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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

Carlo Franza

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Rachele Bianchi, scultrice, ha sorpreso da qualche anno tutta la critica italiana per il lavoro in sordina fatto per tanti anni e per tanti anni tenuto nascosto, fino al momento in cui la galleria di Ada Zunino, sede internazionalmente nota della scultura e dei talenti, sita in Milano nella storica Via Turati, non l'ha proposta e imposta all'attenzione di tutto il mondo intellettuale e dell'arte.

Si sono così susseguite una serie di mostre significative dal 1993 in poi, in cui l'artista ha potuto esporre opere di intensissimo spessore, presentate in catalogo da illustri nomi della critica italiana, da Raffaele De Grada a Luciano Caramel.

Noi stessi segnammo questo itinerario con il presentare al pubblico il catalogo della mostra nel prestigioso spazio della Chiesa di San Carlo al Corso, intitolando il testo “La poetica dell'immagine”. Così pure le presenze significative, anzitutto dell'arte femminile in Italia, disposta al Castello Sforzesco di Milano; e “L'arte dell'immagine in Lombardia oggi” al Museo della Permanente di Milano, unitamente a opere scelte entrate a far parte di storiche collezioni d'arte pubbliche e private, come la più recente “natività” acquisita dal M.I.M.A.C., ossia il Museo Internazionale Mariano d'Arte Contemporanea che è sito presso La Fondazione Mons.

Tonino Bello. Tutto ciò svela la valenza forte e spiccatamente nuova d'un artista delicatamente nobile, che vive una sua interiorità e che scava dal profondo quelle meditate sculture, fasciate nei loro mantelli, isolate o in coppia, indagine sottile e filosofica del nostro tempo, tempo soprattutto di massificazione.

La novità più vera ci viene da una mostra che Rachele Bianchi tiene a Cortina d'Ampezzo fino al 30 settembre 2000 al Grand Hotel Savoia di Via Roma, civico 62, dal titolo “Disegni inediti anni Cinquanta”. Sono stati scoperti per caso nello studio dell'artista da quella formidabile e unica Ada Zunino, nume tutelare dell'arte italiana del secondo Novecento, la quale asserisce trattarsi di una testimonianza importante di questa scultrice di straordinario talento. La mostra è accompagnata da uno splendido catalogo che accoglie tutti i disegni, colorati e non, della scultrice, presentati in un testo di Milena Milani che scava attorno ad essi, dicendo che sono “una testimonianza figurativa del mestiere”. Sappiamo, e va ancora ribadito, come tutto il disegno italiano di questo secolo sia un patrimonio prezioso di stile e di poetica; specie il disegno degli scultori in cui il segno si affida al crudo realismo delle forme che oggettivano i corpi, le figure, in un plastico modularsi di masse. Rachele Bianchi ha disegnato tantissime modelle, nudi di donna, seduti, in piedi, nudi sullo sgabello, di schiena, di fronte, avvolti con drappi; una serie infinita di figure che sperimentano la costruzione oltre la forma, ponendo il corpo come caratteristica prima di un mestiere difficile, ove il segno aggiunge alle forme e fa vivere il tutto fra l'impulso all'oggettivazione e il persistere della soggettività. Quelle sue figure scultoree attentamente vestite, e svelate nella materia del marmo e del bronzo, qui svelano la loro essenza, la passione che ha mille modi e un solo modo di mostrarsi.

L'andamento ciclico di questi disegni degli anni Cinquanta tocca il punto alto di una sua produzione remota, oggi svelata, ne confida le masse, ne chiarisce le strategie della vita posta in essere con sobrietà, ove la composizione perde ogni retorica per recitare il segno, indicare un particolare, descrivere una confidenza; come un vento che modella i corpi, così i chiaroscuri avvertono i profondi echi dello spirito. Fogli bellissimi, oggi riportati in luce, che grazie alla libertà assoluta di certe pose, di certe linee, di certe immagini dal vero, parlano di illuminazioni istantanee. Questi disegni sono anche la storia prima della sua scultura, epica e mitografica, restituendo così quel canto del segno e della macchia colorata al corpo che è stato la vocazione sincera della scultrice, e innescando attraverso un repertorio di stimoli come un romanzo a più pagine di appunti, che rendono tono e ritmo a un fuoco in delirio o a un mare in burrasca. Così Rachele Bianchi aggiunge una partitura nuova al suo lavoro, che nel concreto, nel fluire eterno della vita, appassiona ogni febbrile memoria, ogni reliquia di segno e di corpo.

Carlo Franza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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