|
Il
controllo dell'informazione
L'informazione è il
carburante che usiamo per il buon funzionamento della nostra mente:
se a una persona viene negata l'informazione necessaria a formulare
giudizi fondati, non sarà più in grado di formarsi opinioni proprie.
Le persone rimangono intrappolate nei culti non solo perché viene loro
negato l'accesso a informazioni di carattere critico, ma anche perché
vengono a mancare loro quegli appropriati meccanismi interni che servono
a elaborarle. In molti culti totalitari le persone hanno un accesso
limitato ai mezzi d'informazione che non siano di pertinenza del culto.
Ciò è in parte dovuto al fatto che vengono tenute impegnate a tal punto
da non avere il benché minimo tempo da dedicare ad altro. Tra i seguaci
vige l'obbligo della delazione, devono quindi spiarsi a vicenda e riportare
immediatamente ai leader attività improprie e commenti inopportuni.
E, cosa più importante, viene tassativamente proibito loro di avere
contatti con ex membri, arrivando a vietare anche il semplice saluto,
poco importa all'organizzazione se l'ex membro è un amico o un parente.
Devono essere evitate soprattutto le persone che potrebbero fornire
loro maggiori informazioni. Alcuni gruppi arrivano al punto di leggere
le lettere e intercettare le telefonate. Tanto è importante controllare
l'informazione che le organizzazioni distruttive coniano differenti
livelli di "verità" così da creare dottrine "esterne" e "interne".
Il materiale esterno,
relativamente innocuo, è riservato al pubblico e ai nuovi reclutati.
Le dottrine interne, invece, vengono svelate solo gradualmente, mano
a mano che la persona entra a far parte dell'organizzazione.
Controllo
del comportamento, del pensiero, delle emozioni e dell'informazione,
insieme formano una
rete totalizzante capace di intrappolare le menti anche degli individui
più forti. L'applicazione di queste tecniche portano alla modificazione
del comportamento umano attraverso:
-
la destrutturazione
- il cambiamento
- la ristrutturazione
Per preparare un nuovo
individuo a un cambiamento radicale è necessario dare prima uno scossone
alla sua realtà. Gli indottrinatori devono disorientarlo: gli schemi
di riferimento per capire se stesso e l'ambiente che lo circonda devono
essere stravolti e distrutti. Sconvolgere la sua visione della realtà
lo priva delle difese naturali. Una volta che una persona è distrutta
o destrutturizzata, è pronta per la fase successiva. Il cambiamento
consiste nell'imporre una nuova identità, un nuovo schema di comportamenti,
pensieri ed emozioni che andrà a riempire il vuoto lasciato dal crollo
della vecchia identità. Il processo di cambiamento richiede ben più
che la semplice obbedienza alle autorità del culto. Ci sono numerose
sessioni "comuni" nel corso delle quali si confessano le colpe del passato,
si raccontano i successi ottenuti e viene instaurato un senso di appartenenza.
Questi incontri di
gruppo sono molto efficaci per indurre il conformismo: il gruppo incoraggia
alcuni comportamenti con lodi e riconoscimenti mentre punisce con silenzi
di ghiaccio idee e atteggiamenti ritenuti non idonei. Gli esseri umani
hanno un'enorme capacità di adattamento a contesti e situazioni del
tutto nuovi e i culti distruttivi sanno bene come sfruttare queste capacità.
Controllando ciò che circonda una persona, usando strategie di modifica
comportamentale, inducendo stati ipnotici, premiando o condannando alcuni
atteggiamenti, possono riprogrammare in tutta tranquillità l'identità
di una persona.
Una volta che la persona
è "cambiata" è pronta per la fase successiva: la ristrutturazione. Dopo
averne smantellato l'identità e averlo indottrinato a credere in un
nuovo sistema ideologico, l'individuo va ricomposto in un "nuovo essere".
Deve essere fornito di una nuova finalità esistenziale e inserito in
attività capaci di solidificare la sua identità.
Il primo e più importante
compito del "nuovo" individuo sarà di denigrare la sua vecchia identità.
La cosa peggiore che un membro possa fare è agire secondo la propria
identità, a meno che questa non sia quella nuova di zecca datagli dal
culto, che si andrà a completare dopo diversi mesi. La memoria del soggetto
si distorce, tendendo a minimizzare le cose buone del passato e a ingigantire
gli errori, i fallimenti, le ferite e i sensi di colpa. In caso di conflitto
con il suo impegno rispetto alla causa, l'individuo dovrà gettarsi alle
spalle ogni cosa: abitudini, interessi, amici e familiari. Cosa che
preferibilmente andrà fatta con drammatiche prese di posizioni pubbliche.
Per aiutare a interiorizzare il processo alcuni culti cambiano il nome
ai seguaci. Molte organizzazioni spingono affinché gli affiliati cambino
il modo di vestire e il taglio dei capelli, andando a incidere su qualsiasi
cosa possa loro ricordare il passato. E' tipico che il nuovo membro
venga assegnato ad attività di proselitismo appena ciò sarà possibile.
Nulla consolida il credo di una persona così velocemente quanto il cercare
di vendere le proprie convinzioni ad altri. Fare nuovi proseliti contribuisce
a cristallizzare in fretta l'identità che il culto ha affidato all'individuo.
Dopo che un novizio avrà passato abbastanza tempo con i membri più anziani,
giunge anche per lui il momento in cui gli si potrà tranquillamente
delegare l'istruzione dei nuovi arrivati. E' così che la vittima diventa
carnefice.
Per eventuali approfondimenti,
consigliamo la lettura Di "Mentalmente liberi" di Steven Hassan - Ed.Avverbi
Patrizia
Santovecchi
Membro della
Commissione diocesana
per l'Ecumenismo
Responsabile del CeSAP
per la Toscana
|