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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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Il controllo del pensiero

Si tratta di un'altra importante componente, prevede l'indottrinamento dei membri in maniera così pervasiva da far loro interiorizzare la dottrina del gruppo, assumere un nuovo sistema gergale e usare tecniche di blocco del pensiero che tengano le loro menti "centrate", ovvero sempre concentrate sull'obiettivo imposto dal gruppo. Per divenire un buon seguace, infatti, una persona deve prima imparare a manipolare i propri processi mentali.

Nei culti totalitari, l'ideologia è interiorizzata come "la verità", l'unica e autentica "mappa" della realtà. La dottrina non solo serve a filtrare le informazioni in entrata, ma indica anche il modo in cui elaborarle. Generalmente si tratta di dottrine assolutistiche, che dividono ogni cosa in "bianco o nero", "noi o loro". Tutto ciò che è buono si incarna nel leader e nel suo gruppo. Tutto ciò che è cattivo è nel mondo esterno. La dottrina sostiene di poter esaudire tutte le domande, di rispondere a tutti i problemi e a tutte le situazioni.

Un affiliato non ha bisogno di pensare con la sua testa, dal momento che la dottrina pensa per lui. Un culto distruttivo ha un suo "proprio" linguaggio, che contempla parole ed espressioni tipiche. Poiché il linguaggio fornisce i simboli che usiamo per pensare, controllare determinate parole significa anche controllare i pensieri. I cliché del culto, così come il suo gergo, costruiscono un ulteriore muro invisibile tra appartenenti ed esterni. Il linguaggio del gruppo aiuta i membri a sentirsi speciali.

Un altro aspetto chiave del controllo del pensiero prevede l'addestramento specifico dei soggetti a bloccare e respingere qualsiasi informazione critica nei confronti del gruppo. I basilari meccanismi di difesa di una persona vengono confusi a tal punto da farla arrivare a difendere l'identità acquisita nel culto a scapito dell'identità originaria, che soccomberà nello scontro. La linea di difesa include:

- la negazione

- la razionalizzazione

- la giustificazione

- il desiderio

Se un'informazione trasmessa al membro di un culto viene percepita come un attacco al capo, alla dottrina o al gruppo stesso, per tutta risposta viene immediatamente eretto un muro di ostilità. I seguaci sono stati addestrati a non credere ad alcuna critica. Ogni eventuale appunto nei loro confronti è stato preventivamente presentato come "menzogne contro di noi". Paradossalmente le critiche mosse al gruppo non fanno che rafforzare la convinzione che la sua visione del mondo sia più che fondata. L'informazione, perciò, non viene mai accolta correttamente. Il blocco del pensiero è il modo più diretto per mandare in corto circuito la capacità di una persona di verificare la realtà. Di fatto se una persona pensa esclusivamente in maniera positiva rispetto al suo coinvolgimento nel gruppo, è senza dubbio intrappolata.

Il controllo del pensiero può effettivamente bloccare qualsiasi sensazione che non corrisponda a quelle previste dalla dottrina del gruppo e serve a fare dell'adepto uno schiavo laborioso e ubbidiente. In ogni caso, quando il pensiero viene controllato, anche le emozioni e i comportamenti sono posti sotto controllo.

Il controllo delle emozioni

Esso mira a stravolgere e limitare la sfera dei sentimenti. Sensi di colpa e paura sono gli strumenti impiegati per tenere le persone sotto controllo. Il senso di colpa è forse la più importante leva emozionale capace di indurre conformismo e accondiscendenza. Dal momento che la dottrina viene considerata perfetta così come il suo leader, qualsiasi problema possa sorgere non può che scaturire da una propria manchevolezza. In questo modo il seguace impara ad incolpare sempre se stesso ed è spinto a lavorare ancora di più.

La maggior parte degli affiliati non è affatto consapevole che i sensi di colpa e le paure vengono usati al fine di controllarli, rispondono invece con gratitudine ogni qual volta un dirigente faccia loro notare una "mancanza". La paura indotta mira a tenere unito il gruppo e sostanzialmente è usata in due modi. Il primo è la creazione di un nemico esterno che ti perseguita: la sindrome dell'assedio. Il secondo sistema è terrorizzare il soggetto a fronte della possibilità di essere scoperto e punito dai capi. La paura di cosa potrà accadere se non fai il tuo dovere può essere terribile.

Per controllare qualcuno attraverso la sue emozioni e i suoi sentimenti è necessario procedere alla loro ridefinizione. La felicità, ad esempio, è una sensazione a cui tutti aspirano. Se la felicità viene definita essere vicini a Dio e se quest'ultimo ha costituito o scelto quel determinato gruppo per portare avanti i suoi propositi, ubbidire alle sue dottrine diventa il solo modo per avere l'approvazione di Dio e la sua vicinanza. In alcuni gruppi quindi, la felicità consiste semplicemente nell'eseguire le direttive dell'organizzazione, reclutando proseliti o facendo affluire nelle casse del culto quanto più denaro possibile.

La felicità è definita come il senso di appartenenza alla comunità ed è riservata a coloro che rispettano i dettami del culto. Lealtà e devozione diventano quindi le qualità maggiormente valutate. Molti gruppi esercitano un controllo completo sulle relazioni interpersonali. I capi possono dire ai membri chi devono frequentare e chi accuratamente evitare. Alcuni arrivano a indicare ai propri affiliati chi possono sposare e chi no, esercitando un controllo diretto sull'intero rapporto matrimoniale, vita sessuale inclusa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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