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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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Il controllo dell'informazione

L'informazione è il carburante che usiamo per il buon funzionamento della nostra mente: se a una persona viene negata l'informazione necessaria a formulare giudizi fondati, non sarà più in grado di formarsi opinioni proprie. Le persone rimangono intrappolate nei culti non solo perché viene loro negato l'accesso a informazioni di carattere critico, ma anche perché vengono a mancare loro quegli appropriati meccanismi interni che servono a elaborarle. In molti culti totalitari le persone hanno un accesso limitato ai mezzi d'informazione che non siano di pertinenza del culto. Ciò è in parte dovuto al fatto che vengono tenute impegnate a tal punto da non avere il benché minimo tempo da dedicare ad altro. Tra i seguaci vige l'obbligo della delazione, devono quindi spiarsi a vicenda e riportare immediatamente ai leader attività improprie e commenti inopportuni. E, cosa più importante, viene tassativamente proibito loro di avere contatti con ex membri, arrivando a vietare anche il semplice saluto, poco importa all'organizzazione se l'ex membro è un amico o un parente. Devono essere evitate soprattutto le persone che potrebbero fornire loro maggiori informazioni. Alcuni gruppi arrivano al punto di leggere le lettere e intercettare le telefonate. Tanto è importante controllare l'informazione che le organizzazioni distruttive coniano differenti livelli di "verità" così da creare dottrine "esterne" e "interne".

Il materiale esterno, relativamente innocuo, è riservato al pubblico e ai nuovi reclutati. Le dottrine interne, invece, vengono svelate solo gradualmente, mano a mano che la persona entra a far parte dell'organizzazione.

Controllo del comportamento, del pensiero, delle emozioni e dell'informazione,

insieme formano una rete totalizzante capace di intrappolare le menti anche degli individui più forti. L'applicazione di queste tecniche portano alla modificazione del comportamento umano attraverso:

- la destrutturazione

- il cambiamento

- la ristrutturazione

Per preparare un nuovo individuo a un cambiamento radicale è necessario dare prima uno scossone alla sua realtà. Gli indottrinatori devono disorientarlo: gli schemi di riferimento per capire se stesso e l'ambiente che lo circonda devono essere stravolti e distrutti. Sconvolgere la sua visione della realtà lo priva delle difese naturali. Una volta che una persona è distrutta o destrutturizzata, è pronta per la fase successiva. Il cambiamento consiste nell'imporre una nuova identità, un nuovo schema di comportamenti, pensieri ed emozioni che andrà a riempire il vuoto lasciato dal crollo della vecchia identità. Il processo di cambiamento richiede ben più che la semplice obbedienza alle autorità del culto. Ci sono numerose sessioni "comuni" nel corso delle quali si confessano le colpe del passato, si raccontano i successi ottenuti e viene instaurato un senso di appartenenza.

Questi incontri di gruppo sono molto efficaci per indurre il conformismo: il gruppo incoraggia alcuni comportamenti con lodi e riconoscimenti mentre punisce con silenzi di ghiaccio idee e atteggiamenti ritenuti non idonei. Gli esseri umani hanno un'enorme capacità di adattamento a contesti e situazioni del tutto nuovi e i culti distruttivi sanno bene come sfruttare queste capacità. Controllando ciò che circonda una persona, usando strategie di modifica comportamentale, inducendo stati ipnotici, premiando o condannando alcuni atteggiamenti, possono riprogrammare in tutta tranquillità l'identità di una persona.

Una volta che la persona è "cambiata" è pronta per la fase successiva: la ristrutturazione. Dopo averne smantellato l'identità e averlo indottrinato a credere in un nuovo sistema ideologico, l'individuo va ricomposto in un "nuovo essere". Deve essere fornito di una nuova finalità esistenziale e inserito in attività capaci di solidificare la sua identità.

Il primo e più importante compito del "nuovo" individuo sarà di denigrare la sua vecchia identità. La cosa peggiore che un membro possa fare è agire secondo la propria identità, a meno che questa non sia quella nuova di zecca datagli dal culto, che si andrà a completare dopo diversi mesi. La memoria del soggetto si distorce, tendendo a minimizzare le cose buone del passato e a ingigantire gli errori, i fallimenti, le ferite e i sensi di colpa. In caso di conflitto con il suo impegno rispetto alla causa, l'individuo dovrà gettarsi alle spalle ogni cosa: abitudini, interessi, amici e familiari. Cosa che preferibilmente andrà fatta con drammatiche prese di posizioni pubbliche. Per aiutare a interiorizzare il processo alcuni culti cambiano il nome ai seguaci. Molte organizzazioni spingono affinché gli affiliati cambino il modo di vestire e il taglio dei capelli, andando a incidere su qualsiasi cosa possa loro ricordare il passato. E' tipico che il nuovo membro venga assegnato ad attività di proselitismo appena ciò sarà possibile. Nulla consolida il credo di una persona così velocemente quanto il cercare di vendere le proprie convinzioni ad altri. Fare nuovi proseliti contribuisce a cristallizzare in fretta l'identità che il culto ha affidato all'individuo. Dopo che un novizio avrà passato abbastanza tempo con i membri più anziani, giunge anche per lui il momento in cui gli si potrà tranquillamente delegare l'istruzione dei nuovi arrivati. E' così che la vittima diventa carnefice.

Per eventuali approfondimenti, consigliamo la lettura Di "Mentalmente liberi" di Steven Hassan - Ed.Avverbi

Patrizia Santovecchi

Membro della Commissione diocesana per l'Ecumenismo

Responsabile del CeSAP per la Toscana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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