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Una formidabile ed elegantissima
mostra di "Tanzio da Varallo" si tiene a Milano, fino al 2 luglio, al
piano nobile di Palazzo Reale, in Piazza del Duomo. Un'unica occasione
per poter riscoprire la grandezza di Tanzio come protagonista della
stagione caravaggesca al Nord. Ha per sottotitolo "Realismo, fervore
e contemplazione in un pittore del Seicento", ed è stata promossa dal
Comune di Milano, dall'Assessorato alla cultura e musei e dalla Regione
Lombardia, con il suo Assessorato alla cultura. E' stata curata da uno
storico dell'arte di buona fama come Marco Bona Castellotti che ha coordinato
un comitato scientifico, indagando sulle opere di questo artista uni-co
e un po' forse anche dimenticato, il quale è stato capace di un vivace
coinvolgimento spirituale e di un realismo sorprendente.
Non va dimenticato
che già qualche anno fa a scoprire, si fa per dire, questo artista fu
il grande critico Giovanni Testori, il quale registrò lo spettacolare
lavoro del nostro artista prima in una esposizione monografica a Palazzo
Reale a Torino, tra il 1959 e il 1960, e poi con la mostra sul Seicento
Lombardo che si tenne a Palazzo Reale di Milano nel 1973. Fu da quel
momento che la ricognizione storica fu facilitata per tutti noi storici
dell'arte e gli studi progredirono grazie anche ai documenti sconosciuti
affiorati e a opere riscoperte, anzitutto a Colledimezzo in Abruzzo,
poi a Gerenzano nel milanese, ed anche in numerose collezioni pubbliche
e private. Dipinti su tela e molti affreschi via via sono stati sottoposti
a fervorosi restauri, che ne hanno chiarito l'importanza, il momento
e soprattutto la riflessione stilistica.
La mostra, di forte
calibratura e peso, riunisce quaranta opere su tela provenienti da diverse
regioni italiane come l'Abruzzo, la Campania, il Piemonte e la Lombardia
e dagli Stati Uniti, oltre a venti disegni giunti da varie collezioni
europee e un gruppo scultoreo policromo, di figure in grandezza naturale,
modellato in terracotta dal fratello Giovanni d'Enrico e dipinto da
Tanzio, che proviene dal Museo di Varallo Sesia in Piemonte, il centro
montano dove i fratelli d'Enrico furono maggiormente attivi intorno
al 1620 e dove lasciarono una impronta indelebile nelle cappelle del
Sacro Monte.
L'occasione della mostra
porterà a riscoprire gli affreschi lasciati da Tanzio in chiese milanesi
come in Santa Maria della Pace, dove si può ammirare una bellissima
serie di affreschi da poco restaurati dalla Fondazione Cariplo, ed anche
nella Chiesa di Sant'Antonio, dove hanno sede altri affreschi che sono
tutti da valorizzare.
Insomma, Tanzio è una
miniera tutta da riscoprire. Converrà a questo punto dar menzione della
sua vita. Antonio d'Enrico detto Tanzio da Varallo subì una svolta decisiva
dopo quel viaggio a Roma nel 1600, durante il quale fu affascinato dalla
pittura di Caravaggio nel pieno del suo fulgore creativo. Il nostro
artista era partito da Varallo in Piemonte verso la città di Roma che
celebrava il giubileo, per riceverne le indulgenze insieme al fratello
Melchiorre anch'egli pittore. Tanzio apprende subito la lezione del
realismo, la cruda verità unita alla intensa spiritualità che il Caravaggio
ormai da tempo andava evidenziando nella sua pittura, di cui tutti rimanevano
estasiati.
Operò anche in Campania
e in Abruzzo a Pescocostanzo, a Colledimezzo, a Fara San Martino, poi
tornò nel Nord ove continuò a divulgare la lezione appresa a Roma e
iniziò quella stagione di affreschi e tele d'altare, di toccante verità
in quei ritratti che catturano lo sguardo a prima vista, percorsi di
vena spirituale e di realismo tutto italiano. Il perfezionismo di questo
pittore nato ad Alagna nel 1580 e morto a Varallo nel 1635 ne fa una
figura capitale del Seicento italiano. Egli trasferisce la sua religiosità
a nervi scoperti nei corpi, nel furore e nella forza dei suoi dipinti,
che respirano il severo clima controriformistico del Cardinale Borromeo.
Lo si nota tutto questo
nei lavori disseminati nelle parrocchiali sperdute dell'antico Stato
di Milano, con i volti scavati, le mani che paiono uncini, le piaghe
aperte, i gesti enfatici, unitamente a quella ricerca disperata dell'armonia
e della bellezza negli angeli sterminatori e nei giovani eroi carichi
di malinconia e androgini pur nelle durezze stilistiche.

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