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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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Una formidabile ed elegantissima mostra di "Tanzio da Varallo" si tiene a Milano, fino al 2 luglio, al piano nobile di Palazzo Reale, in Piazza del Duomo. Un'unica occasione per poter riscoprire la grandezza di Tanzio come protagonista della stagione caravaggesca al Nord. Ha per sottotitolo "Realismo, fervore e contemplazione in un pittore del Seicento", ed è stata promossa dal Comune di Milano, dall'Assessorato alla cultura e musei e dalla Regione Lombardia, con il suo Assessorato alla cultura. E' stata curata da uno storico dell'arte di buona fama come Marco Bona Castellotti che ha coordinato un comitato scientifico, indagando sulle opere di questo artista uni-co e un po' forse anche dimenticato, il quale è stato capace di un vivace coinvolgimento spirituale e di un realismo sorprendente.

Non va dimenticato che già qualche anno fa a scoprire, si fa per dire, questo artista fu il grande critico Giovanni Testori, il quale registrò lo spettacolare lavoro del nostro artista prima in una esposizione monografica a Palazzo Reale a Torino, tra il 1959 e il 1960, e poi con la mostra sul Seicento Lombardo che si tenne a Palazzo Reale di Milano nel 1973. Fu da quel momento che la ricognizione storica fu facilitata per tutti noi storici dell'arte e gli studi progredirono grazie anche ai documenti sconosciuti affiorati e a opere riscoperte, anzitutto a Colledimezzo in Abruzzo, poi a Gerenzano nel milanese, ed anche in numerose collezioni pubbliche e private. Dipinti su tela e molti affreschi via via sono stati sottoposti a fervorosi restauri, che ne hanno chiarito l'importanza, il momento e soprattutto la riflessione stilistica.

La mostra, di forte calibratura e peso, riunisce quaranta opere su tela provenienti da diverse regioni italiane come l'Abruzzo, la Campania, il Piemonte e la Lombardia e dagli Stati Uniti, oltre a venti disegni giunti da varie collezioni europee e un gruppo scultoreo policromo, di figure in grandezza naturale, modellato in terracotta dal fratello Giovanni d'Enrico e dipinto da Tanzio, che proviene dal Museo di Varallo Sesia in Piemonte, il centro montano dove i fratelli d'Enrico furono maggiormente attivi intorno al 1620 e dove lasciarono una impronta indelebile nelle cappelle del Sacro Monte.

L'occasione della mostra porterà a riscoprire gli affreschi lasciati da Tanzio in chiese milanesi come in Santa Maria della Pace, dove si può ammirare una bellissima serie di affreschi da poco restaurati dalla Fondazione Cariplo, ed anche nella Chiesa di Sant'Antonio, dove hanno sede altri affreschi che sono tutti da valorizzare.

Insomma, Tanzio è una miniera tutta da riscoprire. Converrà a questo punto dar menzione della sua vita. Antonio d'Enrico detto Tanzio da Varallo subì una svolta decisiva dopo quel viaggio a Roma nel 1600, durante il quale fu affascinato dalla pittura di Caravaggio nel pieno del suo fulgore creativo. Il nostro artista era partito da Varallo in Piemonte verso la città di Roma che celebrava il giubileo, per riceverne le indulgenze insieme al fratello Melchiorre anch'egli pittore. Tanzio apprende subito la lezione del realismo, la cruda verità unita alla intensa spiritualità che il Caravaggio ormai da tempo andava evidenziando nella sua pittura, di cui tutti rimanevano estasiati.

Operò anche in Campania e in Abruzzo a Pescocostanzo, a Colledimezzo, a Fara San Martino, poi tornò nel Nord ove continuò a divulgare la lezione appresa a Roma e iniziò quella stagione di affreschi e tele d'altare, di toccante verità in quei ritratti che catturano lo sguardo a prima vista, percorsi di vena spirituale e di realismo tutto italiano. Il perfezionismo di questo pittore nato ad Alagna nel 1580 e morto a Varallo nel 1635 ne fa una figura capitale del Seicento italiano. Egli trasferisce la sua religiosità a nervi scoperti nei corpi, nel furore e nella forza dei suoi dipinti, che respirano il severo clima controriformistico del Cardinale Borromeo.

Lo si nota tutto questo nei lavori disseminati nelle parrocchiali sperdute dell'antico Stato di Milano, con i volti scavati, le mani che paiono uncini, le piaghe aperte, i gesti enfatici, unitamente a quella ricerca disperata dell'armonia e della bellezza negli angeli sterminatori e nei giovani eroi carichi di malinconia e androgini pur nelle durezze stilistiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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