|
Non c'è niente da fare:
il disastro Bindi continua a colpire anche dopo l'uscita dalle scene
del Ministro.
Così come avevamo abbondantemente
previsto e illustrato sui numeri precedenti di "Leadership", la Magistratura
Amministrativa, quella del Lavoro e per ultima anche quella Contabile,
stanno infierendo con pesantissimi colpi d'ascia su quelle norme che
sicuramente oltre che vessatorie sulla professionalità del medico, sono
anche discutibili sul piano della legittimità. Le ultime due sentenze,
quella del Tribunale di Pistoia e quella della Corte dei Conti, sembrano
integrarsi reciprocamente ed evidenziano sempre più la durezza dell'imposizione
ministeriale. Mentre il Tribunale di Pistoia dichiara illegittima la
scadenza del 14 marzo 2000 per l'obbligo di scelta del rapporto esclusivo,
la Corte dei Conti dichiara a sua volta illegittimo il pagamento degli
incentivi sia tabellari, sia in relazione a scatti di carriera, per
carenza di una specifica copertura finanziaria.
E' evidente che la decisione
della Corte dei Conti impedisce di fatto la pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale del Decreto, laddove i medici invece erano stati già obbligati
in precedenza ad effettuare una scelta da un Ministro che evidentemente
riteneva di essere la Legge e che tutte le procedure, previste per rendere
esecutivo il suo Decreto Legislativo, fossero un optional. Peraltro
il Decreto Bindi prevedeva una scelta irreversibile provocando ai medici
danni patrimoniali che vanno proiettati nel corso degli anni futuri
e di cui i medici potranno chiedere il risarcimento, così come già stabilito
dal Giudice del Lavoro di Vercelli e confermato dalla Sentenza 41 del
2000 della Corte di Cassazione a Sezioni riunite. Ma la cosa più grave
resta il fatto che la scelta del rapporto esclusivo, tanto decantato
ed accettato da taluni Sindacati medici in cambio di vantaggi di natura
economica, fu imposta ai medici solo facendo luccicare la luce riflessa
delle monete, che però restavano in mano al Ministro sino alla pubblicazione
del Contratto. E non mi si venga a dire che il Ministro Bindi non sapesse
che il suo decreto necessitava dell'approvazione della Corte dei Conti.
|