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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

Amedeo Pavone

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Non c'è niente da fare: il disastro Bindi continua a colpire anche dopo l'uscita dalle scene del Ministro.

Così come avevamo abbondantemente previsto e illustrato sui numeri precedenti di "Leadership", la Magistratura Amministrativa, quella del Lavoro e per ultima anche quella Contabile, stanno infierendo con pesantissimi colpi d'ascia su quelle norme che sicuramente oltre che vessatorie sulla professionalità del medico, sono anche discutibili sul piano della legittimità. Le ultime due sentenze, quella del Tribunale di Pistoia e quella della Corte dei Conti, sembrano integrarsi reciprocamente ed evidenziano sempre più la durezza dell'imposizione ministeriale. Mentre il Tribunale di Pistoia dichiara illegittima la scadenza del 14 marzo 2000 per l'obbligo di scelta del rapporto esclusivo, la Corte dei Conti dichiara a sua volta illegittimo il pagamento degli incentivi sia tabellari, sia in relazione a scatti di carriera, per carenza di una specifica copertura finanziaria.

E' evidente che la decisione della Corte dei Conti impedisce di fatto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto, laddove i medici invece erano stati già obbligati in precedenza ad effettuare una scelta da un Ministro che evidentemente riteneva di essere la Legge e che tutte le procedure, previste per rendere esecutivo il suo Decreto Legislativo, fossero un optional. Peraltro il Decreto Bindi prevedeva una scelta irreversibile provocando ai medici danni patrimoniali che vanno proiettati nel corso degli anni futuri e di cui i medici potranno chiedere il risarcimento, così come già stabilito dal Giudice del Lavoro di Vercelli e confermato dalla Sentenza 41 del 2000 della Corte di Cassazione a Sezioni riunite. Ma la cosa più grave resta il fatto che la scelta del rapporto esclusivo, tanto decantato ed accettato da taluni Sindacati medici in cambio di vantaggi di natura economica, fu imposta ai medici solo facendo luccicare la luce riflessa delle monete, che però restavano in mano al Ministro sino alla pubblicazione del Contratto. E non mi si venga a dire che il Ministro Bindi non sapesse che il suo decreto necessitava dell'approvazione della Corte dei Conti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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