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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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Comparando i dati economici relativi al nuovo sistema introdotto con la riforma con quelli realizzati dal precedente sistema mutualistico, non si è notato alcun miglioramento nei deficit da bilancio, che anzi erano andati aumentando nonostante i tentativi di correzione. Le motivazioni di questo fallimento "economico" delle USL erano da ricercare: - nella mancanza di collegamento tra politica sanitaria e politica finanziaria dello Stato e degli Enti locali e, quindi, nella mancanza di una definizione dei vincoli da porre alla spesa sanitaria in rapporto al bilancio complessivo dello Stato

; - nella mancanza di un valido criterio alternativo alla cosiddetta "spesa storica" e, quindi, nella mancata approvazione di un Piano Sanitario Nazionale che permettesse di individuare l'entità reale dei finanziamento da erogare;

- nella persistente scissione tra responsabilità di spesa e responsabilità di reperimento delle risorse finanziarie necessarie, fatto che ha determinato la completa deresponsabilizzazione degli Enti e delle Regioni riguardo ai deficit che si erano venuti a creare nel bilancio per l'erogazione incontrollata dei servizi.

A ciò era da aggiungere l'insoddisfazione dei cittadini-utenti riguardo alla qualità delle prestazioni erogate, disomogenea nel territorio, con forti divari tra Nord e Sud del Paese e tra strutture diverse all'interno dello stesso territorio (3).

All'indomani della legge 833/1978 si è subito posta la necessità di procedere più profondamente nella ristrutturazione del sistema sanitario, impostando soprattutto nuove modalità di finanziamento del servizio che partissero dalla ridefinizione della natura delle USL (4).

Infatti - a causa della lentezza delle procedure eccessivamente burocratizzate e formalizzate, dell'ingerenza della politica nella gestione delle USL, del continuo ed eccessivo aumento del deficit dei bilanci, ed infine della gestione generale e dell'organizzazione del personale non improntate a criteri di tipo manageriale - il modello del S.S.N. creato con la l. 833/78 era risultato già obsoleto al suo apparire e superato dalle novità emerse in campo nazionale e internazionale: - in campo nazionale, occorreva considerare il ruolo sempre più eminente assunto dalle Regioni, mentre la l. 833/78 si basava ancora sul ruolo centrale dei Comuni;

- in campo internazionale, occorreva prendere atto della crisi del Welfare State che coinvolgeva tutti gli Stati occidentali e richiedeva l'elaborazione di nuove risposte ai, pur sempre ammessi, principi solidaristici.

3. RIFORMA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. L'AZIENDALIZZAZIONE

Con la legge 4 aprile 1991 nr. 111, che convertiva il d.l. 6 febbraio 1991 n. 35, si attuava la transizione ad un nuovo sistema: per limitare il ruolo della politica, il Comitato di Gestione veniva sostituito dal Comitato dei Garanti (è soppresso il 2/3/1993 e le relative funzioni vengono attribuite ai Sindaci o alla Conferenza dei Sindaci) che affiancava l'attività gestionale, di fatto sottratta agli Enti locali, di un Amministratore straordinario. E' l'anticipo dell'impostazione manageriale, attraverso l'istituzione di un organo monocratico, inaugurata in via definitiva con la figura del direttore generale prevista dal d.lgs. 3 dicembre 1992 n. 502.

La riforma varata con il d.lgs. 502/92 (e successive modifiche) aveva lo scopo di rispondere a quelle esigenze di economicità e di responsabilizzazione di tutti i soggetti interessati (Regioni, strutture sanitarie, cittadini) emerse dalla fallimentare attuazione della l. 833/78.

Obiettivi principali della nuova riforma erano:

- equilibrare l'erogazione delle prestazioni su tutto il territorio, definendo i livelli uniformi di assistenza;

- attribuire maggiore potere e responsabilità alle Regioni;

- conferire al cittadino piena libertà di scelta tra strutture pubbliche e private;

- separare, segnandone i confini, il ruolo politico da quello gestionale;

- coinvolgere la componente medica nella gestione economica dei servizi;

- rendere autonome e responsabili le strutture sanitarie; - finanziare l'attività sanitaria in base alle prestazioni effettivamente erogate;

- porre in concorrenza le varie strutture sia pubbliche sia private.

 

 

 

 

 

 

Tina Anselmi