettivo
imposto dal gruppo. Per divenire un buon seguace, infatti, una persona
deve prima imparare a manipolare i propri processi mentali.
Nei culti totalitari,
l'ideologia è interiorizzata come "la verità", l'unica e autentica "mappa"
della realtà. La dottrina non solo serve a filtrare le informazioni
in entrata, ma indica anche il modo in cui elaborarle. Generalmente
si tratta di dottrine assolutistiche, che dividono ogni cosa in "bianco
o nero", "noi o loro". Tutto ciò che è buono si incarna nel leader e
nel suo gruppo. Tutto ciò che è cattivo è nel mondo esterno. La dottrina
sostiene di poter esaudire tutte le domande, di rispondere a tutti i
problemi e a tutte le situazioni.
Un affiliato non ha
bisogno di pensare con la sua testa, dal momento che la dottrina pensa
per lui. Un culto distruttivo ha un suo "proprio" linguaggio, che contempla
parole ed espressioni tipiche. Poiché il linguaggio fornisce i simboli
che usiamo per pensare, controllare determinate parole significa anche
controllare i pensieri. I cliché del culto, così come il suo gergo,
costruiscono un ulteriore muro invisibile tra appartenenti ed esterni.
Il linguaggio del gruppo aiuta i membri a sentirsi speciali.
Un altro aspetto chiave
del controllo del pensiero prevede l'addestramento specifico dei soggetti
a bloccare e respingere qualsiasi informazione critica nei confronti
del gruppo. I basilari meccanismi di difesa di una persona vengono confusi
a tal punto da farla arrivare a difendere l'identità acquisita nel culto
a scapito dell'identità originaria, che soccomberà nello scontro. La
linea di difesa include:
- la negazione
- la razionalizzazione
- la giustificazione
- il desiderio
Se un'informazione
trasmessa al membro di un culto viene percepita come un attacco al capo,
alla dottrina o al gruppo stesso, per tutta risposta viene immediatamente
eretto un muro di ostilità. I seguaci sono stati addestrati a non credere
ad alcuna critica. Ogni eventuale appunto nei loro confronti è stato
preventivamente presentato come "menzogne contro di noi". Paradossalmente
le critiche mosse al gruppo non fanno che rafforzare la convinzione
che la sua visione del mondo sia più che fondata. L'informazione, perciò,
non viene mai accolta correttamente. Il blocco del pensiero è il modo
più diretto per mandare in corto circuito la capacità di una persona
di verificare la realtà. Di fatto se una persona pensa esclusivamente
in maniera positiva rispetto al suo coinvolgimento nel gruppo, è senza
dubbio intrappolata.
Il controllo del pensiero
può effettivamente bloccare qualsiasi sensazione che non corrisponda
a quelle previste dalla dottrina del gruppo e serve a fare dell'adepto
uno schiavo laborioso e ubbidiente. In ogni caso, quando il pensiero
viene controllato, anche le emozioni e i comportamenti sono posti sotto
controllo.
Il
controllo delle emozioni
Esso mira a stravolgere
e limitare la sfera dei sentimenti. Sensi di colpa e paura sono gli
strumenti impiegati per tenere le persone sotto controllo. Il senso
di colpa è forse la più importante leva emozionale capace di indurre
conformismo e accondiscendenza. Dal momento che la dottrina viene considerata
perfetta così come il suo leader, qualsiasi problema possa sorgere non
può che scaturire da una propria manchevolezza. In questo modo il seguace
impara ad incolpare sempre se stesso ed è spinto a lavorare ancora di
più.
La maggior parte degli
affiliati non è affatto consapevole che i sensi di colpa e le paure
vengono usati al fine di controllarli, rispondono invece con gratitudine
ogni qual volta un dirigente faccia loro notare una "mancanza". La paura
indotta mira a tenere unito il gruppo e sostanzialmente è usata in due
modi. Il primo è la creazione di un nemico esterno che ti perseguita:
la sindrome dell'assedio. Il secondo sistema è terrorizzare il soggetto
a fronte della possibilità di essere scoperto e punito dai capi. La
paura di cosa potrà accadere se non fai il tuo dovere può essere terribile.
Per controllare qualcuno
attraverso la sue emozioni e i suoi sentimenti è necessario procedere
alla loro ridefinizione. La felicità, ad esempio, è una sensazione a
cui tutti aspirano. Se la felicità viene definita essere vicini a Dio
e se quest'ultimo ha costituito o scelto quel determinato gruppo per
portare avanti i suoi propositi, ubbidire alle sue dottrine diventa
il solo modo per avere l'approvazione di Dio e la sua vicinanza. In
alcuni gruppi quindi, la felicità consiste semplicemente nell'eseguire
le direttive dell'organizzazione, reclutando proseliti o facendo affluire
nelle casse del culto quanto più denaro possibile.
La felicità è definita
come il senso di appartenenza alla comunità ed è riservata a coloro
che rispettano i dettami del culto. Lealtà e devozione diventano quindi
le qualità maggiormente valutate. Molti gruppi esercitano un controllo
completo sulle relazioni interpersonali. I capi possono dire ai membri
chi devono frequentare e chi accuratamente evitare. Alcuni arrivano
a indicare ai propri affiliati chi possono sposare e chi no, esercitando
un controllo diretto sull'intero rapporto matrimoniale, vita sessuale
inclusa.
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